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The Disastrous Life of Saiki K.: Recensione dell'anime disponibile su Netflix

Finalmente disponibile su Netflix la prima stagione di The Disastrous Life of Saiki K., il frizzante anime demenziale di J.C.Staff

recensione The Disastrous Life of Saiki K.: Recensione dell'anime disponibile su Netflix
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Il primo aprile di quest'anno è stato reso disponibile su Netflix un anime intitolato The disastrous life of Saiki K., adattamento ad opera di J.C.Staff e EGG FIRM dell'omonimo manga umoristico scritto e disegnato da Shuichi Aso, pubblicato sulle pagine di Weekly Shonen Jump a partire dal 2012 e tuttora in corso (ne sono stati pubblicati sinora 23 tankobon). La regia dell'anime, composto da un'unica stagione da 120 episodi da circa 4 minuti ciascuno racchiusi in 24 macro-episodi, è del bravo Hiroaki Sakurai che alcuni ricorderanno per aver diretto le serie "Un fiocco per sognare, un fiocco per cambiare" e "UFO baby", mentre la composizione della serie è stata affidata a Michiko Yokote che, a dispetto del nome, non è una persona ma un collettivo di sceneggiatori, autori fra gli altri di opere come xxxHolic e Cowboy Bebop. L'anime è andato in onda fra il luglio e il dicembre del 2016 e ha avuto un notevole seguito, tanto da ispirare nel 2017 uno psichedelico film live action che ha guadagnato 194 milioni di yen solo nel primo weekend di programmazione nei cinema giapponesi.

Divertimento senza respiro

Ricostruire la trama di The disastrous life of Saiki K. non è facile, per il semplice motivo che non ne ha una - o, almeno, non nel senso che siamo soliti attribuire a questa parola. Il background ci viene narrato dallo stesso protagonista, alla cui calda voce fuoricampo farete bene ad abituarvi se decidete di dare una chance a questa serie. In breve, fin dalla nascita il liceale Saiki Kusuo è stato dotato di poteri paranormali tanto sviluppati da portarlo a un passo dal distruggere il mondo, involontariamente, fin da piccolissimo. Per questa ragione, ma principalmente per evitare di essere scoperto e quindi infastidito dagli altri abitanti del pianeta, reprime parte del proprio potere ESP con degli occhiali verdi e delle vistose antenne che porta sempre piantate nelle tempie. I capelli rosa completano il concept del personaggio. Saiki ha sedici anni e divide casa con i suoi genitori, due tipi alquanto bizzarri che trascorrono gran parte del proprio tempo a farsi viziare dai superpoteri del figlio e a vezzeggiarsi a vicenda come fidanzatini alla prima cotta. Sono inoltre gli unici a conoscenza delle sue straordinarie abilità, che comprendono fra l'altro telepatia (non limitata agli esseri umani), volo, telecinesi, teletrasporto e così via. I suoi poteri lo rendono invincibile, ma anche cupo e tendente alla depressione. Reprimendo più o meno consciamente tutto il proprio essere, lo straordinario Saiki K. è cresciuto come un individuo alquanto ordinario, solitario e di indole scostante e sarcastica. Le sue capacità, a cui è per altro assuefatto in maniera irrimediabile, gli hanno in qualche modo avvelenato la vita. Ad esempio, essendo dotato di vista a raggi X non prova curiosità per i corpi nudi (neanche per quello della bellissima Teruhashi, che tenta a più riprese di sedurlo e che lo ama proprio per questa sua freddezza, inconcepibile per lei che è abituata agli sguardi della gente); la sua preveggenza lo ha reso incapace di sorprendersi; l'unica cosa che gli risulta impossibile è liberarsi degli scocciatori, i quali dal canto loro sembrano trovarlo irresistibile. A più riprese, Saiki ci viene descritto come un individuo ombroso per quanto dotato di un forte carisma e di una cristallina fibra morale. In pratica, è talmente antipatico da "fare il giro" e risultare, in qualche modo, amabile.

