Saint Seiya - The Lost Canvas: la recensione della seconda stagione

L'avventura di Tenma di Pegasus continua nella seconda stagione di Saint Seiya - The Lost Canvas, ora disponibile in home video grazie a Yamato Video.

recensione Saint Seiya - The Lost Canvas: la recensione della seconda stagione
Articolo a cura di
Antonello Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook o scrivergli una e-mail.

Sebbene l'attenzione dei fan di Saint Seiya sia ormai principalmente rivolta verso il nuovo anime, che il prossimo anno verrà pubblicato sulla piattaforma digitale Netflix, non possiamo e non dobbiamo dimenticare le varie incarnazioni del franchise che, durante lo scorso decennio, hanno permesso al brand di tornare alla ribalta, alimentando la curiosità delle nuove generazioni ed ispirando tutta una serie di nuovi prodotti che, oggi più che mai, affollano le edicole e i circuiti televisivi di tutto il mondo. Benché non (più) canonico, uno tra questi è riuscito in particolar modo a conquistare la simpatia nostra e di buona parte del fandom: Saint Seiya - The Lost Canvas, ossia il manga disegnato dal 2006 (e fino al 2016, se contiamo i Gaiden) dall'autrice Shiori Teshirogi.
A tal proposito, a distanza di quasi un anno dal rilascio della prima stagione, e dopo svariati posticipi, l'editore italiano Yamato Video ci propone finalmente anche le edizioni home video della seconda stagione dell'anime di Saint Seiya - The Lost Canvas - Il mito del Re degli Inferi, permettendoci di riprendere l'avventura di Tenma di Pegasus proprio dove si era interrotta la prima stagione. Per volere dello studio TMS Entertainment, l'anime è purtroppo rimasto incompleto e si è invero interrotto nel preciso momento in cui sarebbe dovuto entrare nel vivo della trama; ciononostante, la porzione di storia raccontata da questa seconda stagione risulta interessante tanto e forse anche più di quella affrontata nella prima, anche grazie ad alcuni extra atti ad approfondire la caratterizzazione dei personaggi coinvolti nella vicenda.

Gli Dei gemelli

Sono trascorsi solo pochi giorni dalla partenza di Tenma dal Sanctuary e dalla tragica dipartita del sommo Aldebaran di Taurus, l'evento che più di ogni altro, finora, ha scosso l'animo del giovane protagonista della vicenda. In compagnia di Yato di Unicorn e della caparbia Yuzuriha, ufficialmente divenuta la Silver Saint della Gru, l'eroe si è diretto verso il terrificante Castello di Hades, dove spera di incontrare l'amico Alone e chiudere la Guerra Santa senza che altri debbano appunto sacrificarsi per lui. Mentre il Lost Canvas, il quadro del giudizio che estinguerà ogni forma di vita, seguita a ricoprire i cieli, il Saint di Pegasus deve innanzitutto addestrarsi nella Foresta della Morte e superare i guardiani che il sommo Thanatos, Dio della Morte, ha posto in sua difesa. La Guerra Santa è infatti entrata nella fase più sanguinosa, ragion per cui saranno proprio gli Dei gemelli, Hypnos e Thanatos, e i loro diretti subalterni, i principali ostacoli per la missione dei Saint di Athena. Se la prima stagione ha visto Tenma diventare un Sacro Guerriero, la seconda lo vedrà invece prendere la consapevolezza di cosa comporti questa importante decisione, costringendolo ad avanzare verso la meta nonostante i numerosi caduti lungo il tragitto. Da ragazzo impulsivo e sprovveduto, il Saint va dunque tramutandosi nell'eroe in cui Sasha, reincarnazione della divina Athena, ripone la speranza di poter un giorno salvare il giovane che ospita l'anima di Hades.
Nonostante la seconda stagione, coi suoi tredici episodi soltanto, non riesca a mostrarci l'intero percorso evolutivo compiuto da Pegasus, riesce a farsi apprezzare grazie alla presenza delle cosiddette Divinità dei Sogni, padrone di una realtà in cui vengono eternamente imprigionati gli eroi più pericolosi e temuti persino dagli Dei gemelli, e lo stesso Manigoldo di Cancer, un Saint atipico e affascinante, dotato di una personalità irriverente e dai modi alquanto bruschi, ma dall'animo generoso e profondamente votato alla giustizia.

