Ni no Kuni: recensione del lungometraggio ispirato ai videogiochi LEVEL-5

Il film d'animazione tratto dal franchise di Bandai Namco approda su Netflix Italia. Avrà conservato la magia e le atmosfere dell'omonimo RPG?

recensione Ni no Kuni: recensione del lungometraggio ispirato ai videogiochi LEVEL-5
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Con un pizzico di rammarico per chi nutriva il desiderio di poterlo aggiungere alla propria videoteca, collocandolo magari accanto ai due titoli dell'omonima serie videoludica targata LEVEL-5, il lungometraggio d'animazione di Ni no Kuni pubblicato in Giappone lo scorso anno è finalmente approdato in esclusiva sulla piattaforma streaming di Netflix. Memori delle drammatiche e coinvolgenti vicende narrate nell'originale Ni no Kuni, che solo pochi mesi orsono abbiamo potuto rivivere attraverso l'edizione rimasterizzata per PlayStation 4 e PC (per tutti i dettagli vi suggeriamo di recuperare la nostra recensione di Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea Remastered), ci siamo lasciati cullare dalla magia che permea l'intera pellicola, scoprendo un prodotto imperfetto e suggestivo al tempo stesso.

Prima di analizzare il film occorre innanzitutto precisare che Ni no Kuni non è una trasposizione animata del primo o del secondo episodio della serie, né si collega in maniera stretta alle vicende raccontate dai suddetti RPG. Di conseguenza, il prodotto risulta perfettamente comprensibile (e godibile) anche senza conoscenze pregresse relative al fortunato brand nipponico.

I due volti della medesima moneta

Brillante e riflessivo, e in aggiunta il miglior studente della propria classe, il protagonista Yu ha sempre dovuto usare una sedia a rotelle per spostarsi; vivace e popolare tra le ragazze, Haru è invece l'asso del team di basketball della scuola, nonché il migliore amico di Yu. Sebbene all'apparenza possano sembrare così diversi, i due studenti di liceo legati sin dall'infanzia sono molto più simili di quanto non si veda, non a caso sono entrambi innamorati della compagna di classe di nome Kotona. Solare ed energica, la fanciulla frequenta però il belloccio Haru, ragion per cui il mite Yu è spesso infastidito dalla sempre maggiore complicità tra i suoi coetanei. La spensierata routine dei tre ragazzi è sconvolta quando Kotona, sotto lo sguardo inorridito del compagno disabile, subisce un brutale accoltellamento da parte di un individuo misterioso e inquietante. Sconvolto per quanto accaduto, Yu prova a chiamare soccorsi, ma il sopraggiunto Haru si fa carico della fidanzata e prova a portarla egli stesso in ospedale, salvo farsi quasi schiacciare tra due autobus durante il tragitto. Proprio quando la morte del trio di studenti sembra ormai inevitabile, Yu e Haru si ritrovano inspiegabilmente teletrasportati in un mondo magico e del tutto unico, dove il primo si scopre capace di ergersi in piedi e di camminare con le proprie gambe. Ripresisi dall'incredibile confusione iniziale, i due fanciulli realizzano però di essersi separati da Kotona, ragion per cui si mettono subito alla sua ricerca e ne localizzano l'altrettanto affascinante - e sventurata - alter-ego.

Nel misterioso mondo in cui sono capitati, difatti, Kotona è una principessa di nome Astrid (Asha nella versione originale nipponica), ma purtroppo è stata colpita da una maledizione che nemmeno la magia può infrangere e che a quanto pare la sta uccidendo piano piano. Similmente a quanto accadeva nei videogiochi della serie Ni no Kuni, le vite degli abitanti dell'altro mondo sono infatti collegate in qualche modo a quelle dei loro alter-ego presenti nel mondo umano, ragion per cui non è raro che gli uni e gli altri amino le stesse cose e abbiano persino delle personalità alquanto affini. Come se non bastasse, un'antica e crudele leggenda narra che qualora la vita di una persona destinata a perire in un dato reame venga invece salvata, un individuo dell'altro mondo dovrà essere sacrificato al suo posto. Combattuti e sconcertati dall'agghiacciante rilevazione, Yu e Haru saranno alla lunga chiamati a scegliere se credere o meno alla leggenda, ma soprattutto dovranno fare i conti con le rispettive decisioni, dalle quali potrebbero dipendere la sopravvivenza dell'amica Kotona e dell'amabile Astrid.

Quello che a primo acchito pareva un racconto troppo fanciullesco - e quindi paragonabile allo stucchevole comparto narrativo di Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno - si è ben presto trasformato in una storia struggente e inaspettatamente profonda. L'iniziale stupore provato dai protagonisti dinanzi alle fiabesche meraviglie dell'altro mondo e i sempre più drammatici avvicendamenti che contraddistinguono la seconda metà dell'avventura, infatti, si contendono costantemente il posto sotto i riflettori, accompagnando il pubblico lungo una coinvolgente e progressiva ricerca della verità e di sé stessi.

