Sword Art Online 2: recensione della seconda serie televisiva di SAO

La seconda serie di Sword Art Online è la meno riuscita, eppure uno dei suoi archi narrativi rappresenta il picco massimo raggiunto dal brand.

recensione Sword Art Online 2: recensione della seconda serie televisiva di SAO
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Anticipata dal breve teaser allegato allo speciale televisivo di SAO (per tutti i dettagli consultate la nostra recensione di Sword Art Online: Extra Edition), la seconda stagione del brand è stata trasmessa in Giappone nei primi mesi del 2017 ed è stata incaricata di adattare non due, ma addirittura tre archi narrativi delle avventure vissute da Kirito, Asuna e compagni in affascinanti mondi virtuali ricchi di lore e di paesaggi mozzafiato. Una scelta che, come vedremo a breve, non abbiamo apprezzato del tutto, poiché il passaggio da una saga all'altra e il poco spazio concesso ad alcune di esse non hanno saputo garantire al progetto un livello qualitativo omogeneo e sempre soddisfacente.

A differenza di quanto avvenuto con Aincrad e Fairy Dance, che tutto sommato raccontavano una storia unica e inscindibile, Sword Art Online II ha per giunta adattato tre episodi sconnessi tra loro e addirittura caratterizzati dalla presenza di protagonisti differenti, trasmettendoci la fastidiosa sensazione di aver visionato una serie "antologica". Senza ulteriore indugio, scopriamo dunque i pregi e i difetti della stagione televisiva meno riuscita di SAO.

Il mondo delle pistole

È trascorso ormai un anno dalla conclusione degli incidenti legati a SAO e ALO, e sebbene i loro sfortunati protagonisti abbiano cercato in tutti i modi di riabituarsi alla normalità, i due anni di prigionia sperimentati all'interno del castello fluttuante di Aincrad continuano ancora oggi a condizionarne le vite in maniera significativa. Ad esempio, Kirigaya Kazuto e i suoi coetanei sono costretti a frequentare una scuola riservata esclusivamente ai sopravvissuti di SAO e che in realtà serve soltanto a monitorarli. Non per nulla, all'interno di Aincrad hanno perso la vita ben 4000 persone, anche a causa dei cosiddetti PK (Player Killer) ossia giocatori senza scrupoli e dediti all'omicidio, che difficilmente potranno mai essere reintegrati all'interno di una società normale. A dimostrazione di ciò, proprio quando Kazuto e compagni stavano iniziando a dimenticare gli orrori vissuti, la gente ha ricominciato a morire nei mondi virtuali, come se qualcosa volesse suggerire allo Spadaccino Nero di non azzardarsi a cancellare il ricordo di quanto accaduto su Aincrad.

Dopo la diffusione di The Seed - un pacchetto open source sviluppato dal geniale Kayaba Akihiko - sono comparsi molti VRMMORPG, di cui parecchi loschi e sorretti da regole abbastanza discutibili. Gestito da un'azienda americana poco collaborativa, Gun Gale Online è ad esempio un mondo basato esclusivamente sulle armi da fuoco, dove i suoi giocatori professionisti possono addirittura tramutare la valuta in-game in denaro da spendere nel mondo reale. Di conseguenza, nessun gioco virtuale vanta un numero di professionisti tanto elevato quanto GGO, la cui popolarità è cresciuta talmente tanto da spingere uno show digitale a trasmettere in streaming i suoi eventi competitivi. È proprio nel mezzo del cosiddetto MMO Stream che un misterioso individuo mascherato punta la propria pistola contro uno schermo e spara all'ospite del programma, uccidendolo apparentemente persino nel mondo reale.

Con l'aumentare dei giocatori deceduti per arresto cardiaco mentre erano connessi a GGO, Kikuoka consulta Kazuto per tentare assieme al ragazzo di capire se effettivamente esista o meno un metodo per fermare il cuore di una persona nel mondo reale con un colpo di pistola sparato all'interno del gioco. Appuratane l'impossibilità, Kazuto decide di collaborare all'indagine dietro compenso pecuniario e converte il proprio account da ALO a GGO, allo scopo di rintracciare l'inquietante Death Gun, verificare se sia davvero collegato alla recente serie di incidenti e smascherarne l'inesplicabile modus operandi.

Per quanto concerne l'intreccio, l'arco narrativo di Phantom Bullet ci ha intrigati sin dal primo episodio, anche grazie alla descrizione dettagliatissima di Gun Gale Online: un mondo affascinante, letale e ricco di lore, ma che allo stesso tempo ci è parso troppo lontano dai canoni di Sword Art Online, che in precedenza si era limitato a proporci delle realtà di stampo fantasy.

