Penguin Highway, la recensione del film di Hiroyasu Ishida

Il primo lungometraggio di Studio Colorido, tratto dall'omonimo romanzo, è un suggestivo coming-of-age travestito da avventura fantastica.

recensione Penguin Highway, la recensione del film di Hiroyasu Ishida
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Numerosi esemplari di pinguini appaiono senza un motivo apparente nella cittadina dove vive Aoyama, un ragazzino di dieci anni molto più maturo rispetto ai suoi coetanei. Nello sbigottimento generale è proprio lui a scoprire come gli animali seguano un percorso prestabilito, rinominato Penguin Highway, che conduce verso la vicina zona boschiva. Aoyama, da sempre appassionato dei misteri sul mondo e di esperimenti scientifici, è intenzionato ad ogni costo a risolvere l'enigma, ma nel frattempo deve anche fare i conti con la situazione scolastica e con gli atti di bullismo di cui è vittima per mano del compagno Suzuki.

Dopo che quest'ultimo lo ha legato ad un distributore automatico, Aoyama si imbatte nella segretaria dello studio dentistico da lui conosciuta solo qualche giorno prima. La ragazza lancia per aria una delle lattine e questa si trasforma incredibilmente in un pinguino, lasciando entrambi esterrefatti e con nuove domande senza risposta. Quando la studentessa Hamamoto chiede aiuto al giovanissimo protagonista per analizzare uno strano fenomeno in una pianura celata nella foresta, la situazione si ingarbuglia ulteriormente con risvolti sempre più inaspettati e pericolosi per l'intera comunità.

Una meta da raggiungere

Non sempre è richiesto un perché e a volte gli interrogativi sono parte saliente della post-visione di un'opera, sia questa in forma filmica/animata o su carta stampata. Penguin Highway lascia volutamente questioni irrisolte ma permette al contempo di affrontare il viaggio e la sua effettiva risoluzione con uno sguardo inedito e fanciullesco, come quello incarnato dai principali protagonisti.

Bambini, chi più maturo come Aoyama, chi ancorato all'ingenuità tipica dell'età, che osservano il mondo con meraviglia e sono portati a vedere oltre le apparenze, a spingersi aldilà del razionale per trasformare l'irrazionale in magia a prova di grandi e piccini.Questo fu in forma primigenia nell'opera alla base, il romanzo per ragazzi scritto nel 2010 da Tomihiko Morimi e premiato con il Nihon SF Taisho Award, ed è stato di nuovo otto anni dopo nella relativa trasposizione anime, primo lungometraggio realizzato dal regista Hiroyasu Ishida e da Studio Colorido.

Studio che ci solo poche settimane fa ci ha regalato il recente Miyo - Un amore felino (2020), sbarcato in esclusiva nel catalogo Netflix, e che testimonia la predilezione della compagnia a raccontare storie dove gli animali sono elemento fondante del racconto.

Una storia che cresce

Ma se nel film appena citato ci troviamo di fronte ad una love-story di carattere fantastico e, nell'ultima parte, eccessivamente zuccherosa, con Penguin Highway il percorso compiuto dai personaggi segue le linee guida di un atipico coming-of-age dai toni mystery, dove il ricorso all'insondabile si approccia a note metaforiche e disincantate. L'affezione di Aoyama per il personaggio della "ragazza dei pinguini" è figlio di quella pubertà incombente e le diverse battute relative agli attributi fisici di lei, ricongiungono una figura così matematica e metodica ad un più gradevole afflato terreno.

Ecco allora che l'interazione con gli altri personaggi, seguente in maniera intelligentemente critica i classici stereotipi dell'ambientazione scolastica, segna un netto confine con il mondo degli adulti, le cui comparse sono ristrette ad un ambito secondario ed esclusivamente necessarie, quali pedine, a determinate svolte narrative nonché suggeritrici di teorie scientifiche potenzialmente applicabili alla vicenda.

L'occhio vuole la sua parte

Il tratto pulito e preciso, semplice nelle forme ma accattivante nel character design delle figure umane, è accompagnato da un comparto scenografico di prima grandezza, con panorami mozzafiato esaltati dall'uso dei colori - che non si affida a cromaticità eccessive ma punta sulla limpidezza delle tinte base - e squarci visionari nella "resa dei conti" finale, dove la visione si apre ad inedite suggestioni metafisiche e prepara il campo a quell'epilogo ricco al contempo di toni malinconici e atmosfere catarticamente liberatorie, ideale sublimazione di quanto mostrato in precedenza.

La "carica" dei pinguini - artefatti che si moltiplicano in serie e aiutano i protagonisti nello svolgimento della loro missione è una sequenza catalizzante e magnetica che racchiude al meglio quell'idea di spettacolo a supporto di un'idea-concetto, binario chiave tramite il quale approcciarsi ad un'opera che riserva sorprese in serie.

Il tutto senza cedere a facili soluzioni emotive - ma le emozioni comunque non mancano - e sfruttando il fantastico per ampliare la duttilità dello sguardo, fattori che rendono Penguin Highway un avvolgente inno alla potenza dell'immaginazione.

Oltre all'edizione home video distribuita da Dynit, il film è disponibile a noleggio su diverse piattaforme di streaming come VVVVID, Apple Tv, Microsoft Store e GooglePlay.

Penguin Highway Nella sua voluta ritrosia verso soluzioni di semplice presa, con il lato romantico abilmente messo in sottrazione e con sussulti di una pubertà prossima a venire, Penguin Highway utilizza l'avventura di stampo fantastico per inscenare un'ode al potere dell'immaginazione e della fantasia ad occhio, e sguardo, di bambino. Il mistero, incanalato sia in fenomeni inspiegabili che nella determinante figura della ragazza compagna d'avventura, è di una natura tale che solo l'indole innocente e scevra da vincoli razionali può trovare una soluzione, poco importa se supportata o meno da un'imposta razionalità. Le due ore di visione, esteticamente appagante e a tratti maestosa nei suoi aliti visionari e/o spettacolari, celebrano l'emozione senza cedere alle retorica, con le potenziali love-story lasciate ad un ipoetico (di)venire e il lato giocoso e leggero egregiamente incarnato dalla presenza di simpatici - ma anonimi, data la loro origine - pinguini, proprio coloro che danno il titolo all'anime e al relativo romanzo all'origine. Un coming-of-age particolare e inedito dove il compimento del viaggio è più importante dell'effettiva causa e l'epilogo si apre a suggestivi e gradevoli sussulti metaforici.

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