Netflix

Si Sente il Mare: Recensione del film dello Studio Ghibli Recensione

Si Sente il Mare è uno dei lavori meno conosciuti dello Studio Ghibli. Grazie al suo rilascio su Netflix, scoprite questo film nella nostra recensione.

recensione Si Sente il Mare: Recensione del film dello Studio Ghibli
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

I film dello Studio Ghibli, uno dei simboli dell'animazione giapponese nel mondo, sono arrivati su Netflix. Il colosso mondiale dello streaming distribuirà tutti i 21 film della celebre casa di produzione nel suo catalogo a scaglioni, per la precisione in 3 blocchi da 7 film ciascuno: la prima ondata Ghibli è arrivata su Netflix il 1 febbraio, la seconda e la terza giungeranno rispettivamente a marzo e ad aprile. I fan dell'animazione giapponese, ma anche (e soprattutto) i neofiti, avranno dunque un'ottima opportunità per riscoprire i lavori dello Studio Ghibli, una compagnia che ha fatto la storia e che ci ha regalato alcuni dei racconti più belli e memorabili del panorama audiovisivo.

Questo evento tuttavia non ci dà solo la scusa perfetta per rispolverare vecchi capolavori, ma è anche un'occasione splendida per riscoprire le opere "dimenticate" dello studio, piccole perle poco conosciute anche dagli appassionati stessi per le ragioni più disparate: l'uscita in sordina, l'ingombrante fama dei film più noti al pubblic, l'insuccesso al box office in patria. Tutte motivazioni che hanno contribuito ad offuscare, spesso immeritatamente, la visibilità di molte delle produzioni "minori" dello studio. È quello che è successo a Si Sente il Mare, il film di cui vi parliamo oggi, dopo aver già riscoperto un film ingiustamente sottovalutato di Isao Takahata nella nostra Recensione di Pioggia di ricordi.

Una gemma dimenticata?

Si Sente il Mare, traduzione italiana fedele del titolo originale Umi Ga Kikoeru (mentre nei paesi anglosassoni è conosciuto perlopiù con il titolo Ocean Waves), è un'opera abbastanza peculiare nella filmografia dello Studio Ghibli, per svariate ragioni. Innanzitutto, è stato il primo lungometraggio non diretto da uno dei due fondatori, Hayao Miyazaki e Isao Takahata.

Quest'ultimo, coinvolto solo come produttore, ha delegato la regia all'allora trentaquattrenne Tomomi Mochizuki, a suo agio con opere di carattere sentimentale: nel suo curriculum figurano infatti anime come L'Incantevole Creamy, Orange Road e Ranma ½. Si Sente il Mare è stato inoltre il primo tentativo da parte dello studio di realizzare un film con personale giovane, perlopiù tra i 20 e i 30 anni, coinvolgendo altri studi di animazione (come Madhouse e J.C. Staff) per poter ottimizzare i tempi e i costi: sfortuna volle però che il lungometraggio venne completato sforando entrambi gli indici, motivo per il quale un esperimento del genere non è stato più ripetuto.

Oltre a questi fattori, Si Sente il Mare è stato anche il primo film dello studio distribuito prima sulle reti televisive giapponesi, con la premiere andata in onda su TV Asahi il 5 maggio 1993, e successivamente nelle sale cinematografiche il 25 dicembre dello stesso anno. In Italia il film è rimasto inedito fino al 23 marzo 2016, giorno in cui la casa di distribuzione Lucky Red lo ha pubblicato direttamente in home video doppiato in italiano, con l'adattamento dei dialoghi giapponesi a opera di Gualtiero Cannarsi.

La pellicola, ispirata all'omonimo romanzo del 1990 scritto da Saeko Himuro e illustrato da Katsuya Kondo, racconta il rapporto fra due giovani liceali nella cittadina costiera di Kochi, nell'isola di Shikoku. Lui, Taku Morisaki, è un ragazzo di provincia un po' ingenuo e impulsivo ma dal cuore buono, lei, Rikako Muto, è una ragazza di città che da Tokyo si è appena trasferita nella stessa scuola di Taku a causa del divorzio dei genitori. Rikako, studentessa modello un po' egocentrica e dal carattere soggetto a variazioni d'umore fin troppo repentine, è insofferente per questo cambiamento forzato nella sua vita e per tale ragione fatica ad integrarsi nella sua nuova scuola, venendo allontanata dai suoi compagni fra i quali, inizialmente, lo stesso Taku. Tuttavia, il loro rapporto è destinato a evolversi nel corso delle vicende del film, facendoli maturare e formando un legame capace di resistere allo scorrere del tempo.

