Ramon hai sgarrato Recensione: un viaggio meta-fumettistico

L'opera dell'artista genovese, edita da Edizioni BD, porta la metanarrazione sul piano esistenziale sfruttando i meccanismi del medium fumetto.

Ramon hai sgarrato Recensione: un viaggio meta-fumettistico
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Ramon hai sgarrato, arrivato in fumetteria i per Edizioni BD, è un tripudio di sperimentalismo narrativo e visivo, un gioco allucinato di fumetto che si prende sul serio in quanto tale e non in veste di "mero" mezzo per il racconto a disegni.
Alessandro Ripane dà vita ad un fumetto underground dalle tematiche difficili, precarie, fuggevoli, che non possono essere "imbrigliate" dalla forma e che, dunque, la demoliscono, la deformano, la smontano. Il fumettista si consacra con l'opera che va a rimpolpare la collana BD Next (controllate al seguente link le uscite J-POP manga ed Edizioni BD di agosto 2021), dando sfoggio della sua abilità da illustratore e mostrando deciso la sua poetica.

Il fumetto decostruito

Ripane decostruisce il medium e le sue parti costitutive creando un fumetto che si svela e si svuota di senso, si espone in quanto fumetto e mette in mostra la sua forma, le sue componenti, la sua essenza e strania il lettore che ora sa di star leggendo un fumetto perché costretto a ricordarlo ad ogni vignetta, ad ogni disegno, ad ogni balloon grosso o squadrato, non permettendogli l'immersione ma lasciandogli solo l'analisi, l'investigazione, la ricerca di Ramon o forse più semplicemente di un senso.

Un senso che gli uomini hanno paura di cercare, uomini che temono le domande esistenziali e rifuggono ad ogni spiraglio che possa significare un'uscita dalle cose o dalle azioni pianificate, dalle certezze su carta, un'uscita dalle pagine ferme, dalla parete dell'esistenza sceneggiata e disegnata, inquadrata dentro vignette salvatrici. Ed è, quindi, estremamente ingombrante, malvoluto, ignorato e "di troppo" il cane parlante che imperterrito interroga Igor con domande in apparenza immotivate ma simboliche, pregne di significato. Alla domanda "cosa crede ci sia dopo i fumetti?" Igor continua impertinente con il suo silenzio protettore, sotto il riparo della sua condizione di personaggio fumettistico, con la fortuna di dover proferire parola solo quando il copione lo prevede.
Ma tra corse affannate per la buona riuscita della "messa in scena", con il lettore che è quasi spettatore indesiderato per i protagonisti disorganizzati, tra miraggi ed allucinazioni visive quasi macabre, quel fumetto non riesce a tenersi in piedi e si decompone, si smantella e crolla nonostante i tentativi di tenere insieme i pezzi, di costruirne uno in cui il cane parlante non è previsto e in cui tutte le vignette siano in ordine e le sequenze al loro posto.

Lo sperimentalismo visivo di Ramon hai sgarrato

E se il fumetto prova inizialmente a mantenere una parvenza di linearità, di logica consequenziale, dopo poche pagine la narrazione si sfilaccia, si fa esposizione di idee confuse, di processi mentali e la meta-narrazione non si accontenta di mettere a nudo il medium ma si fa tramite perfetto per la metafora esistenziale.

È una rincorsa ai capitoli quella di Igor, che non ha tempo di soffermarsi, di indugiare in pause riflessive e che al più presto deve trovare Ramon, il "protagonista" del fumetto che sgarrando non si è presentato e questa stravagante ricerca si traduce visivamente in disegni malleabili, pieghevoli, elastici, in vignette caotiche e disordinate, in un gustoso sperimentalismo visuale che ben si coniuga con le intenzioni del fumetto, tra illustrazioni dal sapore infantile e disegni che sfociano nel grottesco, nella deformità mostruosa, con figure che si "sciolgono" e visi che "cadono". Un fumetto che sembra ininterrotto, che usa un'unica vignetta per sequenze cronologiche, per cambiamenti temporali, che unisce le pagine con "funicelle" che legano i balloon, con espedienti da "piano sequenza" cinematografico. E una costante uscita dai riquadri, per personaggi che sfondano la quarta parete e lo fanno anche muovendosi "liberamente" tra gli elementi visivi del fumetto.

Edizioni Bd Con Ramon hai sgarrato Alessandro Ripane svuota il serbatoio della metanarrazione, folle ma ragionata in ogni risvolto illogico, in ogni situazione stravagante o spiazzante, in una giocosa (ma anche seria) riflessione sul medium del fumetto e sulle sue possibilità espressive. Il tutto però al servizio di una più ampia riflessione esistenziale, in una narrazione smantellata che è metafora della ricerca irrisolta di un senso. Ripane ci regala una grottesca fiaba underground che ci trascina in una storia senza protagonista, che storia non riesce ad essere ma che punta all’assurdo e allo straniamento come unico modo per un’analisi distaccata del medium e dell’esistenza.

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