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Pacific Rim: La Zona Oscura, recensione dell'anime in CGI su Netflix

Scopriamo come se l'è cavata Netflix con la prima stagione dell'adattamento animato di Pacific Rim, disponibile dal 4 marzo 2021.

Pacific Rim: La Zona Oscura, recensione dell'anime in CGI su Netflix
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Nel 2013 il celebre regista Guillermo Del Toro e lo sceneggiatore Travis Beacham firmano la pellicola Pacific Rim, discreto successo cinematografico che omaggia i monster movie giapponesi, un giocattolone senza pretese che diverte e intrattiene grazie a spettacolari combattimenti fra giganteschi mecha e kaiju ricchi di effetti speciali. All'epoca nessuno avrebbe immaginato che qualche anno più tardi il mondo dell'opera si sarebbe espanso dando vita a un vero e proprio franchise. Prima con Pacific Rim: La Rivolta, film sequel uscito nel 2018, e adesso con la serie Pacific Rim: La Zona Oscura, disponibile su Netflix a partire dal 4 marzo 2021.

Scoprite nella nostra recensione come se la cava la nuova produzione animata del colosso dello streaming statunitense, realizzata in CGI dallo studio Polygon Pictures e basata sui personaggi e sull'immaginario delle due precedenti pellicole, già rinnovata per una seconda stagione.

Un mondo in rovina

La genesi di Pacific Rim: La Zona Oscura risale al novembre del 2018, quando Netflix annuncia la produzione di una serie animata ispirata ai due film. Originariamente prevista per il 2020, la prima stagione è stata rimandata all'anno successivo - per ragioni legate con tutta probabilità all'emergenza sanitaria - mentre è già stata confermata una seconda stagione. Pacific Rim: La Zona Oscura è realizzato dallo studio d'animazione Polygon Pictures, famoso per essere stato tra i pionieri dell'utilizzo della CGI negli anime giapponesi, ma si tratta a tutti gli effetti di una produzione americana. Al timone della serie troviamo infatti Greg Johnson e lo sceneggiatore Marvel Craig Kyle (Thor: Ragnarok), mentre le musiche sono firmate da Brandon Campbell. A ulteriore conferma di ciò, fra le lingue selezionabili durante la visione non si trova il giapponese, mentre è presente il doppiaggio in tutte le principali lingue europee fra cui l'italiano.

Pacific Rim: La Zona Oscura non specifica la sua collocazione temporale all'interno del franchise nato nel 2013 con il film di Del Toro, tuttavia alcuni riferimenti e citazioni presenti negli episodi - sette in totale, di durata variabile tra i 20 e i 30 minuti - suggeriscono che si tratti di un seguito della pellicola Pacific Rim: La Rivolta.

Ambientata in Australia, in un'epoca dove la minaccia dei Kaiju non è stata ancora debellata, la storia vede come protagonisti i due fratelli Taylor e Hayley Travis, figli di due piloti provetti di Jaeger (i robot giganti utilizzati per combattere i Kaiju), la cui vita in una pacifica comunità è destinata a cambiare per sempre dopo che la seconda, per puro caso, riesce a ritrovare lo Jaeger da addestramento Atlas Destroyer abbandonato in un hangar sotterraneo.

A causa di questo gesto i due ragazzi attirano le attenzioni di un Kaiju di quarta categoria, Copperhead, che distrugge completamente il loro villaggio. Inizia così per i protagonisti e per il loro nuovo mezzo di trasporto un viaggio per la sopravvivenza in un'Australia ormai in rovina, nella speranza di ritrovare i loro genitori scomparsi da tempo. Nel corso di questa avventura Taylor e Hayley scopriranno a loro spese che i Kaiju non rappresentano l'unica minaccia.

Due ragazzi e un robottone

Nonostante il rinnovato contesto, che si lega ai due film cinematografici solo per alcuni riferimenti alla loro storia e ai loro personaggi, è consigliabile approcciarsi a Pacific Rim: La Zona Oscura dopo aver terminato almeno la prima pellicola di Guillermo Del Toro. La serie infatti dà per scontata la conoscenza di molti aspetti del background di questo franchise, come ad esempio il Drift (il meccanismo con cui i due piloti degli Jaeger uniscono le loro menti per azionare il gigantesco mezzo), senza i quali vi è il rischio di rimanere spaesati durante la visione. Detto ciò, i fan di Pacific Rim, rimasti con tutta probabilità delusi dal mediocre seguito del primo capitolo (leggete la nostra recensione di Pacific Rim: La Rivolta), saranno contenti di sapere che La Zona Oscura è una buonissima prosecuzione del franchise venutosi a creare con i film. Gli sceneggiatori della serie e lo studio Polygon Pictures riescono infatti a creare un prodotto appetibile sia per i vecchi che per i nuovi appassionati.

