Parasite in Love: recensione della miniserie manga pubblicata da J-Pop

Parasite in Love è la nuova miniserie manga di Sugaru Miaki, autore de Il Prezzo di una vita. Ecco la nostra recensione.

Parasite in Love: recensione della miniserie manga pubblicata da J-Pop
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È possibile che i sentimenti e lo stato d'animo non siano dei semplici prodotti del libero arbitrio, bensì il risultato della presenza nel nostro corpo - per la precisione, nel nostro cervello - di minuscoli organismi, dei veri e propri parassiti, che influenzano il comportamento umano? È quello che a quanto pare si è chiesto Sugaru Miaki, giovane (classe 1990) scrittore di romanzi giapponese, da noi conosciuto per la miniserie a fumetti Il prezzo di una vita, pubblicata nel nostro paese da J-Pop due anni fa.

Sempre l'editore milanese ci ha portato quest'anno Parasite in Love (scoprite alcune recenti uscite manga J-POP tra cui proprio Parasite in Love), anch'esso trasposizione di uno degli ultimi romanzi dell'autore, realizzato in collaborazione con il disegnatore Yuuki Hotate. Ecco la nostra recensione di una miniserie manga che, nonostante le premesse, non riesce a reggere il confronto con l'ingombrante predecessore.

Due anime tormentate

Serializzato in tre volumi dal 2018 al 2019 e basato sull'omonimo romanzo di Sugaru Miaki, Parasite in Love è ambientato nel Giappone contemporaneo e vede come protagonista Kengo Kosaka, un trentenne disoccupato e asociale in quanto affetto da una profonda germofobia. A causa di questo disturbo, per lui anche il semplice contatto con oggetti toccati da altre persone e l'entrata in altri luoghi sono fonte di paranoia e di disagio. Kosaka è anche un brillante programmatore che, per puro piacere personale, ha deciso di sviluppare un virus informatico per far cadere qualsiasi tipo di comunicazione la notte di Natale. Un giorno si presenta alla porta di casa sua un individuo losco di nome Izumi, che ha scoperto dell'esistenza del virus - pur non essendo ancora online - e che usa questo pretesto per ricattare il protagonista. Per evitare di finire in galera, Kosaka dovrà accontentare la richiesta di Izumi: diventare amico di una ragazza liceale di nome Hijiri Sanagi e scoprire l'origine dei suoi tormenti.

Sanagi infatti non frequenta più la scuola in quanto affetta da scopofobia, ovvero la paura di attirare l'attenzione altrui e di frequentare posti affollati, inoltre è una grande appassionata di vermi e di parassiti. L'incontro tra le anime affini Kosaka e Sanagi, dopo le diffidenze e i contrasti iniziali, porterà i due a innamorarsi piano piano. Ma la loro relazione è destinata a complicarsi quando si scopre che entrambi sono vittime di un parassita, nascosto all'interno delle loro teste, che sembra influenzare i loro comportamenti.

Dopo il bellissimo Il prezzo di una vita, Sugaru Miaki ci racconta nuovamente una storia di reietti, di persone emarginate in una società moderna dai lati sempre più oscuri. E lo fa, questa volta, servendosi del pretesto - alquanto profetico, vista la situazione che stiamo vivendo - del parassitismo, che assurge a simbolo (neanche troppo velato) delle ansie e delle paure del mondo contemporaneo.

Purtroppo, almeno nell'adattamento a fumetti oggetto di questa recensione, le cose non sono andate proprio per il verso giusto: Parasite in Love è un titolo che non riesce a concretizzare in modo efficace i suoi ottimi spunti iniziali. Vediamo perché.

I parassiti come metafora

La caratterizzazione dei due protagonisti, Kengo Kosaka e Hijiri Sanagi, e lo sviluppo del loro rapporto nel corso dei tre volumi è senza dubbio l'aspetto più riuscito di Parasite in Love. Quello che si viene a creare tra queste due anime irrequiete, vittime di patologie psicologiche che hanno compromesso il loro inserimento nella società, è un amore genuino e non convenzionale, raccontato con garbo e delicatezza (nonostante la differenza di età) dalla sapiente mano di Miaki e illustrato dall'ottimo stile di Yuuki Hotate. Un tratto che non eccelle particolarmente nel design e nelle espressioni dei personaggi, ma che compensa queste mancanze con un uso davvero sopraffino del nero e dei chiaroscuri per accentuare l'atmosfera malinconica del titolo. Parasite in Love non è infatti una semplice storia d'amore, ma anche (e soprattutto) un intenso racconto di formazione.

