Origin: la recensione del manga di Boichi

Il viaggio di Jin Tanaka si conclude col decimo e ultimo volume di Origin, arrivato da poco in Italia. Noi l'abbiamo letto e siamo pronti a parlarvene.

recensione Origin: la recensione del manga di Boichi
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Origin, l'opera più intima e prospettiva di Boichi - disegnatore di Dr. Stone - è un prodotto coraggioso e ambizioso, ben delineato sin dalle prime tavole. Durante l'arco dei dieci volumi di cui è composta l'opera, infatti, abbiamo assistito ad una evoluzione continua, sia narrativa sia strutturale. Un inno al concetto di semplicità, di linearità creativa, che non dev'essere in alcun modo visto come un punto debole, anzi.

Boichi ha intrapreso un percorso molto preciso, conclusosi egregiamente con un tankobon finale encomiabile, un epilogo degno e più che coerente ad una storia nata, vissuta e "tramontata" con grande maestria. Dopo aver letto le ultime pagine, però, è impossibile non lasciarsi trasportare nel torbido viale del puro egoismo tipico di ogni appassionato eccessivamente zelante: avrebbe dovuto continuare? Ci sarebbero stati nuovi archi narrativi da scoprire? Probabilmente sì, ma noi siamo contenti sia finito così. Del resto, per risultare memorabili e stupire la platea, non c'è bisogno di rinunciare alla propria identità.

Io sono... Origin!

La storia porta il lettore all'interno di un mondo non eccessivamente distante da quello attuale, non tanto in termini cronologici, bensì remoto nella concezione del progresso e dello sviluppo di una realtà quasi alternativa, ben celata agli occhi umani, ma più viva che mai. Nella Tokyo del 2048, infatti, degli strani omicidi hanno generato una sorta di isteria di massa, figlia di un genuino terrore nei confronti di ciò che sembrerebbe l'opera di una qualsiasi forma di vita ultraterrena. Se state immaginando qualche similitudine con autori come Sui Ishida (qui la recensione di Tokyo Ghoul), è bene fermarsi qui.

Origin si appoggia su dogmi ben diversi. Il nemico dell'uomo è dunque rappresentato non da creature infernali o da una qualsivoglia influenza celestiale, bensì dalla stessa tecnologia che, come da tradizione, nel corso degli anni è inevitabilmente sfuggita all'umano controllo. Dietro agli efferati omicidi si nascondono delle spietate macchine, le cui sembianze umanoidi hanno concesso loro un privilegio di non poco conto, laddove si decide di diventare assassini: nascondersi sotto gli occhi di tutti, mischiandosi tra la folla.

Dietro a ciò che a primo acchito potrebbe sembrare un semplice massacro gratuito del più debole essere umano c'è una base ben più profonda, delineata già dai primissimi istanti e che si apre nei confronti del lettore con estrema cura. Lo scienziato Tanaka, geniale e brillante esponente di una delle multinazionali più influenti sul suolo nipponico, ha sviluppato e perfezionato quello che potremmo definire il sogno comune di ogni inventore: dare la vita ad un essere non esattamente pensato per parlare, muoversi e soprattutto vivere.

I droidi umanoidi del dottor Tanaka, grazie alla matrice super evoluta che il luminare ha saputo donare loro, hanno rapidamente abbandonato la loro natura di "semplici" robot in favore di una più umana, evolvendosi in modo esponenziale fino a diventare quasi dei veri e propri esseri umani, abilmente nascosti nell'ombra e pronti a perseguire i loro scopi. Capeggiati da quello che a tutti gli effetti sembra essere il leader assoluto del gruppo degli umanoidi, Masamune, il cui volto viene svelato in realtà ben presto, questi ultimi portano avanti la loro missione, che si rivela sulle prime una semplice "caccia agli umani", ma che in realtà affonda le proprie origini in ben più salde (e nascoste) radici.

Ad opporsi alla crociata di Masamune c'è però Origin, un altro dei droidi del dottor Tanaka o, per essere più precisi "il" droide". La sua stessa nomenclatura lascia ben poco spazio anche alla più forte delle immaginazioni: Origin è il primo essere creato dallo scienziato che ha generato una coscienza vera e propria. A differenza dei suoi "fratelli" Origin ha vissuto un'esistenza ben diversa, nell'amore di quello che, a tutti gli effetti, lui stesso definisce "papà". Il solido rapporto tra i due ha infatti segnato profondamente la personalità di Origin, divenuto a tutti gli effetti nulla di tanto dissimile da un essere umano, in tutto e per tutto.

Per tal motivo, Origin, che prende il nome da "umano" di Jin Tanaka, decide di difendere i più deboli dai suoi simili, imbarcandosi così in una battaglia intestina e fratricida, cruenta e mai doma. Immedesimatosi tra la folla, nel tentativo di agire inosservato all'interno di una società umana sempre più affascinata e allo stesso tempo terrorizzata dal lavoro del dottor Tanaka, Origin darà il via ad un percorso tortuoso, che inevitabilmente segnerà l'esistenza non soltanto del protagonista ma anche di chi, nel bene o nel male, finirà per ritrovarsi sul suo cammino. Un cammino irto e pieno di punti morti da cui ripartire ma che, alla fine, riesce a rispecchiare il volere del defunto "genitore": "Vivi degnamente, Origin".

