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Pokémon I segreti della giungla Recensione: un film senza pretese

Il nuovo film dei Pokémon arriva su Netflix. Un film non eccezionale ma che sa essere piacevole. Vediamo insieme quali sono i motivi.

Pokémon I segreti della giungla Recensione: un film senza pretese
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Il 25° anniversario dei Pokémon è davvero pieno di novità. Tra videogiochi, miniserie e nuovi lungometraggi, i nostri amici mostriciattoli sono i veri protagonisti del 2021. Avevamo già accennato la data di uscita di Pokémon: I segreti della giungla, film diretto da Tetsuo Yajima già noto in Giappone nel 2020 e distribuito da Netflix in Italia l'8 ottobre 2021. Il primo trailer ci aveva dato un assaggio di questa nuova avventura: il protagonista è Koko, un ragazzo che, allevato da un Zarude, cresce e vive nella giungla in mezzo ai Pokémon. L'incontro con Ash e il suo compagno Pikachu lo porterà ad interfacciarsi con il mondo degli esseri umani, a lui finora sconosciuto.

The Pokémon Company ha accompagnato l'uscita con tante piccole chicche: Zarude è ora su Pokémon Go e ai fan iscritti alla newsletter sono stati inviati codici speciali per sbloccare alcuni personaggi in Pokémon Spada e Pokémon Scudo. Sono piccoli regali volti ad incentivare la visione del nuovo film Netflix, con la piccola promessa di un buon prodotto. Scopriamo insieme se ne vale davvero la pena.

Una storia che manca di originalità

La trama è davvero molto semplice e lineare, e si divide tra la storia di Koko, ragazzo cresciuto nella natura credendo di essere un Pokémon, e quella di un gruppo di esseri umani intenti a trovare la fonte di un'acqua con strabilianti poteri curativi. Le due linee narrative si intrecciano nel momento in cui Koko e Ash si incontrano per caso, e le due realtà finiscono per concatenarsi e condizionarsi a vicenda.

La storia di Koko e di Papà Zarude, colui che lo ha salvato e cresciuto come un figlio ottenendo il disprezzo del proprio branco, segue degli schemi un po' troppo scontati in quanto liberamente ispirati a racconti che lo spettatore conosce già da tempo. Koko si presenta fin da subito come una via di mezzo tra il personaggio di Tarzan e quello di Mowgli, e molte dinamiche dei famosi romanzi inglesi ritornano, condizionando l'effetto sorpresa. La seconda linea narrativa, dunque, è fondamentale per regalare al lungometraggio un pizzico di originalità, pur non riuscendo nell'intento al 100%.

Pokémon ed esseri umani

L'opera di Tetsuo Yajima offre lo spunto per una profonda riflessione. All'estrema semplicità della storia, infatti, si oppone un punto chiave di estrema rilevanza. La convivenza tra Pokémon ed esseri umani è un elemento dato ormai per scontato dallo spettatore ma anche dai personaggi stessi, ed è interessante mettersi nei panni di chi invece non riesce a concepirlo.

Papà Zarude è bandito dal branco perché quest'ultimo ha conosciuto il lato meschino ed egoista del genere umano. La ricerca della fonte guaritrice dà chiaramente spazio a un colpo di scena dettato dall'avidità del singolo, il villain, che sfrutta un bene comune per ignobili scopi.

Eppure il primo messaggio che il mondo dei Pokémon vuole trasmettere da 25 anni è proprio quello di armonia e di amicizia tra le due specie che condividono lo stesso universo e la stessa linfa vitale, proprio come ci hanno insegnato i primi episodi di Evoluzioni Pokémon, la nuova miniserie. È un messaggio che, chiaramente, ritorna in questo film a lieto fine grazie al piccolo Koko e al suo nuovo amico Ash. Ma il film riesce a fare un passo avanti. L'attenzione sulla convivenza si sposta anche su una nuova ed inaspettata domanda: cosa si prova nell'essere un Pokémon? Il personaggio di Koko, nella sua totale tenerezza e genuinità, rappresenta quell'elemento capace di riportare equilibrio e armonia. È l'inevitabile anello di congiunzione che cambia le carte in tavola, riportando la pace nella giungla e, allo stesso tempo, affacciandosi su un nuovo mondo che, in realtà, è semplicemente la sua casa.

Forse nessun personaggio finora era riuscito ad immedesimarsi così tanto in queste fantastiche creature tanto da capirne i bisogni più profondi. Sentirsi uno di loro è un'esperienza decisamente più profonda del vivere semplicemente insieme ai mostriciattoli. Il piccolo uomo-Pokémon, dunque, è sicuramente una grande novità a dispetto del contesto in cui esso è inserito.

Lingua e animazione

Inserire Koko in una sorta di limbo tra i due mondi comporta alcuni espedienti nella sceneggiatura. Per buona parte del film, vediamo il protagonista comunicare nella "lingua degli umani" - nel nostro caso in italiano - insieme a Papà Zarude e agli altri membri del branco. Ciò viene meno nel momento in cui egli deve interagire con Ash e gli altri personaggi: in quel momento il registro linguistico cambia e scopriamo - ovviamente, col senno di poi - che Koko parla soltanto la lingua dei Pokémon.

Questo è lo stesso meccanismo che troviamo in tantissimi film d'animazione, si pensi a Tarzan o Koda Fratello Orso. Uno spettatore maturo riesce più facilmente a cogliere la necessità di dover trasporre in lingua ogni dialogo che, altrimenti, sarebbe unicamente composto da versi incomprensibili. Tuttavia ciò avviene con una modalità davvero disorientante. Non sarebbe stata la prima volta, ad esempio, vedere alcuni Pokémon padroneggiare la lingua: pensiamo a Mewtwo o allo stesso Meowth, presente tra l'altro in questa nuova avventura insieme al Team Rocket. Il vero funzionamento del linguaggio ci viene svelato solo successivamente.

Spesso si tratta, inoltre, di dialoghi che hanno il palese scopo di comunicare direttamente allo spettatore. Le scene in cui Ash si rivolge a Koko perdono credibilità visto che il protagonista non ha i mezzi per capire il significato delle parole. Ovviamente questo è inevitabile per portare avanti la narrazione che, altrimenti, non avrebbe vita, ed essendo il film rivolto anche - e forse soprattutto - a un pubblico infantile, il bisogno di raccontare una tenera storia va ben oltre la ricerca di verosimiglianza.

La lingua insinua qualche dubbio anche sulla qualità delle musiche. La versione italiana dei pochi brani presenti nel corso della narrazione, oltre che all'inizio e alla fine, sembra essere decisamente forzata nell'adattamento alle melodie. Ciononostante, il doppiaggio italiano rimane ottimo, e restituisce ancora le voci storiche dei personaggi principali - Ash, il Team Rocket e il narratore. Un ultimo aspetto da evidenziare è la grafica. La discrepanza tra i personaggi e gli sfondi è fin troppo evidente e straniante. L'animazione, tuttavia, può godere di particolari scene ricche di effetti spettacolari. Nel complesso, l'opera rimane visivamente gradevole, seppur tutt'altro che eccelsa sul versante tecnico.

Pokémon: I Segreti della Giungla Pokémon: I segreti della giungla, pur essendo un prodotto leggero e piacevole, pecca di alcuni difetti dovuti a esigenze comunicative. Il target molto giovane lascia spazio a disattenzioni che, agli occhi di uno spettatore adulto e maturo, risultano fuori posto. Un film senza troppe pretese che riesce sicuramente a rilassare e ad intenerire lo spettatore.

6.5