Re:Zero, la recensione della prima stagione in esclusiva su Crunchyroll

In occasione del recente mid-season della seconda stagione, riscopriamo la prima di uno degli anime più apprezzati degli ultimi anni: Re:Zero

recensione Re:Zero, la recensione della prima stagione in esclusiva su Crunchyroll
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Se dovessimo guardare agli anime degli ultimi periodi, noteremmo che ci sono troppi isekai in circolazione. Uno dei più acclamati è Re: Zero - Starting Life in Another World: non è una delle prime produzioni a rientrare tra gli isekai, dal momento che la light novel è del 2014 e l'adattamento della White Fox è del 2016, ma ha il pregio di aver cercato di portare originalità ad un genere che da tempo soffre di produzioni molto simili tra di loro.

Re:Zero è arrivato in simulcast su Crunchyroll, e recentemente si è conclusa la prima metà della seconda stagione (recuperate le nostre impressioni sul mid-season di Re:Zero 2): per questo motivo abbiamo voluto rispolverare l'incipit dell'avventura.

Una buona azione al giorno

Il pilot (di circa 49 minuti, ma disponibile su Crunchyroll in due parti) è abbastanza esplicativo, mostrandoci sin da subito le meccaniche chiave dell'avventura. Subaru Natsuki è appena uscito da un minimarket, quando all'improvviso si ritrova in un mondo fantasy di stampo Occidentale, e crede di essere stato evocato da una bella fanciulla come eroe prescelto per salvare il mondo.

Il giovane inizia ad esplorare la città in cui è arrivato, ma trova le prime difficoltà: viene subito aggredito da un gruppo di teppisti. Per sua fortuna, lo aiuta una ragazza il cui nome si scoprirà solo alla fine del terzo episodio: Emilia, un'incantatrice alla ricerca di uno stemma rubatole che salva Subaru a colpi di magia. Affascinato e rincuorato dall'altruismo della ragazza e per ringraziarla di essere stata l'unica persona ad aiutarlo, Subaru decide di ricambiare il favore, cercando il ladro con lei. Indagando in città, i due scoprono che il borseggiatore si è diretto in un negozio nei bassifondi cittadini. Qui veniamo messi dinanzi al primo dei tanti plot twist della serie: all'interno della bottega, il duo viene ucciso da una misteriosa figura femminile. Non è però ancora giunta l'ora per il giovane: ritorna in vita poco prima di incontrare la ragazza, ma è convinto che sia stato una sorta di sogno sin troppo realistico per il dolore provato; dunque, torna da solo ai bassifondi per salvare la ragazza. Questa volta, incontra il ladro, con cui cerca di contrattare per ottenere la refurtiva, ma viene nuovamente ucciso.

A seguito di ciò, si comprende che ogni morte del protagonista costituisce una sorta di checkpoint che gli offre una seconda possibilità per continuare la sua avventura, nonostante sia l'unico a ricordare tutto ciò che ha vissuto prima di morire. Senza dilungarci in prolisse spiegazioni, perché è alquanto complesso riassumere in poche parole cosa accade, Subaru riesce ad uscire dal loop in cui è bloccato e a salvare Emilia.

Questa, per ringraziarlo e per curargli le ferite della battaglia contro l'assassina, lo porta nella sua tenuta, dove incontrerà le sorelle cameriere Rem e Ram, Beatrice, guardiana della biblioteca, e Roswaal L. Mathers, signore del castello. Il Nostro scopre che Emilia è candidata per essere la 42esima monarca del reame di Lugunica, motivo per il quale la sua vita è costantemente in pericolo.

Attraverso il continuo reiterarsi di morte e resurrezione, si dipana un racconto che soffre di una sceneggiatura non sempre ben riuscita, di cui non si riesce a distinguere bene il punto focale: basti pensare che l'antagonista è poco presente nella prima parte dell'avventura, ma diventa più influente nelle fasi più avanzate, anche senza mai apparire.

