Street Fighter II V Recensione: l'anime ispirato al picchiaduro Capcom

La nostra recensione dell'anime tratto dal secondo capitolo del celebre picchiaduro sviluppato da CAPCOM, un viaggio nelle arti marziali.

recensione Street Fighter II V Recensione: l'anime ispirato al picchiaduro Capcom
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Nel 1991 viene pubblicato Street Fighter II: The World Warrior. Si tratta del secondo capitolo della famosa saga di videogiochi arcade Street Fighter, uno dei picchiaduro 2D più celebri in assoluto nella storia videoludica.
Street Fighter II V è il suo adattamento animato, che debuttò sulla rete televisiva giapponese nel 1995 sul canale YTV, successivamente arrivato anche qui in Italia, distribuito dalla Dynit, recentemente disponibile su VVVVID.

É stata prodotta da Group Tac, diretta da Gisaburo Sugii, regista e animatore, amico e pupillo del dio del manga Osamu Tezuka. Regista che aveva prodotto un adattamento animato cinematografico del secondo capitolo della serie, ovvero Street Fighter II Movie, gia un'anno prima, sempre collaborando con l'aiuto regista Hashimoto e il suo staff.

Amici fraterni

L'anime narra le vicende di due vecchi amici: Ryu, di origine giapponese, e Ken, di ricche origini americane, entrambi adolescenti ed esperti di arti marziali, la passione che li accomuna. Fin da bambini si sono sempre allenati insieme presso lo stesso dojo, facendo coltivando anche un'accesa rivalità, mettendosi sempre in gioco, anche solo per puro divertimento.

Ryu vive su un'isola in Giappone e, dopo anni di estenuanti allenamenti tra un lavoro e l'altro, riceve una lettera dal suo vecchio amico: è un invito a raggiungerlo negli USA, a San Francisco. All'arrivo Ken mostra a Ryu il "mondo americano" - ragazze, dollari e alcolici - per poi portarlo in serata in un pub, dove si cacciano subito nei guai provocando una rissa contro dei militari, che riescono a battere facilmente.

Tuttavia la scontro non è terminato. In soccorso dei militari arriva un personaggio iconico del brand, Guile, anch'esso un militare, che fa conoscere ai due l'amaro sapore della sconfitta. Da questa sonora lezione, essi comprendono che nel mondo ci sono molti lottatori fortissimi, decidendo allora di mettersi in viaggio per misurarsi contro gli street fighter più forti del pianeta.

Fighting journey

Partiti, i due protagonisti attraverseranno la Cina, l'India, la Thailandia e l'Europa, tra ambientazioni molto suggestive, con l'intento di allenarsi e migliorare nelle arti marziali, incontrando tantissimi combattenti abili e personaggi appartenenti all'universo di Street Fighter, come Fei Long, Charlie Nash, Dhalsim, Sagat.

La presenza di questi ultimi non è un semplice riferimento al videogioco, ma ognuno ha un suo preciso ruolo nei meccanismi narrativi della serie. Tra questi, Chun Li è la prima a fare la sua comparsa. Ragazza di origine cinese, si presenta ai protagonsiti ad Hong Kong come guida turistica, rivelandosi poi la figlia di un poliziotto dell'Interpol, impegnato nella lotta alla droga, gestita dall'organizzazione criminale Shadaloo (o Shadowlaw).

Ryu e Ken, durante il loro viaggio, si scontreranno più volte anche contro i vari membri appartenenti alla Shadaloo, come Balrog, Zangief, Vega, Cammy, fino all'inevitabile scontro con M.Bison, il comandante di questo gruppo criminale, dotato di un misterioso potere, che lo rende molto potente ed in grado di controllare l'energia psichica, interessato tra l'altro alla forza latente intravista in Ryu.

La leggenda della Hadoken

Oltre i temi principali presenti in questa serie animata, cioè il viaggio di formazione e la battaglia alla potente organizzazione, vi è anche la leggenda riguardante l'Hadoken. Ryu verrà a conoscenza di questo antico potere grazie ad un bizzarro maestro, capace di controllare l'energia del proprio spirito. Per poter apprendere i segreti sulla Hadou i ragazzi incontreranno Dhalsim, sotto consiglio di Sagat, il quale inizialmente vedendoli solo come "belve" non li riterrà degni di essere allenati. Solo dopo una testimonianza di buona volontà l'asceta insegnerà i segreti per padroneggiare la tecnica della Hadoken. L'Hadoken, in sostanza, è un attacco energetico a distanza: tramite la concentrazione e l'autocontrollo si fa accumulare il proprio Ki nei palmi delle mani, per poi essere sparato come un "proiettile" di energia, che può ricordare per certi aspetti la Kamehameha di Dragon Ball.

Picchiaduro retrò

La storia di Street Fighter II V è piuttosto articolata e ben scritta per essere basata su un videogioco incentrato sul combattimento. Il prodotto si lascia guardare piacevolmente, ad eccezione di un paio di episodi filler decisamente superflui.

Inoltre il racconto è originale, senza citazioni videoludiche fini a se stesse, in quanto la serie prende solamente spunto dal secondo capitolo del franchise discostandosi molto dalla storia principale. È opportuno ricordare che l'anime sembra più un adattamento di Super Street Fighter II Turbo e del film Street Fighter II. Sia in quest'ultimo prodotto sia in V si percepisce la mano creativa di Gisaburo Sugii, che riesce a creare un ottimo background rispetto all'enorme e variegato universo creato da Capcom. Anche il character design dei personaggi si discosta notevolmente da quello dei giochi, una scelta a parer nostro di qualità ma che potrebbe spaesare i fan più accaniti del brand originale.

Tecnicamente l'anime regge ancora oggi il peso degli anni: i disegni sono buoni, e la qualità del tratto rende giustizia alle atmosfere cui ci ha sempre abituato la serie. Anche il comparto audio è ben fatto e propone brani sempre calzanti rispetto al contesto, dalla musica più scanzonata a quella più cruenta. Sugii, in definitiva, ha realizzato un'ottima reinterpretazione della serie a livello grafico, ma delude un po' sul versante delle animazioni, a volte altalenanti e ripetitive. Una piccola pecca che, purtroppo, danneggia la resa delle scene d'azione, rendendo i molti (e ben costruiti) combattimenti meno esplosivi.

Street Fighter Street Fighter II V è un'ottima trasposizione animata del celebre videogioco Capcom, anche se si discosta dalla serie originale, rendendole comunque onore con una storia intenta ad ampliare ed approfondire il mondo del brand videoludico: un viaggio nella pop culture dell’epoca con un’estetica anni ‘90 molto interessante, che malgrado qualche incertezza a livello di animazioni compongono un buon anime di arti marziali. Una visione assolutamente consigliata per i fan dello storico picchiaduro.

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