Al netto di qualche colpo di scena piuttosto intuibile, soprattutto qualora lo spettatore abbia una certa familiarità col fiabesco immaginario di Ni no Kuni, è impossibile rimanere imperturbabili dinanzi all'angosciante conflitto interiore provato dai due giovani protagonisti, i cui ruoli spesso contrapposti sopperiscono in maniera quasi efficace all'assenza di un convincente antagonista dalla personalità magnetica. Duole purtroppo constatare come il film, nonostante l'elevato minutaggio, lesini spazio e dettagli circa la caratterizzazione dei personaggi secondari, concentrandosi quasi esclusivamente (e in quantità forse eccessiva) sui suoi indiscussi protagonisti.

Come se fosse di nuovo il 2010

Quando LEVEL-5, poco meno di un anno fa, annunciò l'arrivo di un lungometraggio d'animazione ispirato al franchise di Ni no Kuni, la nostra gioia venne soffocata soltanto dalla consapevolezza che il prodotto non avrebbe portato la firma dello Studio Ghibli - al tempo coinvolto nella realizzazione dell'originale videogioco - bensì quella di OLM Incorporated (Pocket Monsters, Inazuma Eleven). Come temevamo, i personaggi disegnati da un poco ispirato Nishitani Yasushi (Voglio mangiare il tuo pancreas) e la stragrande maggioranza dei fondali ambientali ci hanno lasciato in bocca un sapore amarognolo a causa dello scarso livello di dettagli, per non parlare dei chiaroscuri inefficaci e dell'altalenante fluidità che purtroppo affligge le animazioni delle battaglie. Se le scene d'azione dipinte a mano zoppicano, le mostruose creature realizzate in computer grafica hanno subito un trattamento anche peggiore, al punto tale da sembrare addirittura tratte da un videogioco della passata generazione. L'obsoleta resa visiva recupera terreno solo nelle scene più allegre e frizzanti del racconto, grazie a giochi di luce e tinte di colore che esplodono e si mescolano tra loro. Per nostra fortuna, almeno il comparto sonoro della pellicola ha conservato gli standard qualitativi cui LEVEL-5 ha abituato il pubblico della propria saga.

Dopo aver curato le colonne sonore dei due giochi della serie - da cui il film ha preso in prestito le tracce più memorabili - il maestro Joe Hisaishi ci ha regalato ancora una volta dei brani solenni ed evocativi, nonché capaci di sottolineare con vigore e delicatezza i momenti più fastosi o teneri dell'intreccio.

Passando al doppiaggio, la traccia originale in lingua giapponese ci è parsa, come imposto dalla tradizione, ben recitata e impeccabile, anche perché la produzione ha coinvolto nel progetto alcuni dei più quotati interpreti vocali nipponici, fra i quali spiccano Maaya Sakamoto (Alisa Ilinichina Amiella nel franchise di GOD EATER, Quinella in Sword Art Online: Alicization) e l'inarrivabile Mamoru Miyano (Light Yagami in Death Note, Rintaro Okabe in Steins;Gate).

Con nostro grande stupore, non solo il lungometraggio è stato doppiato anche in italiano, ma la traccia nostrana si è rivelata di pregevole fattura: se gli accostamenti vocali ci sono parsi azzeccati, i dialoghi sono ben recitati e, in generale, la traduzione risulta molto scorrevole e abbastanza precisa. Non per nulla, in quasi due ore di film abbiamo individuato giusto due errori assolutamente trascurabili, che quindi non influenzano la comprensione della pellicola e di cui il pubblico potrebbe anche non accorgersi. L'unico vero difetto imputabile alla versione italiana è rappresentato dalla presenza di tre battute non doppiate - ma fortunatamente molto brevi o addirittura monosillabi - che potrebbero infastidire gli spettatori più attenti e pignoli. Nulla che il colosso dello streaming non possa risolvere dietro segnalazione.

Ni no Kuni (film anime) Il film ispirato alla saga di Ni no Kuni potrà essere imperfetto dal punto di vista narrativo e decisamente anacronistico sotto il profilo artistico, eppure la magia irresistibile del fiabesco immaginario LEVEL-5 ne fa un prodotto irrinunciabile per i fan della prima ora, che di certo ne apprezzeranno la pomposa colonna sonora e i molteplici riferimenti (sia nascosti che evidenti) ai due RPG della saga. Al netto di qualche sporadica imprecisione del tutto trascurabile, il doppiaggio e l’adattamento italiano suggeriscono un lavoro certosino e sublime, che speriamo diventi quanto prima uno standard delle esclusive presenti nel catalogo Netflix.

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