Allo stesso tempo, la storia è ricca di domande e colpi di scena che sono un giusto incentivo a portare avanti la visione. Dobbiamo ammettere, però, che avremmo preferito che alcune risposte ci venissero date sin da subito, per comprendere meglio alcuni passaggi dell'ordito; anche se è palese come quello che ci viene presentato serva solo ad approfondire il mondo in cui si svolgono gli eventi e ad introdurre e delineare i vari interpreti. Se la prima parte dell'avventura sembra essere solo di rodaggio, avendo una narrazione lenta e personaggi che non riescono ad appassionare, la seconda mostra una natura più introspettiva e riflessiva.

Punto di svolta

La prima parte di Re:Zero non è riuscita a convincerci del tutto, risentendo di una scrittura che potrebbe risultare monotona e poco coinvolgente, e in alcuni frangenti persino noiosa.

Infatti, nel secondo arco narrativo (ambientato nella magione) si assiste alla costante morte e resurrezione di Subaru, che è costretto a ripetere ogni singolo evento ripartendo dal suo risveglio dopo aver ricevuto le cure necessarie nella tenuta. Per dare un senso di originalità ed evitare di cadere in una costante ripetitività, le cause della morte sono sempre differenti, così come tutto ciò che il protagonista fa per evitare che tutto si ripeta. Infatti, possiamo dire che il Ritorno dalla Morte (questo il nome del potere) è un ottimo espediente per approfondire i vari ruoli: ogni volta che l'eroe muore, cerca di scoprire cosa è accaduto per cambiare il tragico esito, e nel farlo si avvicina agli ospiti della tenuta. Come Emilia, che è pronta ad aiutare chiunque sia in difficoltà, anche se a volte non è ben vista dal prossimo; o le gemelle Ram e Rem, le quali non perdono occasione per sminuire con schiettezza l'eroe, che cerca di dare il massimo nei lavori domestici per integrarsi nella "famiglia". Proseguendo con il racconto si ha modo di approfondire il background narrativo delle sorelle, scoprendo come la loro infanzia non sia stata affatto facile e felice.

Tuttavia, riteniamo che ruoli come Beatrice e Roswaal avrebbero dovuto essere gestiti meglio: benché non ricoprano ruoli secondari, ci sono sembrati superficiali e poco delineati, e una costruzione migliore avrebbe potuto dare loro più rilievo. Nel corso delle puntate che costituiscono la prima parte, l'interprete principale inizia ad instaurare rapporti con le persone che lo circondano, soprattutto con Emilia.

Un legame che va ben oltre la semplice amicizia, tanto che il giovane riesce a trovare sempre il sorriso quando si trova vicino a lei, anche dopo essere ritornato in vita. Eccezion fatta per il rapporto con la co-protagonista, che si sviluppa e si rafforza poco alla volta di puntata in puntata, quello con i vari abitanti della tenuta ci è sembrato superficiale, il che non ci ha permesso di legare con loro e di sentirci coinvolti nei momenti carichi di pathos che li riguardano.

Forse, inizialmente, quello che potrebbe lasciare interdetti è come è stato gestito il Ritorno dalla Morte: non è chiaro quali siano i criteri che evitino a Subaru di ripetere tutto ciò che ha vissuto; così come non viene spiegato come abbia ottenuto il potere, ma è possibile intuirlo grazie ad alcuni indizi forniti nel corso delle puntate, ma non le motivazioni per cui lo abbia.

