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Record of Ragnarok recensione: guerra fra dei e umani nell'anime su Netflix

Dei, umani, valchirie e combattimenti all'ultimo sangue. Ecco cosa troverete in Record of Ragnarok, il nuovo anime disponibile in esclusiva su Netflix.

Record of Ragnarok recensione: guerra fra dei e umani nell'anime su Netflix
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Un torneo Tenkaichi in salsa mitologico-letteraria. È questa la definizione perfetta per tutto ciò che troverete in Record of Ragnarok. Non solo per l'evidente analogia con la celebre manifestazione, teatro di alcuni degli eventi più importanti della storia del capolavoro di Akira Toriyama Dragon Ball, ma anche per l'aderenza che la nuova serie disponibile in esclusiva su Netflix mostra nei confronti dei canoni del battle shonen duro e puro, nonostante il manga da cui trae origine sia tuttora in corso di pubblicazione su una rivista seinen (Monthly Comic Zenon dell'editore Coamix).

Dopo il nostro primo sguardo a Record of Ragnarok, abbiamo portato a termine la visione di tutti e 12 gli episodi attualmente disponibili sulla piattaforma di streaming, anche doppiati in lingua italiana. Siamo perciò pronti a darvi il parere definitivo su un adattamento animato che preserva molti dei punti di forza del materiale di partenza, senza tuttavia valorizzarli in modo adeguato nel passaggio al piccolo schermo.

Il Ragnarok che non ti aspetti

Riepiloghiamo brevemente le premesse dell'opera in questione. Record of Ragnarok vede l'umanità costretta a combattere contro gli dei in un torneo dove 13 rappresentanti dei primi devono scontrarsi con 13 prescelti dei secondi. La fazione che per prima arriverà a sette vittorie sarà la vincitrice della competizione. Se saranno gli dei a trionfare nel Ragnarok, allora l'umanità verrà condannata all'estinzione, ma qualora fosse la seconda a portare a casa il risultato, allora potrà continuare a vivere per altri mille anni. È questo il patto che la leader delle Valchirie Brunhilde è riuscito a strappare agli dei, grazie alle sue doti oratorie, e sarà disposta a ricorrere a ogni mezzo pur di assicurare la vittoria finale all'umanità. L'anime di Record of Ragnarok adatta cinque volumi dell'opera originale, coprendo un totale di tre scontri a cui sono dedicati quattro episodi ciascuno. Oltre al primo che vede di fronte il dio del tuono Thor e l'umano più forte Lu Bu, assistiamo ad altri due spettacolari combattimenti i cui protagonisti preferiamo non rivelarvi.

Gran parte del divertimento della serie è infatti legato alla scoperta del modo con cui gli autori del manga hanno reinterpretato i personaggi in esso presenti. Se le divinità mostrate nel corso degli episodi provengono dall'unione di differenti pantheon, tra cui spiccano quello greco e quello nordico, i lottatori dell'umanità sono un riuscito mix di personaggi della finzione letteraria e figure realmente esistite, ma dall'alone avvolto nella leggenda.

Sebbene non sia certo la prima volta che la cultura pop nipponica ci propone questo genere di reinterpretazioni, il cast di Record of Ragnarok rappresenta senza dubbio uno dei più originali degli ultimi anni in un anime di combattimento, tanto da creare problemi con la trasmissione in India, e vale da solo l'approccio alla serie.

Non sono però la trama e la caratterizzazione dei personaggi il punto focale dell'opera del trio Umemura-Fukui-Azychika. Come già evidenziato nelle precedenti anteprime (leggete il nostro parere sul manga di Record of Ragnarok), ci troviamo di fronte a un titolo che punta tutto sull'intrattenimento dello spettatore grazie al suo concentrato di battaglie, violenza ed esagerazione. I combattimenti, perciò, sono i veri protagonisti della serie, ma sfortunatamente nel passaggio dalla carta allo schermo qualcosa è andato storto. Vediamo di capire cosa e perché.

Umani che sembrano dei

I tre scontri adattati in questa prima stagione replicano in modo fedele, anche se con qualche taglio necessario, il contenuto dell'opera originale. Attingendo a tutti gli stilemi del battle shonen e portandoli all'esagerazione, e con la possibilità di una maggiore violenza grazie al pubblico più adulto a cui si rivolge la rivista originale, gli autori sono riusciti a creare un'opera fresca, divertente e anche un po' tamarra che ha conquistato sin da subito il pubblico e la critica giapponesi, e che sta ottenendo un sempre maggior seguito anche qui in Italia (ricordiamo che il manga è pubblicato da Star Comics dallo scorso ottobre). È davvero difficile non farsi catturare dall'epicità di ogni scontro, che vede di fronte dei ed esseri umani che tanto semplici umani non sono, grazie alle loro straordinarie abilità combattive e al supporto delle Valchirie in grado di fondersi con le loro armi, uno stratagemma attuato da Brunhilde per ridurre un gap che altrimenti avrebbe reso ciascuna battaglia a senso unico.