La dura legge della vita

La battaglia di Origin contro i suoi "fratelli" ha però connotati ben diversi da quelli che si potrebbero immaginare da un'opera del genere. L'autore confeziona un quantitativo impressionante di nozioni scientifiche e tecnologiche (alcune chiaramente esagerate), perfettamente funzionali nello sviluppo di una trama intricata nella sua semplicità. Non soltanto: Origin è un prodotto unico, che fa del dialogo e della comunicazione le sue armi più affilate. Lo stesso protagonista, infatti, racconta le vicende quasi come se fosse uno spettatore estraneo, dando così al lettore una visione più chiara delle cose.

Il vero viaggio di Origin, sia del protagonista, sia del manga in sé, è un percorso tortuoso incentrato sulla lotta sociale. Nell'opera di Boichi, a conferma di ciò, vi è una rappresentazione piuttosto maldestra della razza umana, cosa che in alcuni casi ci è sembrata una piccola critica alla società contemporanea, così arrivista quanto spietata nel perseguire i propri obiettivi.

Non è un caso se, col passare del tempo, lo stesso Origin inizia ad avere dubbi sulla sua stessa esistenza, ma anche sulle ragioni che hanno spinto il padre a creare una forma di vita così disturbata e che ha ereditato dagli stessi esseri umani sensazioni e desideri. Non è nemmeno un caso se, alla fin fine, i robot sono nettamente più umani degli umani stessi, dipinti nella maggior parte dei casi come freddi e calcolatori. Così come Jin Tanaka, infatti, i vari Masamune, Kan, Shin, Gon (tutti identificati con una nomenclatura molto precisa e mai lasciata al caso) vivono un'esistenza sorretta da sentimenti profondamente umani.

In questo complesso contesto c'è posto anche per una classe politico-sociale fortemente negligente, che sembra avere una visione molto chiara di ciò che accade nella società ma che per interessi economici, o per il mero istinto di sopravvivenza, decide di rimanere quasi sempre fuori da ogni tipo di scontro.

Immerso quasi completamente in una negatività asfissiante, il lettore può però consolarsi con quelle (poche) figure che mettono il benessere altrui davanti ad ogni altra cosa. È il caso ad esempio di Mai Hirose, tanto cara allo stesso Origin, la quale risulterà fondamentale nella "trasformazione" definitiva in un essere umano dello stesso protagonista.

Visioni di terrore

La cruda rappresentazione del mondo in cui è ambientato viene affiancata da un'altrettanto luttuosa visione artistica. Seppur carico di "vitalità", specialmente in alcuni personaggi (vedi la stessa Hirose, o la prorompente Laura Fermi), la stessa cupa luce ritrovabile negli occhi di Origin avvolge un po' l'intero immaginario imbastito da Boichi. Il Giappone in cui si svolgono le vicende è un luogo continuamente violato, in cui la devastazione è all'ordine del giorno. Nell'imbastire un percorso simile, il mangaka non ha in alcun modo rinunciato al suo stile ma, anzi, sembrerebbe averlo perfezionato ulteriormente. Il tratto evidenzia una qualità stilistica spiazzante, nobilitata da espressioni facciali proposte con una tale energia che in alcuni casi sembra voler esplodere dalle pagine. Ed è il protagonista a spiccare su tutti: Boichi ha compiuto sul design di Origin un piccolo miracolo estetico, modellando la sua espressività in modo così vero da trasmetterci pienamente tutto il suo dolore. Il risultato non è del tutto perfetto, e fa eco ad un racconto molto lineare, ma nel suo complesso il viaggio di Jin Tanaka può dirsi pienamente riuscito.

Origin - Manga Il viaggio di Origin si conclude nel momento e nel modo migliore. L'epopea di Jin Tanaka si trasforma rapidamente in un vero e proprio viaggio di formazione, in cui il confine tra umani e robot si schianta continuamente contro la durezza dell racconto. La “piccola” perla di Boichi dice addio ai propri fan dopo dieci volumi in cui, volta dopo volta, si è potuto assistere ad un vero e proprio tripudio, figlio di una grande attenzione per ogni dialogo e di una cura imponente verso tutti i dettagli. Origin non è certamente un prodotto perfetto, in alcuni casi è fin troppo lineare, ma risulta abbastanza unico nel suo genere e offre uno spaccato accusatorio di una società contemporanea sempre più cinica e incapace di provare emozioni. E non è un caso se, alla fine, non c'è posto per il perdono nell'animo di Origin: vivere “con onore” non vuol dire per forza sacrificarsi o essere sconfitti, ma anche completare un percorso, per quanto doloroso, nella maniera più naturale possibile. Del resto, anche se non sarà mai una persona in senso stretto, per ragioni meramente fisiologiche, Origin ha imparato a diventare col tempo più “vivo”di molti esseri umani.

8.3