Il manga affronta l'evoluzione psicologica dei suoi protagonisti interrogandosi su temi per nulla banali e anche abbastanza forti come il libero arbitrio, l'incomprensione, la fiducia nel prossimo, l'isolamento sociale e il suicidio, regalando una storia a cui ognuno di noi può dare la sua interpretazione e che fa sviluppare subito un'empatia nei confronti dei due protagonisti, delle loro paure e delle loro insicurezze.

È però la scoperta dell'esistenza dei parassiti - su cui preferiamo non aggiungere nulla onde evitare spoiler - il vero fulcro della narrazione, uno stratagemma che all'apparenza può ricordare titoli come il capolavoro seinen Kiseiju (leggete la nostra recensione di Kiseiju) ma in realtà ben diverso e a suo modo originale.

Una presenza invisibile e silenziosa, apparentemente in grado di influenzare il comportamento dell'ospite, per ragioni legate alla sua sopravvivenza. È un peccato, quindi, che è proprio con l'introduzione di questo aspetto che iniziano i problemi di cui è afflitto il manga.

Buone intenzioni, ma...

Dopo un ottimo primo volume, che introduce perfettamente le premesse della storia e ci fa conoscere Kosaka, Sanagi e gli altri personaggi, caratterizzato da un ritmo della narrazione molto scorrevole, nel secondo e nel terzo troviamo invece una maggiore verbosità e numerosi spiegoni che, pur dimostrando la notevole cura riposta dall'autore nella descrizione del background scientifico dei parassiti, risultano in molti casi inutili ed eccessivamente ridondanti.

La storia si appesantisce di colpo e si rovina in parte l'ottimo lavoro svolto fino a quel momento nell'applicazione del principio "show, don't tell" (mostra, non raccontare), una tecnica che a nostro parere deve rappresentare la base di qualsiasi produzione fumettistica.

Come se non bastasse, alcuni dei concetti introdotti, per quanto coerenti con le basi poste, rappresentano dei veri e propri deus ex machina che influenzano lo sviluppo della storia, in contrasto ancora una volta con la grande naturalezza riscontrata nei primi capitoli. Il difetto più grande di Parasite in Love è però la sua lunghezza.

Rispetto a Il prezzo di una vita, tre volumi non sono sufficienti questa volta per sviluppare in modo adeguato tutti gli ottimi spunti forniti dalla storia. Il risultato è che molti di essi vengono affrontati in maniera troppo sbrigativa, o addirittura accennata, e lo stesso accade per la caratterizzazione dei personaggi secondari, che ad eccezione di Izumi rappresentano delle semplici figure di contorno.

Fortunatamente questi difetti non compromettono la godibilità del manga, che riesce comunque a coinvolgere il lettore grazie ai suoi protagonisti e agli altri pregi discussi in precedenza.

Parasite in Love Parasite in Love è un manga che, dopo l’ottimo risultato ottenuto con Il Prezzo di una Vita, conferma Sugaru Miaki come uno degli autori più interessanti dell’attuale panorama, un attento indagatore dell’animo umano e della fragilità psicologica nella moderna società. Sfortunatamente questo suo ultimo lavoro, illustrato con perizia da Yuuki Hotate, nonostante gli ottimi spunti iniziali si perde un po’ con l’avanzare dei volumi, e avrebbe beneficiato di una lunghezza maggiore per sviluppare al meglio tutte le potenzialità di un argomento complesso e affascinante. Se avete apprezzato l’opera precedente e vi piacciono le storie d’amore non convenzionali, Parasite in Love rimane comunque un titolo consigliato. In caso contrario, valutatene l’acquisto in base ai pregi e ai difetti che abbiamo appena elencato.

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