All'apparenza il dono non ha alcuna limitazione fisica, in quanto sembra che il ragazzo possa utilizzarlo indipendentemente tutte le volte che vuole senza subire alcun effetto permanente; unica controindicazione è che non può parlarne con nessuno, venendo zittito all'istante da un'entità sconosciuta. Ma se non ha evidenti ripercussioni sul corpo, ne ha sulla psiche: per il protagonista non è affatto facile rivivere in continuazione ogni evento ed emozione, sapendo di essere l'unico a ricordare tutto. Se questo può sembrare poco rimarchevole nei primi 11 episodi, diventa più evidente negli eventi narrati nella seconda tornata. Al netto di un infelice errore di scrittura, su cui bisogna sorvolare per apprezzare appieno gli sviluppi futuri, nella seconda parte si crea un'atmosfera più riflessiva ed introspettiva: a causa del suo carattere egoista ed orgoglioso, la vita dell'eroe raggiunge un punto di rottura, ed è costretto a vivere e a soffrire le tragiche conseguenze delle sue azioni, senza riuscire a trovare una soluzione che possa ristabilire gli equilibri iniziali.

Questo lo porta ad un improvviso collasso psicologico, che lo fa dubitare delle proprie capacità, tanto da voler persino fuggire dal proprio destino. Sebbene si fosse convinto di poter cambiare la propria vita dopo essere arrivato nel nuovo mondo, il ragazzo crede ora di essere ancora la stessa persona che era sulla Terra: impotente ed illuso di poter essere utile, quando in realtà non ha mai fatto niente, sperando comunque di ottenere qualche risultato.

Si rende tristemente conto di non poter essere d'aiuto a chi lo circonda, e probabilmente viene anche visto come un peso. Grazie all'unico compagno che gli è rimasto vicino, il Nostro capisce di avere ben altre qualità, come il prodigarsi per salvare coloro a cui tiene, anche se non è un mago o uno spadaccino, e il riuscire a tirare su il morale di chi gli è al fianco con la sua genitlezza. Dopo tutto ciò che è costretto a sopportare, Subaru accetta i propri difetti, i limiti e le debolezze, raggiungendo così una rinnovata maturità psicologica ed emotiva.

Uno stile affascinante

Il comparto artistico di Re:Zero è certosino e piacevole, e dona il giusto spessore ad un character design variegato, anche se ci sono alcuni inciampi grafici nella gestione delle scene più ampie. Lo stile si mantiene pulito e sobrio, senza eccessive alterazioni, come espressioni facciali caricaturali durante gli intermezzi comici che caratterizzano la prima metà.

Al fianco del tratto manuale vi è una CGI utilizzata per la resa di alcuni elementi sullo sfondo, ma che risente di animazioni rigide. Si può notare come il tratto sia rifinito particolarmente nei primi piani, soprattutto quando la telecamera si sofferma sul giovane avventuriero: il disegno minuzioso permette di scrutare le singole emozioni di Subaru, dalla felicità di essere in compagnia di Emilia, alla disperazione di morire tra atroci sofferenze e dover rivivere tutto daccapo.

Proprio questa particolare attenzione stilistica riesce a dare il giusto rilievo a quei momenti dalla natura più psicologica. È palese come Re:zero non sia un titolo votato all'azione, perché il giovane non ha alcuna capacità combattiva, ma gli scontri presenti si fregiano di animazioni fluide, che li rendono ancora più ipercinetici.

La colonna sonora non è certo rimarchevole, passando del tutto in secondo piano, eccezion fatta per pochi brani, tra cui uno che a volte si sente quando Subaru muore e ritorna in vita: come se un'entità più potente del fato gli sussurrasse che non è ancora arrivata la sua ora.

Re:Zero - Starting Life in Another World Re:Zero non può vantare una sceneggiatura ben riuscita, in quanto lascia tante domande, ma poche risposte. La prima parte del racconto ha una narrazione lenta, ma che funge da introduzione al mondo in cui si svolgono gli eventi e alla costruzione dei vari interpreti, sebbene alcuni di loro siano presentati in maniera poco rimarchevole, non permettendoci di legare con tutti. La seconda metà, invece, si dimostra più matura, soffermandosi sull’analisi della psiche del protagonista. L’impianto artistico è ben curato, anche se mostra il fianco ad alcune sbavature, ma riesce a riprodurre egregiamente le emozioni e le sofferenze di Subaru.

7.8