Phantom Stalker Woman Recensione: l'horror di Mochizuki torna in Italia

La nuova edizione di Star Comics di Phantom Stalker Woman arriva in Italia. Il manga riuscirà a terrorizzare i lettori?

recensione Phantom Stalker Woman Recensione: l'horror di Mochizuki torna in Italia
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La cultura giapponese è ricca di tradizioni e folclore che hanno superato il tempo e sono al centro di storie ancora oggi. Da quelle leggende sono poi nate tante storie di horror metropolitano che giravano di bocca in bocca tra gli adolescenti. Molte si ispirano a fatti reali ed è da una di queste che nasce Phantom Stalker Woman, un volume unico composto da 11 capitoli scritti e disegnati da Minetaro Mochizuki, ben noto tra il pubblico per Dragon Head e per il seinen Chiisakobe.

Zashiki Onna, questo il nome in giapponese, fu pubblicato nel 1993 dopo una breve serializzazione sulla rivista seinen Weekly Young Magazine di Kodansha e all'epoca fece molto scalpore diventando uno dei manga horror più amati. Annunciata a luglio 2020 da Star Comics, l'editore perugino propone ora in Italia la nuova edizione dopo la prima stampa del 2003 nella collana Umami. La storia horror di Minetaro Mochizuki si confermerà come un horror appagante oppure avrà ceduto nel tempo?

Non aprite quella porta

Hiroshi Mori è uno studente universitario che vive da solo in un monolocale, e una notte viene attirato da un particolare rumore poco fuori la sua porta. Si tratta di una donna che bussa insistentemente al campanello della porta del suo vicino, un altro studente universitario di nome Yamamoto.

Per tentare di interrompere quella molestia uditiva, Hiroshi apre la porta e si trova a pochi metri di distanza una donna alta, dai capelli neri e lunghi che le coprono in parte il brutto viso. Vestiti consunti, calze smagliate, una borsa di carta e una cicatrice sul polso, la donna si ripresenterà la sera dopo alla stessa porta. Ma stavolta la sua attenzione sembra dirigersi proprio verso Hiroshi.

Un horror poco inquietante

Considerata la sua natura autoconclusiva, nel volume di Phantom Stalker Woman la storia ruota intorno a una manciata di personaggi, al cui centro ci sono naturalmente Hiroshi Mori e la misteriosa donna alta che renderà difficili le giornate del ragazzo e di chi gli sta intorno. Il tentativo è di costruire un'aura oscura che in buona parte riesce a mantenere un certo livello di tensione e di interesse, anche se non riesce ad inquietare pienamente e fino in fondo.

Questo aspetto va naturalmente contestualizzato. Il manga di Minetaro Mochizuki è stato scritto e pubblicato nel 1993 e proprio in quell'epoca fece parecchio scalpore. In Giappone Phantom Stalker Woman fu uno dei primi manga a parlare delle donne stalker e, unendo questo argomento inedito per il pubblico all'horror, la storia ebbe grande successo nonostante la sua natura autoconclusiva. Al giorno d'oggi, forse, queste tematiche non suscitano più lo stesso effetto e forse, in un horror del genere, così breve, occorrerebbe che i personaggi siano più caratterizzati. In tal senso c'è da dire che proprio l'elemento principale del cast, ovvero la ragazza, non riesce - né con le apparenze né con le sue azioni - a risultare particolarmente carismatica, pur emanando inquietudine per quasi tutto il manga. La sua natura è palese fin da subito e soltanto l'ingenuità del povero Hiroshi Mori le consente di diventare davvero pericolosa.

Hiroshi rimane in balia della donna e, nonostante la presenza di altri due personaggi a lui vicini come Sachiku e Rumi, finisce per affrontare da solo la furia della stalker. Proprio gli altri due ragazzi sono protagonisti di qualche sottotrama collaterale che però non viene sviluppata fino in fondo.

Passando al comparto grafico, lo stile di disegno di Minetaro Mochizuki è sicuramente datato ma peculiare, e riesce comunque a rendere più cupe le atmosfere e realistiche le espressioni dei personaggi. Spiccano alcune vignette con la stalker che, riprendendo l'oscura leggenda metropolitana della donna a cui il marito aveva aperto la bocca da guancia a guancia con un coltello, spesso presenta sorrisi inquietanti e larghissimi. Purtroppo è la regia che soffre dei problemi più gravi: l'impostazione delle vignette è molto classica e spartana mentre ci sono diverse situazioni dove manca l'assenza di dinamismo e chiarezza nelle scene. Ci saremmo aspettati, infine, un finale più incisivo. Senza concludere chiaramente la storia né della ragazza fantasma né del protagonista, oltre che quella degli altri attori della storia, l'epilogo ci è sembrato un po' troppo compassato rispetto all'andamento generale dei capitoli precedenti, che al netto dei loro difetti si dimostrano piuttosto avvincenti.

Phantom Stalker Woman L’horror autoconclusivo di Minetaro Mochizuki è sicuramente un manga importante per la storia del fumetto giapponese, ma non a parer nostro non è riuscito a superare indenne le ingiurie del tempo. Tra un po’ di prevedibilità e personaggi poco carismatici, il tentativo di terrorizzare il lettore riesce solo in parte: il principale pregio del prodotto sta, invece, nel ritmo della scrittura, incalzante e avvincente quanto basta. Consigliato per gli appassionati di cultura horror giapponese che non vogliono lasciarsi sfuggire proprio nulla.

6.5