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Sword Gai The Animation - Part 2: recensione della seconda stagione su Netflix

È arrivato, finalmente, Sword Gai The Animation - Part 2: vediamo come si chiude la storia di Gai Ogata e della sua katana Shiryu

recensione Sword Gai The Animation - Part 2: recensione della seconda stagione su Netflix
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Il termine tokusatsu indica un genere di film o serie TV giapponesi in cui si fa un gran uso di effetti speciali: tra i più noti vi è senza ombra di dubbio Godzilla. In Occidente questo genere non ha avuto una grande diffusione, ma è comunque alla base di serie televisive statunitensi di successo come Power Rangers e Masked Rider: Il cavaliere mascherato, liberamente ispirato a Kamen Rider, che è considerato da molti uno dei capisaldi del genere. Questa breve introduzione è utile per comprendere meglio il contesto in cui si muove Sword Gai The Animation: per certi versi, infatti, ha molti tratti in comune con i tokusatsu, più precisamente con il sottogenere del super sentai, dove i personaggi indossano particolari armature per affrontare battaglie contro mostri dall'aspetto terrificante. Rievocando per certi versi questi elementi dei tokusatsu super sentai, in Sword Gai The Animation gli umani si trasformano in feroci demoni assetati di sangue, che potrebbero distruggere il genere umano qualora perdessero il controllo. Le anime demoniache sono rinchiuse all'interno di rare armi bianche, elemento ispirato in parte anche alla credenza nipponica secondo cui, quando viene forgiata un'arma, il fabbro vi riversa tutto se stesso, anche una parte della sua anima. I combattimenti all'arma bianca sono assicurati in questa produzione. Altro fattore che accosta la serie al particolare genere sci-fi o fantasy risiede nello staff artistico: l'anime di Netflix, infatti, è tratto dal manga Sword Gai di Toshiki Inoue che, oltre ad aver lavorato ad alcune serie televisive, ha un interessante passato nel campo dell'animazione, avendo curato le sceneggiature di Devil May Cry, Chaos;Head, Death Note. Nella composizione del manga, Inoue ha collaborato con Keita Amemiya, un character designer che ha una lunga esperienza nel mondo dei tokusatsu: basti pensare che è lui la mente dietro Garo. Quando è stato annunciato l'anime (realizzato dalla Production I.G.) eravamo speranzosi di vedere una serie avvincente e che facesse riscoprire, in qualche modo, un tipo di produzione in parte sconosciuto in Italia e nel resto del mondo, grazie anche al supporto di Netflix. Purtroppo, dopo aver visto la prima stagione non ci siamo sentiti pienamente soddisfatti dal risultato finale, deludente su diversi punti. Il 30 luglio è stata pubblicata la seconda parte. Sarà riuscita a riscattarsi?

Una spada per domarli tutti

Questa seconda stagione riparte esattamente dove si era interrotta la precedente: lo scontro con il signore dei Busoma, Grimms, si conclude con una totale disfatta di Seiya Ichijo, trasformatosi in un demonio privo di senno, e di Gai Ogata che ha perso i sensi. In seguito, quest'ultimo si risveglia nella base della Shoshidai, dove sono tenuti sotto osservazione gli umani non ancora del tutto corrotti dalle armi e si portano avanti ricerche per sviluppare una cura alla loro "malattia". Il nostro protagonista, però, non può arrendersi così, perché ha una promessa da mantenere, fatta al suo mentore: ucciderlo qualora fosse diventato un mostro. Per questo motivo, appena ne ha la possibilità, fugge dalla base per affrontare Ichijo. L'avvincente duello vede Gai vincitore, ma l'istinto omicida della katana Shiryu lo sta lentamente logorando e dominando, motivo per cui ritorna a casa dalla famiglia adottiva, dove sa che qualcuno può prendersi cura di lui. Purtroppo il desiderio di sangue è sempre più incontrollabile e decide di ricorrere ad una drastica decisione: strappatasi la protesi maledetta, si lancia da un palazzo, sotto gli occhi dell'amica d'infanzia e sorella adottiva, Sayaka Ogata.
Trascorrono tre mesi da quel tragico evento, e la scena si sposta su un nuovo protagonista, una figura apparsa solo nelle battute conclusive della prima stagione, Shin Matoba: di nobili origini, figlio del capo della Matoba Group, Shin è in possesso di una seconda Shiryu. Come appreso nella serie precedente, Shin inizia ad instaurare un rapporto con Sayaka, che in questa seconda fase si rafforza perché lui le è vicino dopo che è rimasta muta a seguito del suicidio dell'amico. Nel corso delle puntate scopriremo come si evolverà la loro relazione, e assisteremo al lento mutamento che coinvolgerà il ragazzo quando si troverà coinvolto nel piano dello sterminio dell'umanità da parte del signore dei Busoma.

Agli eventi che vedono protagonista Matoba s'intrecceranno anche quelli di altri personaggi: il piccolo Koromaru, vittima di bullismo che cerca solo un buon amico a cui rivolgersi; la sacerdotessa Himiko, capo del Gabishu (un gruppo di monaci che affronta i demoni), la quale è riuscita ad abbandonare ogni forma di emozione e ad imprigionare dentro di sé 24 armi; tre bambine rinchiuse in ospedale e che quotidianamente sono sottoposte a cure mediche, che sembrano non portare ad alcun risultato. La visione procede linearmente, movimentata al punto giusto da duelli e rivelazioni, con un'alternanza di punti di vista che ci permette di comprendere meglio tutti i personaggi apparsi nel corso della prima parte, le new entry, e come le loro storie si legheranno.

