Scheletri, la Recensione: Zerocalcare in un'imperdibile opera a tinte noir

Zerocalcare firma Scheletri, inedita avventura a tinte noir: tra demoni interiori, speranza e perdizione, prende forma un volume francamente imperdibile.

recensione Scheletri, la Recensione: Zerocalcare in un'imperdibile opera a tinte noir
Articolo a cura di

I demoni che affliggono l'animo umano "sono molto freddolosi". Covarli dentro di sé senza mai parlarne equivale a coltivarli con amore, sino al momento in cui, inevitabilmente, minacciano di straripare: "Anche di giorno. Anche con la luce". Una realtà alla quale Michele Rech, in arte Zerocalcare, ha più volte dato voce nelle sue opere e che ritorna ora con inaudita potenza in Scheletri. Firmata BAO Publishing, la nuova creatura editoriale dell'autore romano è un racconto potente, crudo e soffocante.

Tra le sue pagine ritornano i mostri, quelli interiori, quelli che erodono l'animo e soffocano la vista sino a impedire di scorgere persino la luce più accecante. Forte di un talento ormai consolidato, il percorso editoriale di Zerocalcare si arricchisce di un'opera imperdibile, in cui la consueta ironia e l'empatica emotività si fondono al cinismo, alla perdizione e alla ricerca di redenzione.

Un noir à la Zerocalcare

Il ritrovamento di un dito - due falangi, per la precisione - di fronte alla porta di casa avrebbe già di per sé tutti i requisiti per essere classificato come un oscuro presagio. Ma se la sua semplice vista è sufficiente a far addensare oscure nubi all'orizzonte, la convinzione che si tratti di un lugubre avvertimento scuote l'animo di un brivido che alcun tuono o lampo potrebbero evocare. Inizia così Scheletri: con un resto umano di fronte a occhi increduli e alle spalle una catena di eventi drammatici nella loro macabra follia e agghiacciante ordinarietà. La Roma di Zerocalcare non è mai stata così cupa, oscura e pericolosa, dedalo di percorsi esistenziali confusi e tormentati, ai cui crocevia si scontrano in duelli efferati redenzione e perdizione.

L'anno è il 2002 e uno Zerocalcare diciottenne vive la sua esistenza arenato in un pantano di quotidiana menzogna. Matricola alla Facoltè di Lingue, non trascorre le sue mattinate tra le aule universitarie, bensì celato alla vista, in un'inarrestabile e monotona esplorazione del sottosuolo della Città Eterna. Rifugiato nei vagoni della metropolitana di Roma, vede erodersi, fermata dopo fermata, il proprio equilibrio interiore.

Travolto da smarrimento e senso d'inadeguatezza, Zerocalcare ha preso a evitare lezioni ed esami, eppure, imperterrito, ogni mattina fa colazione, imbraccia lo zaino e saluta la madre col sorriso sul volto. Di dire la verità, non se ne parla nemmeno: assediato dal rimorso e dal senso di colpa, il giovane protagonista non vuole rischiare di deludere la madre, che ritorna per l'occasione nelle ormai iconiche fattezze della Lady Cocca di Robin Hood.

E le giornate trascorrono dunque così, tra un capolinea e l'altro, nascondendo la verità alla famiglia, ma anche agli amici. All'appello rispondono ovviamente alcune vecchie conoscenze dei lettori già iniziati allo Zero-verso, con le incarnazioni dei primi anni Duemila dell'Amico Cinghiale, oltre che di Sarah e dell'immancabile Secco. A questi si aggiungono Lena, entusiasta universitaria appassionata di cinema e letteratura, e Osso, ragazzo più grande intrappolato in una spirale di dipendenza dall'eroina.

Un elemento estraneo è però destinato a spezzare la spirale di angoscia e smarrimento di un giovane Zercalcare dai capelli acconciati in una ruvida cresta rossa: Arloc. Ragazzino delle superiori che rivendica una capigliatura rassomigliante a quella dell'iconico Capitan Harlock, quest'ultimo trascorre le sue giornate tra la realizzazione di tag e graffiti, spesso proprio sui vagoni della metropolitana romana.