Sentimenti e integrazione

Sin dai primi minuti appare evidente come questa pellicola dello studio non avesse, all'epoca, le stesse ambizioni dei suoi predecessori. Non troviamo in questo film la maestosità e l'epicità dei racconti di Miyazaki, o la maestria e la maturità di quelli di Takahata, e questo si riflette soprattutto nel comparto visivo. Per via dell'argomento trattato, un classico racconto di formazione giovanile in un contesto sdoganato come quello scolastico, e per la presenza di più studi coinvolti nel progetto, i disegni e le animazioni di Si Sente il Mare risultano qualitativamente nella media, meno rifiniti rispetto allo standard dello studio, seppur si riesca a riconoscere il "tocco" tipico delle produzioni ghibliane.

È un racconto semplice e lineare,, privo di tempi morti (dura appena 72 minuti), che scorre quindi molto bene senza mai risultare noioso. Il principale pregio di Si Sente il Mare è quello di proporre una normale storia d'amore nipponica in maniera realistica e genuina, stando attenti a porre la giusta enfasi nei momenti più importanti, senza forzature, condendola con temi importanti come l'amicizia, le turbe tipiche dell'adolescenza, l'integrazione in un contesto sociale diverso da quello a cui si è abituati, e il raggiungimento della maturità. I due protagonisti sono convincenti e ben caratterizzati, con la timidezza e il buon senso di Taku contrapposti alla vivacità e alla sensibilità di Rikako.

Una produzione "minore"

Purtroppo, in ultima analisi, la pellicola non riesce a risultare incisiva come dovrebbe, raggiungendo un risultato solo poco più che sufficiente, e il ridotto minutaggio impedisce l'approfondimento di molti aspetti che, se sviluppati con maggiore dovizia, avrebbero permesso al film di elevarsi sopra la media. Non aiutano i personaggi secondari, quasi tutti anonimi e poco più che figure di contorno, fra i quali degno di menzione è sicuramente Yutaka Matsuno, il migliore amico di Taku.

Dopo aver dato l'impressione, nella prima parte del film, di voler apparire come una sorta di terzo incomodo nel rapporto fra Taku e Rikako, ponendo le basi per un triangolo amoroso che poteva risultare interessante, la sua presenza si riduce sempre di più fino quasi a sparire, senza dare alcun contributo alla storia (se non quello di aver fatto conoscere i due protagonisti).

Per l'approdo sulla piattaforma streaming, Netflix si è affidata alla versione home video Blu-ray proposta da Lucky Red quattro anni fa. Abbiamo quindi una risoluzione 1080p per l'uscita video, ma soprattutto l'adattamento italiano di Gualtiero Cannarsi. Promosse le voci nostrane, che vedono Raffaele Carpentieri nei panni di Taku, Flavio Aquilone in quelli di Matsuno ed Erica Necci nel ruolo di Rikako: mentre i primi due hanno svolto un ottimo lavoro per i rispettivi personaggi, la doppiatrice di Rikako, seppur molto brava, non è però riuscita a rendere al meglio il carattere energico della protagonista in alcuni momenti importanti. L'adattamento italiano di Gualtiero Cannarsi, infine, si caratterizza per la sua oramai riconoscibile impronta, proponendo molte locuzioni desuete e stucchevoli che tuttavia non rovinano in alcun modo la visione del film.

Si Sente il Mare Si Sente il Mare è quindi una piccola perla dimenticata nel catalogo di capolavori dello Studio Ghibli? Non proprio, è piuttosto un diamante grezzo che non è riuscito a brillare, ma ci troviamo comunque di fronte a un lavoro più che discreto che saprà accontentare e intrattenere chi cerca una storia semplice ma profonda, dai toni sentimentali, ampiamente nello stile dello studio. L’epiteto di “produzione minore” è dunque sostanzialmente corretto, ma ne consigliamo ugualmente la visione a tutti gli appassionati e a coloro che vogliono scoprire tutto sulla più grande major dell'animazione giapponese.

7