Il paradosso alla base della serie, peraltro divertentissima, sta tutto qui: il protagonista ha le antenne e i capelli rosa, è grosso modo onnipotente e ha una insana passione per il budino al caffè, tuttavia è il personaggio più normale fra quelli che ci vengono presentati nel corso della serie. Il povero Saiki, che di suo tenta solo di godersi la vita come può, è circondato da fastidiosi mentecatti che rappresentano parodie di personaggi tipici degli anime shonen. C'è Nendo, autonominatosi suo migliore amico, il forzuto idiota ma di buon cuore; abbiamo poi Kaido "Jet ali nere", il belloccio maledetto (in realtà un pazzoide che vive in un mondo tutto proprio, popolato di demoni e maledizioni), il rappresentante di classe Hairo (che rimanda chiaramente ai personaggi degli spokon, sempre ottimisti e volenterosi), lo spiritista maiale, l'ex-mototeppista allievo di Eikichi Onizuka. In The disastrous life of Saiki K. non c'è mai neanche un momento di respiro, né un solo attimo di serietà. È tutto esagerato, è tutto un fiorire di situazioni demenziali e giochi di parole. Tanto per cominciare, in originale The disastrous life of Saiki K. sarebbe Saiki Kusuo no Sainan ovvero Le disgrazie di Saiki Kusuo, ma a causa del gioco di parole basato sull'assonanza fra sai- e psi- andrebbe piuttosto tradotto con "Le psico-disgrazie di Saiki Kusuo". Anche il titolo in inglese è basato su un'assonanza, in questo caso fra "Saiki K." e "psichic". E siamo ancora soltanto al titolo! Le situazioni paradossali, gli equivoci, gli eccessi, le gag fisiche: la serie è una rutilante sfilza di istantanei momenti comici che si susseguono l'uno dietro l'altro, lasciando lo spettatore estenuato dal troppo ridere.

Come le ciliegie

Passato inosservato nel nostro Paese, è in patria che The disastrous life of Saiki K. ha fatto più soldi di un esercito di falsari insonni, e le ragioni sono molteplici. Dal punto di vista grafico, il lavoro di J.C.Staff raggiunge gli ottimi livelli cui siamo da tempo abituati dallindustria. Doppiaggio e montaggio delle scenette comiche sono calibrati alla perfezione e concorrono alla globale buona riuscita del prodotto. I personaggi sono facilmente riconducibili a modelli ormai largamente conosciuti, eppure al tempo stesso risultano unici e riconoscibili. Dal punto di vista narrativo, The disastrous life of Saiki K. trae la propria forza dalla rapidità, dall'immediatezza di una narrazione frammentaria ma inserita in una continuity che segue le tappe classiche delle commedie liceali (la gita a Okinawa, il festival scolastico) in cui nulla è lasciato al caso e nessun evento è mai del tutto autoconclusivo. L'effervescente fantasia degli autori stravolge tutti questi topoi volgendoli in un delirio fantasmagorico in cui non sono rari gli elementi di metanarrazione, come quando Saiki si rivolge direttamente agli spettatori suggerendogli di leggere il manga o quando dichiara di aver modificato il genoma degli abitanti della Terra facendoli aderire agli stereotipi degli anime shonen. Colmo dell'irriverenza, non c'è argomento che la serie affronti con un minimo di serietà, depressione e incesto compresi. Pur senza sviluppare alcuna trama concreta e senza azzardare una caratterizzazione psicologica che vada oltre la parodia, The disastrous life of Saiki K. si lascia davvero apprezzare. I 24 episodi che compongono questa prima fulminante stagione sono come le ciliegie: uno tira l'altro. Chi vi scrive si è trovato più volte nei guai a causa dell'incapacità di interrompere la visione di questo anime e attende con una certa ansia la stagione successiva, realizzata dal medesimo pool creativo e andata in onda a partire dal 17 gennaio di quest'anno. Se deciderete di dare un'opportunità a questa freschissima e velocissima serie comica, sappiate che la vostra vita sociale sarà in serio pericolo.

The Disastrous Life of Saiki K. Pur senza avere le qualità per ambire ad essere un capolavoro della nuova animazione mondiale, The disastrous life of Saiki K. si distingue fra prodotti analoghi (il primo a venirci in mente è Mob Psycho 100, con cui ha più di qualche punto di contatto in termini di concept) per una narrazione frenetica e tempi comici calibrati al millimetro. La prima stagione di questo anime, che in patria ha macinato milioni, è un clamoroso susseguirsi di situazioni demenziali e divertentissime. Altamente assuefacente, la recente aggiunta al catalogo Netflix è un prodotto ottimo per ridere a crepapelle (magari con qualche amico e una buona scorta di budini al caffè) dimenticando tristezza e problemi di sorta.

7.5