L'entusiasmo scaturito dalla novità e da un'ambientazione molto vicina al pubblico occidentale ha quindi ceduto ben presto il posto ad un crescente sgomento, a causa di eventi fuori da ogni logica, errori legati all'utilizzo delle bocche di fuoco e della presenza di una nuova protagonista femminile dal background a dir poco altalenante. Non solo il nostro Kirito è approdato in GGO con un rarissimo avatar dai lineamenti femminili (quello che oggi definiremmo un "Trap"), ma il suo stile di combattimento basato sulla spada non è cambiato nemmeno nel mondo abitato esclusivamente da pistoleri e cecchini, sfociando in forzature discutibili, come l'esclusiva e inconcepibile capacità di calcolare al millesimo la traiettoria dei proiettili e di deviarli a colpi di spada laser.

Menzionata poc'anzi, l'affascinante Sinon è il secondo problema grave di Phantom Bullet. Inizialmente distaccata, la co-protagonista di turno è stata infatti introdotta come una cecchina glaciale e quasi infallibile, ma che a causa di un terribile episodio avvenuto durante il quinto anno delle elementari ha riportato un grave disturbo post-traumatico da stress che in presenza di armi da fuoco fa sì che la fanciulla venga puntualmente colta da repentini attacchi di panico.

Anche volendo soprassedere sul background incoerente della giocatrice divenuta una professionista di GGO, in parte imputabile ad una personalità vagamente bipolare, la caratterizzazione di Sinon (o Asada Shino, se preferite il nome reale) che a primo acchito ci avevi convinti quasi del tutto ha perso sempre più colpi col passare degli episodi, trasformandola nell'ennesima "vittima" di Kirito e del suo già sconfinato harem.

Nonostante il grande potenziale, l'arco narrativo di Phantom Bullet non è stato quindi in grado di centrare il bersaglio e proporre delle situazioni realmente originali e convincenti. Eppure, riprendendo alcune delicate tematiche lasciate in sospeso dal primo anime di SAO, come il ricorrente e sempre più importante ruolo ricoperto dalla gilda Laughing Coffin all'interno dell'universo nato dalla penna di Reki Kawahara, la saga di GGO è stata tutto sommato piacevole e intrigante, soprattutto nella sua prima metà, quando dubbi e misteri continuavano ad accumularsi in rapida successione.

Una disperata corsa contro il tempo

Intitolato Calibur, il secondo arco narrativo di Sword Art Online II è in realtà una sidequest piuttosto breve, tant'è che nell'anime si conclude in appena tre episodi. Il racconto ha inizio due settimane dopo la fine di Phantom Bullet, quando un manipolo di giocatori di ALO scopre e rivela in rete la posizione della spada sacra Excalibur, ossia l'arma da taglio più potente di tutto il gioco - la stessa che Kirito aveva evocato durante la battaglia finale con Oberon / Sugou Nobuyuki nelle battute conclusive di Fairy Dance.

Deciso a recuperare l'oggetto leggendario, lo Spadaccino Nero raduna quindi i suoi fedeli compagni di avventure per formare un party di sette persone e li conduce nel regno di Jotunheim, allo scopo di infiltrarsi nel dungeon aereo chiamato Thrymrheim e conquistarlo prima di chiunque altro. Il team, tuttavia, ignora che la quest della spada sia alquanto atipica, irripetibile e addirittura in grado di alterare drasticamente i paesaggi di ALfheim Online. Stando a quanto raccontato da un NPC, in passato lo Jotunheim era in realtà un luogo rigoglioso tanto quanto Alfheim e come questo godeva della protezione dell'albero Yggdrasil, almeno finché la stirpe dei giganti di ghiaccio non utilizzò l'Excalibur per tagliarne le radici e far sì che l'intero luogo diventasse una desolata e inospitale landa ghiacciata. Deciso a invadere Alfheim per scalare l'albero sacro e impossessarsi della mela d'oro che si dice si trovi sulla sua cima, il re dei giganti di ghiaccio Thyrmr è ormai prossimo a cancellare per sempre il regno delle fate e solo l'intervento di un valoroso gruppo di giocatori potrà scongiurare l'imminente disastro.

Per sventarne il piano del sovrano, Kirito e compagni dovranno infatti completare la quest entro un limitato lasso di tempo e ottenere la spada sacra, in modo tale da far crollare il castello di Thrymrheim e restituire la protezione dell'Yggdrasil all'intero Jotunheim.

