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Terror in Resonance: la recensione dell'anime disponibile su Netflix

Ci siamo lasciati trasportare dalle roboanti vicende di Terror in Resonance, un progetto coraggioso e meno in vista del dovuto. Ecco il nostro giudizio!

recensione Terror in Resonance: la recensione dell'anime disponibile su Netflix
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Confezionare un buon prodotto, quando si utilizzano tematiche forti e cruente, è quasi sempre più semplice del previsto perché, lo sappiamo bene, ciò che ci terrorizza ci affascina inevitabilmente. Per tal motivo, quando ci siamo ritrovati dinnanzi a Terror in Resonance, anime disponibile nel catalogo di Netflix e passato ingiustamente in sordina, non siamo riusciti a frenare le nostre aspettative. Lasciarsi trasportare da un racconto cupo, dai toni grigi e da una forte carica drammatica è diventato doveroso, grazie anche alla potenza con la quale l'anime si presenta al pubblico, aprendosi con violenza a partire dall'episodio numero uno.

L'opera realizzata dallo studio MAPPA, diretto da Shinjiro Watanabe e con character design curato da Kazuto Nakazawa, ha saputo colpire subito per profondità narrativa e tematica, il tutto accompagnato da una direzione artistica e tecnica di buon livello. Peccato per alcune incertezze nel ritmo generale, ma complessivamente parlando ci siamo trovati di fronte a una piccola perla, eccessivamente ignorata e ingiustamente non figurante nella lista degli anime cosiddetti imperdibili usciti negli ultimi anni.

From Nine to Twelve

Il quartiere di Shinjiku, in una realtà potenzialmente diversa dalla "nostra", è stato violentemente scosso da un attentato terroristico di grossa portata. Questi eventi iniziano a susseguirsi con un'inquietante continuità in tutta la città di Tokyo, divenuta, quasi d'un tratto, territorio di caccia di un gruppo terroristico che si fa chiamare Sphyx (Sfinge).

La serie, però, non fa leva sul classico elemento sorpresa che solitamente aleggia intorno a produzioni del genere, o comunque non per quanto riguarda la natura degli attentatori, la cui identità - seppur ricca di spunti di interesse - viene subito svelata allo spettatore. Ciò che rende entusiasmante la vicenda, piuttosto, è il come e soprattutto il perché due adolescenti, di età orientativamente sui diciassette anni, abbiano deciso di intraprendere questa strada, tutt'altro che scontata da capire e comprendere.
Lentamente, infatti, gli attentatori, che annunciano le loro malefatte in giro sulla rete su quello che è l'equivalente del famoso Youtube, offrono una serie di costanti che diventano un vero marchio di fabbrica, simbolo indelebile del loro operato.

Il primo è la dicitura "VON", che compare ogni volta che il frastuono di una bomba, preparata ad hoc dai due giovani, distrugge il silenzio con la sua esplosione, il secondo è un dettaglio che, in verità, si palesa proseguendo maggiormente con la storia. I loro attentati non mietono vittime umane, ma finiscono sempre col distruggere edifici, spesso previo abbandono da parte dei residenti.
Nine e Twelve, così come i due ragazzi, cresciuti in quel che non vincerà di certo il premio di "orfanotrofio dell'anno", sembrano mossi da intenzioni diverse dalla semplice furia omicida, e si prendono "gioco" delle forze dell'ordine, anticipando ogni loro mossa, proponendo agli investigatori dei veri e propri indovinelli, con il premio per la risoluzione fissato con il non trascurabile prezzo di un attentato mancato.

Col passare del tempo, e con la caccia ai due sempre più serrata, il quadro generale comincia ad intricarsi sempre di più, complice anche l'avvento delle solite nuove forze in campo, seppur i connotati delle azioni dei due attentatori inizino ad assumere sembianze sempre più chiare. Il focus principale della storia, però, non si smarrisce quasi mai. Terror in Resonance inizia, prosegue e si conclude in modo drammatico, ma con un'aura di fondo che definiremmo solenne, romantica e tremendamente nostalgica.

Un cast importante, per un racconto importante

Al di là di una direzione tematica e artistica di primo livello, ciò che contribuisce attivamente alla riuscita del progetto è certamente il character design. I personaggi portati sullo schermo sono ottimamente caratterizzati, seppur non sempre originali e a volte un tantino stereotipati, ma funzionano e, soprattutto, rendono facile l'immedesimazione e la genesi di una forte empatia da parte dello spettatore.
Non possiamo non iniziare dai due protagonisti, Nine e Twelve, le cui origini, raccontate frammentariamente nel corso degli undici episodi da cui è composta la serie, li rendono più vittime che carnefici, indelebilmente segnati da un'infanzia spietata, fatta di solitudine, dolore e tanta sofferenza.

