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Noragami: Recensione della prima stagione di un anime spettrale su Netflix

E' disponibile sulla piattaforma streaming la prima stagione della serie prodotta dallo Studio Bones, con la collaborazione di Toshihiro Kawamoto.

recensione Noragami: Recensione della prima stagione di un anime spettrale su Netflix
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Adachitoka: benché possa sembrare una parola inventata, non lo è. Si tratta, anzi, dell'unione dei nomi di una coppia di mangaka: Adachi è una disegnatrice, mentre Tokashiki si occupa prevalentemente della realizzazione degli sfondi delle tavole. Questo duo ha iniziato la propria carriera nel 2003 collaborando alla realizzazione di Alive: Evoluzione finale e curandone le illustrazioni. Nel 2010, invece, i due artisti riescono a pubblicare il loro primo manga, Noragami, distribuito in Giappone da Monthly Shonen Magazine, e in Italia nel 2017 con Panini Comics, tutt'ora ancora incompleto. Diversi elementi hanno assicurato il successo a quest'opera ( disegni, storia, personaggi), al punto che lo Studio Bones (Fullmetal Alchemist) ha prodotto due stagioni e quattro OVA, che possono vantare la straordinaria collaborazione del character designer Toshihiro Kawamoto, noto soprattutto per Cowboy Bebop.
Entrambe le stagioni sono state acquisite dalla Dynit, che ha permesso la distribuzione italiana sottotitolata sul sito di streaming VVVVID. La prima parte è finalmente disponibile anche su Netflix.

Il dio ramingo

La pecca maggiore di Noragami è probabilmente la trama stessa: superata la preponderanza del protagonista e della sua quest, gli elementi che rimangono sono forse i più classici del genere, al punto che alcuni punti di contatto con altre opere ci sono sembrati alquanto ovvi. La più grande disgrazia che possa capitare a un dio è, senza ombra di dubbio, essere poco venerato, o non esserlo affatto. Il dio della guerra Yato ne sa qualcosa: nessuno oramai lo adora e cerca di racimolare qualche soldo in più per poter costruire il proprio tempio e avere numerosi seguaci, mostrandosi disposto anche ad accettare i più umili lavori, in cambio di una modica offerta di 5 yen. Il suo attuale stato è tanto basso che va in giro con una logora tuta sportiva e un foulard bianco (abbigliamento non proprio degno di un dio), dorme nei templi di altri suoi colleghi, e il suo Strumento Divino lo ha abbandonato per trovare un impiego migliore. Il personaggio di Yato è il paradigma dello shonen: chiassoso, esuberante, estroverso, a tratti forse anche sciocco, ma in grado di recuperare concentrazione e serietà nel momento clou del combattimento. Sembra essere la premessa ideale per un eroe capace di catturare il cuore del pubblico, un protagonista in qualche modo relatable per la sua goffagine. Peccato che, alla fine dei giochi, non si possa individuare una reale evoluzione in Yato, che rimane abbastanza statico, senza riuscire a regalare forti emozioni e a rapire lo spettatore. Paradossalmente, egli costituisce forse l'elemento più innovativo di Noragami, ma non riesce a caricarsi la storia sulle proprie spalle, proprio a causa delle carenze annotate sopra.
Un giorno, mentre vaga alla ricerca di un gatto scomparso, la divinità s'imbatte nella giovane studentessa Iki Hiyori, amante delle arti marziali. Yato, nel recuperare l'animale, rischia di essere investito da un pullman, ma viene prontamente salvato dalla ragazza, che si sacrifica al suo posto. Hiyori esce apparentemente incolume dall'incidente, solo con qualche lieve graffio e una leggera commozione; eppure, sembra affetta da un'inspiegabile sonnolenza cronica (stranamente, nessuno sembra quasi mai preoccuparsi per questi suoi improvvisi colpi di sonno) e ogni volta che si addormenta la sua anima, munita di una lunga coda, si separa dal corpo e può vagare indisturbata per la città, notando la presenza di strane creature che affollano le vie. Quando ritrova Yato, la ragazza chiede delucidazioni su quanto accaduto e scopre di essere diventata un mezzo-Spettro che vive tra lo Higan e lo Shigan, tra l'aldilà e il mondo dei vivi. Gli Spettri sono un agglomerato di sentimenti dei mortali, che ha assunto una forma materiale e che si aggrappa agli umani spingendoli a compiere azioni malvagie: la coda di Hiyori è l'unico vincolo che la tiene ancora in vita. Il dio accetta di aiutare la ragazza a risolvere il suo problema, ovviamente al prezzo di soli 5 yen. Anche la dinamica che si instaura tra Hiyori e Yato non riserva sorprese: un rapporto come necessaria dipendenza dell'uno dall'altra, caratterizzato da un costante antagonismo/sentimentalismo che ricorda i duo classici del genere (Inuyasha e Kagome, Ranma e Akane, giusto per citarne alcuni), ma senza che si possa assistere a una reale evoluzione del loro rapporto. Prima di poter trovare una soluzione alle difficoltà della studentessa, Yato necessita di un nuovo Strumento Divino: un'anima pura e non ancora corrotta di un essere umano che non voleva morire. Il dio sceglie l'anima di un adolescente che rinomina Yukine, e che assume le sembianze di una katana quando chiamata Sekki. Con l'aiuto di Yukine/Sekki, Yato può iniziare a purificare la Terra dagli Spettri che la popolano, nonostante infastidito dalla costante presenza di Hiyori, che puntualmente gli ricorda la promessa fattale.
Da quanto detto, è evidente che la misura di Noragami sia la staticità: nessun personaggio chiave subisce alcun tipo di evoluzione, ma piuttosto vengono aggiunti vari elementi, poi abbandonati durante l'intero arco della serie senza che nulla venga aggiunto o tolto al cuore della storia, tanto che tali elementi appaiono quasi ingiustificati, se non a scopo riempitivo.

