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Sol Levante Recensione: il corto Netflix sperimenta gli anime in 4K

Netflix e Akira Saitoh sperimentano un anime realizzato interamente in 4K, ma il risultato è troppo acerbo per soddisfarci.

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Sol Levante è un progetto sperimentale. Occorre saperlo in anticipo, prima di approcciare la visione di un cortometraggio estremamente breve e che, data proprio questa natura peculiare, potrebbe deludervi grandemente. Da diversi mesi Netflix aveva comunicato la produzione di questo lavoro costantemente avvolto nel mistero, di cui si conoscevano pochi dettagli, ma assolutamente nulla sulla trama o sul numero di episodi. Si tratta del primo anime realizzato interamente in 4K e che proprio per questo mette in mostra alcune cose interessanti. Ma è ancora troppo poco per parlare di un progetto davvero soddisfacente.

Il primo anime in 4K

Partiamo sin dall'inizio: inizialmente, stando alle notizie filtrate dalla rete, si credeva che Sol Levanta sarebbe stata una serie. Ma nessun indizio, purtroppo, ce ne ha dato finora la conferma. Quando Sol Levante è uscito su Netflix nella mattinata del 2 aprile, siamo poi rimasti colpiti nel vedere che il prodotto conta un solo episodio, peraltro molto breve: 4 minuti in totale per una sequenza molto spettacolare, ma anche poco concreta, seppur emerga un filo di narrazione tra le righe del materiale pubblicato.

In ogni caso, Netflix classifica il prodotto proprio come "film", scardinando le convinzioni di chi credeva che sarebbe stato un anime seriale, seppur molto più breve rispetto ai canonici valori produttivi dell'industria nipponica.
Ma perché Sol Levante è così breve? La risposta è semplice: dal punto di vista realizzativo si tratta di un progetto immenso, forse ancora poco in linea con gli attuali dettami del panorama produttivo degli anime.

Essendo realizzato nativamente in risoluzione 4K, le tavole e gli storyboard originali sono quattro volte più grandi del normale. Se già, di solito, la realizzazione di uno storyboard di circa 24 minuti in risoluzione standard per un episodio anime può richiedere settimane o mesi di lavorazione (a seconda della natura del prodotto: un battle shonen, ovviamente, richiede una preparazione attenta, meticolosa e molto lunga viste le molte sequenze di combattimento), non è difficile immaginare quali siano stati i tempi di lavorazione di Sol Levante.

Ma a questo punto, vista la sostanziale inconsistenza del costrutto narrativo e filmico del prodotto, avremmo preferito che il progetto cementificasse le proprie fondamenta, magari raggiungendo un minutaggio più congruo da giustificarne il lancio su una piattaforma internazionale dal valore (e dal costo) importante come Netflix, che in diversi frangenti non ha comunicato benissimo la portata produttiva di questo progetto.

Il destino di una guerriera

Ma quindi di cosa parla Sol Levante? È una brevissima storia fantasy, in cui una guerriera in possesso di misteriosi poteri magici decide di accedere ad un luogo sacro, ma incontra le ostilità degli spiriti guardiani di una terra dal sapore mistico. C'è da ammetterlo: in pochi minuti lo storytelling riesce ad essere essenziale ed autoconclusivo, portando in scena una classica ma efficace apologia del ciclo morte-rinascita in salsa fantasy.

È però osservando attentamente il tutto che ci rendiamo conto di quanto potenziale avrebbe il progetto, e di come avrebbe potuto essere sviluppato ulteriormente se lo studio di animazione diretto da Akira Saitoh (Production I.G) avesse magari preso più tempo. Il punto è che Sol Levante, nel suo indubbio fascino narrativo e concettuale, risulta alla fine un mero esercizio di stile, un esperimento che guarda con timidezza al futuro impiego di tecniche alternative nel settore dell'animazione.

Da un punto di vista tecnico, almeno, il corto di Netflix è una vera e propria perla di design, in cui si riversa tutto l'estro e la creatività di un fantasy davvero peculiare. Ma anche per questo le animazioni, seppur eccezionalmente fluide e in alcuni frangenti raramente spettacolari, mettono in primo piano un'ottimizzazione non sempre efficace, trattando i personaggi come un elemento accessorio dello scenario, che si muove ed è animato in modo anomalo rispetto al fondale. Questi ultimi sono forse il vero fiore all'occhiello della produzione: ricchissimi, colorati, super dettagliati. Un lavoro in cui si riconosce tutto l'incredibile sforzo produttivo dello studio.

Sol Levante In conclusione, Sol Levante spiana sì la strada alle future tecniche di animazione, ma solo timidamente. La creatura partorita da Akira Saitoh nel corto di Netflix non è che un esercizio di stile, un tentativo fin troppo sperimentale per dirsi soddisfacente. È un progetto visivamente suggestivo, e se vogliamo anche autoconclusivo, ma fin troppo breve per lasciare davvero un'impronta sull'animazione moderna. La promessa di provare a rivoluzionare l'industria c'è, ed è importante che Netflix l'abbia lanciata. In futuro, tuttavia, dovrà anche mantenerla.

5.5