Nadia: Il mistero della pietra azzurra, recensione di un grande classico

Disponibile doppiato in italiano su Prime Video, Nadia: Il Mistero della Pietra Azzurra è un grande classico dell'animazione tutto da riscoprire.

recensione Nadia: Il mistero della pietra azzurra, recensione di un grande classico
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Se si fa il nome di Hideaki Anno il primo pensiero va inevitabilmente a Neon Genesis Evangelion, anime rivoluzionario che ha rappresentato uno spartiacque nel settore sin dal periodo della sua prima trasmissione. Alcuni tuttavia non sanno che la carriera del celebre regista e di Gainax, lo studio d'animazione da lui fondato, è decollata agli inizi degli anni '90 con un altro grande successo, Nadia: Il mistero della pietra azzurra. Pur non rivestendo un'importanza pari a quella del suo successore, Nadia ha ricevuto un grandissimo apprezzamento da parte di pubblico e critica, e viene tuttora ricordato con grande affetto dagli appassionati, anche nel nostro paese.

Sulla scia di una vera e propria operazione nostalgia, Yamato Video ha reso disponibili tutti e 39 gli episodi di Nadia: Il mistero della pietra azzurra in streaming su Amazon Prime Video doppiati in italiano. È arrivato il momento di scoprire, attraverso la nostra recensione, se a quasi trent'anni dalla sua conclusione l'opera di Anno mantiene ancora intatte la freschezza e l'innovatività che possedeva all'epoca.

Un'avventura dal sapore verniano

La genesi di Nadia: Il mistero della pietra azzurra è alquanto particolare ed è legata a quella di un nome importantissimo dell'animazione giapponese: Hayao Miyazaki. Lo script di Nadia nacque infatti da un'idea originale per un lungometraggio presentata negli anni '70 dal celebre regista alla Toho, che tuttavia non diede seguito all'iniziativa pur mantenendo i diritti di esclusività.

Il progetto venne successivamente ripreso sul finire degli anni '80 dall'emittente televisiva NHK, che ne affidò la realizzazione al neonato studio Gainax, fondato proprio in quel periodo da Hideaki Anno, Yoshiyuki Sadamoto e altri loro colleghi, e a Group TAC.

La serie andò in onda sulla TV giapponese dall'aprile 1990 all'aprile 1991 per un totale di 39 episodi, ottenendo un grandissimo successo di pubblico e critica e spianando la strada per l'anime che consacrerà definitivamente la carriera del regista, Neon Genesis Evangelion. Vi invitiamo ad approfondire la nascita e i retroscena di questa serie nel nostro speciale dedicato alla storia di Nadia: Il mistero della pietra azzurra.

La trama dell'opera trae evidente ispirazione dal celebre romanzo Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, lo scrittore ritenuto padre (assieme a H. G. Wells) della moderna fantascienza. Ambientato nel 1889 durante l'Esposizione Universale di Parigi, Nadia: Il mistero della pietra azzurra vede il protagonista Jean, giovane e geniale inventore, recarsi nella capitale francese per proporre il suo modello di aeroplano.

Nel corso della manifestazione Jean incontra Nadia, una ragazza orfana e dalla pelle scura, che lavora come acrobata di un circo in compagnia di un cucciolo di leone di nome King, e se ne innamora a prima vista. Nadia viene però presa di mira da un trio di malintenzionati - Grandis, Hanson e Sanson - che vogliono impossessarsi del gioiello che la ragazza porta al collo, una misteriosa pietra azzurra.

Nel tentativo di proteggerla e salvarla, Jean fugge con Nadia e King a bordo del suo aeroplano, che tuttavia naufraga nell'Oceano Atlantico a causa di un guasto dovuto a un difetto di progettazione. Inizia così per i due ragazzi e per l'animaletto un viaggio avventuroso lungo tutto il globo terrestre.

Nel corso delle loro peripezie Nadia, Jean e i loro inseguitori faranno la conoscenza del Nautilus, un futuristico sottomarino comandato dal misterioso Capitano Nemo, e dei Neo-Atlantidei, governati dal perfido Gargoyle. Un'avventura indimenticabile che porterà Nadia a scoprire le sue origini e la verità dietro alla pietra azzurra in suo possesso, durante la quale il gruppo dovrà sventare una terribile minaccia per l'intero pianeta.

Un anime che ha fatto scuola

Rivedere Nadia: Il mistero della pietra azzurra a trent'anni dalla sua prima trasmissione ci ha convinto: l'anime di Gainax si conferma un vero classico dell'animazione giapponese capace di conservare il suo fascino anche dopo tutto questo tempo. Il merito è principalmente dell'operato di uno staff in stato di grazia, guidato dalla sapiente mano dell'allora ancora giovane - ma già con le idee chiare - Hideaki Anno, che ha elaborato il soggetto iniziale di Miyazaki trasformandolo in un prodotto accattivante in grado di fare immediatamente presa sul pubblico giapponese.