Proprio questa potrebbe essere invero la principale differenza fra The Lost Canvas e l'originale Saint Seiya di Masami Kurumada: mentre il manga del sensei gettava le fondamenta dell'universo di Seiya e compagni, regolamentando la vita e i doveri dei Saint, per poi sottrarsi bellamente alle suddette regole e presentare ai lettori troppi Sacri Guerrieri del tutto privi dei requisiti fondamentali per fregiarsi di tale titolo, Shiori Teshirogi ha saputo regalarci un cast di personaggi ampio e variegato, assicurandosi che ognuno di essi si comportasse sempre e comunque in maniera consona al proprio ruolo. Dimenticatevi dunque le lotte interne fra Saint che caratterizzavano lo storico manga di Saint Seiya, poiché la Guerra Sacra narrata in The Lost Canvas è una sanguinosa lotta che segue per filo e per segno i dettami originari del sensei Kurumada: uno scontro tra le forze di Athena, Dea della Guerra, votata alla protezione della giustizia e della pace sulla Terra, e quelle di Hades, Dio dei Morti, intenzionato a trasformare il regno dei mortali in un inferno senza fine.

Un cast fenomenale per un'opera straordinaria

Va poi segnalato che questa stagione, a differenza della precedente, non segue con meticolosa fedeltà i corrispondenti volumi del manga, ma al contrario tende troppo spesso a prendersi (con nostro immenso piacere) delle contenute licenze atte ad approfondire, magari con flashback o scene del tutto inedite, la caratterizzazione dei personaggi secondari. È stata proprio questa, ad esempio, a permetterci di esplorare il passato di Yato e degli allievi del severo El Cid di Capricorn, per non parlare poi della Guerra Santa combattuta, oltre due secoli prima, dai giovani Sage e Hakurei, gli anziani provenienti dal Jamir. Una serie di appetibili contenuti extra che, a ragion veduta, impreziosiscono l'opera e incentivano l'acquisto del prodotto. Come spiegato durante l'analisi della prima stagione, Yamato Video ha palesemente dato il meglio di sé con la traduzione, il doppiaggio e l'adattamento di Saint Seiya - The Lost Canvas. Non solo la traduzione appare alquanto fedele ai testi originali, ma i doppiatori scelti dall'editore si prestano perfettamente ai personaggi associati. Giusto per citarne qualcuno, il sempre straordinario Gianluca Iacono, storica voce italiana di Vegeta in Dragon Ball Z e più di recente in Dragon Ball Super, ci ha regalato un'interpretazione impeccabile dell'arrogante e brutale Ikelos, mentre Maurizio Merluzzo ha sottolineato con estrema precisione l'impertinenza e gli atteggiamenti da "cattivo ragazzo" di Manigoldo. Anche questa seconda stagione, poi, presenta ben quattro tracce audio, al fine di soddisfare le preferenze dei fan in termini di adattamento e andare incontro a tutte le varie correnti di pensiero.
Le superbe animazioni garantite da TMS Entertainment, unite al character design di Yuko Isawa e alla superba colonna sonora composta da Kaoru Wada (InuYasha, D.Gray-man), ne fanno un prodotto imprescindibile per qualunque fan di Saint Seiya.

Saint Seiya - The Lost Canvas Stagione 2 Nonostante The Lost Canvas sia purtroppo un anime incompleto, la qualità artistica originale ed il lavoro svolto da Yamato Video rendono la serie un acquisto mandatorio per gli appassionati di combattimenti in armatura e, più in generale, di shonen capaci di sollevare interessanti spunti di riflessione. La seconda stagione, in particolare, è ricca di interessanti contenuti assenti nel manga e addirittura traspone in animazione il cosiddetto “Yuzuriha Gaiden”, indispensabile per comprendere la travagliata storia della misteriosa e affascinante guerriera introdotta durante la prima season ed esplorata appena. Qualora sia soltanto la mancata conclusione del progetto a frenarvi, ricordate che l’originale saga di Hades ha goduto di una completa trasposizione animata soltanto 12 anni dopo la fine della serie televisiva tratta dal manga di Kurumada. Di conseguenza, la speranza che anche TMS Entertainment possa cambiare idea sul futuro del progetto The Lost Canvas appare tutt’altro che flebile.

8.2