Platinum End 1: Recensione del nuovo manga dagli autori di Death Note

Se avete amato Death Note apprezzerete anche la nuova opera di Ohba e Obata: Platinum End è una dicotomia costante tra vita e morte, amore e vendetta.

recensione Platinum End 1: Recensione del nuovo manga dagli autori di Death Note
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La premiata e collaudata coppia composta da Tsugumi Ohba e Takeshi Obata, già autori di incredibili successi come Death Note e Bakuman, torna con una terza e promettente collaborazione. Stiamo parlando di Platinum End, il nuovo manga dei due autori che per certi versi vi ricorderà moltissimo quel capolavoro che è stato Death Note: il progetto è relativamente giovane, poiché le sue basi sono state poste nel 2015 con la pubblicazione del primo tankobon in Giappone nel 2016. Quello stesso volumetto, comprendente i primi, sorprendenti tre capitoli del manga, è ora disponibile anche per il mercato italiano grazie a Planet Manga e Panini Comics. State pronti a gettarvi nuovamente in una storia intrisa di tutti gli elementi che vi hanno fatto amare Ohba e Obata, tra l'esaltazione della vita e della morte attorno a cui ruotano i temi della giustizia e dell'amore.

La ricerca della Felicità

Platinum End si apre presentandoci il protagonista dell'opera, Mirai. Un ragazzo orfano, profondamente solo, tormentato dalla sua condizione e da una famiglia adottiva - i suoi perfidi zii, desiderosi e avidi soltanto di sfruttare il patrimonio del giovane - che gli dimostra tutt'altro che affetto e vicinanza. Sul finire del suo percorso scolastico, dopo il conseguimento del diploma, Mirai prende la decisione più dura di tutta la sua vita: suicidarsi. Non ha più senso vivere in un mondo che non ha nulla da offrirgli se non dolore e solitudine, ragion per cui il protagonista della nostra storia sceglierà di lasciarsi cadere dalla cima di un palazzo. Le prime tavole del nuovo manga dagli autori di Death Note sono un lento e strascicante cammino verso la morte, condito dai pensieri di Mirai sul valore ormai nullo della vita; poi c'è la caduta, inesorabile, verso l'asfalto, ma è qui che avviene la svolta: il nostro viene tratto in salvo da Nasse, una creatura alata che ha le sembianze di una ragazzina. Nasse rivela di essere l'angelo custode di Mirai, giunta in aiuto del giovane per impedirgli di morire e aiutarlo a riacquisire speranza e amore nei confronti della vita.

Apprendiamo, tramite gli occhi e i pensieri del protagonista, che per un umano è possibile acquisire gli stessi poteri dell'angelo custode, capacità che si esplicano nello sviluppo delle ali e nell'utilizzo di una freccia rossa, capace di far innamorare chiunque dell'individuo che l'ha scoccata. Mirai accetterà inizialmente di buon grado questi bizzarri ma superbi poteri, ma è quando deciderà di usarli sui propri perfidi genitori adottivi, gli zii che volevano usurpare la sua eredità, che il giovane capirà il prezzo e le terribili conseguenze di ciò che ha acquisito, elaborando man mano una coscienza sempre più critica nei confronti della vendetta e della giustizia. Saranno temi ricorrenti, questi, con Nasse che - da creatura soprannaturale qual è - non riesce a concepire sentimenti come la compassione o la pietà, ma imparerà man mano a empatizzarvi grazie alla vicinanza di Mirai. Dopo un prologo piuttosto d'impatto, la storia si apre mostrandoci alcuni degli altri personaggi che compongono l'opera, espandendo l'universo nel quale ci troviamo e permettendoci di fare la conoscenza di diversi altri comprimari il cui peso nell'economia del racconto sarà centrale nei prossimi capitoli. Ecco che dunque veniamo a sapere che il rapporto tra Mirai e Nasse rientra in un disegno divino molto più grande, poiché il nostro è stato selezionato dal suo angelo custode per adempiere a ruoli ben più importanti.

L'eredità di Death Note

Se, dunque, avete amato alla follia quel capolavoro intramontabile che è Death Note, di certo apprezzerete (e non potrete lasciarvi sfuggire) anche il primo numero di Platinum End, che soltanto in un volumetto ci mette già di fronte una sceneggiatura intensa e pregna di significato, che gioca costantemente sulla dicotomia tra l'esaltazione della vita e il baratro della morte, giustizia e vendetta, speranza e solitudine, il tutto legato a un unico e centrale filo conduttore: la felicità.

Lo scopo di Nasse sarà infatti ridare felicità alla vita di Mirai, provando a elevare il suo spirito a vera e propria divinità. Ma Mirai è un essere umano, un ragazzo, volubile e imperfetto, una condizione che lo porterà a commettere dei grandi errori prima di capire quali sentimenti è giusto valorizzare nella propria vita. Anche in Platinum End abbiamo inoltre la dicotomia tra i due protagonisti, che in questa nuova opera dagli autori di Death Note trova un'esaltazione più "tenera", a volte ai limiti del comico, ma che nelle situazioni più drammatiche esplode con grande intensità. Lo stile autoriale di Ohba e Obata si riconosce non soltanto nell'estro della narrazione, che in soli tre capitoli piuttosto lunghi riescono a raccontare tutti gli eventi clou del prologo dell'opera, ma anche nel tratto utilizzato e nella composizione artistica:

Platinum End sfoggia un disegno dettagliato ma anche delicato, che riesce ad unire la dolcezza di personaggi come Nasse a character design decisamente più ruvidi o elaborati, com'è il caso del colossale Rodriguez Tonma o degli altri angeli che vengono presentati nel primo tankobon dell'opera. L'impatto estetico si evince anche dall'incredibile forza espressiva di alcune scene, che per la violenza o l'intensità dei propri contenuti si impone agli occhi dei lettori quasi come uno schiaffo in faccia: non mancano neanche le splash page, che non si preoccupano neanche di mostrarci le situazioni più spinte senza particolare pudore. Ecco, Platinum End è proprio un'opera intensa, di una potenza espressiva che non teme di presentarsi al lettore con un racconto fortemente spirituale e temi fortissimi, oltre che molto attuali.

Platinum End Platinum End forse non sarà un’opera per tutti, ma certamente da consigliare a coloro che cercano una lettura intensa sia sotto il profilo della narrazione e dei temi trattati che sul versante estetico. Nella nuova opera firmata da Tsugumi Ohba e Takeshi Obata si ritrovano moltissimi elementi appartenenti al capolavoro della premiata coppia. Se dunque avete amato Death Note, lo stile del suo racconto e il tratto grafico profondamente dettagliato, non potrete non apprezzare Platinum End - che con la sua musa ispiratrice condivide diversi temi stilistici e narrativi, a partire dalla dicotomia tra la vita e la morte e il dualismo dei protagonisti. Ciononostante, la nuova proposta editoriale di Planet Manga non risulta assolutamente una sorta di “brutta copia” dell’opera prima di Ohba e Obata, conosciuta e apprezzata dai più: Platinum End è anche esaltazione dell’amore e della compassione, oltre che una ricerca costante della felicità in un mondo apparentemente fatto di nient’altro che vuota solitudine. Il primo numero è una piacevole rivelazione e il nostro consiglio è di dargli una chance, in attesa di leggere e giudicare il secondo tankobon.

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