The Rising of the Shield Hero: recensione della serie su Crunchyroll

Si è da poco concluso The Rising of the Shield Hero, isekai fantasy che è riuscito a conquistare molti amanti del genere.

recensione The Rising of the Shield Hero: recensione della serie su Crunchyroll
Articolo a cura di

Nei momenti più difficili, abbiamo a volte la sensazione che il mondo in cui viviamo non sia adatto a noi e vorremmo fuggire in un'altra realtà: in risposta, sono nate le opere isekai. Come hanno affermato gli autori di SAO, in occidente questo sottogenere ha un'accezione perlopiù virtuale, con storie ambientate in videogiochi. In realtà l'isekai tratta di personaggi trasportati in altri mondi, digitali o meno. Tra gli esempi più eclatanti degli ultimi tempi vi è The Rising of the Shield Hero, light novel di Aneko Yusagi, da cui è stato tratto un manga, edito in Italia da J-POP. Successivamente è stato realizzato anche un anime, che Crunchyroll ha distribuito in Italia e nel resto del mondo a partire dal 7 gennaio, con un episodio a settimana. Sembra essere passata una vita da quando abbiamo visto il pilot di The Rising of the Shield Hero, che sì ci aveva catturato, ma non convinti del tutto. Si è infine concluso il viaggio di Naofumi Iwatani, ed è giunto il momento di tirare le somme su uno degli anime più apprezzati degli ultimi tempi.

Un nuovo paladino

The Rising of the Shield Hero è un isekai che cerca di differenziarsi dai suoi simili, con idee che per certi versi riescono a rendere l'opera unica nel suo genere, accontentando comunque un pubblico abituato agli standard del genere.
Naofumi Iwatani, un universitario come tanti, vive da solo e, quando i soldi scarseggiano, va in biblioteca per leggere light novel. Qui un giorno trova un misterioso libro, Delle quattro armi sacre.

Naofumi rimane affascinato dalla storia di quattro eroi che brandiscono ognuno una propria arma: una spada, una lancia, un arco, e uno scudo. I paladini vengono evocati da mondi lontani per salvare un altro mondo. Leggendo le descrizioni dei quattro cavalieri, il protagonista si rende conto che non vi è quella dell'Eroe dello Scudo. Naofumi viene investito da un intenso raggio di luce. Si ritrova in una stanza con altri suoi coetanei, ed uno scudo al braccio. Gli altri presenti sono Ren Amaki, con una spada; Motoyasu Kitamura, con una lancia; Itsuka Kawasumi, con un arco.
I quattro sono condotti al cospetto del re Aultcray Melromarc XXXII, il quale spiega loro cosa sta accadendo: le Ondate minacciano il mondo, e benché l'esercito sia riuscito a fermare la prima, lo ha fatto con difficoltà. Le successive saranno sempre più temibili; al momento, però, non si sa ancora quando arriveranno le altre, ma secondo le Clessidre del Drago non manca molto. Gli unici in grado di poter fermare le Ondate sono i quattro Eroi. Il mondo in cui si trovano è una realtà fantasy, con caratteristiche simili ai GDR, come statistiche, esperienza, e armature migliori.

Gli Eroi dovranno intraprendere un lungo viaggio per salire di livello e potenziare le Armi Leggendarie, ma dovranno partire separatamente poiché il potere evolutivo di un'arma si annulla vicino ad un'altra; inoltre, non potranno usare altre armi se non quelle in possesso.
Prima di lasciare la capitale, ai quattro verranno dati dei compagni di viaggio, ma ad essere sfavorito è proprio Naofumi: a lui si unisce solo Myne Suphia, la quale si è separata da Lancia. Nonostante ciò, il nostro protagonista è carico di speranza, pronto a dare il massimo di sé. Purtroppo, la fortuna non è dalla parte dell'Eroe dello Scudo: non solo è privo di una vera arma, e quindi limitato nel combattimento, ma viene tradito da Myne.

È infatti accusato di violenza carnale dalla sua compagna e il re, non potendolo giustiziare, lo condanna a proseguire la sua avventura senza il supporto iniziale, con il nome macchiato dall'onta. Naofumi capisce subito che si è trattato di un subdolo tranello di Myne, per tenerlo il più lontano possibile.
Proprio in questa situazione si nota la "novità" della produzione: il protagonista capisce di non potersi fidare più di nessuno ed inizia un'avventura seguendo le proprie regole, diventando un antieroe, cinico e cattivo, e non ci pensa due volte a maltrattare il prossimo. Siccome non ha abbastanza forza per combattere e salire di livello, è costretto a comprare la schiava semi-umana Raphtalia che possa lottare al suo posto.
Durante l'avventura Naofumi e Raphtalia rafforzano il loro legame: la schiava riesce a tirare fuori la bontà da un animo ormai corrotto dall'odio. Il mondo che si para loro davanti non è affatto perfetto, con ingiustizie, discriminazioni, razzismo e schiavismo. Il viaggio verrà agevolato notevolmente dall'arrivo di Filo: si tratta di una filiolal, un soffice volatile che può cambiare sembianze.

Un "isekai" nuovo

L'ordito di The Rising of the Shield Hero non riesce a convincerci del tutto: non è elaborato, a tratti addirittura statico. Gli episodi iniziali si susseguono in maniera molto lineare, a volte anche senza pathos, ma servono solo come base per presentare e costruire i vari personaggi, e per mostrare un mondo pieno di discriminazioni ed angherie; i pochi colpi di scena non sono molto funzionali e non sempre lasciano il segno.

