Overlord: recensione della prima stagione dell'anime disponibile su Netflix

Overlord potrebbe sembrare il classico isekai a cui siamo abituati, ma sorprende: non è ambientato in un videogame.

Overlord: recensione della prima stagione dell'anime disponibile su Netflix
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Molti videogiocatori vorrebbero che la finzione diventasse realtà: sarebbe meraviglioso rimanere bloccati nel nostro videogioco preferito e vivere un'incredibile avventura. Cercando di immaginare cosa si potrebbe provare, Kugane Maruyama ha scritto la light novel isekai Overlord, arrivato in Italia grazie a J-POP. A seguito del successo riscosso è stato realizzato un manga (pubblicato ancora una volta da J-POP), e successivamente lo studio d'animazione Madhouse ne ha tratto un anime di tre stagioni.

Dopo essere stata distribuita sul canale Youtube di Yamato Video, la serie è approdata su Netflix, dove sono disponibili le prime due stagioni, sottotitolate. Possiamo anticiparvi che Overlord si distacca dai suoi congeneri, apportando un singolo cambiamento all'apparenza irrilevante, ma dal grande peso.

L'inizio e la fine

A volte basta modificare un solo fattore rispetto a una formula già rodata per differenziarsi dalla massa: ad un primo approccio Overlord può risultare il classico isekai ambientato in un videogioco, ma ad un'analisi più attenta è più innovativo.

Yggdrasil è il videogioco online più noto in Giappone per la vastità della mappa e per la libertà data ai giocatori. Dopo 12 anni di attività, però, gli sviluppatori hanno deciso di chiudere i server: una scelta difficile da accettare dai gamer più incalliti. Tra questi vi è Momonga, un lich (non-morto incantatore), l'avatar protagonista, dall'aspetto poco rassicurante di uno scheletro vivente. Momonga vorrebbe dare un ultimo saluto al gioco assieme agli amici virtuali, con cui ha fondato la gilda Ainz Ooal Gown e la Grande Catacomba di Nazarick, ma è rimasto da solo ad assistere alla chiusura dei server. Il protagonista si muove tra i deserti saloni del rifugio, ricordando le avventure vissute ad Yggdrasil, scortato dal domestico Sebas e dalle Pleiadi, cameriere guerriere; nella sala del trono viene accolto dall'NPC Albedo, una succube a capo delle guardie.

All'orario previsto per la chiusura accade qualcosa di insolito: il signore di Nazarick si rende conto di non aver effettuato il logout e di essere ancora nella Grande Catacomba, ma qualcosa è cambiato. Il mondo ha preso vita, i sensi sono attivi, e gli NPC hanno una propria volontà, ma conservano i "comandi" con cui sono stati programmati, essendo ancora servili nei confronti del loro signore; ci sono ancora molte limitazioni legate al gioco, come l'impossibilità di brandire armi all'infuori della classe scelta, ma è possibile utilizzare la magia e gli equipaggiamenti creati con gli incantesimi.

Non vi sono più i tipici menù da videogioco, ed è impossibile contattare gli amministratori. Poco alla volta il non morto non prova più né stanchezza, né fame, né alcun tipo di emozione. Yggdrasil sembra aver preso vita, ed il protagonista vi è bloccato all'interno.

Bastano pochi attimi per renderci conto che la serie non è ambientata in un videogioco, ma in un mondo differente, in cui gli elementi di Yggdrasil sono reali. Desideroso di conoscere meglio il luogo in cui si trova e di far riecheggiare il nome della gilda, con la speranza di poter contattare altri giocatori, il lich esplora le aree circostanti con il nome di Ainz Ooal Gown, scoprendo l'esistenza di tre grandi potenze: il Regno di Re-Estize, l'Impero di Baharuth (in continua rivalità tra loro), e la Teocrazia di Slane, che spesso si intromette tra le due forze, provocando disordini. Gli scontri, in genere, si svolgono nella città fortezza di E-Rantel nel Regno di Re-Estize, che pullula di avventurieri. Ainz capisce che per ottenere utili informazioni sul luogo in cui si trova e per poter conquistare il nuovo mondo deve raggiungere il grado più alto tra gli avventurieri.
Gli autori dell'anime sono riusciti a sorprenderci con una serie che esce dagli schemi, ma non esente da difetti, a causa di una trama statica, senza particolari guizzi, se non nelle battute finali.

Lode al signore oscuro


Non neghiamo che inizialmente ci siamo sentiti confusi da quanto stesse accadendo, ma poco alla volta tutto ha iniziato ad essere più chiaro. I 13 episodi che compongono la prima stagione di Overlord sono di scoperta, sacrificando, però, un ordito coinvolgente. La narrazione è suddivisa in tre brevi archi, poco legati tra loro, in cui vengano gettate le basi per qualcosa di ben più grande, presentando il mondo ed i personaggi, senza però soffermarsi a sufficienza.

