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Spriggan recensione: archeologia e combattimenti su Netflix

Netflix e David Production firmano il ritorno in forma animata del manga di culto Spriggan. Ecco il nostro parere sulla serie.

Spriggan recensione: archeologia e combattimenti su Netflix
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Disponibile su Netflix a partire dal 18 giugno 2022, Spriggan è il nuovo adattamento animato dell'omonimo manga di Hiroshi Takashige e Ryoji Minagawa pubblicato in 11 volumi dal 1989 al 1996, e giunto nel nostro paese grazie a Planet Manga. Si tratta della prima produzione per il piccolo schermo basata sulla serie, in quanto l'unico predecessore è un lungometraggio - anch'esso animato - uscito nelle sale giapponesi nel 1998 e diventato a suo modo un classico al pari dell'opera originale, grazie alla firma del leggendario Katsuhiro Otomo.

Siamo giunti al termine dei sei episodi che compongono la prima stagione e possiamo darvi il nostro parere sul tanto atteso ritorno delle avventure del protettore di tesori Yu Ominae. Un ritorno che, sfortunatamente, non è avvenuto proprio in grande stile.

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Nel nostro speciale sui motivi che rendono Spriggan un manga cult vi abbiamo introdotto la sua peculiare premessa, ma facciamo un breve riepilogo.

In una versione alternativa del mondo dove frammenti di un'antichissima civiltà, estintasi a causa del suo progresso, sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, l'Arcam è una potente multinazionale con risorse apparentemente illimitate che cerca in tutti i modi di impedire che questi reperti, dotati di una tecnologia avanzatissima, finiscano nelle mani sbagliate. I suoi agenti, chiamati Spriggan, sono soldati dalle capacità eccezionali ed equipaggiati con armi di ultima generazione. Tra di loro vi è Yu Ominae, il protagonista della serie, un ragazzo di 16 anni spavaldo e un po' sbruffone, dal passato turbolento, che per ordini del suo superiore Yamamoto si ritrova a combattere contro terroristi, comunisti, americani e chiunque cerchi di impossessarsi delle potenti reliquie del passato. Durante il tempo libero, Ominae è un normale studente in un liceo controllato dalla stessa Arcam, l'ultimo contatto con la realtà rimastogli.

Al timone della produzione troviamo David Production, lo studio distintosi nell'ultimo decennio per la trasposizione animata delle varie saghe del manga Le Bizzarre Avventure di JoJo, ma che di recente ha ampiamente dimostrato di meritare la sua fama non solo grazie al materiale di Hirohiko Araki: basti pensare a serie come Cells at Work! e Fire Force. Tra i membri dello staff menzioniamo il regista Hiroshi Kobayashi (Kiznaiver, Dragon Pilot), l'esperto sceneggiatore Hiroshi Seko (Jujutsu Kaisen, Attack on Titan) e Shuuhei Handa nel ruolo di character designer e direttore delle animazioni.

I sei episodi di Spriggan, lunghi 45 minuti ciascuno, adattano altrettante storie provenienti dal manga, e se si escludono i dettagli estetici e l'attualizzazione del contesto all'epoca moderna, ci troviamo di fronte a un trattamento molto fedele dell'opera cartacea, una costante dell'operato di David Production: basta guardare la replica quasi 1:1 delle tavole originali in un qualsiasi anime di JoJo per rendersene conto. Sfortunatamente, Spriggan è la conferma che questa scelta non è automaticamente la migliore possibile se non accompagnata da un'adeguata comprensione del materiale di partenza.

Un adattamento che manca il bersaglio

Andiamo dritti al sodo. Spriggan è un discreto anime d'azione che saprà accontentare gli amanti del genere, soprattutto chi è stanco dei soliti tie-in dei manga battle shonen del momento.

Grazie al suo gustoso mix di tematiche e suggestioni anche abbastanza differenti tra loro, molte delle quali ormai non comuni nel ramo più mainstream dell'attuale cultura pop giapponese, i sei episodi della serie scorrono veloci e senza intoppi, trascinati dal carisma del suo protagonista. Yu Ominae, come vi abbiamo già esposto nel precedente articolo, è una figura che non si discosta dal classico giovane eroe senza macchia perfetto per attirare il pubblico di lettori adolescenti, ma la sua caratterizzazione è convincente e nel corso delle puntate apprendiamo maggiori dettagli sul suo background e sul suo rapporto con gli altri personaggi. Il problema di questo adattamento sta in tutto il resto. Il lavoro dello staff di David Production si limita a fare il minimo indispensabile e non riesce a replicare l'atmosfera caciarona e dominata da toni paranoici e cospirazionisti presente nell'opera originale, caratteristica che viene ulteriormente compromessa dalla scelta di ambientare le vicende nell'epoca moderna (senza alcun beneficio), perdendo così tutti i riferimenti al contesto del periodo in cui è stata concepita. Al tempo stesso, questo maldestro tentativo di svecchiamento ha come unico risultato quello di amplificare i difetti intrinseci del materiale di partenza, come la struttura ripetitiva di ogni singola storia.

