Planet Robot Danguard: Recensione della serie mecha di Leiji Matsumoto

In edizione DVD, prodotta da Anime Factory e pubblicata da Koch Media, la serie anime mecha dal creatore di Capitan Harlock.

recensione Planet Robot Danguard: Recensione della serie mecha di Leiji Matsumoto
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Arriva il momento per tutti, anche per i più grandi, di confrontarsi con le tendenze del mercato contemporaneo. Ciò valse anche, negli anni Settanta, per un artista come Leiji Matsumoto, che subentrava nelle grazie di Toei Animation dopo la rottura tra la compagnia e un altro novellino del settore (Go Nagai). La collaborazione tra il sensei e l'azienda portò, inevitabilmente, alla creazione di un‘opera basata sul genere mecha: nacque, nel 1977, Planet Robot Danguard, appena due anni dopo quell'UFO Robot Goldrake che aveva rivoluzionato l'industria. Danguard è tutt'oggi l'unica e sola storia di Matsumoto-sensei basata sui robottoni, trasposta poi in un manga realizzato proprio dall'autore e pubblicato nello stesso anno della messa in onda, nel '77. Era l'anno di Star Wars: Una Nuova Speranza, erano gli anni soprattutto in cui ogni singola frangia dell'intrattenimento guardava allo spazio come si faceva con la frontiera del Vecchio West. E chi meglio di Matsumoto, uno che il western l'ha contaminato con la space opera grazie a prodotti come Capitan Harlock e Gun Frontier, poteva prendersi sulle proprie spalle un'eredità simile? La serie televisiva di Planet Robot Danguard è composta da 56 episodi ed è attualmente disponibile in edizione home video (formato DVD) grazie a un cofanetto prodotto da Anime Factory e distribuito da Koch Media.

La promessa di Prometeo

Pur rispettando profondamente i canoni imposti dalla penna di Matsumoto, sempre riconoscibile così come il suo tratto di disegno, le battute iniziali di Danguard sembrano perlopiù derivative dai grandi esponenti che, prima di questa produzione, avevano trasposto i robottoni in un contesto fantascientifico, alla scoperta delle meraviglie del nostro universo. Così come un Tekkaman, ad esempio, e anticipando di qualche anno storie come General Daimos, la trama di Planet Robot Danguard ci presenta un futuro ipotetico nella nostra galassia, in cui l'uomo ha finalmente capito come colonizzare lo spazio.

Un giovane ed esuberante protagonista, un padre eroico e leggendario, un'esercitazione andata male, un'eredità da gestire e un destino da compiere: una formula che sa di già visto, e che costituisce il più delle volte l'assunto di partenza di anime e manga di stampo sci-fi (anche prodotti più recenti, come l'Ultraman di Netflix, anche se in quel caso siamo più nel genere supereroistico). Il progetto Prometeo, infatti, è un'operazione che porterà l'umanità a colonizzare il decimo pianeta del sistema solare.

Il Danguard, un robot trasformabile noto anche come Satellizzatore, è l'arma che permetterà di portare a compimento questa incredibile scoperta: se, però, l'obiettivo sembra alla portata del dottor Galax e dei suoi subalterni, allo stesso modo le truppe del malvagio Doppler sembrano intenzionate a inserirsi nella corsa a Prometeo, per far sì che sul pianeta possa instaurarsi una società fatta di umani d'elite.

Protagonista dell'avventura è il giovane Arin Ichimonji (Takuma, in giapponese), una sorta di versione esteticamente più giovane di Harlock che si addestra presso il quartier generale di Galax per diventare un pilota formidabile, al pari di suo padre, che in passato perse la vita durante la prima spedizione Prometeo. Arin è guidato dal misterioso Dan, un capitano dalla maschera di ferro e dal carattere inflessibile, duro e spietato con i suoi allievi per prepararli alla guerra contro Doppler.

