The Seeds Recensione: il mondo distopico di Ann Nocenti e David Aja

Arriva in Italia The Seeds, il fumetto frutto della collaborazione Nocenti-Aja. Uomo, natura e alieni in un mondo sull'orlo del precipizio.

The Seeds Recensione: il mondo distopico di Ann Nocenti e David Aja
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The Seeds è il tutolo del nuovo libro a fumetti scritto da Ann Nocenti, volto noto della Marvel Comics e di Daredevil. È un progetto nato nell'ormai lontano 2017: dopo i primi due volumi, pubblicati da Dark Horse nell'etichetta Berger Books di Karen Berger, la pandemia rappresenta il primo grande ostacolo. Tre anni dopo, le aspettative si ridimensionano, l'opera diventa una storia autoconclusiva in quattro atti, raccontata in 128 pagine attraverso i disegni di David Aja, artista di Iron Fist e Hawkeye. Bao Publishing ha infine pubblicato l'edizione italiana di The Seeds nel Dicembre del 2021 (sempre per BAO, vi invitiamo a leggere la nostra recensione di Middlewest).

Scelte narrative discutibili

La breve storia è ambientata in una realtà distopica che potrebbe coincidere con un futuro prossimo. Una città è divisa in due zone da un grande muro, in una gli abitanti sono dipendenti dalla tecnologia, dall'altra parte i Luddisti la rifiutano totalmente.

L'inquinamento è ormai una minaccia per ogni forma vivente, le api stanno scomparendo e con esse l'intero ecosistema. Alieni sotto copertura hanno il compito di raccogliere i "semi" degli esseri umani. Race, uno di loro, si innamora però di una ragazza, Lola. Nel frattempo i giornali vogliono a tutti i costi diffondere articoli clickbait; Astra scrive per la testata "Scoop" e ha bisogno di notizie sconvolgenti. La relazione tra Race e Lola sembra proprio fare al caso suo, ma si ritrova ben presto a dover scegliere tra la propria carriera e le vite altrui. La trama non sembra poi così complessa, tuttavia la sceneggiatura la rende a tratti confusionaria, specialmente nei primi capitoli. Non si entra immediatamente nel meccanismo della vicenda, la lettura non risulta subito scorrevole e occorre sfogliare almeno il primo atto per cominciare a comprendere e apprezzare l'intreccio. Un peccato visto che i dialoghi si rivelano comunque ben scritti.

La scelta delle parole è studiata ad arte, mantenendo un tono pungente. In un primo momento si salta da una sottotrama all'altra senza subito esplicitarne il collegamento, verrà fatta chiarezza molto più avanti e la lettura risulterà più piacevole. Avendo pensato a The Seeds come un'opera più lunga, i tagli e le rielaborazioni per concluderla hanno forse messo a rischio alcuni nessi fondamentali, dando alla storia un aspetto altalenante. Il ritmo della narrazione è un po' troppo cadenzato, non sono presenti particolari colpi di scena nemmeno nei momenti più cruciali e c'è una forte assenza di picchi emotivi.

The Seeds vorrebbe farsi veicolo di temi attuali: l'impatto dell'uomo e della tecnologia sulla natura, l'inquinamento, la salvaguardia dell'ecosistema, la denuncia alle aziende che si proclamano "green" insabbiando l'emergenza ambientale. Da questo punto di vista, il racconto è ricco di spunti di riflessione, eppure qualcosa non quadra. La storia di Nocenti, come dichiara nell'appendice del fumetto, voleva orientarsi più sul mondo del giornalismo e sulla spettacolarizzazione di un fenomeno di portata mondiale tipica delle redazioni passate.

D'altra parte, "Scoop" non è solo il nome della testata per cui Astra lavora ma era anche il titolo del progetto iniziale del 2016 bocciato da Karen Berger. L'idea originale doveva incentrarsi unicamente sulla storia di una reporter alla ricerca di fake news, alieni e teorie complottiste. Nel cercare di ampliare gli orizzonti e di proporre un'opera più impegnata, è evidente che l'autrice abbia trattato le tematiche di attualità in maniera più blanda del previsto, concentrandosi quindi su quegli elementi che facevano parte del progetto iniziale.

L'atmosfera angusta di David Aja

Se la storia e la sceneggiatura convincono solo in parte, la rappresentazione grafica ha fatto centro. I disegni di David Aja ci immergono in questo mondo che potremmo definire "techno-thriller", un universo fantascientifico ricco di sfumature anni '90. Gli alieni, d'altronde, sono un topic molto in voga sin dalla fine del Ventesimo secolo: si pensi alla serie X-Files, da cui i creatori traggono sicuramente spunto per l'atmosfera e per la caratterizzazione di alcuni personaggi.

La realtà che Aja vuole dipingere è claustrofobica, opprimente, ben resa con la scelta del monocromatico e, soprattutto, di una precisa tonalità di verde che trasmette l'idea di una città sporca, inquinata, in balia del tempo e della rovina. Il contrasto dei colori e la presenza di tavole prevalentemente scure sono una scelta vincente. Un tratto distintivo: la forma esagonale che si ripete persino in contesti inaspettati, un dettaglio grafico che dona un pizzico di ricercatezza. Il character design funziona, gli alieni hanno un aspetto stereotipato ma, al tempo stesso, sono più inquietanti e raccapriccianti, con le loro maschere antigas alla Fallout, altra pietra miliare nata negli anni '90.

A quanto pare è proprio questo il periodo di riferimento: i costumi dei personaggi, il loro aspetto, le ambientazioni, la redazione con i suoi giornali cartacei, Astra e la sua fotocamera analogica. Eppure The Seeds doveva in qualche modo avvicinarsi ad un futuro prossimo, non fare un tuffo nel passato. È chiaro, dunque, che alcune scelte estetiche entrino in conflitto con il concetto di credibilità. Ancora una volta, l'apparente vicinanza alla realtà odierna si tramuta nella volontà di cristallizzare questo piccolo mondo e di fermarlo nel tempo e nello spazio, con riferimenti visivi che, pur trasmettendo la giusta dose di angustia, peccano di incoerenza con quelli che sembravano essere presupposti differenti. Ancora una volta, la rielaborazione del progetto a dispetto dell'idea iniziale non sembra giocare a suo favore.

The Seeds The Seeds è il frutto di una rielaborazione d'idee passate. La validità dell'opera non riesce a fuoriuscire da quei margini che Ann Nocenti e David Aja hanno la trama e l'ambientazione sono ancora legati ad un tempo ormai lontano. Questa incoerenza di fondo non cancella, tuttavia, il potenziale estetico e stilistico dato dai disegni di Aja e dalla sapiente scelta dei colori.

6.5