Recensione One Piece

One Piece, l'ormai leggendaria serie ideata da Eiichiro Oda e pubblicata in Italia da Star Comics, è protagonista della nostra approfondita analisi.

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One Piece

Sono trenta i volumi di One Piece pubblicati da Star Comics al momento della stesura di questa recensione. Trenta volumi per un'interminabile serie di avventure ed emozioni che non sono sicuramente mancate a chi si fosse imbarcato sulla nave guidata da Eichiro Oda, abile narratore delle storie di Rufy e della sua strampalata ciurma. Animeye pubblicò già una prima recensione del manga quando i numeri erano solo sette, e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, tanto da rendere quasi obbligatorio questo ulteriore approfondimento.

Un veloce riassunto: Monkey D. Rufy (ma la traslitterazione corretta sarebbe Luffy) è un giovane che sogna di trovare il tesoro One Piece, nascosto dal 'Re dei Pirati' Gold D. Roger. Non è la brama di possesso a motivare il giovane, quanto il desiderio d'avventura e la ferrea volontà di diventare il nuovo Re dei Pirati. Un sogno impossibile per un ragazzo normale, ma non per chi ha ingerito uno dei Frutti del Diavolo, capaci di donare i più disparati poteri: Rufy ha ingerito il frutto di Gom Gom, che ha donato al suo corpo la consistenza della gomma. Con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso, come ad esempio la completa incapacità di nuotare.

Fedele ai canoni di ogni manga d'avventura che si rispetti, Rufy incontrerà di volta in volta valorosi compagni che si uniranno alla sua ciurma, ognuno con un proprio personale background e, ovviamente, con una apposita saga all'interno del manga. Zoro, lo spadaccino che ambisce a divenire la lama più forte del mondo, Nami la navigatrice, che sogna di disegnare le mappe di tutti gli oceani, Sanji il cuoco, alla ricerca del mitico mare chiamato All Blue... sono solo alcuni dei carismatici personaggi caratterizzati dall'estro di Oda.
Le loro avventure spaziano dalla terraferma ai mari aperti, anche se si lamenta una certa ripetitività nell'usare il plot del 'villaggio oppresso da liberare'.

Un viaggio nel fumetto...

Come giudicare dunque questo manga dopo ben 30 volumi?

Chi scrive ritiene si possano individuare tre cicli principali: il primo ciclo comprende l'introduzione e il salvataggio di Zoro, a cui vanno aggiunti la saga di Bagy il Clown, Nami, Usop e capitan Kuro e quelle di Sanji e Creeck e di Arlong e gli uomini pesce. In queste prime avventure la trama è lineare e presenta una formula classica: introduzione dei personaggi, presentazione del problema, combattimenti e infine risoluzione del problema. Una ripetizione ciclica che ha lo scopo di presentare il mondo e soprattutto a caratterizzare di volta in volta i nuovi protagonisti appena introdotti, così da permetter al lettore di affezionarsi alle loro vicende. Veniamo così a conoscenza della ragione dietro le cronica bugiardaggine di Usop, del motivo per cui Sanji è diventato cuoco, dei segreti di Nami e via discorrendo...

Il disegno è sempre pulito e ordinato, molto chiaro nel rappresentare scontri a volte troppo caotici, padrone fin da subito dei personaggi e delle loro espressioni. Anche la narrazione è fluida e dinamica, e i vari elementi (comicità, epicità, dramma...) sono dosati in maniera perfetta: con One Piece si ride e ci si appassiona, oltre a raggiungere autentici picchi di esaltazione (Zoro contro Mihawk, per chi scrive, è già Storia del manga).

Questi equilibri si incrinano dapprima e poi rimescolano nel secondo ciclo, la lunga saga di Alabasta: la narrazione si fa più complessa, le sottotrame cominciano a fioccare, vengono presentati o accennati personaggi ed eventi che troveranno reale collocazione solo più avanti. I giganti di Erbaf, la storia di Tony Tony Chopper, la guerra civile di Alabasta, la Baroque Works, sono tutti figli di un Oda più consapevole dei suoi mezzi e completamente padrone del suo mondo. Va però detto che d'altro canto in queste saghe l'autore comincia a farsi sfuggire di mano l'equilibrio dei poteri e delle 'stramberie': i Frutti del Diavolo diventano sempre più assurdi, a volte al limite dell'accettabile, e i personaggi bizzarri si sprecano. Va segnalato anche che, per un paio d'albi, la storia si fa abbastanza caotica e inconcludente, tanto che è duro capire dove Oda voglia andare a parare, e la cosa coincide con una minore cura dei disegni, che si fanno più confusi. Anche la miscela tra azione, comicità e dramma cambia formula, proponendo sempre più spesso scenette comiche nelle quali i personaggi si comportano da caricature di se stessi: niente di preoccupante per ora, solo l'inizio di un trend che verso gli ultimi volumi sta diventando abbastanza fastidioso.

Tutti questi fattori di incertezza vengono spazzati via dal maestoso finale della saga di Alabasta: gli ultimi numeri che trattano della principessa Bibi e del perfido Crocodile sono narrati in maniera egregia, lasciando ad ogni personaggio lo spazio che merita, mettendo quasi del tutto da parte la comicità per dare luogo a combattimenti e situazioni al limite dell'epicità e dall'alto contenuto drammatico. Sicuramente un'ottima prova per l'Oda sceneggiatore, che dimostra di saper colpire duro quando serve e, cosa importantissima, di essere uno di quei maestri che sanno pianificare gli eventi con grande anticipo e precisione.

Tutto oro quel che luccica?

Ed ora, le note dolenti.

L'ultimo numero di Alabasta è stato anche l'ultimo ad uscire con cadenza mensile: la pubblicazione giapponese ormai raggiunta ha costretto ad una bimestralità che dilata le già scarse emozioni del nuovo ciclo, iniziato con la saga di Skypea (l'isola nel cielo). Questa nuova avventura, purtroppo, presenta delle scelte narrative discutibili, prima fra tutte quella di rendere i personaggi costantemente protagonisti di gag comiche più o meno divertenti. Come si dice, il troppo storpia, e si è avuto come effetto collaterale quello di svilire il carisma di personaggi dal potenziale altissimo, ormai ridotti all'inglorioso ruolo di spalla comica.

A tutto questo si aggiungono un disegno più affrettato e caotico che rende molti combattimenti quasi incomprensibili, nuovi antagonisti senza mordente quando non addirittura ridicoli e una trama oramai logorata dall'usura, con stramberie ormai spinte all'estremo e dalle quali non è più possibile tornare indietro.

ONE PIECE Quella attualmente in corso è, purtroppo, la peggiore della saghe di One Piece, e non possiamo quindi che sperare nel ritorno (al più presto) di un migliore equilibrio narrativo e di qualche variazione delle situazioni presentate. Da quanto letto finora in questi trenta numeri carichi di emozioni, sappiamo che Oda è un maestro dell'arte sequenziale perfettamente capace di stupirci, emozionarci, divertirci. Anche nella inevitabile bimestralità. Ma, questa, non è colpa sua.