Attraverso il punto di vista di Momonga/Ainz abbiamo modo di approfondire il luogo, così da scoprire che è una realtà in cui imperversano costanti scontri. Purtroppo, le ostilità vengono mostrate solo nei primi episodi, non permettendoci di approfondirle a dovere e di comprendere in che modo si ripercuotono sugli innocenti. Mano a mano che l'eroe prosegue con il viaggio, si scoprono interessanti nozioni: come in un GDR, vi è una suddivisione in classi e in livelli dei guerrieri, che possono usare abilità ed incantesimi in base al loro rango. Grazie alle conoscenze del protagonista, abbiamo modo di capire, anche se non nel dettaglio, come era strutturato Yggdrasil, rendendoci così conto di quali sono i punti in comune con l'universo fantasy: se si esclude la presenza della magia, il mondo nuovo è più "realistico", in quanto non vi sono riferimenti a punti esperienza o drop, ma è sottintesa una crescita fisica dei guerrieri che permette di usare abilità superiori. Molto di quanto mostrato, purtroppo, è lasciato in sospeso, senza soffermarsi in spiegazioni dettagliate, e senza offrire indizi utili a comprendere cosa stia accadendo, lasciando presagire che possa essere chiarito nelle stagioni successive.

Al netto di una sceneggiatura incerta, la situazione si risolleva nelle fasi conclusive, quando si evidenza un colpo di scena, che, benché si risolva molto velocemente, lascia comunque domande aperte, che spianano la strada per la seconda stagione. Non è da escludere che nelle stagioni seguenti venga fornito un ordito ben costruito, con il ritorno di personaggi introdotti nella prima parte, e con l'introduzione di un antagonista degno di nota. Inoltre, potrebbe esserci l'occasione di scoprire se c'è un legame tra Yggdrasil ed il mondo fantasy in cui Momonga è rimasto bloccato.

Se da un lato Overlord non mette in scena un canovaccio ben articolato, dall'altro può vantare un protagonista ben caratterizzato, che gradualmente abbiamo modo di apprezzare, e che sdogana la concezione di eroe; a discapito, però, di comprimari volutamente trascurati, sia perché alcuni sono NPC artificiali e non necessitano di un'analisi dei loro stati d'animo, sia perché l'intento principale è di focalizzarsi sul lich. Siamo abituati ad opere in cui il protagonista affronta difficoltà maggiori, che lo portano ad un crescita sia psicologica che fisica.

Non è però il caso di Overlord: Momonga/Ainz ci viene descritto sin da subito come un essere intelligente e dalla forza senza eguali, avendo raggiunto il livello massimo di Yggdrasil.

Con il progredire dell'avventura, oltre a poter "testare" la potenza distruttiva di Ainz, ci viene data l'occasione di approfondire anche il suo doppio lato psicologico. Ainz/Momonga è superbo, convinto di avere sempre la vittoria in pugno, cinico e crudele, disposto anche ad usare i più deboli per raggiungere i propri scopi: tratti tipici di un antieroe. Eppure, in diversi momenti abbiamo avuto l'impressione che i differenti "esseri" confluiscano in uno solo: Momonga mostra emozioni umane, che lo portano ad affezionarsi agli avventurieri che lo accompagnano in parte delle imprese e ai domestici che lo circondano, e a ricordare con malinconia i momenti trascorsi assieme ai membri della Gilda. Cerca di celare i suoi sentimenti umani sotto strati di crudeltà e cinismo, senza riuscirci. In lui è insita la voglia di voler andare avanti con la sua esplorazione, fomentata dal desiderio di volersi riunire ai vecchi amici per un'ultima avventura.

Eroe o nemico?

Lo studio Madhouse è riuscito a mettere in scena un'opera valida nel comparto tecnico. I disegni sono curati, in modo da valorizzare un character design ben realizzato, con irrisorie sbavature che rovinano il tratto, riscontrabili comunque solo nelle riprese più ampie.

L'aspetto scheletrico di Momonga, ispirato all'immaginario occidentale della Morte, riesce ad essere inquietante e minaccioso, tanto quanto basta da convincerci, in un primo momento, che non sia l'eroe principale, ma un antagonista. Albedo, il cui design rievoca la succube del folklore occidentale, è caratterizzata da forme accentuate, che mettono in evidenza il lato ecchi della produzione: una componente non molto presente, ma spinta, con parole ed immagini "forti", senza eccedere in oscenità eccessivamente esplicite.

La componente grafica riesce a sorprendere anche durante gli scontri. Sebbene a volte vi sia una CGI fuori luogo e legnosa, nelle situazioni movimentate a dominare la scena spesso sono le magie, rese più appariscenti grazie ad un buon utilizzo degli effetti di luce; questi sono momenti in cui le animazioni diventano più fluide, così da rendere i combattimenti ipercinetici.

Overlord Overlord si distacca da molti isekai, proponendo una formula che potrebbe funzionare. Purtroppo l’ordito non riesce a convincere del tutto: vorrebbe presentare un mondo alternativo ed i personaggi, ma il risultato è superficiale. Alla fine della visione non ci si sente soddisfatti e ci si rende conto di non essersi ambientati nel nuovo universo. Molto non ha una risposta, lasciando che venga chiarito nelle stagioni seguenti. Diversamente, il protagonista è ben costruito, così da poterlo conoscere e apprezzare sotto vari aspetti. Ben realizzato anche il comparto tecnico: anche se mostra una CGI non eccelsa, ci sono poche imperfezioni. Grazie ad un buon gioco di luci è possibile percepire la temuta potenza magica del signore dei non-morti, padrone assoluto di Nazarick: Momonga.

6.7