Battaglie che però non risultano delle semplici sequenze di attacchi e contrattacchi, bensì si rivelano molto più dilatate e inframmezzate da flashback volti ad approfondire il background di ciascuno degli sfidanti. Ed è qui che abbiamo il primo problema dell'adattamento animato di Record of Ragnarok.

A causa di una regia fin troppo basilare e non adatta a enfatizzare i momenti salienti, dei tagli effettuati e della collocazione spesso maldestra dei flashback sopra citati, il ritmo dei combattimenti risulta incostante e privo di mordente, con il conseguente rischio di annoiare o spazientire lo spettatore.

Non aiutano a questo proposito i numerosi spiegoni e i commenti degli spettatori esterni, quasi sempre ridondanti e fini a sé stessi (se non fastidiosi, come nel caso della giovane Valchiria Goll), un'eredità della scuola dei battle shonen di cui forse avremmo fatto volentieri a meno.

Tali difetti sono particolarmente evidenti nel primo combattimento tra Thor e Lu Bu, che rappresenta pertanto il peggiore della serie, mentre i due successivi, pur non esenti, risentono meno delle problematiche sopra menzionate. Tuttavia, a causa dell'estensione temporale del primo combattimento (quattro episodi), non stupirebbe vedere una buona fetta degli spettatori abbandonare la visione dello show prima di arrivare alla parte più interessante del suo contenuto.

Animazioni cercasi

Trattandosi di una serie prevalentemente incentrata sui combattimenti, era lecito aspettarsi una cura particolare da parte dello staff dello studio Graphinica verso questo aspetto. Purtroppo non è andata così, e sin dal suo debutto su Netflix Record of Ragnarok ha evidenziato problemi con le animazioni, suscitando il disappunto degli appassionati.

Il motivo è presto detto. Ci troviamo di fronte a un comparto tecnico davvero carente, che ha come unici pregi quello di replicare in maniera fedele lo stile artistico dell'opera originale e di regalare alcune sporadiche sequenze ben animate (in particolare nel terzo scontro), mentre tutto il resto si perde nella mediocrità.

Tra animazioni ridotte all'osso, abuso di frame statici, problemi con l'espressività di alcuni personaggi (a volte limitata, a volte fin troppo sopra le righe) e una palette cromatica poco accattivante, è impossibile trovare nell'anime di Record of Ragnarok il valore aggiunto del passaggio al piccolo schermo.

Emblematico un momento dell'ottavo episodio che ha fatto subito il giro del web, una vera e propria sequenza di diapositive che nega il concetto stesso di animazione e che risulta collocata nel peggior momento possibile, ingiustificabile anche qualora si trattasse di una precisa scelta artistica.

Le cose vanno molto meglio con le musiche. Yasuharu Takanashi firma un'altra colonna sonora pregevole dominata da melodie incalzanti e perfettamente adatte all'epicità del racconto, così come le sigle di apertura e di chiusura. Tra i brani presenti segnaliamo anche la celebre Aria sulla IV corda di Johann Sebastian Bach, capolavoro della musica classica noto al grande pubblico italiano come sigla del programma Superquark.

Per quanto riguarda il doppiaggio italiano, infine, confermiamo gli alti e i bassi già espressi nell'anteprima della serie. Se alcune delle voci scelte risultano azzeccate per i relativi personaggi, come per Ludovica Bebi nei panni di Brunhilde, molte altre invece si rivelano poco adatte per il tono esagerato e in costante bilico tra dramma e commedia dell'opera.

Record of Ragnarok L’adattamento animato di Record of Ragnarok è tutt’altro che un prodotto terribile o inguardabile, e riesce comunque a divertire chi è alla ricerca di un passatempo senza troppe pretese e che magari non conosce, o non ha mai letto, l’opera originale. È chiaro però che il lavoro svolto dallo studio Graphinica, per quanto concerne il lato tecnico, non è per nulla all’altezza del materiale di partenza. La carenza di animazioni, capace di toccare “picchi” che hanno già fatto il giro del web, e una regia priva di mordente che amplifica alcuni dei problemi del manga rendono questa serie una grande occasione sprecata. A questo punto possiamo solo sperare che lo staff corregga il tiro nella seconda stagione il cui annuncio non tarderà ad arrivare.

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