La situazione si risolleva notevolmente a partire dall'episodio 12, in cui viene finalmente introdotto un elemento che lascia intuire cosa potrebbero essere le Ondate, anche se non viene ripreso a dovere successivamente, soprattutto solo nelle battute finali, aprendo le porte per un'eventuale seconda stagione. Dopo gli avvenimenti di questo episodio, la visione scorre molto più velocemente, diventando più incalzante e coinvolgente, con plot twist sempre più crescenti. Da contraltare, si ha la sensazione che i quattro eroi, con il progredire degli eventi, si siano del tutto dimenticati delle loro origini terrestri (anche se da realtà differenti); non è da escludere che questo possa essere un topos per una futura seconda parte.
La forza di The Rising of the Shield Hero non risiede solo nella trama, ma anche nel tema del viaggio, come evoluzione psicologica e riscatto. Ad un primo impatto si potrebbe pensare che il cambiamento di Naofumi sia troppo repentino: in una sola puntata passa dall'essere un ragazzo gioioso e fiducioso, contento di questa nuova avventura, all'essere insensibile. A tal proposito, il mutamento iniziale è anche fisico: nei minuti introduttivi, Naofumi sprizza gioia da tutti i pori, come traspare dal suo perenne sorriso; ma quando viene tradito, il sorriso si capovolge in un ghigno apatico e freddo, lo sguardo diventa vuoto, e la sua voce è più cupa.

Possiamo dire, in verità, che quello che gli autori hanno orchestrato nel pilot è l'introduzione del vero protagonista. In tal senso, quello che l'attore principale deve compiere è un viaggio "al contrario": il protagonista non è come ce lo aspettiamo, pronto ad aiutare il prossimo in ogni situazione, ma è l'Eroe dello Scudo dal nome infangato, imbastardito dalle ingiustizie e dalle umiliazioni che ha subito, che non porge una mano se non dietro compenso.

Il percorso di "rinascita" di Naofumi è irto di spine, arduo e difficile da superare, ma potrebbe portarlo ad essere nuovamente il ragazzo fiducioso e solare di un tempo. Ovviamente questa impresa non potrebbe andare a buon fine senza l'aiuto di Raphtalia e di Filo. Forse la figura più influente per Naofumi è la semi-umana, in quanto sua "spada" è colei che riesce a tenerlo con i piedi per terra e riesce a far riemergere il suo lato più umano e nobile.

In un'opera del genere, con ambientazione fantasy ed elementi GDR, non potevano certo mancare gli scontri: non tutti sono frenetici, siccome l'attore principale può brandire solo lo scudo, ma sono tattici e ragionati. I combattimenti possono vantare una buona resa visiva, che riesce a renderli più interessanti, grazie agli elementi fantastici, anche se a volte si notano delle imperfezioni nelle riprese più ampie. Nel complesso il comparto tecnico è ben realizzato, con un disegno pulito e con animazioni fluide; sono sporadiche le apparizioni della CGI, ma quando si mostra è poco calcata, tanto da essere appena percettibile.

Allo stesso modo, anche gli elementi GDR si sposano con il contesto fantasy, senza stonare particolarmente, e trasmettono la sensazione che siano una parte integrante del mondo parallelo, similmente a come avviene in DanMachi. Il character design è molto variegato, e si adatta ai ruoli che ricoprono i singoli personaggi: un esempio ci viene dato dalla compagna di Naofumi, che è poco curata, per far capire che è stata abbandonata da tutti; gli altri eroi indossano un equipaggiamento più raffinato ed elaborato, proprio perché più lodati. Soffermandoci su Ren Amaki, l'Eroe della Spada, abbiamo notato una certa somiglianza con Kirito di Sword Art Online: potrebbe non essere una semplice casualità, siccome The Rising of the Shield Hero presenta dei gradevoli omaggi sia alle produzioni simili, sia ai videogiochi (basti vedere l'aspetto dei filolial per pensare a certe creature della saga di Final Fantasy), sia ad alcune ambientazioni reali.

Altri personaggi sono costruiti in modo tale da essere odiosi ed intollerabili, come Myne. Lodevole, infine, l'intento degli autori di volersi distaccare il più possibile dalla massa, in quanto l'eroe principale non brandisce armi particolari che ne fanno aumentare le statistiche, ma impugna uno scudo, una "non-arma", che sul campo di battaglia è solo per difesa.

Eppure, nel regno di The Rising of the Shield Hero, riesce a funzionare alla perfezione: in questo mondo parallelo e pieno di imperfezioni, che quasi vogliono essere una critica a cosa accade nei periodi di guerra, ci si rende conto che l'eroe più rispettato da tutti è proprio l'Eroe dello Scudo.

The Rising of the Shield Hero The Rising of the Shield Hero forse risente di una trama non molto complessa, che potrebbe non accontentare tutti. La narrazione non è coinvolgente ed alcuni colpi di scena tardano ad arrivare. D'altronde, la serie vuole fare del viaggio il vero cuore, con un protagonista che deve ritornare ad essere la persona di una volta. Inoltre la produzione cerca di mostrare un mondo ideale solo in superficie. Grazie ad una buona resa visiva, anche se con qualche imperfezione, gli scontri tattici sono affascinanti, tanto da far venire la voglia di creare un nostro scudo, e di alzarlo alto nel cielo.

7.6