Shutendoji, la Recensione del manga di Go Nagai: nel segno di Devilman

J-POP Manga ha reiterato un cult del grande Go Nagai in un elegante box da collezione: riscopriamo l'opera incentrata sul folklore giapponese.

recensione Shutendoji, la Recensione del manga di Go Nagai: nel segno di Devilman
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

I miti giapponesi narrano che Shutendoji fosse un tremendo oni (i demoni del folklore nipponico) che infestava il Monte Oe, un territorio situato nei pressi della città di Kyoto, nel Sol Levante, e anche che la creatura fu sterminata da un leggendario samurai di nome Raiko. Quanto tramandato è molto diverso da ciò che Go Nagai immaginò per il suo omonimo manga, lo Shutendoji che fu serializzato dal 1976 al 1978 su Weekly Shonen Magazine di Kodansha: eppure, il grande sensei che ha fatto delle storie su demoni e umani uno dei suoi principali marchi di fabbrica riuscì a intessere il mito con la sua narrativa con grande efficacia.

L'edizione originale di Shutendoji, che consisteva di 9 tankobon, è oggi disponibile grazie a J-POP Manga in un'elegante reiterazione: 4, sontuosi volumetti racchiusi in un cofanetto da collezione che vi permetterà di scoprire un grande cult del glorioso palmares di Go Nagai, forse meno in vista rispetto a opere come Devilman, ma non per questo meno valido. Riscopriamo il viaggio del Maestro tra gli spiriti delle antiche leggende giapponesi.

Il destino di Jiro Shutendo

Siamo stati abituati, almeno per quanto riguarda la cultura mainstream, a vedere Go Nagai destreggiarsi con il pantheon demoniaco della religione cristiana: a partire da Devilman, passando per Mao Dante, fino ad arrivare all'incredibile lavoro che il sensei operò con l'adattamento della Divina Commedia di Dante Alighieri - di cui J-POP ha pubblicato di recente una nuovissima edizione.

Con Shutendoji, invece, Nagai esplorò a fondo gli anfratti della mitologia giapponese, senza però perdere la bussola rispetto a temi a lui così cari: il conflitto tra uomo e mostro, la giustizia e il sacrificio. La storia inizia quando Ryuichiro Shiba e sua moglie, mentre passeggiavano al cimitero, ricevono una visione incredibile: un gigantesco oni si manifesta davanti ai coniugi, estraendo dalla sua bocca un magnifico neonato.

La creatura spiega ai due che dovranno crescere il bambino come se fosse loro ma, al compimento del suo quindicesimo anno di età, l'oni tornerà sulla Terra per strappare il giovane dalle braccia dei genitori adottivi, poiché la sua natura di demone gli imporrà di compiere un misterioso ma drammatico destino.
Seppur spaventati, e consapevoli di dover portare sulle proprie spalle il peso di dover crescere un figlio da cui dovranno prima o poi separarsi, Ryuichiro e sua moglie acconsentono alla richiesta del demone: è la genesi di Jiro Shutendo, il bambino demoniaco il cui nome rimanda a un'antica divinità celeste, un ragazzo che non porta neanche il cognome dei suoi genitori adottivi, i quali furono costretti a non darglielo per evitare che si affezionassero a lui più del dovuto.

Ma l'amore di un genitore, si sa, travalica i legami di sangue o la burocrazia anagrafica, al punto che (senza riservarvi troppi spoiler sul finale dell'opera) sappiate che questo tema si confermerà come il più importante dei valori trasmessi dal racconto. Jiro cresce nell'amore della sua famiglia, ma il ragazzo (a ridosso del compimento dei suoi 15 anni) sente di essere diverso dagli altri, si tiene in disparte dai suoi coetanei e avverte che una forza misteriosa minaccia di impossessarsi di lui, donandogli capacità fuori del comune.

Aspetti che cerca di non far emergere a scuola o nella vita di tutti i giorni: agli occhi dei suoi compagni il protagonista è un individuo schivo, da temere, da tenere a distanza; per le ragazze è un bel tenebroso, un ragazzaccio affascinante e inarrivabile. Proprio come Akira Fudo, seppur la premessa di partenza sia diversa (Devilman è un uomo comune che viene posseduto da un demone, Shutendoji è un discendente degli oni sin dalla nascita e il suo destino è segnato dall'inizio), lo sviluppo della figura dell'antieroe tipicamente nagaiano segue di pari passo l'evoluzione di Devilman.

Le capacità di Jiro e il suo animo nobile emergono in un contesto scolastico, quando un gruppo di prepotenti mette a repentaglio l'incolumità dei più deboli. Ben presto il nostro si accerchia - suo malgrado, poiché sa bene che chi rimane vicino a lui va incontro a pericoli fuori da ogni immaginazione - di amici che desiderano proteggerlo e combatterlo con lui mentre il male incarnato prende forma, pronto a manifestarsi nel giorno del giudizio: i servi e le creature al soldo di Jashin, divinità giapponese del caos, intendono distruggere gli oni e il loro predestinato discendente.

I demoni di Go Nagai

Nel corso dell'opera, Go Nagai riuscì ad intessere un mosaico tanto avvincente quanto complesso: il racconto di Shutendoji travalica il tempo e lo spazio, si spinge fin nel profondo del pantheon e della mitologia nipponiche, a volte fornendo informazioni quasi "educative" che in Devilman o Mao Dante non sono mai esistite. Ancor più che nelle sue opere più famose, quella di Jiro si trasforma in una vera e propria Odissea interdimensionale, basata sulla ricerca di se stessi e sul compimento del proprio destino.

Il registro stilistico e la scrittura di Go Nagai cambiano più volte, in certe fasi della storia addirittura si contamina con altri generi e, di rimando, così accade alla matita del sensei. In Shutendoji, ovviamente, il tratto tipico di Go Nagai si avverte in ogni singola tavola del manga, ma nonostante qualche (solito) character design riciclato Shutendoji fornisce un comparto visivo originale e ben più variegato di altre opere. È merito soprattutto della "lore" dell'opera, capace di sventagliare di fronte al lettore una quantità di personaggi e creature diverse: uno stile unico, che emerge soprattutto nelle splash page più importanti.

Le scene action, gli scenari e le panoramiche urlano la loro natura nagaiana da ogni poro: il tratto, caratterizzato da linee frenetiche, richiama come sempre il caos demoniaco che il sensei infonde in tutte le sue opere di genere. Ma è un caos "ordinato", sempre chiaro, pulito, scandito da una violenza mai fine a se stessa: le forme distorte, i grovigli di mostri che si azzannano tra loro, i fendenti e le esplosioni si avvicendano vignetta dopo vignetta in uno spettacolo di pirotecnico romanticismo. Dove il mostro, come nei più celebri racconti lovecraftiani, è la vera magnificenza di un mosaico orrendamente affascinante.

Shutendoji Shutendoji è un'opera che non può mancare nel bagaglio di tutti gli appassionati delle opere di Go Nagai. Attraverso un racconto avvincente, originale e drammatico il sensei infuse gran parte dei temi a lui più cari. La mitologia nipponica secondo Nagai è un affresco affascinante e terribile, che si avvicina molto all'intensità drammatica e funesta di capolavori immortali come Devilman. Due opere che si fanno da contraltare a vicenda, sia per differenze che per analogie stilistiche.

8.2

Altri contenuti per Shutendoji