Netflix

The Dragon Dentist: recensione della mini-serie di Hideaki Anno, ora su Netflix

Disponibile su Netflix Italia la miniserie fantasy prodotta e realizzata dagli autori di Neon Genesys Evangelion...

recensione The Dragon Dentist: recensione della mini-serie di Hideaki Anno, ora su Netflix
Articolo a cura di

Nihon animator mihon'ichi è il nome di una serie settimanale di Original Net Anime, consistente in 35 cortometraggi anime realizzati da vari registi e pensata per dare risalto internazionale a nuovi autori d'animazione giapponesi. Il progetto, nato ufficialmente nel 2014, ha due patron d'eccezione: Hideaki Anno (ex fondatore della Gainax, famoso per aver realizzato prodotti di grande successo come Nadia - Il mistero della pietra azzurra e Neon Genesys Evangelion) che lo annunciò ufficialmente durante il Tokyo International Film Festival di quell'anno, e Hayao Miyazaki, che ne ha realizzato il logo ufficiale. Il primo dei 35 episodi che compongono la serie è proprio The Dragon Dentist, un corto di genere fantasy realizzato dallo studio Khara e scritto dal romanziere Otaro Maijo per la regia del protégé di Anno, Kazuya Tsurumaki, ex animatore della Gainax e regista della serie di film Rebuild of Evangelion. Il cortometraggio ricevette critiche sostanzialmente positive, sebbene diversi critici avessero fatto notare che la storia avrebbe richiesto molto più spazio per svilupparsi al meglio: ecco quindi che, nel febbraio dell'anno scorso, lo stesso gruppo di autori lo usò come base per realizzarne una miniserie in due episodi di 45 minuti l'uno, prodotta proprio da Anno e attualmente disponibile per lo streaming su Netflix.

"Spero che ci sia un senso a tutto questo."

La Dragon Dentist del titolo è Nonoko Kishii, energica dentista nata e cresciuta nella cittadina posta sulla schiena di un immenso drago rosso, allieva del responsabile Godo e amica della sensuale Shibana. Il compito dell'antichissimo ordine dei dentisti dei draghi è accudirne la dentatura e difenderla dalle insidie, utilizzando armi magiche che possono ricordare, almeno nelle intenzioni, le spade spirituali di Bleach. Il pericolo principale è rappresentato dai mushi, spiritelli di colore nero che si formano dagli scarti delle anime dei defunti che nel loro tragitto verso l'aldilà attraversano proprio i denti dei draghi. Ma quanto può essere pericoloso uno spiritello che si chiama "mushi"? Parecchio, come vedremo. Fatto sta che, un bel giorno, sulla corona di uno dei denti, Nonoko trova un ragazzo dai capelli dorati: di tratta di Bell, un giovane soldato morto durante la guerra che si sta svolgendo fra i paesi che il gigantesco animale sorvola nel suo eterno vagabondare per i cieli del mondo.

La resurrezione di Bell è un fenomeno rarissimo che, secondo la leggenda, si verifica in concomitanza con una grande catastrofe, ma appare fin da subito evidente che il suo ritorno in vita è stato voluto proprio dal drago per qualche misteriosa ragione. Il ragazzo, che appartiene all'esercito nemico, passa con nonchalance dalla parte di Nonoko e dei suoi chiassosi colleghi (i quali, dal canto loro, lo accettano praticamente senza alcuna esitazione) anche grazie al candido erotismo ingenuamente sprigionato dalla piccola. Dopo circa venti minuti dall'inizio della nostra storia, Bell - sedotto dal semplice stile di vita dei suoi ospiti - è già stato accettato al punto da comparire in una foto celebrativa assieme a tutti gli altri. L'idillio verrà fin troppo bruscamente interrotto dall'incursione di un mushi assassino e da un inatteso e doloroso tradimento. Se la trama vi sembrerà un po' confusionaria, non temete: lo è davvero.

Vorrei ma non posso

Guardando la miniserie dello studio Khara appare chiaro che gli autori, specialmente Otaro Maijo, non abbiano fatto tesoro dei consigli ricevuti ai tempi di Nihon animator mihon'ichi. I personaggi parlano e si comportano come se le complicate regole del mondo di The Dragon Dentist fossero già chiare anche allo spettatore. Lo stesso world building è a dir poco confuso: vi troviamo al suo interno navi da battaglia, uniformi da guerra civile americana, aerei di linea, mentre i dentisti sono abbigliati e si comportano come artigiani dell'epoca Edo. Le dinamiche fra i personaggi (perlopiù poco o mal caratterizzati) si sviluppano alla velocità della luce e le motivazioni degli antagonisti non sono esplorate in maniera adeguata. Alcuni colpi di scena, francamente assurdi ma fondamentali per mandare avanti una narrazione piuttosto fiacca, banalizzano un paio di ottime idee che non risultano sfruttate appieno.

Soprattutto nella seconda metà appare evidente come i creatori di The Dragon Dentist abbiano concentrato la maggior parte delle proprie energie creative per realizzarne la parte grafica (di qualità eccezionale, praticamente cinematografica: le sequenze "oniriche" ambientate all'interno dei denti del drago, impreziosite da una CGI non eccessivamente invasiva, sono stupende e tutto l'arco finale sul campo di battaglia lascia davvero a bocca aperta) affidando alla sceneggiatura l'ingrato compito di dare un po' di senso a un guazzabuglio di idee buttate nel calderone in modo abbastanza raffazzonato. Il finale aperto, per quanto agrodolce, sembra lasciar intendere un prosieguo che appare oramai quantomeno improbabile.

The Dragon Dentist Date le premesse narrative e l'ambizione di raccontare l'atrocità della guerra, l'amore, il destino e persino il senso della vita, si poteva (e probabilmente si doveva) fare qualcosa in più. The Dragon Dentist è una miniserie godibile e ben confezionata dal punto di vista grafico, ma confusa e non del tutto soddisfacente dal lato narrativo. Il finale aperto lascia lo spettatore con l'amaro in bocca: si poteva fare di più.

6