No Game No Life: Zero, recensione del film prequel su Prime Video

No Game No Life: Zero si distacca dal fratello maggiore per un racconto più maturo ed intimo, che riesce ad emozionare.

recensione No Game No Life: Zero, recensione del film prequel su Prime Video
Articolo a cura di

"Nella Grande Guerra dell'antichità noi abbiamo combattuto e siamo sopravvissuti, mentre dèi, Elfi, Teriantropi e tutte le altre razze si davano battaglia." Queste sono le parole di Sora agli Imani di Elkia. In fondo sono poche le persone che sanno o ricordano cosa è accaduto durante la guerra migliaia di anni prima, anche se quell'evento ha portato alla nascita dell'attuale Disboard.
Anche noi durante la visione di No Game No Life ci siamo chiesti cosa fosse accaduto in passato: Yuu Kamiya, l'autore della light novel da cui è stata tratta la serie animata dello studio Madhouse, ha dato una spiegazione nel sesto volume del romanzo.

Dopo due anni dalla messa in onda dell'ultima puntata della prima stagione, lo studio d'animazione ha voluto omaggiare i fan che a lungo aspettano la seconda stagione realizzando l'adattamento cinematografico del sesto volume del romanzo: No Game No Life: Zero. Lo Zero del titolo non indica solo la natura del prodotto, ovverosia un prequel, ma anche l'incapacità degli umani di usare la magia. Dopo essere approdato su VVVVID, da poco No Game No Life: Zero è disponibile anche su Prime Video, in lingua originale e con i sottotitoli in italiano.

Creare la speranza

Nel primo episodio di No Game No Life, viene accennata una guerra che sconvolse e distrusse l'intero mondo, e che portò il dio Tet a modificare Disboard, affinché fosse un luogo pacifico, senza spargimenti di sangue e in cui le contese venissero risolte giocando. No Game No Life: Zero è ambientato 6000 anni prima ed è la storia degli ultimi istanti del terrificante scontro.

Sappiamo già le motivazioni dietro lo scoppio della Grande Guerra Eterna: gli dèi hanno iniziato a combattere tra loro, schierando le razze create per ottenere il potere assoluto. A causa del continuo conflitto, il pianeta viene distrutto dalle fiamme e viene ricoperto da una coltre di cenere corrosiva. L'unica specie, però, che risente veramente degli scontri è quella umana, in quanto non percepisce e non può utilizzare la magia: quasi del tutto decimati, i pochi superstiti si sono rintanati in caverne, lontani dai conflitti. Il protagonista è Riku, un ragazzo che è nato e cresciuto nella guerra: era ancora un bambino quando ha visto il suo villaggio distrutto, e questo lo ha portato a covare un profondo odio per i vari schieramenti. Riku è ora a capo di una piccola comunità di superstiti e di un gruppo di esploratori, che si addentra nelle zone colpite per recuperare materiale e per ottenere informazioni sul conflitto, da usare per sopravvivere più a lungo. In quanto leader degli umani, il protagonista è costretto a prendere decisioni difficili e discutibili: per salvare le poche persone ancora in vita, spesso deve sacrificare i suoi compagni.

Davanti agli altri, Riku non può apparire debole, ma quando è solo cede ad ogni fragilità e si rimprovera per le scelte che ha preso. Un giorno, il capo degli umani raggiunge le rovine di una vecchia capitale elfica, dove spera di trovare qualche informazione, ma s'imbatte in una Ex-Machina.

Questa è una Prufer, un modello per analisi, che vuole conoscere l'animo umano, ma a causa dei continui errori di calcolo è stata allontanata dai suoi simili, per questo ora è indipendente; la creatura spera comunque di poter fare ritorno dagli altri membri, dopo aver ottenuto i dati necessari. Dopo aver perso una partita a scacchi, Riku è costretto a farsi accompagnare dalla Ex-Machina, che vuole portare avanti le sue ricerche, e per evitare di creare disordini decide di nasconderla, dandole il nome Schwi.

Forse la prima metà del film potrebbe risultare monotona, ma ci permette di conoscere i due protagonisti e la grave condizione in cui verte il mondo; in questi attimi, Schwi inizia a comprendere l'animo e le emozioni umane, maturando dei sentimenti nei confronti del compagno. La seconda parte, che inizia quando Riku decide di sfruttare le conoscenze della Ex-Machina per porre fine alla guerra, invece, è più movimentata, con colpi di scena poco eclatanti, alcuni dei quali creano un legame con la serie principale.

Un domani migliore

Prima di iniziare la visione di No Game No Life: Zero eravamo convinti che la pellicola fosse un isekai ambientato anni prima, e che l'eroe giunto a Disboard avesse portato dei cambiamenti nelle vite degli umani.

Sin dai primi minuti ci siamo resi conto che gli autori hanno voluto proporre qualcosa di differente e possiamo dire che il risultato è encomiabile: lo staff creativo di Madhouse è riuscito a realizzare un lungometraggio convincente e in perfetta armonia con l'opera originale, ma allo stesso tempo distaccandosene, mettendo da parte il sottogenere di appartenenza. Questo cambio di rotta ha comportato una sceneggiatura dalle tonalità e dai ritmi narrativi più seri e lenti: la pellicola è priva di citazionismo, e ha pochi momenti incentrati sulla comicità e sul fanservice, circoscritti soprattutto alle battute introduttive. Da ciò si evince come No Game No Life: Zero sia un'opera più matura, come traspare anche dalla scelta dei protagonisti: Riku, infatti, non viene rappresentato come un eroe classico, non avendo alcun dono e non sacrificando la propria vita per salvare quella degli altri, e tanto meno come un antieroe; invece, spinge i suoi compagni ad immolarsi per la salvezza comune. Però, il giovane non viene colpevolizzato, perché ogni sua decisione ha il solo scopo di salvare le poche vite rimaste.