I mecha di Matsumoto

Se già inizialmente Planet Robot Danguard sembra assumere i caratteri di una storia già ampiamente vista e sentita, è nel suo sviluppo che inizia a delineare un certo grado di originalità, sia nelle dinamiche di scrittura che nell'evoluzione dei personaggi. È molto interessante, ad esempio, il percorso compiuto dal protagonista: un cammino di formazione decisamente in salita, mai in discesa, e soprattutto lento, costruito col tempo, non semplicemente affidatogli sin dall'inizio mettendo da parte ogni possibile logica.

Certo, nel "party" di comprimari che compongono la serie si riflettono alcuni cliché tipici del genere: l'anziano, lo scienziato, la ragazza, la mascotte. Ma è nel suo svilupparsi che la vicenda assume i connotati tipici delle opere di Leiji Matsumoto: storie politiche, non soltanto semplici e raffinate opere d'arte. In Doppler, e nelle sue truppe, si riconosce una non troppo velata critica alle strutture dittatoriali che hanno caratterizzato il Novecento. E non è un segreto, peraltro, che Matsumoto abbia riversato nella sua poetica una vena ferocemente polemica nei confronti della guerra, delle morti inutili e del regime del terrore.

Danguard è un'opera, insomma, molto lontana dagli immaginari plasmati dal sensei: non cowboy, non pirati spaziali, non un universo sconfinato. Ma, al tempo stesso, è una storia che di Matsumoto ha tutto: uomini, fragili e imperfetti, nello spazio, non lo spazio attorno agli uomini. E di Matsumoto Danguard eredita, prepotentemente, il design: non tanto quello mecha, inevitabilmente derivativo rispetto a ciò che l'industria dell'animazione ha sperimentato in quegli anni, quanto (ancora una volta) quello dei personaggi. Nei volti di Arin e soci ritroverete, senza troppa difficoltà, i canoni estetici dei più grandi protagonisti creati da Matsumoto, da Capitan Harlock a La Corazzata Yamato. Non per questo, però, bisogna denigrare il tratto di disegno, carattere distintivo di un autore (che, per questo, va protetto) quanto piuttosto un comparto di animazioni non del tutto eccezionale, sicuramente invecchiato maluccio.

Il box DVD

La qualità visiva di Planet Robot Danguard, per quanto riguarda la conversione home video di Anime Factory, è la medesima per tutti i prodotti un po' datati che l'editore ci ha recentemente fornito in DVD: il formato 4:3 si affianca a una pulizia visiva non proprio eccezionale, ma è opportuno ricordare che la qualità del materiale originale resta in ogni caso datata e sarebbe pressoché impossibile ottenere una risoluzione più alta senza deformare la pulizia dell'immagine.

Il cofanetto distribuito da Koch Media ha poi, in dote, il solito packaging: rivestimento cartonato, artwork in alta definizione sia per quest'ultimo che per la confezione in plastica, solito e imprescindibile booklet stracolmo di curiosità, sketch e contenuti che vanno a impreziosire l'offerta. Sul piano dei contenuti all'interno dell'opera, invece, il prodotto presenta tracce audio sia in giapponese che in italiano, con opportuni sottotitoli nella nostra lingua in caso scegliate la localizzazione nipponica - che, forse, è quella che ci sentiamo di consigliare, in quanto il doppiaggio italiano di Danguard non brilla particolarmente sul piano interpretativo, figlio di un'epoca in cui l'attenzione in fase di adattamento era evidentemente diversa rispetto a quella odierna.

Planet Robot Danguard La firma di Leiji Matsumoto nel genere mecha è potente, sontuosa, non completamente scevra da difetti ma in ogni caso memorabile. Planet Robot Danguard cade in qualche cliché di troppo, tipico delle storie che negli anni Settanta invadevano il mercato anime giapponese, eppure tutta la poetica del creatore di Capitan Harlock esplode prepotentemente in un insieme di valori che non faticherete a riconoscere. Il design, che conta animazioni un po' datate, include non solo il lavoro del sensei, ma anche la collaborazione del leggendario Shingo Araki: il risultato è un'opera graficamente un po' derivativa, ma originale e affascinante.

8.3