Naruto Shippuden: la Recensione dell'anime tratto dal manga di Masashi Kishimoto

Un anime che ha segnato un'intera generazione ma che, nel lavoro di adattamento nei confronti del manga originale, presta il fianco a qualche neo.

recensione Naruto Shippuden: la Recensione dell'anime tratto dal manga di Masashi Kishimoto
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Naruto Shippuden ci ha accompagnato per un'intera decade. Un'opera mastodontica, quella dello Studio Pierrot, lo staff di animazione che si è occupato di adattare il lavoro cartaceo di Masashi Kishimoto. Dopo il fortunato successo della serie dedicata alla prima parte del manga, semplicemente Naruto, il secondo anime ha invece trasposto tutta la parentesi adolescenziale di una parabola diventata una vera e propria leggenda, meritevole di entrare nell'Olimpo delle produzioni sfornate da Weekly Shonen Jump negli ultimi vent'anni e vero e proprio faro d'ispirazione per i nuovi autori dell'attuale panorama dell'entertainment nipponico. 500 episodi tondi per un anime che ha segnato un'intera generazione, e a ragion veduta, un'epopea che ha comportato una definitiva maturazione artistica e narrativa per l'acclamato franchise di Kishimoto, pur portando con sé un'altalena di luci e ombre nel lavoro di adattamento e trasposizione dal materiale cartaceo a quello audiovisivo.

La via del Ninja

I primi istanti di Naruto Shippuden furono piuttosto spiazzanti, quando l'episodio 1 debuttò nel 2007: tra gli anfratti di un covo oscuro e composto di corridoi tortuosi, le ombre dei protagonisti si stagliano sui muri mentre sono in corsa alla ricerca disperata di Sasuke Uchiha, reo di aver abbandonato il Villaggio della Foglia al termine della serie precedente dopo aver ceduto alle tentazioni di Orochimaru, che gli ha promesso di renderlo abbastanza forte da uccidere l'odiato fratello Itachi in caso si fosse unito ai ninja del Villaggio del Suono.

Il flashforward che apre la serie di Studio Pierrot attinge dal secondo arco narrativo dell'opera, quello della riunione tra Sasuke e i suoi vecchi compagni della squadra 7. Dopo i primi minuti, in cui assistiamo a un incipit dalle tinte criptiche, la narrazione prende il suo corso naturale e ci porta a qualche tempo prima, quando Naruto Uzumaki torna a casa dal suo allenamento con Jiraiya durato due anni e mezzo. Come detto, la trama di Naruto Shippuden tira le somme di un intero assetto narrativo e conduce verso un crocevia importante, scandito dal momento in cui il velo di mistero sulle origini e sul destino del protagonista viene finalmente svelato, insistendo fortemente sulla dicotomia che regola la relazione tra il nostro eroe e il suo rivale di sempre, il tenebroso Sasuke.

Il susseguirsi degli eventi che compongono la trama di Shippuden possono essere suddivisi, in effetti, in due enormi blocchi narrativi, composti rispettivamente dalla lotta tra i nostri eroi e l'Organizzazione Alba e dal lento cammino che porta alla lunga e sontuosa Quarta Guerra Mondiale dei Ninja, fino ad arrivare al rocambolesco (e, per certi versi, telefonato) finale di serie. Se, da un lato, la prima parte compie un importante step nella costruzione caratteriale dei comprimari che compongono l'opera grazie agli archi narrativi dedicati ai membri dell'Akatsuki, nella seconda si cerca di tirare le somme, completare quel lento percorso evolutivo, gettare le basi e spianare la strada al finale, convogliando storie e personaggi che hanno animato gran parte dell'opera di Studio Pierrot. La tanto attesa determinazione di Sakura, in occasione dello scontro con Sasori, la profonda maturità di Shikamaru, Ino e Choji contro Hidan e Kakuzu, il sacrificio compiuto da Hinata contro Pain e quello ben più drammatico che ha visto Neji perdere la vita per salvare sua cugina durante la Guerra: molto più che nella prima serie, la storia di Naruto attraversa le parabole dei suoi compagni, fragili e imperfetti come il protagonista ma ugualmente determinati nelle loro convinzioni perché ispirati proprio dagli ideali che muovono l'eroe.
Il vero successo di Naruto, inteso come opera totale, risiede innanzitutto nella pletora di significati, insegnamenti e riflessioni che rappresentano in maniera quanto mai vera e genuina uno spaccato sociale della modernità.