Il canovaccio seguito è infatti sempre lo stesso, così come la risoluzione degli eventi, prevedibile e priva di mordente. Non aiuta il fatto che, trattandosi solo dei primi capitoli, moltissimi aspetti dell'affascinante contesto narrativo (i lati più oscuri dell'Arcam, il vero segreto dietro ai manufatti, etc.) rimangano a malapena accennati. La seconda stagione, che senza troppi spoiler è quasi una certezza, avrà la possibilità di sopperire a queste mancanze, ma per il momento non possiamo fare altro che dare un giudizio negativo.

Un discorso analogo vale per i personaggi secondari, che, a parte pochissimi casi, come la simpatica cacciatrice di tesori Yoshino Somei e il boss di Yu, arrivano e spariscono nel giro di un singolo episodio senza avere il tempo (e le qualità) per rimanere impressi nella memoria dello spettatore. Anche qui non danno una mano i dialoghi privi di spessore che dominano gran parte del minutaggio della serie, pieni di scambi di battute che aggiungono poco o nulla a ciò che viene raccontato in quel momento e ulteriormente penalizzati da un adattamento italiano che ci è sembrato fin troppo piatto.

Ricordi sbiaditi

Alti e bassi anche per quanto concerne l'apparato artistico e tecnico della produzione, che risente dell'inevitabile paragone con il film del 1998 realizzato da Studio 4°C e supervisionato da Katsuhiro Otomo, noto agli appassionati per le sue animazioni di altissimo livello, una vera gioia per gli occhi ancora oggi.

Il lavoro di David Production, per quanto non possa in alcun modo competere con il suo illustre predecessore, è di buona fattura e rende molto dinamiche ed efficaci le scene d'azione, grazie a un'ottima regia e a un sapiente utilizzo della CGI, ben integrata con gli sfondi e con gli altri elementi realizzati con le tecniche più tradizionali. Il character design è un piacevole compromesso tra l'effetto retrò dei disegni originali di Ryoji Minagawa e uno stile più moderno e vendibile alle nuove generazioni, anche se si sarebbe potuto fare qualcosa di più per combattere l'anonimato dei personaggi secondari e dei villain: l'esempio più lampante è il Colonnello MacDougall, il bambino con poteri esper antagonista del secondo episodio che chi ha già visto il film conosce bene. Purtroppo, nella seconda tranche di episodi (dal quarto al sesto), si assiste a un calo abbastanza netto nella qualità dei disegni e delle animazioni, che non è tale da rovinare la fruibilità del prodotto ma che restituisce la sgradevole impressione che l'anime sia stato realizzato da due studi differenti, quando ovviamente non è così.

Problematiche del genere sono la norma nell'animazione giapponese di stampo televisivo, dove molti studi subappaltano la realizzazione di determinate sequenze a collaboratori per ridurre tempo e costi, ma sorprende vederle anche in produzioni che nascono come ONA (Original Net Anime), ovvero per essere distribuite direttamente nel circuito dello streaming.

Il compositore Taisei Iwasaki (Belle, Kekkai Sensen) firma la colonna sonora, che propone brani dinamici e accattivanti che accompagnano perfettamente le numerose scene d'azione, ma che in alcune situazioni (poche, per fortuna) abbiamo trovato eccessivamente enfatici se non fuori luogo.

Nulla da dire sul doppiaggio giapponese, che vede Chiaki Kobayashi (James Moriarty in Moriarty the Patriot) nei panni dell'irruento protagonista, così come validissima è la performance di Alex Polidori - il doppiatore ufficiale di Tom Holland e Timothée Chalamet - nel medesimo ruolo, pur non riuscendo spesso a rendere la sua spavalderia in modo convincente come il collega nipponico. Promosso anche il resto del cast italiano, che vede la partecipazione di nomi importanti del settore come Carlo Valli (voce del mai dimenticato Robin Williams).

SPRIGGAN Il ritorno del protettore di tesori Yu Ominae colpisce ma non stupisce, rivelandosi al di sotto delle aspettative. David Production si limita a fare il compitino e confeziona un adattamento poco più che sufficiente che non possiede l’enorme impatto visivo che il film animato aveva all’epoca (e ha tuttora), e nemmeno la spensieratezza caciarona e nostalgica dell’opera originale. In attesa di una probabile seconda stagione che riesca a correggere il tiro, consigliamo Spriggan solo ai fan più sfegatati del manga e a coloro che cercano un’anime d’azione con cui staccare la spina, a patto di non aspettarsi un comparto tecnico stellare. Per tutti gli altri, c’è sicuramente di meglio in giro.

6.5