Il protagonista non riesce a farsi carico delle difficoltà e delle sofferenze dei superstiti, e al netto di un comportamento distaccato, non può convivere con ciò che è costretto a sopportare e ad affrontare, e vorrebbe che la guerra giungesse a termine il prima possibile, anche se è consapevole che il mondo in cui vive non è adatto agli umani, che sembrano essere destinati a soffrire.

In definitiva, possiamo considerare Riku come un eroe "umano": ogni giorno deve convivere con le conseguenze delle proprie decisioni e con la sofferenza che arreca, pur di raggiungere la pace e la serenità. Attraverso gli occhi, le parole e le azioni dell'attore principale possiamo vivere in prima persona gli orrori di una guerra ingiusta e crudele: ci si rende conto di come lo scontro che sta avendo luogo, oltre a distruggere il pianeta, porti con sé innumerevoli vittime tra i più deboli, e di come questi lottino strenuamente per poter vivere almeno un altro giorno.

Non sono tanto velate le riflessioni sulle ripercussioni che gli scontri hanno sugli innocenti, che spesso vedono morire le persone care e sperano di poter vedere la fine delle ostilità.

In un momento di difficoltà, quando non riesce più a sopportare il peso dei morti, Riku incontra Schwi: inizialmente il loro rapporto è freddo, perché lui la considera come una di quelle razze che stanno distruggendo gli esseri umani. In seguito la Ex-Machina capisce di voler conoscere l'animo del compagno, senza farlo soffrire, ed inizia a legarsi poco alla volta a lui. Con il passare del tempo, il Nostro trova in Schwi una persona con cui aprirsi e confidarsi e che lo aiuta ad affrontare le difficoltà di ogni giorno. I due crescono e maturano insieme: Riku mette da parte i rancori iniziali nei confronti della Ex-machina, vedendola come una sua simile; Schwi inizia a comprendere e a provare sentimenti umani. Eppure, dobbiamo ammettere che l'evoluzione del rapporto tra i due protagonisti non ci ha convinti del tutto: al netto di alcuni momenti intimi e riflessivi, grazie ai quali il legame prende forma, la relazione sembra maturare troppo velocemente. Proseguendo con la narrazione, i due diventano più intimi, ma non ci è stata offerta occasione di vedere come abbiano raggiunto la maturità: avremmo voluto che il racconto si soffermasse di più sulla relazione tra Riku e Schwi, per renderla ancora più credibile.

Questo, però, non ha rovinato la visione: ci siamo sentiti comunque coinvolti nelle dinamiche dei due, e nelle battute finali ci siamo resi conto di provare empatia per loro e di aver creato un legame indissolubile.

Vi è però un terzo personaggio che possiamo definire silente, in quanto non è molto presente sulla scena, ma influente negli eventi futuri: Tet. Benché appaia solo all'inizio e alla fine della pellicola, la sua presenza è costante, come una divinità che osserva lo svolgersi degli eventi.

I pochi segmenti dedicati al Dio dei giochi ci offrono piccoli dettagli sulla sua indole, che ci permettono di scoprire il motivo per cui abbia modificato Disboard, ispirandosi agli scacchi, e l'origine dei 10 Patti. Non è da escludere che No Game No Life: Zero ci abbia lasciato alcuni indizi sul motivo per cui Tet abbia evocato Sora e Shiro.

Torre in e6

Il comparto tecnico di No Game No Life: Zero non si distacca molto da quello utilizzato nella serie principale: il tratto è ben curato, soprattutto nei primi piani, ma leggero e poco ricalcato; predomina nuovamente una fotografia molto accesa, che non rovina i momenti più drammatici, ben caratterizzati da un'illuminazione lievemente più cupa.

In alcuni frangenti, soprattutto quando la telecamera si sofferma sui paesaggi, abbiamo notato un disegno più certosino, con un taglio quasi cinematografico. Il character design è ben realizzato, e ci piace pensare che la somiglianza tra Riku e Sora, Schwi e Shiro sia una sorta di parallelismo e legame tra i protagonisti delle due opere.

Vista la natura poco movimentata della produzione, non ci saremmo aspettati di vedere combattimenti, ma ci siamo dovuti ricredere: nelle battute finali assistiamo ad uno scontro maestoso, grazie allo stile artistico e ad animazioni fluide e travolgenti, e ad un comparto audio ed una colonna sonora trascinanti, che mettono in risalto l'azione.

Benché il duello ci abbia tenuti incollati allo schermo per la sua spettacolarità, ci è sembrato un po' fuori luogo, come un mero espediente per giungere alla conclusione del mito ormai dimenticato di Riku e Schwi.

No Game No Life: Zero No Game No Life: Zero si distacca dal genere di appartenenza dell’opera originale, per raccontare una storia nuova. Il film è convincente e maturo, e riesce ad intrattenere fino alla fine, grazie a Riku e a Schwi, i quali vivono e raccontano una guerra non tanto diversa da quelle reali. Il loro legame riesce a coinvolgere quanto basta da sentirsi vicini ai due attori, al netto di alcune scelte narrative frettolose. Il comparto artistico è ben curato, e si dimostra solido anche nell'unica sequenza più frenetica. Il tutto si mescola per creare un prodotto che riesce a far riflettere, con due protagonisti che ben si inseriscono nella storia di Disboard e che difficilmente dimenticheremo.

8