Anima e Corpo

E' difficile definire il pubblico a cui Noragami si rivolge, perché nei primi episodi ha dei tratti che lo accomunano allo shojo: si è portati a pensare che Hiyori e Yato, dopo il loro primo incontro, inizieranno un lungo percorso che lentamente li farà innamorare, un risvolto abbastanza deducibile soprattutto dagli sguardi languidi della ragazza. Questo "cammino sulle rosee vie dello shojo" viene però interrotto dalla presenza di momenti comici, caratterizzati da un persistente utilizzo di un tratto più caricaturale e parodistico (che non passano mai di moda), e di combattimenti tipici di uno shonen, che difficilmente dimenticheremo grazie a un disegno più sobrio, che rende il più chiaro possibile ciò che accade nel corso degli scontri. Proseguendo con la narrazione, però, tutto cambia imboccando un'altra direzione: infatti i momenti goliardici passano in secondo piano, divenendo sempre meno invasivi; con la complicità di un mutamento dello stile artistico e delle inquadrature, che vogliono essere più dettagliati possibile, si percepisce un tono più maturo, che si accosta a tematiche delicate quali la solitudine e il suicidio, riuscendo a catturare i sentimenti più reconditi dei singoli attori e a trasmetterli per via empatica allo spettatore. Si indaga, inoltre, più a fondo sull'oscuro passato del protagonista, che continua a tormentarlo, e dei comprimari, con l'aiuto anche di una fotografia più cupa che risalta i colori freddi e che rispecchia la drammaticità delle situazioni, mostrando una realtà ben diversa da come possa apparire a un primo sguardo.

Nonostante queste pregevoli caratteristiche, la trama, purtroppo, non può essere considerata molto convincente: poco sviluppata, a tratti anche prevedibile, e a stento riesce a coinvolgere lo spettatore nell'arco di 12 episodi. Si percepisce una sensazione d'incertezza, da parte degli autori, sulla strada da intraprendere, come se non avessero ben delineato un percorso da seguire, cambiando direzione sin dalle fasi iniziali. Elementi di criticità sono presentati anche dallo sviluppo dei personaggi: alcuni, i più rilevanti, sono sì ben analizzati e strutturati, ma restano troppo stereotipati, a tratti quasi caricaturali; altri, sebbene abbiano una forte influenza sull'eroe e sugli eventi, sono abbandonati a loro stessi e non sono ulteriormente approfonditi, passando tristemente in secondo piano, anche a causa dei pochi episodi in cui sono presenti, diventando poco rimarchevoli.

Noragami (Anime) Così come un viandante avanza su diverse strade senza una meta ben precisa, cambiando spesso direzione alla ricerca di quella più agevole, allo stesso modo Noragami procede su vie ricoperte da buche, in cui spesso inciampa e difficilmente si rialza. La serie può comunque vantare una giusta alchimia tra i personaggi e lo spettatore, elemento che agevola la visione permettendo di sorvolare su alcuni difetti, perché alla fine riesce nell'obiettivo che si era prefissato: essere un anime leggero che vuole far divertire, ma che al momento giusto concentra l'attenzione su delicate tematiche.

6.5