Remina L'astro infernale, recensione del manga horror sci-fi di Junji Ito

Edizioni Star Comics pubblica un nuovo capolavoro del maestro del brivido: Remina L'astro infernale è parte dell'elegante collana Umami.

recensione Remina L'astro infernale, recensione del manga horror sci-fi di Junji Ito
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L'horror si compone di una serie di sottogeneri che possono dar vita a storie molto differenti tra loro. Lo sa bene Junji Ito, uno dei più grandi maestri della narrativa del brivido a fumetti (e, a parer nostro, non solo): il sensei ci ha sempre abituato a una forte componente di gore e a una visione dell'orrore che potremmo definire "body horror", che si concentra cioè sulle deformazioni più mostruose e perverse che il corpo umano potrebbe generare. Il tutto, molto spesso, si mescola con il mistero o il soprannaturale, senza neanche precludersi qualche sprazzo di steampunk e fantascienza, come dimostrano storie del calibro di GYO.

Lo si potrebbe pensare prima di leggere, tuttavia, un'opera come Remina: L'astro infernale. Edita da Star Comics come recente appuntamento dell'elegante collana da libreria chiamata Umami, questa storia firmata da Junji Ito abbandona le perversioni dettate da corpi grotteschi, animali mostruosi e viscere a spirali. In Remina il maestro, nell'ormai lontano 2005, scelse di focalizzarsi sul brivido fantascientifico: L'astro infermale è dunque un'opera dai toni totalmente sci-fi horror e, piuttosto che tratteggiare il lato più disgustoso del brivido, sceglie di rappresentare la follia umana di fronte alla paura per l'ignoto.

Un disastro incombente

In una linea temporale non specificata del ventunesimo secolo l'umanità è a un passo dal fare una scoperta epocale, al pari dello sbarco sulla luna. Un nuovo pianeta, totalmente sconosciuto e mai visto prima d'ora, è improvvisamente comparso all'interno della Via Lattea. Il professor Oguro, un noto scienziato giapponese, ha avuto l'onore di scoprire per primo l'esistenza di questo misterioso astro, che viaggia a una velocità di 16 anni luce. Ciò significa, unito al fatto che il giorno della scoperta coincide con il sedicesimo compleanno di sua figlia, che la giovane Remina è nata nello stesso giorno in cui è comparso il neo-pianeta.

Il professor Oguro sceglie quindi di chiamare il globo esattamente come la ragazza: Remina. Una decisione che darà lustro e popolarità alla sua famiglia come mai prima d'ora, ma che al tempo stesso segna l'inizio di una tragedia che condurrà il genere umano sull'orlo dell'estinzione.

A un certo punto, infatti, si scopre che la gigantesca meteora si sta avvicinando inesorabilmente alla Terra, divorando in maniera inspiegabile qualunque corpo celeste incontri sulla sua strada. Questa sorta di "Galactus", volendo parlare un linguaggio noto ai divoratori veraci di fumetti, inoltre, è sempre più vicino all'atmosfera terrestre e minaccia di inghiottire a sua volta l'intero pianeta.

Una simile prospettiva getta l'intera umanità nel caos, oltre che un'onta di ingiustificato odio nei confronti della famiglia Oguro: nel giro di pochi giorni, da che la povera Remina era considerata una star grazie alle scoperte di suo padre, l'omonimia con l'astro infernale che minaccia di estinguere l'umanità la trasforma in un capro espiatorio, pericolosamente esposto all'ignoranza e allo sfogo di un'opinione pubblica che da pungente diventa feroce, da feroce addirittura violenta.

E, mentre l'astro Remina inizia a modificare terribilmente l'ecosistema terrestre, il mondo contemporaneo illustrato da Junji Ito nella prima parte della sua opera diventa un brutale e distopico medioevo in cui i miscredenti (protettori della protagonista, più che mai vittima degli eventi) finiscono crocifissi e la sfortunata giovane diventa, per alcuni, una strega da ardere viva per placare l'ira del pianeta omonimo, per altri semplicemente una martire da sacrificare in nome della fine di un'apocalisse.

Un brivido atipico

Con Remina: L'astro infernale Junji Ito tratteggia un racconto atipico dai propri standard, ma solo inizialmente: la ferocia con cui la protagonista subisce ingiurie e violenze mette in scena un horror psicologico e ansiogeno, in cui la calca popolare rappresenta un peso schiacciante e invasivo, che colpisce il lettore come farebbe un pugno nell'occhio. Com'è nelle corde del maestro, la sceneggiatura è costellata di pochi ma cruciali protagonisti: tutto il resto è solo una massa informe che si lancia in una caccia mortale e surrealista. Il caos e la follia umana dominano le pagine del manga di Star Comics per quasi tutta la durata del racconto con un impatto degno della migliore cinematografia di genere.

Questo prima che, nelle pagine finali della storia, l'estro immaginifico e distorto dell'autore esploda in tutta la sua potenza visiva: ed ecco che gli orrori tipici della poetica di Ito ritornano più forti che mai, riflettendosi nelle deformità più grottesche a cui la mente umana possa dar vita.

Mastodontici e terrificanti occhi spalancati che scrutano un'esistenza destinata a finire, bocche fameliche con lingue gigantesche e deformi che pregustano un sapore di morte. Remina: L'astro infermale è Junji Ito alla massima potenza e, contemporaneamente, Junji Ito in vesti inedite.

Pagine in cui il maestro dà sfogo a una matita superba, in forma smagliante, delineando una sua personale summa artistica in un caos multiforme e rocambolesco, atipico dall'usuale poetica dell'autore e dal rigore che solitamente pervade i suoi più grandi capolavori. Nonostante questo, sul versante grafico, Remina è un'opera incredibilmente a fuoco, con il tratto solitamente poderoso e un ormai riconoscibile (ma pur sempre ammaliante) character design.

Remina L'astro infernale Orrorifico, ansiogeno e surrealista: Remina L'astro infernale è Junji Ito alla massima potenza e contemporaneamente un'opera a tratti atipica per il sensei. Nel manga di Star Comics si abbandonano le deformità e il disgusto dettati dal soprannaturale e si vola tra le stelle della fantascienza. Nonostante un simile volo, concettuale e narrativo, Ito delinea un horror psicologico in salsa sci-fi che mette a nudo il lato più pericoloso della follia umana: la paura e la rabbia di fronte a ciò che non conosciamo.

8.5