La storia, che ricorda in tutto e per tutto una versione televisiva di un lungometraggio ghibliano pur senza sembrarne mai una copia sbiadita, è avvincente e ricca di colpi di scena, e può essere letta su più piani: come semplice racconto avventuroso di un gruppo di eroi che devono salvare il pianeta; come romanzo di formazione di una coppia di ragazzi alla scoperta del mondo che li circonda; e infine come un'ardita critica nei confronti del potere e dell'ambizione umana.

Uno dei principali punti di forza della sceneggiatura dell'anime è infatti la sua capacità di trattare con naturalezza una grande moltitudine di temi quali il rapporto tecnologia-natura, la religione (i riferimenti al Vecchio Testamento si sprecano), l'inadeguatezza dell'essere umano, la scoperta del proprio posto nel mondo, l'ineluttabilità del destino, la perdita, l'ecologismo e molti altri. Ingredienti mescolati abilmente in un calderone alchemico il cui risultato è una narrazione dalle molteplici sfaccettature, che tuttavia non dimentica mai il suo obiettivo principale: quello di intrattenere lo spettatore.

Nadia: Il mistero della pietra azzurra è infatti un anime adatto a qualsiasi tipologia di pubblico. I più giovani troveranno una storia appassionante che li terrà incollati allo schermo e che culminerà in un finale spettacolare e ricco di pathos, mentre gli adulti (adesso come allora) rimarranno piacevolmente sorpresi dalla profondità dei contenuti trattati. Una grandissima parte di questo merito è dovuta al cast: quello di Nadia è probabilmente uno dei più memorabili della storia dell'animazione giapponese. A cominciare, ovviamente, dalla coppia di protagonisti.

Quello che nasce e si sviluppa nel corso degli episodi tra il giovane inventore Jean, portavoce dei benefici della tecnologia in un contesto dagli evidenti tratti steampunk, e la fiera e affascinante Nadia, vera e propria eroina di stampo miyazakiano che simboleggia il rapporto con la natura, è un legame intenso, incostante ma proprio per questo credibile, che permetterà a entrambi (soprattutto la seconda) di superare i propri timori in un toccante processo di crescita e formazione.

La protagonista è diventata in breve tempo uno dei personaggi femminili più amati dal pubblico giapponese e non solo - vi basti pensare che all'epoca riuscì a scalzare Nausicaä dal primo posto dei sondaggi della rivista Animage dopo anni di dominio ininterrotto - grazie al suo fascino esotico e al suo temperamento deciso e indipendente, ma anche testardo e spesso antipatico.

In generale, tutto il cast di Nadia: Il mistero della pietra azzurra è pieno di figure riuscite e ben caratterizzate con le quali si entra subito in sintonia, anche nei casi (all'apparenza) più stereotipati come quello del simpatico trio di farabutti costituito dall'avvenente Grandis e dai suoi sottoposti Hanson e Sanson. Meritano senza dubbio una menzione a tal proposito Nemo e Gargoyle, personaggi antitetici il cui contrasto percorre in sottofondo l'intera serie.

Il primo caratterialmente ricorda un altro celebre capitano della storia della cultura pop giapponese, il mitico pirata spaziale Capitan Harlock, e la sua presenza scenica, seppur limitata, riesce a lasciare il segno in ogni occasione. Gargoyle è invece un villain tremendamente efficace: spietato, senza scrupoli, comandante col pugno di ferro e dalle ambizioni smisurate, tanto da credersi una divinità, è grazie a lui se la trama riesce a mantenere alta la tensione per l'intera durata della serie.

Tanti alti e qualche basso

Alla luce di quanto esposto, Nadia: Il mistero della pietra azzurra è dunque una serie animata priva di particolari difetti? La risposta sfortunatamente è no, e le motivazioni sono legate alla sua gestazione alquanto tormentata. A causa del ridotto budget a disposizione, del carico di lavoro smisurato e della decisione - legata al successo inaspettato - di allungare gli episodi della serie da 30 a 39, lo staff di Gainax fu costretto a subappaltare la realizzazione delle puntate dalla 23 alla 34 ad altri studi, affidando inoltre la regia a Shinji Higuchi così che Anno potesse concentrarsi sul finale.

Il risultato purtroppo lo si nota subito. Gli episodi in questione, che costituiscono la parte centrale dell'anime e che traggono parziale ispirazione da un altro romanzo di Verne, L'isola misteriosa, sono caratterizzati da una qualità complessiva nettamente inferiore a quella del resto della serie, rappresentando una spiacevole battuta d'arresto dopo un crescendo apparentemente incontenibile.