A partire dalla lotta contro la solitudine, e passando per una profonda digressione sull'animo umano e sulla sofferenza (ben esplicata dai personaggi di Pain/Nagato e di Obito), sulla positività e sul coraggio (rappresentati dalla figura imponente di Jiraiya) e sul senso dell'onore e del sacrificio (Itachi Uchiha, un vero e proprio gigante di umanità), la storia dell'intramontabile ninja biondo è però soprattutto un toccante inno all'amicizia e al valore dei legami, che si sviluppa attraverso il rapporto tra il protagonista e i suoi compagni di Konoha, oltre che nella parabola che lo unisce indissolubilmente al suo amico fraterno, Sasuke - con cui, ben presto, scopre di possedere un collegamento che va ben oltre la sfera emotiva e che abbraccia tanto il destino dei due giovani quanto quello dell'intero mondo dei Ninja. È per questo che, a partire da un certo punto dell'opera, la trama inizia a concentrarsi prepotentemente sulla figura dell'ultimo degli Uchiha e sul suo percorso, dapprima di vendetta e poi di redenzione. Come i fan dell'anime sapranno, dunque, la trama di Naruto Shippuden è estremamente lenta e diluita nel corso di ben 500 episodi in un adattamento che - dal punto di vista della mera trasposizione, sia dell'immaginario che della scrittura - non è esente da difetti.

Le Cronache dell'Uragano

L'opera originale, in particolare quella che corrisponde alla trama delle "Cronache dell'Uragano" ("Shippuden", per l'appunto) si sviluppa tra i volumi 28 e 73 del manga: il lavoro di adattamento dello Studio Pierrot, sul fronte della trasposizione 1:1 tra cartaceo e audiovisivo, è senza dubbio eccelsa. Le vicende narrate nel fumetto trovano, nel corso delle centinaia di puntate che compongono l'anime, una direzione artistica sopra la media, coadiuvate da un'ottima regia e arrangiamenti sonori dalle tinte che attingono fortemente al folklore nipponico, seppur la colonna sonora di Naruto Shippuden si spostino nel tempo molto più sulle sonorità elettroniche.

Allo stesso modo la regia e l'opera di animazione, dal punto di vista tecnico, trovano una realizzazione ottimale soprattutto in occasione degli avvenimenti clou, anche se il tratto di disegno non riesce sempre a mantenersi costante dal punto di vista qualitativo. Un piccolo neo che compone spesso le produzioni più mastodontiche, nelle quali gli staff di animazione investono una moltitudine di risorse e lottano costantemente contro il tempo necessario alla produzione e alla messa in onda di un singolo episodio con una cadenza settimanale e totalmente priva di grandi pause: dinamiche che, il più delle volte, si traducono in un focus realizzativo che spinge sulla quantità piuttosto che sulla qualità.