Insieme a loro, ma non dalla loro parte, c'è poi Five, altro membro dell'infausto orfanotrofio che nasconde più di un segreto, che non vogliamo in alcun modo svelarvi. Five è una ragazza spigliata e dall'atteggiamento eccentrico (così come l'abbigliamento), che viene incaricata dall'FBI di rintracciare i due attentatori. La giovane hacker professionista è in realtà mossa da fini completamente diversi, e si mette sulle tracce di Nine e Twelve per ragioni del tutto personali legate, ancora una volta, al triste passato comune. Che cosa sarebbe un'opera crime senza un antagonista, possibilmente membro delle forze dell'ordine, di spicco?

La forte ispirazione all'opera di Obha e Obata, Death Note, si sente tutta sia nell'immaginario degli eccentrici protagonisti sia nella rappresentazione del detective che, già dalle prima fasi dell'indagine, giocherà un ruolo chiave nella caccia ai due terroristi.

Kenjiro Shibazaki, ex talento della polizia finito in disgrazia a causa di un caso spinoso su cui non ha voluto smettere di indagare, dimostra subito di avere una marcia in più, avvicinandosi rapidamente a quelle che sono le intenzioni del duo. "Sei il nostro Edipo", dice alla fine Nine, riferendosi proprio a Shibazaki, in una delle tante citazioni che pervadono un copione complessivamente aureo, ricco di riferimenti politici, filosofici e senza dubbio scientifici. Ciò che colpisce, comunque, è la grande cura con cui ogni personaggio, anche il più semplice, come la giovane Lisa, entrata per caso in contatto con Nine e Twelve, viene avvolto da una grande quantità di peculiarità e, passateci il termine, "unicità", a testimonianza del grande lavoro svolto in fase di creazione sia dell'immaginario sia dei suoi protagonisti.

Tecnicamente parlando...

Il lavoro svolto dallo studio MAPPA sul fronte tecnico è importante. I disegni sono di ottimo livello, partendo dal tratto generale di elementi come volti e silhouette, fino agli elementi ambientali, ottimamente accompagnati da una palettatura cromatica credibile e ben congegnata. Ci hanno convinto molto, a dire il vero, elementi definibili come i particellari. Le - tante - esplosioni hanno dimostrato un grande livello di dettaglio, arricchite, chiaramente, da un altrettanto valido lavoro svolto sulle animazioni.

Queste ultime si presentano fluide e credibili, fatta eccezione, però, per quelle facciali, spesso e volentieri poco naturali e che, soprattutto, danno vita ad una sensazione di fuori sincrono del labiale fastidioso e ben marcato. Il comparto visivo di Terror in Resonance, comunque, complessivamente ci ha convinto, così come quello sonoro.
Sia il doppiaggio, di un po' tutti i personaggi, anche quelli meno importanti, sia i suoni in generale, sia la colonna sonora, curata da Yoko Kanno, si sono rivelati di primo livello, aumentando così lo spessore di una produzione decisamente sopra la media. Chiosa finale per l'immancabile duo opening-ending: sia la prima, "Trigger" interpretata da Yuuki Ozaki, sia - in particolare - la seconda, "Dareka Umiwo" di Aimer, hanno saputo lasciarci qualcosa dentro, così come, indubbiamente, hanno saputo fare le gesta tutt'altro che scontate di Nine e Twelve.

Terror in Resonance Terror in Resonance è un progetto passato quasi inosservato, che ha goduto di un’attenzione mediatica molto più bassa di quanto avrebbe meritato e che siamo contenti di aver potuto riscoprire grazie a Netflix. Nel corso delle undici puntate da cui è composta la serie, in cui la riflessione e la guerra psicologica hanno la meglio spesso sull’azione e sugli scontri veri e propri, l’anime racconta una storia matura, cruenta e dai temi tutt’altro che scontati, toccati raramente da opere del genere. Se si escludono momenti eccessivamente prevedibili o derivativi, l'opera di Watanabe e dello Studio MAPPA mostra i muscoli sotto diversi aspetti. Se siete utenti Netflix, il nostro consiglio è quello di dargli una chance, in particolare se siete appassionati del genere.

8.2