Shinko e la magia millenaria: Recensione del film adattato da Cannarsi

A Lucca Comics & Games 2019 Yamato Video ha presentato la nuova edizione del film di Sunao Katabuchi, curato da Gualtiero Cannarsi.

recensione Shinko e la magia millenaria: Recensione del film adattato da Cannarsi
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A Lucca Comics & Games 2019 torna Shinko e la magia millenaria, film d'animazione del 2009 diretto da Sunao Katabuchi e basato sul romanzo di Nobuko Takagi. Si tratta di una riedizione del lungomtraggio, che torna in sala (per ora esclusivamente) alla kermesse toscana sotto l'egida di Yamato Video. Il film ha fatto parlare di sé, in Italia, soprattutto a causa dell'adattamento nostrano, curato da Gualtiero Cannarsi che per l'occasione ha incontrato il pubblico lucchese prima e dopo la proiezione della pellicola. Al di là delle polemiche legate al lavoro di traduzione e adattamento operati da Cannarsi e dai suoi collaboratori, parliamo di un progetto dai toni estremamente delicati e graziosi, che fu prodotto da MADHOUSE ma che (nei toni e nello stile) si avvicina moltissimo ai capolavori intramontabili dello Studio Ghibli.

Una terra millenaria

Siamo nel 1955, in una piccola realtà rurale situata nella prefettura di Yamaguchi, che un tempo era nota come Provincia di Suo. Protagonista del racconto è la piccola Shinko, che vive con la sua famiglia in un grazioso paesaggio di campagna: la bambina possiede un potere particolare, che le permette di immaginare volti e situazioni del passato rivivendone i trascorsi. In particolare, la storia di Shinko è focalizzata sulla vita di Nagiko Kiyohara, una giovane principessa vissuta in quei luoghi molto tempo prima.

La bimba attribuisce il suo potere magico a una sua ciocca di capelli, che si erge dritta e ribelle a causa di una vertigine contro lo stile naturale della sua chioma, un caschetto sbarazzino che glieli spinge verso il basso: Shinko chiama il ciuffo "mai mai" ("ghiribizzo", secondo la traduzione italiana), vantandosi delle sue straordinarie capacità. Un giorno la protagonista fa amicizia con Kiko, una bambina trasferitasi da poco da una grande città e, per questo, poco incline ai rapporti sociali.

La vitalità e il buon cuore di Shinko permetteranno non solo a Kiko di aprirsi, ma anche di formare insieme alla sua nuova amica un gruppo di giochi composto da compagni di scuola e altri ragazzi del posto; al tempo stesso, tra un "ghiribizzo" e l'altro, i piccoli devono scontrarsi con la dura realtà che popola la società in cui vivono: solitudine, isolazione e abbandono, ma anche un triste e malinconico scontro con la criminalità locale rappresentata dalla yakuza (la mafia giapponese).

Sulle orme della Ghibli

In questo ricco e delicato tessuto, il regista Katabuchi intesse un racconto molto dolce e atipico, basato principalmente sull'innocenza della gioventù e sulla leggerezza dell'infanzia, ma al tempo stesso sull'affetto reciproco e sul coraggio di alzare la voce per fare la cosa giusta nei confronti delle persone che amiamo.

Ed è una pellicola, Shinko e la magia millenaria, al tempo stesso intrisa di folklore e misticismo, ma anche di profondo fascino. Uno scenario che rende il racconto sospeso, intriso di magia e raffinatezza nello stile delle migliori produzioni Ghibli, anche se Shinko e la magia millenaria non raggiunge il talento visionario e l'estro registico delle storiche produzioni appartenenti al più grande studio di animazione del Sol Levante.

Eppure, dal punto di vista del design e delle atmosfere, Shinko e la magia millenaria potrebbe ricordarvi da vicino opere come La tomba delle lucciole (per la fronte impronta neorealista della messinscena) e, in senso più generale, molte altre pietre miliari concepite dal genio creativo di Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Non è difficile capire il perché: Katabuchi collaborò con Miyazaki per la produzione di Il fiuto di Sherlock Holmes (serie co-prodotta da RAI, peraltro) e fu anche suo assistente per Kiki: Consegne a domicilio.

Peccato solo, forse, per i toni un po' blandi del racconto e i temi non facilmente digeribili da tutto il pubblico: tralasciando questi aspetti, Shinko e la magia millenaria è un prodotto davvero gradevole, una storia graziosa per tutta la famiglia in grado di far riflettere sul più importante concetto alla base di un racconto incentrato sui bambini: la crescita.

L'adattamento di Cannarsi

Shinko e la magia millenaria è adattato da Gualtiero Cannarsi: una notizia che ha fatto il giro del web in poche ore, diventando virale e suscitando la preoccupazione di tutti i detrattori del nuovo adattatore di Evangelion, passato ormai alla storia per lo stile complesso e arcaico delle sue traduzioni. Partiamo da un presupposto, e cioè che è un peccato che la bellezza di un film venga oscurata dalle polemiche legate a un adattamento, nonostante chi scrive capisca perfettamente il malumore di chi non apprezza il lavoro di Cannarsi.

Un lavoro che è visibile e percepibile anche nel film distribuito da Yamato, lo ammettiamo (il che farà storcere il naso a molti): in un paio di passaggi, soprattutto, la mano cannarsiana si avverte con decisione, ma si tratta davvero di un paio di momenti al massimo in cui la sintassi o la terminologia impiegata diventano un pelo più ostiche rispetto al resto del testo. Per quanto riguarda l'adattamento in generale troviamo che, in fondo, i testi siano comprensibili, seppur scritti con un piglio decisamente classico.

Cannarsi ha però assicurato l'estrema fedeltà ai testi originali in giapponese, sottolineando come anche l'opera in lingua madre riservi una scrittura dalla sintassi complicata nonostante i toni rurali del racconto. Cannarsi, comunque, sia prima che dopo la proiezione del film, ha difeso molto bene le sue scelte, giustificandole con motivazioni oggettive e ad oggi incontrovertibili. E l'aspetto più interessante è stato la reazione del pubblico, che si è limitato ad ironizzare con sincerità e leggerezza senza scadere nell'invettiva feroce che ha investito Cannarsi negli ultimi mesi. Potrebbe trattarsi di un caso, oppure la qualità del film è riuscita a distogliere l'attenzione nei confronti di un professionista che, seppur con scelte che potrebbero essere opinabili, ha svolto il suo lavoro con serietà. Oppure, ancora, è più semplicemente la dimostrazione che, sul web, diventiamo tutti un po' disumani.

Shinko e la magia millenaria Shinko e la magia millenaria è un film dai toni un po' blandi e, per questo, non facilmente fruibile da tutti. Chi riuscirà a metabolizzarlo, però, troverà un film omaggio nei confronti dello stile e della tecnica dello Studio Ghibli (anche se il film di Sunao Katabuchi non raggiunge il genio visionario di Miyazaki e soci), ma soprattutto un racconto dai toni delicati ma intensi, che affronta i sogni e l'innocenza dell'infanzia con un piglio che mescola realismo e magia. L'edizione italiana potrebbe riservarvi un linguaggio tendente al classico, ma comprensibile nel suo complesso.

7.8