Rispetto alla prima serie, ad esempio, la sensazione è che lo stile dei character designer e degli animatori di Studio Pierrot sia leggermente calato, denotando uno stacco qualitativo più altalenante rispetto alle prime avventure dei ninja ideati da Masashi Kishimoto. Di pari passo con il comparto visivo, che tuttavia col passare del tempo torna a essere imponente e sfaccettato grazie allo sfruttamento (alle volte eccellente) della computer grafica, la scrittura finisce con l'essere schiava di un numero di episodi filler che col tempo diventa eccessivamente invasivo: se, inizialmente, saghe come quella dei Dodici Guardiani - volta ad approfondire il personaggio di Asuma Sarutobi, che di lì a poco avrebbe perso la vita per mano di Hidan - o della Ricerca del Tricoda - che introduce abilità innate e personaggi inediti interessanti, come Guren dell'Arte del Cristallo - con lo scorrere degli episodi il team creativo dell'anime si è spesso lasciato andare in inutili puntate riempitive, che il più delle volte hanno finito con lo spezzare bruscamente gli archi narrativi che compongono la Quarta Guerra Mondiale dei Ninja con delle storie slegate da quella in corso, molto spesso ricorrendo all'escamotage del flashback; nel corso della battaglia finale, che vede Madara Uchiha attuare il suo folle piano dello Tsukuyomi Infinito, la trama della serie si discosta addirittura portandoci ad approfondire la dimensione onirica in cui versa ciascun protagonista, presentandoci una serie di episodi basati sul ‘what if' che diluiscono inutilmente la storia in un punto in cui il ritmo è tale da spingere la fanbase a desiderare tutt'altro che dei banali filler.

Tutta la parte finale, in seguito alla battaglia conclusiva tra Naruto e Sasuke, si dipana poi attraverso la trasposizione di una serie di light novel ambientate dopo il finale del manga e che conducono al tanto atteso episodio 500, culminando con il matrimonio tra Naruto Uzumaki e Hinata Hyuga, ormai ventenni e legati da un amore sbocciato grazie agli eventi del film Naruto: The Last. Naruto Shippuden, infine, non traspone il manga davvero fino alla fine, tralasciando la parentesi conclusiva inclusa nel capitolo 700 e che mostra i protagonisti dell'opera ormai cresciuti, 15 anni dopo la Guerra, alle prese con la quotidianità e con i loro figli, che compongono ormai la nuova generazione dei ninja.

Una scelta effettuata in ottica "commerciale", dal momento che l'immaginario in questione è stato ripreso in Boruto: Naruto Next Generations, la cui trasmissione è iniziata poco dopo il finale della seconda serie: un modo, secondo lo Studio Pierrot, di chiudere l'avventura di Naruto nella sua dimensione puramente adolescenziale, come se la parabola narrativa dello Shippuden all'interno del manga termini ufficialmente con il capitolo 699. Con quella stretta di mano, unita da un coprifronte scheggiato dietro il quale si nasconde una storia profonda, toccante, fatta di amicizia, coraggio e determinazione. Il punto fermo su un'epopea che non chiude definitivamente il franchise, ma che piuttosto lascia spazio a un nuovo capitolo, fatto di pagine altrettanto intense.

Naruto Shippuden Valutare l'adattamento animato di Naruto, e in particolare la seconda serie nota come Naruto Shippuden, significa analizzare l'opera di trasposizione piuttosto che la storia o i valori in sé che trasmette l'opera originale. Lo sbarco del franchise sull'audiovisivo ha chiaramente spinto al massimo la popolarità dell'immaginario e del suo autore, ma è anche vero che il lavoro effettuato dallo staff di animazione in termini creativi e tecnici non rende sempre giustizia al materiale cartaceo: se la direzione artistica di alcuni episodi o archi narrativi merita senza dubbio di essere annoverata tra le eccellenze dell'animazione moderna (basti pensare alle grandi battaglie che vedono Sasuke contro Itachi o Danzo o allo scontro conclusivo tra i due protagonisti, che mette in scena un'escalation visiva e sonora senza dubbio memorabile), d'altro canto la qualità del disegno e del character design non si attesta sempre su binari qualitativi decenti, mentre la gestione della scrittura presta il fianco a fin troppi episodi filler e inutilmente riempitivi, diluendo eccessivamente il ritmo nelle fasi più concitate del racconto specialmente nelle saghe finali. Curiosa, e per certi versi deludente, la scelta di non trasporre il capitolo 700 del manga di Kishimoto come parentesi finale dello Shippuden, una scelta creativa che evidenzia una lettura delle "Cronache dell'Uragano" come una grande parentesi dedicata esclusivamente alla gioventù del suo iconico protagonista.

8.4