Samurai 8: La leggenda di Hachimaru, la recensione del manga di Kishimoto

Samurai 8: La leggenda di Hachimaru segna il ritorno di Masashi Kishimoto su Weekly Shonen Jump, con un manga che però ha più ombre che luci.

recensione Samurai 8: La leggenda di Hachimaru, la recensione del manga di Kishimoto
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Un mangaka, anche dopo una serie di successo, cerca di rimettersi in gioco portando un nuovo manga con cui colpire il pubblico. Ed è proprio quello che ha tentato di fare Masashi Kishimoto, tornato a lavorare su Weekly Shonen Jump nel 2019. Dopo aver terminato Naruto nel novembre del 2014, il mangaka si è preso una lunga pausa intramezzata solo dal volume unico Naruto: Il settimo Hokage e la primavera scarlatta e qualche capitolo autoconclusivo dedicato sempre al mondo del ninja biondo. Tuttavia, con un annuncio alla Jump Festa di dicembre 2018, la Shueisha annunciò il ritorno dell'autore con un'opera nuova di zecca, Samurai 8: La Leggenda di Hachimaru.

Stavolta però Kishimoto si è presentato in compagnia: lui ha supervisionato la sceneggiatura e gli storyboard mentre i disegni sono stati affidati a uno dei suoi assistenti più capaci fedeli, Akira Okubo. Samurai 8: La Leggenda di Hachimaru venne quindi annunciato in pompa magna ed esordì su Weekly Shonen Jump il 13 maggio 2019, ma è giunto a conclusione neanche un anno dopo, il 23 marzo 2020. In totale, l'opera è composta da 43 capitoli più una breve anteprima, suddivisi in 5 tankobon.

L'anima dei samurai

In un universo differente dal nostro, il misterioso Daruma riceve un compito: proteggere la galassia e recuperare le sette chiavi che possono aprire lo Scrigno di Pandora, un contenitore in cui il dio Acala rinchiuse il segreto per salvare le stelle. Mentre lo strano samurai si avvia nel suo viaggio, da un'altra parte della galassia un giovane dal nome Hachimaru ha concluso una partita a un videogioco sui samurai.

Hachimaru è purtroppo confinato fin dalla nascita in casa a causa di un corpo estremamente debole e incapace di sopravvivere senza un dispositivo medico costruito dal padre che lo accudisce. Sogna naturalmente di potersi staccare da quel luogo e dal padre apprensivo e di diventare un samurai, uno dei guerrieri protettori dell'universo. Dopo l'incontro con Daruma e lo scontro con un ronin, Hachimaru otterrà il potere che gli permetterà di lasciare il pianeta e girare per l'universo con i suoi nuovi compagni.

Samurai 8: La Leggenda di Hachimaru è suddiviso in tre archi narrativi: uno iniziale, che funge anche da prologo, uno centrale e uno conclusivo. Tuttavia è palese che Masashi Kishimoto avesse pianificato di strutturare il manga con un numero di storie maggiore, ma la conclusione anticipata non gli ha permesso di sfruttare tutte le potenzialità del suo racconto.

Nel primo arco narrativo sussiste uno dei problemi che ha portato la rivista a terminare anzitempo Samurai 8, ovvero la velocità di narrazione e il ritmo con cui sono state spiegate le varie informazioni sul mondo e sui personaggi. Dopo un primo capitolo che, al netto delle tante necessarie spiegazioni sul mondo, scorre in equilibrio tra pregi e difetti, dalla fase immediatamente successiva Kishimoto non riesce a dosare al meglio i dialoghi, talvolta appesantendoli. Le troppe terminologie e spiegazioni su un mondo sconosciuto potevano essere infatti dilazionate di più nel tempo. Ciò rende piuttosto difficile tenere alta la concentrazione fino al primo grande scontro che riesce a dare un obiettivo al protagonista e a rendere più vasta l'ambientazione.

Il secondo arco narrativo invece, pur avendo inserito ulteriori personaggi sia amici che nemici al fianco del protagonista Hachimaru, risulta essere piuttosto anonimo e ricco di cliché, alcuni dei quali fanno davvero storcere il naso. In questa fase si avverte una forte mancanza di carisma nei personaggi, elementi che la rendono senza dubbio il peggior segmento dell'opera. Meglio invece la storia nell'ultima decina di capitoli che, anche a causa dell'accelerazione imposta dall'imminente cancellazione, ha dovuto portare a una narrazione più veloce e più ricca di colpi di scena. L'inserimento di meccaniche GDR avvenuto in questa porzione dell'opera, pur approfondendo il mondo e l'ambientazione, semplificano nettamente la comprensione delle capacità di un samurai con statistiche chiare e familiari. Il finale in sé non può essere valutato, essendo stato scritto per chiudere la serializzazione, ma non l'universo e tutte le trame pianificate.