Se Calibur nei romanzi di Kawahara è un episodio alquanto avvincente, lo stesso non si può dire purtroppo per la sua trasposizione animata, poiché A-1 Pictures, a causa del poco tempo a disposizione, ha dovuto effettuare dei tagli esagerati e grossolani. Come risultato, se con Phantom Bullet lo studio ha scavato anche troppo nella lore di Gun Gale Online, con spiegazioni prolisse e talvolta ridondanti, lo scarso minutaggio riservato a Calibur ha fatto sì che troppe informazioni relative alla missione intrapresa da Kirito, ai luoghi visitati e ai personaggi incontrati durante il suo svolgimento venissero malamente riassunte in pochi minuti, alterate o addirittura omesse.

Ad esempio, se nella serie televisiva viene rivelato che Leafa e il fratello conoscono già da qualche mese l'ubicazione della spada sacra, poiché l'hanno intravista durante una visitina allo Jotunheim, nei volumi di Kawahara il suddetto episodio avviene invece durante l'arco narrativo di Fairy Dance, quando i due spadaccini stavano viaggiando verso l'Albero del Mondo. Indipendentemente dalle modalità, la scoperta effettuata dai due fratelli è purtroppo solo accennata in Sword Art Online II, attraverso l'impiego di fastidiose e insufficienti statiche legate al suddetto evento.

Tra omissioni importanti e semplificazioni aberranti, Calibur può insomma essere considerato alla stregua di un insipido e noioso episodio riempitivo, anche perché il frettoloso racconto non aggiunge assolutamente nulla alla caratterizzazione dei suoi attori principali. Se proposto sotto forma di lungometraggio autoconclusivo, magari con un minutaggio di gran lunga maggiore e più permissivo, l'arco narrativo avrebbe senza dubbio assunto tutto un altro sapore e la lore ispirata alla sempre affascinante mitologia nordica cui fa riferimento la missione legata alla spada sacra, se esplorata a puntino, sarebbe stata di certo in grado di ammaliare e coinvolgere maggiormente lo spettatore.

Del resto, Calibur rappresentava l'occasione perfetta per esplorare per la prima volta il legame instauratosi tra una certa new-entry e gli altri componenti nella combriccola (anche in previsione degli eventi narrati successivamente in Sword Art Online: Alicization), ma lo studio non ha saputo cogliere tale opportunità.

La Spada Assoluta

A risollevare le sorti di una stagione troppo bistrattata ci pensa comunque Mother's Rosario, ossia la terza ed ultima parte di Sword Art Online II, nonché quello che ancora oggi risulta in assoluto l'arco narrativo di SAO più maturo, riuscito e convincente, sia nei romanzi che per quanto concerne la loro trasposizione animata. Prima di esaminare nel dettaglio la trama e lo sviluppo del suddetto, è necessario precisare che proprio Mother's Rosario è stata la prima saga del franchise a lasciare Kirito in panchina, così da conferire temporaneamente il ruolo di protagonista alla fidanzata Asuna e a una new-entry straordinaria e irresistibile: una giovane giocatrice senza eguali e soprannominata "la Spada Assoluta". Approdata su ALO dopo aver convertito l'account di alto livello utilizzato in altri giochi virtuali, la piccola Yuuki è considerata praticamente invincibile, perché dal suo arrivo si è battuta con chiunque avesse abbastanza fegato da sfidarla, ma nessuno è mai riuscito a far scendere i suoi punti vita sotto la soglia del 30%.

In possesso di una Sword Skill Originale da 11 colpi e talmente abile da riuscire a sopraffare lo stesso Kirito, nelle prime battute della vicenda la Spada Assoluta cattura l'attenzione di Asuna, che di conseguenza la sfida per cercare di scoprire il vero motivo per cui sia costantemente alla ricerca di nuovi avversari.

Destinato a cambiare profondamente la vita di entrambe, l'incontro fra le due ragazze è in realtà l'evento scatenante della prima vera crescita spirituale proposta nei cicli di storie legati al brand di Sword Art Online. Persa la grinta che la contraddistingueva ai tempi di Aincrad, di saga in saga la personalità di Asuna è infatti diventata sempre più arrendevole, anche a causa della totale incapacità di opporsi ai desideri della madre e di fugare i propri dubbi.

Ritenendo la "Scuola per Sopravvissuti di SAO" un istituto non idoneo alla formazione della figlia, questa vorrebbe invero iscrivere Asuna ad un liceo più rigido, in modo tale che possa recuperare in pochi mesi i due anni perduti, frequentare quanto prima l'università e intraprendere una carriera della quale vantarsi con chiunque. Non curandosi del proprio lignaggio e della posizione sociale della famiglia, la ragazza desidera invece scoprire da sola cosa fare nella vita, rimanendo ancora un anno nella Scuola per Sopravvissuti, ma purtroppo le sue parole non riescono più a raggiungere i genitori intenti a coltivarne il talento inespresso.

Con la sua personalità radiosa e magnetica, sarà proprio la vicinanza della piccola Yuuki a scuotere una buona volta Asuna e a farle comprendere che vi sono cose che si possono comunicare solo combattendo, come ad esempio mostrare la propria determinazione all'altra parte coinvolta.