Singolar tenzone

Sword Gai The Animation - Part 2 riesce a riscattare l'intera produzione, attestandosi come un prodotto migliore rispetto alla stagione precedente sotto diversi aspetti. Il primo episodio è quello meno riuscito, perché senza mordente: non si assiste ad una battaglia tra mentore e allievo, bensì tra due amici, ma questa peculiarità non viene espressa a dovere, non riuscendo a trasmettere le giuste emozioni, poiché non viene dato il giusto peso alla situazione. A partire dalla seconda puntata, invece, ci ritroviamo davanti ad elementi che rendono la componente narrativa più curata, anche se non del tutto esente da difetti. La sceneggiatura è priva di originalità, prevedibile e non segue un percorso ben delineato, ma cerca di essere travolgente: non si può parlare di un canovaccio intrigante, perché utilizza meccaniche non più nuove come il sin troppo sfruttato antagonista, in questo caso Grimms, che muove segretamente le pedine sulla scacchiera per completare il suo piano di seminare caos e distruzione in Terra; ma questa struttura, anche giunti a circa metà stagione, resta solo un semplice pretesto per portare avanti una narrazione priva di un effettivo svolgimento. Si può parlare piuttosto di avvenimenti sempre più incalzanti, arricchiti da una buona dose di colpi di scena, anche se molti di essi risultano comunque abbastanza prevedibili. Il tutto converge in un finale che è forse troppo sbrigativo e lascia domande aperte, ma si prende le giuste tempistiche per giungere con una lenta e ponderata evoluzione degli avvenimenti, affinché tutto s'incastri a dovere. La vera novità di questa seconda stagione è un'altra: ora i personaggi che agiscono all'interno dell'opera sono ben strutturati, e se ne analizzano persino il lato umano e le debolezze, permettendo allo spettatore di comprendere a pieno le ragioni dietro a scelte che li condurranno ad una degenerazione psicologica. Bisogna ammettere che una dedizione maggiore è stata riposta soprattutto nella realizzazione dei protagonisti: degli altri apprendiamo veramente poco, solo quanto basta per poterli rendere partecipi della storyline, anche se i loro ruoli sono poco rimarchevoli.

È assente, invece, l'interessante componente mitologica della prima stagione, che trovava una fonte d'ispirazione nel folklore orientale, rendendo le armi una parte fondamentale dell'intreccio, sebbene a volte a discapito della centralità di alcuni personaggi. In questa seconda fase sono introdotte anche bocche da fuoco, che portano con sé un trascorso storico meno complesso e intrigante delle armi bianche. L'elemento mitologico potrebbe essere stato messo da parte per conferire maggiore rilevanza agli attori, ma riteniamo che si trattasse di una carta potenzialmente vincente, se ben misurata a livello di intreccio tra le storie dei protagonisti e quelle delle armi.
Sword Gai The Animation - Part 2, come già constatato, è una di quelle produzioni incentrate sulla classica dicotomia tra bene e male, ed è quasi scontato l'inserimento di combattimenti. Forse qui - come anche nella prima parte - sono troppo brevi, al punto da non permettere allo spettatore di godere di tutta la loro grandiosità, compreso quello finale, che si fa attendere a lungo, promettendo di essere il migliore.

Nonostante ciò, i conflitti tra Busoma, nel loro piccolo, sono convincenti e frenetici, con animazioni fluide e con un buon utilizzo della CGI nella realizzazione dell'aspetto delle creature, che mette in risalto anche un character design originale e variegato, un piacevole riferimento ai nemici di alcuni tokusatsu. La buona resa dei combattimenti compensa una realizzazione non del tutto eccellente: nel resto della serie, i disegni delle forme umane abbondano di imperfezioni e grossolani errori, che non riescono a rendere giustizia a quelli mostrati negli intermezzi più movimentati, e che avrebbero potuto essere resi ben diversamente con una maggiore attenzione da parte degli animatori. Si può dire che non siano riusciti a trovare un giusto compromesso tra la resa con elementi in computer grafica e quelli con il tratto manuale.

Sword Gai The Animation - Part 2 Sword Gai The Animation - Part 2 risolve buona parte dei problemi che abbiamo riscontrato nella fase iniziale, focalizzandosi di più sugli eroi e fornendo un giusto quantitativo di rivelazioni, spingendo a continuare la visione. L’aggiunta di questi elementi, però, non fa fronte alla mancanza di una sceneggiatura originale, che si rifà a stilemi utilizzati sin troppo negli ultimi tempi. La componente visiva non si differenzia molto dalla stagione precedente, con combattimenti tanto brevi da non poter essere apprezzati in toto, ma che comunque vantano una resa grafica piacevole a vedersi. Giunti al finale, si ha la sensazione che, sebbene concluda le vicende, molto sia lasciato indietro e senza una risposta esaustiva che chiuda il cerchio, ma nonostante ciò non si ha l’impressione di un eventuale sequel.

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