Nana: la recensione della serie anime, disponibile su Netflix

Nel 2007 arrivava su MTV Nana, serie anime incentrata su due ragazze accomunate dallo stesso nome ma caratterialmente agli antipodi. Ve la ricordate?

recensione Nana: la recensione della serie anime, disponibile su Netflix
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Nana, il celebre manga di genere josei (una sorta di versione più matura dello shojo) creato da Ai Yazawa a partire dal 2000, con il passare degli anni ha riscosso un successo sempre crescente, fino a essere adattato anche in versione anime.
L'opera animata, trasmessa anche nel nostro paese in prima battuta dalla rete MTV a partire dal 2007, in seguito è stata riproposta anche su altri canali tv come Rai 4.
Recentemente, la serie anime (composta da 47 episodi) è arrivata anche su Netflix, così da far riscoprire anche ai più giovani le peripezie vissute dalle due effervescenti ragazze protagoniste.

Credi nel destino?

L'opera, ambientata nel presente, mette a confronto due ragazze di vent'anni alle prese con il difficile compito di diventare adulte; le protagoniste delle vicende, Nana Komatsu e Nana Osaki, si incontrano casualmente su un treno diretto a Tokyo perdendosi però di vista poco dopo.
In seguito a un'ulteriore coincidenza, le protagoniste si ritrovano però a vivere sotto lo stesso tetto, così da condividere gioie e dolori della vita comune in tempo reale, sviluppando al contempo un legame affettivo solidissimo, tipico solo delle amicizie più vere e sincere.

Per quanto riguarda il ritmo, l'anime si prende sicuramente i suoi tempi per far progredire il racconto, lasciandosi spesso andare a numerose digressioni su eventi passati, particolare capace di farci comprendere sempre più il carattere dei numerosi personaggi che via via entrano in scena, spezzettando però eccessivamente l'incedere della narrazione. Il tornare ciclicamente alla sequenza dell'incontro tra le due protagoniste (avvenuto durante una tempesta di neve che costringe il treno su cui risiedono a proseguire lentamente) può considerarsi comunque un espediente narrativo riuscito, capace di immergere lo spettatore in una storia in cui il caso, spesso, gioca un ruolo fondamentale.

L'anime, seppur sforzandosi di trattare il genere teen drama attraverso un contesto più maturo, spesso però ricade negli stereotipi dello stesso, caricando molte sequenze di una nota melodrammatica che a volte risulta eccessivamente pretenziosa.
Nel corso della storia, in cui lo spettatore viene reso partecipe delle vicissitudini sentimentali delle due protagoniste, spesso assistiamo ad alcuni monologhi introspettivi ammantati da un grande pathos, che però risultano in determinati momenti eccessivamente fuori contesto e talvolta troppo simili tra loro.
L'opera soffre infatti della sindrome di Dawson's Creek, dato che in molti casi i personaggi, seppur di età molto giovane, si atteggiano in un modo eccessivamente serioso, quasi a ostentare in maniera posticcia la loro sicurezza d'animo e la loro profondità psicologica.
Nonostante nella serie non manchino i momenti ironici, la tendenza a puntare su di un lato maggiormente serioso ed emozionale attraverso alcuni cliché tipici del genere potrebbe portare più di uno spettatore ad annoiarsi precocemente, soprattutto dalla seconda metà in poi.

Nonostante quindi alcune forzature narrative incapaci di suscitare il giusto interesse, la caratterizzazione dei personaggi principali risulta comunque lodevole, a cominciare proprio dalle due protagoniste. Da una parte abbiamo Nana Komatsu - ribattezzata Hachi dalla sua migliore amica - che non perde occasione per abbandonarsi ai sentimenti ogni volta che può; dall'altra invece abbiamo Nana Osaki, ragazza ribelle e dal passato travagliato dotata però di un carattere forte e determinato.
Le due ragazze sono fondamentalmente una l'opposto dell'altra, particolare che rende davvero gradevoli i momenti in cui interagiscono tra loro, con dialoghi spesso ben scritti seppur ancorati a una retorica un po' troppo marcata.

Sogni di gioventù

La serie, comunque, oltre a concentrarsi sulle vicissitudini sentimentali delle due protagoniste risultando vicina (seppur con un taglio leggermente più maturo) agli stilemi degli shojo manga, vuole anche puntare l'attenzione sulle varie ambizioni dei numerosi personaggi in campo.

Nana K. infatti, seppur tratteggiata come una ragazza a tratti svampita e leggermente immatura, fin dal suo primo trasferimento a Tokyo (avvenuto in realtà per raggiungere il proprio fidanzato Shoji) capisce in breve di doversi trovare un lavoro per diventare indipendente a tutti gli effetti.
La sua mancanza di certezze viene in un certo modo sopperita proprio dalla presenza di Nana O., che rivestirà per lei quasi il ruolo di "sorella maggiore" capace di darle utili consigli in determinate situazioni.

Allo stesso modo Osaki, determinata più che mai a sfondare in campo musicale con la sua band, sotto la scorza da dura (anche per via del suo difficile passato) si dimostrerà in più occasioni una persona comprensiva e, in determinate circostanze, tanto fragile quanto Hachi.
La serie riesce così a intrattenere lo spettatore in maniera soddisfacente soprattutto durante la prima metà, anche per via di numerosi comprimari caratterizzati abbastanza bene, tra cui Nobuo Terashima, Takumi Ichinose e Layla "Reira" Serizawa.

Purtroppo nella seconda metà (nonostante verso la fine avvenga un risvolto narrativo dalle conseguenze notevoli) si ha come l'impressione che l'intero anime non faccia altro che riproporre quanto visto in precedenza, dilatando eccessivamente i tempi e rendendo la progressione narrativa meno scorrevole rispetto a quanto visto nei primi episodi.

Per quanto riguarda i disegni l'anime si difende bene, grazie soprattutto alla grande espressività dei numerosi personaggi presenti, con una nota di merito riguardo le due protagoniste, capaci in pochi secondi di far capire perfettamente allo spettatore il proprio stato d'animo.
Peccato però per l'eccessiva somiglianza fisica di gran parte dei personaggi, raffigurati sempre con un fisico longilineo e con un aspetto gradevole, particolare in grado di cozzare in modo marcato con l'idea di "realismo" tanto voluto dall'autrice fin dal primo episodio.

Nana Seppur senza arrivare alla profondità contenutistica del manga, l'anime di Nana risulta un prodotto ben confezionato, nonostante alcuni difetti strutturali incapaci di farlo uscire in maniera marcata dai canoni caratteristici del genere shojo. Molto buona la caratterizzazione delle due protagoniste, soprattutto a livello introspettivo; peccato invece per l'eccessivo dilatamento dei tempi narrativi, riscontrabile soprattutto nella seconda metà dell'opera.

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