Tanto che perfino lo stesso Anno, in un'intervista, ha dichiarato che se potesse rimuoverebbe tutte queste puntate. Nel suddetto arco narrativo infatti la trama principale viene temporaneamente messa da parte e il racconto assume una forma più vicina a quella di uno slice of life. A farne le spese non è solamente il ritmo della storia ma anche la qualità della scrittura, dove alcuni temi vengono riproposti ma senza la forza e l'efficacia delle puntate precedenti.

È il caso per esempio del contrasto tra il modo di fare di Nadia e quello di Jean, con le abitudini animaliste ed ecologiste della prima e, di contro, le convinzioni progressiste del secondo che risultano in più punti eccessivamente forzate e ribadite con troppa enfasi, l'esatto contrario della naturalezza con cui erano state trattate nei momenti più riusciti della serie.

Fortunatamente il suddetto blocco di episodi, pur rappresentando una macchia indelebile, non compromette in alcun modo la godibilità dell'opera. A maggior ragione se avete imparato ad amare il cast di personaggi, le cui interazioni divertono e intrattengono anche nel corso di questa sezione meno riuscita.

Rimane tuttavia il rammarico per una scelta produttiva che, se meglio gestita, avrebbe permesso a Nadia: Il mistero della pietra azzurra di ambire a vette molto più elevate di quelle (già alte) a cui è arrivata. Non furono pochi, infatti, i malumori da parte dei fan per questa parte controversa anche all'epoca.

Il fascino del vintage

Nadia: Il mistero della pietra azzurra è un anime che ha fatto scuola anche dal punto di vista tecnico. Graficamente l'opera è invecchiata benissimo e risulta ancora oggi davvero pregevole. A brillare non è tanto la qualità dei disegni e delle animazioni - non sempre costante per i motivi sopra menzionati - quanto piuttosto il vivido comparto artistico ricreato dallo staff e dal character designer Yoshiyuki Sadamoto.

Un calderone di influenze che vanno dall'immaginario verniano all'estetica delle produzioni ghibliane, passando perfino per l'animazione giapponese sci-fi e mecha degli anni '70 e '80, ma dotato di una sua distinta personalità. Tanto che si potrebbe definire Nadia come un embrione di tutte le suggestioni visive (e non solo) che troveranno la loro piena maturazione nel successivo Neon Genesis Evangelion.

Ottimo anche il lato sonoro, caratterizzato dalle eccellenti musiche del compositore Shiro Sagisu, artista di grande talento che avrebbe collaborato in numerosi lavori successivi di Gainax e di Hideaki Anno. La versione disponibile in streaming su Prime Video vede presenti le due sigle di apertura e di chiusura originali - rispettivamente Blue Water e Yes! I will - cantate da Miho Morikawa, mentre è assente la sigla italiana di Cristina D'Avena composta in occasione della prima trasmissione dell'anime nel nostro paese, avvenuta nel 1991 sulle reti Fininvest.

Nadia: Il mistero della pietra azzurra è stato caricato su Prime Video in versione HD con il secondo adattamento italiano curato da Yamato Video nel 2003, caratterizzato da una maggiore aderenza all'originale giapponese (inclusi i nomi dei personaggi) e dalla rimozione di tutte le censure operate nella prima versione.

Il doppiaggio, che vede la partecipazione di figure celebri come Claudio Moneta nei panni di Gargoyle, è di alto livello e tutte le voci risultano adatte ai relativi personaggi. Molto buona anche la qualità visiva in HD, che rende Nadia una vera gioia per gli occhi, ma purtroppo bisogna segnalare la presenza di molte parti rimaste ancora in bassa definizione, a causa con tutta probabilità di problematiche legate al reperimento e allo stato di conservazione dei master originali.

Nadia: Il mistero della pietra azzurra Tirando le somme, Nadia: Il Mistero della Pietra Azzurra si conferma un grande classico dell’animazione giapponese, una favola avventurosa e ricca di spunti capace ancora oggi di tenere lo spettatore incollato allo schermo per tutti e 39 gli episodi. Purtroppo però sotto alcuni aspetti l’opera di Anno e di Gainax non risulta invecchiata bene, e la presenza di un cospicuo numero di puntate riempitive, che aggiungono poco o nulla allo sviluppo della storia principale e alla caratterizzazione dei personaggi, impedisce alla serie di raggiungere lo stato di capolavoro. Un problema che tuttavia non intacca l’appeal di un prodotto eccezionale e dall’indiscutibile fascino vintage che non dovrebbe mancare nel curriculum di ogni appassionato.

8.5