Oblivion Song Volume 2: prosegue l'avventura distopica di Kirkman

Analizziamo il secondo volume di Oblivion Song, in cui viene dato maggiore spazio all'introspezione dei personaggi.

recensione Oblivion Song Volume 2: prosegue l'avventura distopica di Kirkman
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Robert Kirkman, prolifico fumettista statunitense che ha raggiunto la fama internazionale grazie a una delle sue opere più famose, The Walking Dead, ha recentemente dato alla luce una nuova opera insieme a Lorenzo De Felici: Oblivion Song. La serie, pubblicata in Italia da Saldapress, ha per protagonista Nathan Cole, uno scienziato-avventuriero capace di navigare tra due dimensioni distinte grazie a un innovativo apparecchio elettronico.
In questo secondo volume, che raccoglie i numeri dal sette al dodici degli albi originali, la storia entra nel vivo mostrandoci i vari retroscena del mondo di Oblivion.

Dimensione mostruosa

Nel secondo volume di Oblivion Song, ritroviamo Nathan Cole impegnato nel salvare quante più persone possibili dalla dimensione di Oblivion, popolata da bizzarre creature mostruose molto aggressive.
Il ritmo della narrazione riesce a catturare il lettore per merito della sapiente alternanza tra scene marcatamente action e momenti di dialogo in cui i personaggi si fermano a riflettere. A fronte di un primo numero dall'impostazione narrativa basilare, qui si può notare l'intenzione degli autori nell'aver voluto puntare molto di più sulla caratterizzazione dei personaggi rispetto al passato. Se, quindi, in un primo momento la struttura del racconto sembra quasi uniformarsi a quanto visto in precedenza, alternando i momenti sulla Terra a quelli su Oblivion, dopo l'ammissione di colpa del protagonista l'intero racconto assume una dimensione più profonda e stratificata.
Il protagonista, dapprima privo di sfumature caratteriali rilevanti, diventa molto più umano con l'avanzare del racconto. La sua ricerca dei sopravvissuti perde quindi la propria valenza nobile, perché in realtà è legata quasi esclusivamente al voler ritrovare il proprio fratello scomparso nel nulla anni prima.Cole si ritrova quindi costretto a compiere numerose scelte difficili, che lo portano a dubitare delle sue azioni e, soprattutto, della sua condotta morale. Il suo sentirsi solo e completamente isolato lo induce a condurre una vera e propria guerra personale contro i suoi ex colleghi, che mirano a controllare il dispositivo da lui creato per tramutarlo in un'arma. La forte dualità che contraddistingue Cole viene anche fuori durante i momenti in cui è costretto a combattere contro le creature di Oblivion; molto spesso, infatti, è lui stesso a ribadire che le creature mostruose presenti nella nuova dimensione in realtà non hanno nessuna colpa, dato che sono state semplicemente strappate dal loro mondo originario senza neanche capirne il motivo.Il protagonista è costretto a portare l'intero peso del mondo sulle proprie spalle, dato che le sue azioni sono direttamente collegate alla disastrosa situazione in cui versa la Terra.
Il confronto con il proprio fratello è poi uno dei punti nevralgici su cui si basa questo secondo volume; i due personaggi, modellati con caratteri differenti, lottano mossi da ideali diversi, particolare capace di fornire al lettore alcuni spunti di riflessione interessanti (seppur non così originali) legati alla società moderna in cui viviamo.

Una questione di prospettiva

In questo secondo volume, gli autori hanno voluto focalizzarsi su uno dei fattori cardine dell'opera The Walking Dead: le relazioni umane.
Anche in Oblivion Song, quindi, la minaccia rappresentata dai mostri (seppur sempre presente e tangibile) non diviene in realtà il fulcro delle vicende quanto il contorno di una storia in cui sono predominanti i rapporti interpersonali tra i personaggi.Il fratello del protagonista, strappato a forza da un mondo ostile, ripete a più riprese di voler tornare su Oblivion, che considera in realtà una casa molto più rispetto alla Terra. Nell'albo è presente, quindi, una critica tutt'altro che velata alle numerose sovrastrutture della nostra società, che ormai ci appaiono come scontate e insindacabili.
Da qui parte la diatriba tra i due personaggi principali su cosa sia meglio fare in realtà, cioè continuare a vivere sulla Terra - considerata sicura ma comunque imbrigliata dalle numerose regole vigenti - oppure spostarsi nella nuova dimensione di Oblivion in cui ogni cosa risulta legata a una dimensione maggiormente primitiva dell'esistenza, votata anche a una sorta di maggior purezza delle relazioni umane.Per quanto l'intero albo funzioni molto bene a livello di intrattenimento (seppur non spicchi per originalità del plot narrativo o per profondità dei temi trattati), il limite più grande dell'opera è forse quello di suscitare l'impressione di aver già raccontato tutto in questi due volumi. Attendiamo di proseguire nella lettura dei prossimi albi, ma le premesse narrative sin qui delineate non ci permettono al momento di capire come potrebbe svilupparsi l'ordito in maniera originale.Molto buono il comparto tecnico, grazie al tratto semi realistico di Lorenzo De Felici (co-creatore della saga), capace di valorizzare al meglio i volti dei personaggi, così come i mostri feroci presenti nella storia. D'atmosfera i colori vivaci di Annalisa Leoni, in grado di incentivare al meglio numerosi effetti come quelli legati alla pioggia o ai numerosi passaggi dimensionali che vedono coinvolti i protagonisti.

Oblivion Song Il secondo volume di Oblivion Song può considerarsi un albo d'intrattenimento ben realizzato, seppur incapace di osare (soprattutto a livello narrativo) cercando invece di rimarcare gli aspetti salienti di opere come The Walking Dead. Il problema più grande rimane quello legato alla prosecuzione della storia, che potrebbe inevitabilmente donare all'intero progetto la sensazione di una continuazione forzata.