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The Disastrous Life of Saiki K. 3: recensione degli episodi conclusivi

Saiki K. torna a vivere i suoi consueti psicodrammi puntando ancora una volta sulla sua caratteristica ironia.

recensione The Disastrous Life of Saiki K. 3: recensione degli episodi conclusivi
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La terza stagione di The disastrous life of Saiki K. (Saiki Kusuo no psi-nan), realizzata dal team J.C. Staff in collaborazione con EGG FIRM e diretta da Hiroaki Sakurai, è di recente sbarcata sul portale streaming Netflix.L'opera, seppur in Italia non sia riuscita a raggiungere un'ampia fascia di persone, in Giappone ha invece incontrato un grande favore di pubblico, anche grazie al manga di Shuichi Aso, presente sulla celebre rivista Shonen Jump fin dal 2012.

La terza e ultima stagione dell'anime è stata pubblicata su Netflix sotto forma di due singoli episodi che chiudono le vicende vissute da Saiki (anche se le sue avventure non sembrano ancora terminate), facendo leva su tutti quegli aspetti che hanno reso la serie così popolare in patria.
Per comprendere al meglio la fine della tragicomica epopea vissuta dal nostro psichico preferito, andiamo quindi a fare un recap generale dell'intera produzione.

Psicodrammi esistenziali

Saiki K., rispetto a molte altre serie anime, presenta una struttura narrativa formata da tanti micro episodi dalla durata di pochi minuti, assolutamente adatti a valorizzare il registro comico abbastanza ricercato presente nell'opera.
Il protagonista delle vicende, Saiki Kusuo, è una persona dotata fin dalla nascita di molti poteri sovraumani, quasi tutti legati alla sfera psichica: grazie infatti alla padronanza di abilità quali la telepatia e la telecinesi, il nostro eroe ha imparato fin da subito a uscire indenne da qualsiasi situazione di pericolo.

Quindi, proprio per via dei suoi poteri, Saiki ha sviluppato una crescente apatia verso il prossimo, portandolo a isolarsi sempre di più dalla società in maniera del tutto consapevole. La forza della serie, che non presenta in realtà una trama orizzontale strutturata, è proprio quella di mettere in luce le numerose contraddizioni del protagonista, che si ritrova sommerso da una miriade di problemi esistenziali pur essendo, di fatto, quasi onnipotente.
L'opera non punta però a contrapporre il protagonista contro avversari dai poteri smisurati, quanto invece a mostrarci come passa le sue (tutto sommato tranquille) giornate.

In questo modo, per tutte e due le stagioni dell'anime, lo spettatore non può fare a meno di sorridere continuamente di fronte alle vicende in cui si ritrova invischiato Saiki, costretto a sopportare tutte le persone che gli stanno vicino (dai suoi familiari ai suoi compagni di classe) cercando però di non farsi coinvolgere emotivamente da nessuno. Il personaggio principale è quindi portato a confrontarsi con una serie di psicodrammi esistenziali tanto futili quanto esilaranti, capaci di spingere lo stesso spettatore a parteggiare per lui nonostante il suo carattere estremamente burbero e inavvicinabile.

Lo scopo principale del protagonista è infatti quello di trascorrere la propria vita nella tranquillità più assoluta, compito sicuramente non facile dato che, comunque, rimane pur sempre il protagonista di un anime. La peculiarità della serie è infatti quella di giocare in modo efficace con la metanarrazione; fin dall'inizio, infatti, l'opera si pone come una vera e propria parodia di tutti gli elementi caratteristici del genere.

Oltretutto, i vari compagni di classe con cui il protagonista si ritrova a interagire rappresentano perfettamente gli archetipi narrativi di vari sottogeneri dei manga come ad esempio lo shojo o lo spokon. Saiki è quindi continuamente costretto dalle circostanze a vivere situazioni sopra le righe che stonano irrimediabilmente con il suo carattere estremamente pacato ma in grado, proprio per questo, di strappare più di un sorriso allo spettatore.

È possibile vivere senza poteri?

Il primo episodio della terza stagione, pur riprendendo la comicità caratteristica della serie, punta a una dimensione leggermente più votata all'action, in cui vediamo Saiki confrontarsi con suo fratello Kusuke per comprendere cosa vuole davvero dalla vita.
Il protagonista infatti si ritrova a riflettere sulla sua condizione di superumano e di tutte le possibili conseguenze che la perdita delle proprie straordinarie abilità potrebbe comportare.
La struttura orizzontale della narrazione, negli ultimi episodi, trova quindi leggermente più piede rispetto al passato, spingendo anche lo spettatore a chiedersi se Saiki sia davvero in grado di sopravvivere anche un solo giorno senza i suoi poteri.

Nel secondo episodio della terza stagione, la comicità tipica della serie è forse maggiormente presente rispetto al passato, probabilmente anche grazie alla struttura corale dell'episodio, in cui Saiki si ritrova a gestire un'eruzione vulcanica nel tentativo di salvare tutti suoi amici. Tornano infatti tutti i coprotagonisti fissi della serie, come il non troppo sveglio Nendo, la bella quanto svampita Kokomi Teruhashi e l'idealista Kineshi Hairo.

Gli episodi conclusivi, pur puntando abbastanza sui punti di forza della produzione, non riescono in realtà a coinvolgere lo spettatore in maniera marcata, risultando comunque in linea generale godibili. I disegni si dimostrano ancora una volta ben realizzati (e probabilmente leggermente più rifiniti rispetto alla prima stagione), supportati oltretutto da colori molto vivaci in grado di far risaltare come non mai la figura di Saiki, dotato ovviamente della sua caratteristica capigliatura rosa shocking.

The Disastrous Life of Saiki K. Stagione 3 Gli episodi conclusivi di The disastrous life of Saiki K., pur virando leggermente su un contesto leggermente action, risultano comunque capaci di chiudere in modo leggero e scanzonato le peripezie di Saiki & Co, cercando anche di focalizzarsi leggermente sull'introspezione. Il finale scorre via senza intoppi, supportato da un comparto tecnico ben curato e funzionale al tipo di storia raccontata.

6.5