Le chiavi di Samurai 8

Il protagonista Hachimaru inizia la sua storia come un bambino recluso e insofferente a causa della vita che gli viene imposta. Fifone fino al midollo ma anche spaccone, inizialmente risulta insopportabile con il suo modo di fare, ma tali caratteristiche iniziano a mutare nel corso della storia sviluppando un personaggio più apprezzabile. In particolare, la maturazione del personaggio è legata a doppio filo a quella di An, principessa promessa e protagonista di una delle relazioni uomo-donna meglio scritte da Kishimoto. Sono infatti lontani i tempi in cui una ragazza come Sakura inseguiva Sasuke ad ogni costo, nonostante l'Uchiha la ignorasse, oppure l'Hinata che osservava il ragazzo che amava da dietro le quinte senza fare nulla di concreto per lunghissimi tratti dell'opera. An sfortunatamente conserva ancora un po' di passività a causa del suo potere, ma funziona particolarmente bene quando si interfaccia con Hachimaru nei momenti più calmi della storia. Pur non essendo un personaggio indimenticabile, la sua scrittura è di buon livello e ha un'ottima alchimia con vari comprimari.

Il maestro di Hachimaru, Daruma, è invece un personaggio piuttosto statico e che ha quasi raggiunto la completezza; il suo unico ruolo è infatti quello di istruire l'allievo ai segreti dei samurai e alle tecniche dello stile Kongoyasha con un'impostazione sempre compassata e rigida. In pochissime occasioni, in particolare all'inizio, si vedono quelle falle nel carattere che lo rendono un personaggio più umano. Un'altra figura di spicco è Furuta, il padre di Hachimaru che però scompare già dalle prime fasi del manga. Il dottore simboleggia il Kishimoto diventato padre e quindi diverso dai tempi di Naruto, con i comportamenti del classico genitore: iper apprensivo, dedito al figlio, noioso e capace di incassare ogni tipo di commento pur di tenere Hachimaru al sicuro.

Purtroppo gli altri personaggi non brillano per originalità o spessore. Nanashi, che offre un piccolo spaccato sul mondo degli hikikomori, sparisce dopo una manciata di pagine. Kotsuga e Ryu apparsi nel secondo arco narrativo sono dimenticabili così come Benkei, secondo nemico sconfitto in modo piuttosto patetico. Non valutabili Ikkaku e i suoi fratelli, così come Hanaichi, Goku e gli altri samurai di contorno apparsi per troppo poco tempo. Ata , villain principale, ha invece un buon background ma non riesce a esprimere tutto il suo potenziale. In breve, tutto il cast, dai protagonisti ai secondari, soffre di una mancanza di carisma tale da trascinare il manga, ad eccezione di An.

L'arte di Akira Okubo

Akira Okubo è stato il disegnatore prescelto da Masashi Kishimoto per questa avventura su Samurai 8: La Leggenda di Hachimaru. L'artista, oltre a essere il fratello del più famoso Atsushi Okubo, è anche uno degli assistenti che hanno lavorato con il sensei Kishimoto per più tempo. Il suo stile è notevolmente diverso da quello di Mikio Ikemoto, che sta portando avanti Boruto: Naruto Next Generations, e si avvicina molto a quello di Naruto. La bravura di Akira Okubo si nota, così come la sua attenzione per i dettagli: i personaggi hanno un buon design che li rende riconoscibili l'uno dall'altro.

Gli sfondi e i dettagli sono croce e delizia dell'opera: se da una parte è bello vedere tavole curatissime e ricche di elementi, dall'altra molto spesso Akira Okubo devia l'attenzione dal protagonista o dai personaggi raffigurati, facendo cadere l'attenzione del lettore su altri elementi di poco conto. Lo stile migliora col passare dei capitoli, diventando più chiaro e definito. Un plauso va inoltre alla configurazione delle copertine dei tankobon di Samurai 8, armoniose e accattivanti.

Samurai 8: La leggenda di Hachimaru Masashi Kishimoto e Akira Okubo non sono riusciti a dare il meglio con Samurai 8: La Leggenda di Hachimaru. Il mondo è visibilmente curato, con tanti dettagli a livello di ambientazione e di trama, ma rimane incapace di esprimere tutto il potenziale a causa delle scelte effettuate soprattutto nei primi capitoli. L’opera avrebbe giovato di un approccio più semplice e immediato, oltre che rapido, come fatto nelle fasi finali.

5.5