L'Organo Genocida: recensione dell'anime tratto dal romanzo di Project Itoh

Il catalogo di Amazon Prime Video si arricchisce di un film d'animazione distopico in grado di suscitare diversi spunti di riflessione

recensione L'Organo Genocida: recensione dell'anime tratto dal romanzo di Project Itoh
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Dopo l'uscita de L'impero dei Cadaveri e di Harmony, anche l'ultimo tassello che compone il corrispettivo animato dell'immaginario elaborato dal compianto scrittore Satoshi Ito, conosciuto con lo pseudonimo di Project Itoh, si aggiunge agli anime disponibili in streaming per gli abbonati ad Amazon Prime Video. Il lungometraggio, dal titolo l'Organo Genocida (in originale Gyakusatsu Kikan), è un adattamento del primo romanzo dello scrittore giapponese, un'opera riconducibile al genere sci-fi che affronta, alla stregua del già citato Harmony, una serie di tematiche estremamente attuali con l'intento di stimolare la riflessione su contraddizioni e problematiche tipiche della società contemporanea.

Il film è approdato per la prima volta nelle sale cinematografiche giapponesi nel 2017, a conclusione di una produzione estremamente travagliata causata del fallimento dello studio di animazione Manglobe, a cui è subentrato lo studio Geno. La regia, la sceneggiatura ed il character design dell'opera, sono stati affidati a Shuko Murase, già regista della serie Ergo Proxy la cui la cui profondità e complessità, ci hanno indotti ad accostarci a L'organo Genocida con la speranza di fruire di un'opera in grado di valorizzare il potenziale racchiuso tra le pagine del romanzo di Project Itoh. Tali aspettative sono purtroppo state rispettate soltanto parzialmente, benché l'anime disponibile su Amazon Prime Video possa comunque considerarsi come un valido esponente del genere di riferimento.

Un nuovo mondo

Sarajevo, 2015. Circa un secolo dopo gli avvenimenti che hanno indotto lo scoppio del primo conflitto mondiale, l'attuale capitale della Bosnia-Erzegovina è nuovamente teatro di un evento destinato a riscrivere la storia dell'umanità. Un ordigno nucleare di fattura rudimentale rade al suolo l'intera città, risvegliando ed esacerbando quel sentimento di paura nei confronti del terrorismo che aleggia in tutto l'occidente dalla fatidica data dell'11 settembre 2001. Per evitare il ripetersi di simili catastrofi, la maggior parte dei governi degli stati occidentali concordano nell'imporre una serie di misure di controllo e sorveglianza che nonostante comportino una notevole restrizione delle libertà individuali vengono accettate di buon grado dalla maggioranza della popolazione mondiale, attanagliata da un generalizzato senso di precarietà a cui soltanto il grado di sicurezza raggiunto dai nuovi provvedimenti è in grado di offrire risposta.

In conseguenza della rigida azione di controllo imposta dai governi delle nazioni più tecnologicamente avanzate, una vasta parte del mondo sperimenta un periodo di apparente prosperità economica e sociale caratterizzato da elevato grado di ordine pubblico e dalla totale assenza di conflitti o azioni terroristiche. Da tale situazione di pace risultano però esclusi gran parte dei paesi in via di sviluppo nei quali si riscontra viceversa una preoccupante diffusione di azioni di sterminio condotte ai danni della popolazione locali, le cui proporzioni e finalità riconducono tali avvenimenti alla definizione di genocidio.

Per scongiurare l'ipotesi che simili fenomeni, la cui esistenza è scientemente ignorata dai media, possano scalfire le fondamenta del nuovo assetto mondiale, La CIA inizia ad indagare sull'origine dei genocidi, e decide di assegnare all'egente Clavis Shepard, il compito di seguire le tracce di un misterioso individuo coinvolto nell'escalation di violenza.

In fondo l'abisso

Il mondo che fa da sfondo alle vicende narrate nel corso delle circa due ore necessarie per giungere ai titoli di coda de L'Organo Genocida attinge a piene mani dall'immaginario distopico e mantiene una serie di riferimenti alla contemporaneità o al recente passato che definiscono il ritratto di una società caratterizzata da problemi e dilemmi di stringente attualità. Le vicende narrate dall'anime di Project Itoh esaltano le potenzialità di un simile contesto proponendo una narrazione dai toni maturi, che indugia, anche a livello visivo, con una violenza che sconfina talvolta nello splatter, nella rappresentazione degli aspetti più oscuri dell'animo umano.

La narrazione procede per lo più mediante flussi di pensiero, monologhi e soprattutto dialoghi fra i vari personaggi, caratterizzati da scambi di battute in grado di proporre svariati spunti di riflessione, impreziositi da un susseguirsi di citazioni e rimandi, la maggior parte dei quali di natura letteraria ed inerenti alla vita e all'opera del celebre scrittore Boemo Franz Kafka, che rappresenta una sorta di fil rouge che connette le diverse tematiche trattate.