Incentrato sul personaggio di Yuuki e sull'indicibile segreto che le ha permesso di sviluppare una velocità oltre ogni limite e dei riflessi "virtuali" impareggiabili, Mother's Rosario ci ha convinti senza la benché minima riserva, poiché tratta con estrema delicatezza delle angoscianti tematiche legate al mondo reale e maledettamente attuali, che mai e poi mai ci saremmo aspettati di riscontrare all'interno di un anime come Sword Art Online.

Non a caso, l'intenso e straziante arco narrativo è del tutto esente da fanservice, stupri, esagerazioni e persino dall'onnipresente componente harem che contraddistingue SAO, ossia tutte quegli elementi che per un motivo o per un altro hanno impedito al brand di evolversi e raggiungere un pubblico più maturo. Amabile, solare e soprattutto dotata dell'impagabile capacità di non perdere mai il sorriso, indipendentemente dai pericoli e dalla gravità delle situazioni fronteggiate, Yuuki è stata invece in grado di pizzicare le corde del nostro animo con una caratterizzazione esemplare, che a opera terminata ci ha restituito non solo la combattiva Asuna di Aincrad di cui SAO aveva ormai bisogno, ma addirittura ha saputo trasmetterci un prezioso insegnamento.

Una formula vincente

Realizzato pochi anni dopo la conclusione della prima serie, Sword Art Online II ha ereditato i pregi artistici che contraddistinguevano l'originale, ossia il preciso e ammaliante character design di Adachi Shingo e delle fluidissime animazioni che complessivamente potrebbero far impallidire alcune delle più recenti produzioni di A-1 Pictures, come lo stesso Sword Art Online: Alicization - War of Underworld, che purtroppo è afflitto da una resa visiva incostante e non sempre soddisfacente. Sempre attento al rispetto delle proporzioni, ai chiaroscuri e a conservare un discreto livello di dettagli, sia per quanto riguarda i fondali che gli attori principali, dal punto di vista prettamente visivo Sword Art Online II è quindi ancora oggi un prodotto molto valido e convincente.

Acclamata in tutto il globo per aver firmato le magnifiche colonne sonore di hit del calibro di Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba, Fate/Zero e .hack//SIGN, la compositrice e produttrice discografica nipponica Kajiura Yuki ha preparato anche stavolta un accompagnamento musicale ineccepibile e solenne, nonché attento a rimarcare le scene più drammatiche della vicenda con brani cupi e potenti e a riservare motivetti allegri e spensierati alle numerose sequenze comiche, che di tanto in tanto spezzano e alleggeriscono i gravosi toni sostenuti dalla narrazione.

Forte dello storico cast vocale già apprezzato durante la prima serie, che stavolta ha accolto le talentuose Sawashiro Miyuki (Momobami Kirari e Momobami Ririka in Kakegurui) e Yuuki Aoi (Kotatsu Tamaki in Fire Force, Futaba Sakura in Persona 5), Sword Art Online II vanta un doppiaggio originale giapponese sensazionale e ben recitato. Al netto di qualche lieve e sporadica imprecisione nei testi, che tutto sommato non preclude la totale comprensione delle battute, l'edizione italiana a cura di Dynit ci ha convinti con ottimi accostamenti, soprattutto per quanto concerne le due nuove e vivaci co-protagoniste femminili. Peccato soltanto per la pronuncia di Sinon (purtroppo fraintesa e trasformata in "Shinon") e di alcuni nomi legati alla mitologia norrena, che alle volte sono stati letti con vocali e accenti non proprio esatti.

Sword Art Online II Composto da tre archi narrativi autoconclusivi e con protagonisti differenti, Sword Art Online II è quasi una serie antologica, e come tale non è affatto semplice assegnare un giudizio complessivo ad una raccolta di storie qualitativamente su piani diversi. Se Phantom Bullet, coi suoi difetti e le imprecisioni, ci ha convinti solo in parte, i tagli apportati a Calibur l’hanno reso abbastanza inutile e frettoloso, al punto tale da farlo sembrare un banale filler tutt’altro che necessario. Con una storia profonda, drammatica e strappalacrime, Mother’s Rosario è invece il picco più alto mai raggiunto dal brand, anche grazie alla totale rimozione dei soliti “elementi di disturbo” che tendono a intaccare la qualità finale dei prodotti d’animazione legati all’universo di SAO. Se ne consiglia la visione a chiunque voglia approcciarsi alla trasposizione animata di Alicization, che in tempi più recenti ha suscitato consensi quasi unanimi e ha ripreso svariatd tematiche lasciate in sospeso dalla stagione precedente.

7.2