Con una situazione famigliare più che complessa alle spalle, Arloc rifugge i banchi di scuola con la medesima ostinazione con cui Zerocalcare rinnega la sua vita universitaria. Da questa peculiare condivisione degli spazi sotterranei della Capitale, si svilupperà ben presto una vera e propria fratellanza tra il protagonista e l'unico custode del segreto della sua doppia vita.

Ma come si ricollega tutto questo a un dito mozzato che dà mostra di sé di fronte al portone di casa Zerocalcare? L'autore ce lo racconta lentamente, tramite frequenti salti temporali che non disdegnano sortite in tempi decisamente più recenti, ma in merito ai quali non vogliamo fornirvi anticipazioni. Basti sapere che Scheletri si struttura in un continuo gioco di specchi e percezioni, che pare costruito per affermare con forza l'impossibilità di arrivare davvero a conoscere chi abbiamo accanto. Una lettura magnetica, che si conquista l'attenzione del lettore sin dalle prime battute, intessendo una narrazione avvincente, capace di regalare atmosfere e vibrazioni da noir, tra atti di violenza efferata, tossicodipendenza, amore e perdizione.

I Mostridentro

I demoni umani sono i grandi protagonisti della nuova opera di Michele Rech. Le ombre assumono, infide, molteplici forme, per baratri interiori dalla sconfinata estensione con i quali si fa sempre più complesso convivere. Può esserci spazio, in tutto questo dolore, per la comprensione, la speranza e la redenzione? Scheletri pone un quesito di non semplice risoluzione, capace di insediarsi con forza nel cuore del lettore al volgere dell'ultima pagina.

Tra le tavole non manca l'umorismo pop, spontaneo e un po' cinico che da sempre contraddistingue le opere di Zerocalcare, ma il suo impatto sulla narrazione risulta in parte differente da quanto visto in passato. Siamo infatti molto lontani dai toni agrodolci de La profezia dell'Armadillo, mentre manca completamente l'aspetto surreale-fantastico tratteggiato nell'imprescindibile Dimentica il mio nome e, in maniera ancor più marcata, negli ottimi Macerie Prime e Macerie Prime - Sei Mesi Dopo.

Tra le fila di denti di un racconto duro e affilato, i momenti comici allestiti dal racconto di Zerocalcare risultano efficaci come da tradizione, ma assumono quasi la consistenza di una boccata d'aria salvifica. Sotto questo aspetto, il parente più prossimo di Scheletri è forse Kobane Calling, che per le vicende trattate dipingeva inevitabilmente una realtà dura e opprimente. Ma l'ultimo nato nella bibliografia di Michele Rech non racconta la straordinaria complessità sociopolitica di una regione martoriata dal conflitto, bensì il folle intrecciarsi di fragili individualità nella periferia romana, tra spaccio di droga e improvvise esplosioni di violenza.

Il risultato finale è una produzione ritmata e dal fascino magnetico, che genera un concreto desiderio di avanzare pagina dopo pagina, ma la cui durezza riserva talvolta la necessità di trarre un respiro profondo e volgere - per un attimo - lo sguardo altrove, prima di tornare a immergervisi. Francamente imperdibile, Scheletri è l'ennesima dimostrazione del talento narrativo di Zerocalcare, capace ancora una volta di tramutare una narrazione d'ispirazione autobiografica in uno specchio emotivo in cui chiunque può trovare la giusta angolazione da cui scorgere un riflesso di sé.

Zerocalcare Un racconto intenso, egregiamente costruito, che colpisce al cuore con la rapidità, l'imprevedibilità e l'immediatezza di una lama celata. Scheletri racchiude tra le sue quasi trecento pagine tutta la dolorosa e sorprendente complessità dell'animo umano. Spaziando con efficacia tra passato e presente, il romanzo a fumetti tratteggia la speranza e lo smarrimento, la violenza e la tossicodipendenza, sullo sfondo di una Roma mai così pericolosa e colma di drammi e insidie. Un'opera di eccezionale potenza e l'ennesima, ottima, ragione per immergersi nell'universo fumettistico firmato Zerocalcare.

9