Sfera: crescere (e maturare) al tempo dei millennials

Il viaggio compiuto da Chiara e Damiano ci porta a scoprire cosa significa crescere, attraverso una storia dove il reale si fonde al fantastico.

recensione Sfera: crescere (e maturare) al tempo dei millennials
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AlbHey Longo, dopo l'esordio nel 2016 con La Quarta Variazione (e dopo svariate collaborazioni con numerose realtà legate al fumetto), è tornato a pubblicare con BAO Publishing il suo secondo volume: Sfera. Il fumetto va a inserirsi nel filone della Millennial New Graphic Literature, cercando il più possibile di focalizzarsi su alcune tematiche caratteristiche del mondo giovanile che spesso non vengono approfondite a sufficienza all'interno del mondo dell'intrattenimento. L'opera, che può essere considerata come una sorta di amalgama ben riuscita di influenze molto diverse tra loro, riesce con estrema facilità a toccare temi profondi in grado di far riflettere chiunque sul significato di crescita (e di tutto ciò che ne consegue).

Non si balla da soli

La trama dell'opera, di base molto semplice, pone al centro della scena due personaggi: Chiara e Damiano. I ragazzi, che si incontrano per caso in occasione di un festival del cinema, entrano da subito in sintonia diventando in breve tempo grandi amici. La storia, che parte in modo lento, risulta in prima battuta spiazzante per il lettore, dato che ci vogliono un po' di pagine per iniziare a entrare nel mood generale del racconto. Nonostante, infatti, l'inserimento sin da subito di una componente fantastica (cioè l'abilità del protagonista di creare dal nulla delle sfere nere dalla consistenza simile a quella del vetro), l'intero intreccio narrativo sembra puntare su una dimensione prettamente romantica, salvo poi cambiare improvvisamente le carte in tavola grazie ad alcune trovate narrative ben orchestrate.

Superato infatti il primo quarto del volume, il lettore inizia ad addentrarsi in maniera efficace nel mondo costruito dall'autore entrando via via sempre più in sintonia con i due giovani protagonisti che, senza neanche rendersene conto, diventano all'improvviso famosi. Chiara e Damiano, infatti, di punto in bianco vengono considerati due geni creativi capaci di creare senza sforzi opere d'arte moderna molto quotate, apprezzate da un vastissimo numero di persone.

Ed è proprio in questo frangente che l'autore è stato molto abile nel fare una velata critica sociale al concetto di tutto e subito, tipico modo di approcciarsi alla quotidianità di alcuni millennials, senza però scadere nel populismo.
AlbHey Longo, infatti, è riuscito in modo tanto semplice quanto efficace a caratterizzare i personaggi protagonisti in maniera credibile, dotandoli di numerose sfaccettature caratteriali profonde e mai banali.

Chiara, dopo aver ottenuto il successo in modo immeritato, capisce di trovarsi in un contesto di cui non vuole fare realmente parte, perché frutto sostanzialmente di un equivoco nato esclusivamente dall'essersi trovata nel posto giusto al momento giusto.
Nonostante sia consapevole dei benefici che la grande (e improvvisa) popolarità ottenuta le ha dato in ambito lavorativo, sa perfettamente che quello che ha guadagnato finora non è in realtà quello che vuole davvero.

D'altra parte Damiano, pur vivendo il suo nuovo status sociale in maniera più positiva, si trova comunque nella stessa identica situazione della sua migliore amica, dato che non riesce a sentirsi mai davvero a suo agio con sé stesso per via della sua abilità speciale, che ritiene di fatto inutile.
Per questo, tra i temi cardine dell'opera troviamo quello legato alla ricerca del proprio io; i due protagonisti si sentono fondamentalmente spaesati di fronte alle incognite della vita, sforzandosi quindi a più riprese di comprendere al meglio chi sono davvero tentando, al contempo, di crescere caratterialmente nonostante le difficoltà incontrate.

Fa sempre strano vederci in tv!

L'opera, pur non presentando assolutamente un ritmo frenetico, riesce comunque a tenere alta l'attenzione del lettore dall'inizio alla fine, anche grazie a dialoghi molto scorrevoli.
L'autore è riuscito nell'impresa non facile di unire varie influenze stilistiche senza esagerare in nessun frangente; il racconto presenta infatti elementi tipici del genere supereroistico, ma anche della commedia romantica e del dramma.
Le varie sequenze che compongono l'intero albo sono tutte ammantate da un sapore dolceamaro a cavallo tra romanzo di formazione e fiaba moderna, capace di risultare interessante sia per un target di pubblico young adult che per lettori molto più grandi.

Per quanto riguarda i disegni, AlbHey Longoconferma quanto di buono visto nelle sue opere precedenti; il suo stile, simile a quello di autori come Zerocalcare, risulta vicino al genere cartoonesco, senza però puntare mai su una dimensione prettamente infantile.
Gli stessi colori utilizzati non risultano mai eccessivamente sgargianti, particolare atto a rimarcare l'intenzione dell'autore di voler comunque rimanere ancorato a una dimensione tutto sommato realistica pur contando su alcuni elementi fantastici.

sfera Con Sfera, AlbHey Longo è riuscito a unire un grande numero di stili e influenze diverse per creare un'opera originale ricca di spunti interessanti, cercando il più possibile di giocare per sottrazione facendo della semplicità la sua arma vincente. Il merito più grande del fumetto è infatti quello di essere riuscito a toccare temi profondi e attuali in maniera molto naturale e senza virtuosismi, grazie soprattutto a una caratterizzazione dei personaggi ben studiata e priva di qualsiasi forma di retorica.

8