I primi grazie alle continue citazioni e all'introduzione di molte novità volte a espandere il mondo in cui è ambientata, i secondi grazie al cambio di prospettiva e al nuovo cast di personaggi. Proprio questi ultimi si rivelano l'aspetto più riuscito, beneficiando della maggiore durata a disposizione.

I due protagonisti Taylor e Hayley, costretti a intraprendere un viaggio on the road e a fronteggiare numerose avversità per poter sopravvivere in un mondo ostile (non solo per colpa dei Kaiju), riescono a catturare fin da subito l'empatia dello spettatore grazie a una caratterizzazione riuscita ed efficace, pur con qualche stereotipo.

Il personaggio migliore è tuttavia Mei, combattiva e carismatica soldatessa dal passato misterioso che incrocerà il cammino dei due fratelli, mentre il villain Shane è detestabile al punto giusto. Nel corso dei sette episodi che compongono la serie, la storia si sviluppa in maniera scorrevole e lineare, non senza qualche forzatura o passaggio frettoloso, riuscendo a regalare momenti di grande impatto emotivo.

Ma soprattutto, come già anticipato, la narrazione di Pacific Rim: La Zona Oscura esplora e approfondisce alcuni aspetti poco sviluppati nei precedenti film - il Drift e le sue conseguenze, per fare un esempio - e ne introduce di nuovi per espandere la mitologia del franchise.

Purtroppo, dovendo tirare le somme, il più grande difetto della prima serie animata di Pacific Rim è quello di essere solamente un prologo, una lunga introduzione per gli eventi che verranno sviluppati nella stagione successiva. Un limite che tuttavia non rovina la godibilità di un prodotto riuscito e divertente, mai troppo banale o scontato.

Vizi e virtù della CGI

Pur brillando maggiormente nella sua scrittura, Pacific Rim: La Zona Oscura non dimentica le origini del franchise e regala allo spettatore un discreto numero di spettacolari combattimenti fra kaiju e mecha animati e diretti con perizia dallo staff di Polygon Pictures, a cui manca la fisicità estrema di quelli del primo film di Del Toro.

Purtroppo, anche in questo caso, lo studio giapponese - già noto per le sue collaborazioni in produzioni americane, come Star Wars: The Clone Wars - non riesce a scrollarsi di dosso alcuni vizi che caratterizzano da anni i suoi lavori, e che gli impediscono di fare il salto di qualità definitivo nell'ambito delle serie televisive in CGI.

Alle efficaci scene d'azione, all'ottimo livello di dettaglio degli Jaeger, dei Kaiju e delle ambientazioni, e soprattutto all'eccellente resa dei colori e delle inquadrature, fanno da contraltare personaggi dall'espressività spesso problematica e dalle animazioni non sempre fluide, che danno vita a risultati maldestri e in netto contrasto con la qualità di tutti i restanti elementi presenti su schermo.

Non si tratta di problemi che compromettono l'esperienza visiva, e il comparto grafico di Pacific Rim: La Zona Oscura si conferma se non altro superiore a quello di molte altre produzioni in CGI recenti, tuttavia rimane ancora una volta il rammarico per l'ennesimo potenziale sprecato da parte di uno studio che opera nel settore da ormai più di 30 anni.

A livello sonoro, le musiche del compositore Brandon Campbell accompagnano sufficientemente bene la narrazione, pur non brillando per enfasi e qualità delle composizioni. Di buona fattura è anche il doppiaggio italiano, che vede Alex Polidori e Lavinia Paladino nei panni dei due protagonisti e che si distingue per un'ottima prova complessiva dell'intero cast, mentre sottotono ci è sembrato quello inglese. Le voci scelte e la loro interpretazione non riescono infatti a restituire la giusta enfasi nei momenti più importanti.

Pacific Rim: La Zona Oscura Pacific Rim: La Zona Oscura ci ha sorpreso, rivelandosi una buonissima continuazione in forma animata della storia costruita con le precedenti pellicole cinematografiche. La serie espande il franchise approfondendone il background e la caratterizzazione dei personaggi, e regalando agli appassionati di monster movie una più che discreta dose di combattimenti fra mecha e kaiju. Purtroppo alcuni piccoli difetti di sceneggiatura, un comparto visivo con alti e bassi e la breve durata, che rende questa prima parte a tutti gli effetti un prologo di quello che verrà, impediscono a Pacific Rim: La Zona Oscura di sfruttare appieno il suo potenziale. Ciò nonostante, siamo fiduciosi che la stagione successiva saprà correggere molti dei difetti di gioventù di questo esordio, che comunque promuoviamo.

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