La scelta di offrire un così largo spazio alle parti dialogiche penalizza l'azione e sottrae dinamicità e ritmo all'anime, ma rientra invero nel solco di una precisa declinazione della fantascienza letteraria e cinematografica, e può essere letta anche come una scelta ben precisa effettua in aderenza all'importanza attribuita alla parola nell'ambito di quella che è forse la più interessante e originale tra le tematiche trattate.La riflessione in questione, forse ispirata da quella che in linguistica prende il nome di l'ipotesi di Sapir-Whorf, evidenzia il ruolo del linguaggio nella determinazione del comportamento e della coscienza umana, e ricopre un ruolo fondamentale nello sviluppo della trama, motivo per cui preferiamo non svelare altri dettagli a riguardo.

Tra le altre questioni affrontate da l'organo genocida spicca certamente la recentemente molto dibattuta dicotomia tra libertà e sicurezza e la relativa riflessione sul grado di libertà personale che sia lecito sacrificare per prevenire l'insorgere di azioni terroristiche o più in generale per salvaguardare l'incolumità del singolo e della società o più semplicemente al fine di migliorarne, sotto certi aspetti, le condizioni di vita. Trattasi di una dissertazione più volte riproposta dall'anime, che finisce per sfociare in una più ampia disamina sul significato o per meglio dire sui vari significati del concetto stesso di libertà.

Inganni e difetti

Nonostante l'importanza del ruolo rivestito dai temi precedentemente citati, il nucleo tematico dell'opera - nonché la critica sociale più intensa che l'autore del romanzo da cui è tratto l'anime intende rivolgere alla società contemporanea - risiede probabilmente altrove e più nello specifico in un parallelismo tra la condizione sperimentata da Clavis Shepard e l'atteggiamento di cui l'anime intende accusare l'uomo contemporaneo.

Come il protagonista, è sottoposto ad un controllo della sfera emotiva tramite l'ausilio di specifiche nanomacchine, al fine di ottenere migliori performance durante le operazioni, così ciascun individuo, secondo quanto teorizzato dall'anime, sarebbe più o meno consciamente in grado di ottenebrare la propria coscienza ignorando la violenza o le ingiustizie strumentali al mantenimento di un certo tenore di vita ed il cui peso finisce per ripercuotersi sugli stati più svantaggiati o in generale sugli individui più deboli.

Quanto affermato fin ora nel corso della nostra analisi permette di evidenziare la profondità di un'opera complessa e stratificata, nella quale coesistono citazioni artistico-letterarie, critica sociale e spunti di natura filosofica, ma non chiarisce se tali contenuti siano stati adeguatamente valorizzati o se viceversa le notevoli ambizioni dell'opera non abbiano trovato pieno riscontro nel livello di qualità raggiunto.

La risposta a tale quesito colloca idealmente l'anime tra i due estremi appena ipotizzati, a causa di una regia complessivamente soltanto discreta e ad un cast di personaggi che avrebbero probabilmente meritato una più attenta caratterizzazione, specie nel caso del protagonista Clavis Shepard.

Nonostante la presenza di simili difetti, ai quali si aggiunge la sensazione di trovarsi dinnanzi ad un tempo delle narrazione in certi casi troppo dilatato a scapito di ad alcuni passaggi che risultano viceversa eccessivamente repentini, possiamo affermare che i difetti dell'anime di Shuko Murase non vanificano la portata degli spunti di riflessione o la capacità dell'opera di intrattenere lo spettatore, anche grazie alla presenza di alcuni momenti dal forte impatto emotivo.

Per quel che concerne l'aspetto puramente tecnico dell'anime, è possibile riscontrare, oltre all'impiego di tecniche di animazione tradizionali, un diffuso ma non invasivo utilizzo della CGI, che contribuisce al raggiungimento di un livello complessivo delle animazioni che può dirsi più che discreto.

L'organo Genocida L’organo genocida, pur con alcune imperfezioni, riesce a tradurre in immagini l’universo descritto tra le pagine del primo romanzo di Project Itoh, rappresentando tutta la complessità di un mondo distopico dove il confine tra bene e male appare estremamente sfumato. In un simile contesto la parola, il cui potere può essere considerato uno dei leitmotiv dell’opera, assurge a mezzo per scavare negli abissi dell’animo umano, mettere in luce alcune delle ingiustizie su cui si fonderebbe la società contemporanea e riflettere su alcuni dei più tragici errori compiuti dall’umanità nel suo recente passato e sul futuro che potrebbe attenderla. La presenza di personaggi piuttosto dimenticabili, un bilanciamento non impeccabile dei tempi della narrazione, un comparto artistico non particolarmente incisivo e una regia che avrebbe potuto osare di più, non permettono all’anime di esprimere tutto il suo potenziale e configurarsi come un film davvero imprescindibile. Nonostante ciò, gli amanti del genere riusciranno comunque ad apprezzare la fitta trama di spunti filosofici, critica sociale e citazioni artistico-letterarie che L’organo Genocida riesce a tessere.

7.4