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Shimoneta: recensione della serie anime disponibile su Netflix e Amazon

Dopo la messa in onda in Giappone nel 2015, e lo sbarco su VVVVID.it, Shimoneta approda anche su Netflix: ripercorriamolo.

recensione Shimoneta: recensione della serie anime disponibile su Netflix e Amazon
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Shimoneta è una serie di light novel creata da Hirotaka Akagi e disegnata da Eito Shimotsuki pubblicata a partire dal 2012.
Successivamente, come spesso accade per le serie di successo, l'opera è stata adattata anche in formato manga per poi divenire un anime.
Recentemente, sulla piattaforma streaming Netflix, sono stati pubblicati i dodici episodi che compongono la serie, prodotta dallo studio d'animazione J.C. Staff.
Andiamo quindi a scoprire i punti cardine di questo anime, capace di partire in quarta grazie ad alcuni spunti narrativi interessanti perdendo un po' di mordente dalla seconda metà in poi.

Una questione di moralità

La trama dell'opera ci trasporta in un futuro distopico dove le oscenità sono state bandite in maniera incontrovertibile dal governo, costringendo così tutti i cittadini a vivere in un mondo dove il politicamente corretto regna sovrano.
Grazie a speciali oggetti elettronici indossati da tutti i cittadini, le autorità sono infatti in grado di arrestare chiunque faccia uso di materiale pornografico, arrivando addirittura a controllare i gesti o i vocaboli ritenuti inopportuni di tutte le persone comuni.

A combattere contro la censura ci pensa la sfrontata Ayame Kajo, una giovane ragazza che di tanto in tanto si trasforma nella terrorista Il blu del campo innevato, impegnandosi a distribuire ovunque immagini di ragazze ammiccanti e a urlare ai quattro venti ogni sconcezza possibile ogni volta che può, usando oltretutto come maschera le proprie mutandine.

Ad aiutarla c'è anche Tanukichi Okuma, il giovane ragazzo protagonista della serie che, nonostante voglia cercare di mantenere il più possibile un comportamento corretto, viene trascinato a forza da Ayame nell'organizzazione SOX di cui anche lei fa parte.Il plot narrativo, divertente e originale quanto basta, riesce nei primi episodi a catturare in maniera efficace l'attenzione dello spettatore anche per il focus sul tema della censura, da sempre molto presente in Giappone.

Nonostante il registro comico adottato, probabilmente anche un approccio estremamente serioso verso il tema principale dell'anime sarebbe riuscito sicuramente a dimostrarsi avvincente. Il limite più grande dell'opera è però quello di non averci creduto fino in fondo; l'anime infatti risulta accattivante soprattutto nei primi episodi, in cui vediamo Ayame Kajo dare il meglio di sé con una serie di gag incentrate sull'utilizzo di numerosi termini volgari a sfondo sessuale, lasciando però poco spazio per tutto il resto.

Nonostante il grande coraggio nei temi trattati, su tutti la concezione del sesso nella società nipponica, dal punto di vista puramente comico la produzione non incide sul serio dopo le buone premesse iniziali, continuando a riproporre ciclicamente le stesse gag viste all'inizio senza focalizzarsi su nuovi spunti creativi, via via che la narrazione prosegue. Tutto ruota attorno ai membri dell'organizzazione SOX, che si sforzano più che mai (soprattutto all'interno del contesto scolastico di cui fanno parte) di mostrare a quante più persone possibili ogni genere di materiale vietato ai minori per tentare di combattere le folli censure imposte dal governo.
Al di là delle flessioni comiche sopracitate, però, l'anime presenta un ottimo ritmo, grazie a una serie di eventi che per quanto simili non portano mai lo spettatore ad annoiarsi, seppur negli ultimi episodi si avverta davvero una sensazione di prevedibilità parecchio marcata.

Chi combatte i terroristi?

Un altro grande limite dell'opera (che è probabilmente la causa principale della stagnazione contenutistica riscontrabile soprattutto dalla seconda metà in poi) è quello di non avere dei villain carismatici. Se da un lato abbiamo il SOX capitanato da Ayame e Tanukichi, dall'altra parte troviamo l'avvenente Anna Nishikinomiya, la presidentessa del consiglio studentesco dell'accademia Tokioka incaricata di combattere i comportamenti osceni con qualsiasi mezzo. Il problema è che la stessa Anna, dopo qualche episodio, si innamora perdutamente di Okuma arrivando a diventarne addirittura ossessionata. I siparietti che la vedono eccitarsi di fronte al protagonista (tutti caratterizzati da una vena comico-erotica), per quanto concettualmente spiritosi - come nel caso della scena dei biscotti preparati mediante un ingrediente segreto - non riescono in realtà a risultare funzionali per valorizzare al meglio il confronto diretto tra le forze opposte in campo.

È proprio infatti lo scontro tra terroristi e istituzioni governative a mancare realmente di mordente, dato che per tutta la durata della serie i protagonisti della SOX non vengono mai messi davvero in difficoltà da qualcuno.

Seppur l'anime non si prenda mai davvero sul serio, un maggior focus sui due schieramenti in campo avrebbe sicuramente giovato al tutto; gli autori hanno invece preferito puntare quasi esclusivamente sull'ossessione di Anna per il protagonista e sulla quantità di sconcezze pronunciate da Ayame durante ogni episodio.

Purtroppo neanche a livello tecnico l'anime riesce a svettare come dovrebbe, con personaggi abbastanza definiti ma dotati di un character design anonimo inseriti oltretutto in ambienti spesso troppo simili tra loro e relativamente spogli.

Shimoneta Partendo da ottime premesse iniziali, e sviluppando un plot estremamente divertente pur focalizzandosi su temi importanti, Shimoneta è in parte un'occasione sprecata. La serie anime fa registrare una flessione soprattutto nella seconda metà del racconto, cioè quando subentrano contenuti troppo simili tra loro e personaggi meno carismatici rispetto ai protagonisti apparsi nelle prime puntate. Nonostante tutto ciò, la serie tratta dalle celebri light novel potrà fornirvi diversi spunti di riflessione sul sesso e sulla censura secondo i giapponesi.

6.5