The Seven Deadly Sins: recensione del manga di Nakaba Suzuki

Dopo 8 anni si conclude The Seven Deadly Sins. Il viaggio di Meliodas è un prodotto di discreto livello nel panorama dello shonen commerciale.

The Seven Deadly Sins: recensione del manga di Nakaba Suzuki
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Lo scorso decennio ha portato in dote un grande numero di manga di successo. Fra questi c'è The Seven Deadly Sins, conosciuto in patria con il nome di Nanatsu no Taizai, pubblicato fin dal 2012 su Weekly Shonen Magazine. Dopo aver calcato le pagine delle altre due riviste shonen più famose del panorama nipponico, Weekly Shonen Jump e Weekly Shonen Sunday, il sensei Nakaba Suzuki ha deciso di calarsi nella realtà Kodansha.

Nel corso degli ultimi otto anni, The Seven Deadly Sins ha appassionato schiere di lettori, diventando tra i fumetti più significativi del panorama shonen odierno. La sua popolarità gli ha valso il titolo di manga più venduto su Weekly Shonen Magazine per alcuni anni, competendo con un gigante come Fairy Tail, diverse serie animate e lungometraggi oltre a videogiochi per varie piattaforme. Lo scorso 25 marzo 2020 The Seven Deadly Sins si è concluso con 346 capitoli raccolti in 41 tankobon.

Un viaggio nella Britannia fantastica

Il Boar Hat è una locanda che non rimane mai nello stesso luogo troppo a lungo. Il suo proprietario è Meliodas, un giovane di bassa statura e dai capelli biondi, accompagnato da un maiale parlante di nome Hawk che ha l'ingrato compito di ripulire gli avanzi degli avventori. Nella zona in cui si trova il locale si dice che un cavaliere vagabondo con un'armatura arrugginita possa essere uno dei Seven Deadly Sins, un gruppo di criminali che tentò di rovesciare il regno alcuni anni prima.

Quando questo cavaliere si presenta alla locanda del Boar Hat, tutti fuggono spaventati ad eccezione di Meliodas. Nell'armatura si trova in realtà una ragazzina, la principessa Elizabeth, che è scappata dalla capitale di Liones per intraprendere un viaggio alla ricerca dei Seven Deadly Sins. Al momento, il re è tenuto in ostaggio da alcuni cavalieri sacri che hanno preso il potere, iniziando un regime di oppressione. L'incontro tra Meliodas, uno dei membri del gruppo di criminali, ed Elizabeth darà inizio a un viaggio per le terre di Britannia.

Girovaghiamo così insieme a Meliodas ed Elizabeth per scenari brulli e foreste magiche, città di pietra e antri oscuri. Il mondo di The Seven Deadly Sins si rifà a diversi miti e leggende di ispirazione bretone, oltre che a elementi religiosi. Oltre alla presenza di creature fantastiche come fate e giganti, dal titolo si può desumere il riferimento ai Vizi Capitali, derivanti dalla religione cristiana. Questi vengono poi affiancati da tanti altri elementi sacri come i Dieci Comandamenti e luoghi quali Paradiso, Inferno e Purgatorio insieme alle razze delle Dee e dei Demoni. La Britannia medievale che esploriamo nelle fasi iniziali e la natura di tanti personaggi sono ispirate alla nota Materia di Britannia, meglio conosciuta come Ciclo Arturiano. Pur non riprendendo fedelmente le numerose storie riguardanti Artù, The Seven Deadly Sins riesce a calare il lettore in questa realtà medievale e leggendaria, introducendo luoghi come la famosa Camelot o personaggi come Artù stesso, al centro di alcune importanti vicende.

Il tutto è stato accompagnato da individui capaci di scatenare poteri sovrannaturali. Il sistema di combattimento di The Seven Deadly Sins non è particolarmente complesso, presentando i soliti archetipi basati sulla forza fisica e quella magica, l'utilizzo degli elementi come fuoco, elettrici, acqua e vento, la classica dicotomia tra luce e oscurità. Non ci saranno mai personaggi che riusciranno a trionfare grazie a particolari elementi strategici, se non in rarissimi casi, ma per lo più basandosi sul puro e semplice livello di forza.

Cavalieri senza macchia

The Seven Deadly Sins non si presenta come un manga che fa dell'originalità il suo punto di forza ma, mescolando i tanti elementi dai miti bretoni ai canoni dello shonen giapponese, riesce a conquistarsi un'identità tutta sua che intrattiene e diverte. Il motore è senza dubbio da attribuire a coloro che compiono questo viaggio nelle lande di Britannia.

Il gruppo di protagonisti è composto da otto personaggi, ovvero i Sette Peccati Capitali più la principessa Elizabeth, e la mascotte Hawk. Essendo tutti adulti fatti e finiti, i sette peccatori mantengono lo stesso carattere dall'inizio alla fine. Non ci saranno quindi evoluzioni particolari per Meliodas, Ban, Gowther, King, Diane ed Escanor ma solo approfondimenti grazie a memorie del passato affrontate nei vari capitoli o nei numerosi extra che Nakaba Suzuki ha preparato per i volumi.

Diverso il discorso di Elizabeth che invece mostra alcune mutazioni durante la storia. All'inizio viene infatti presentata come piagnucolona e indifesa, dipendente soltanto dalle protezioni altrui; col proseguimento del viaggio insieme ai peccati verrà contagiata dalla loro dose di eroismo, iniziando a mettersi il più possibile in gioco, fino ad ergersi a difesa degli altri.

"Se un amico è in difficoltà, ognuno deve dare il massimo per aiutarlo."
Questo è uno dei regolamenti del gruppo dei Seven Deadly Sins, nello specifico il quarto, e rispecchia molto la natura dei protagonisti.

Oltre piccoli contrasti che vengono facilmente risolti, il gruppo di peccatori ci tiene particolarmente all'amicizia e tende al bene in modo netto e senza ambiguità. Si assistono a molti momenti stucchevoli, in cui i vari membri giureranno di essere disposti a sacrificare la propria vita per il bene di qualcun altro. Anche gli altri personaggi di The Seven Deadly Sins mostrano uno spiccato allineamento tra bene e male. Nessuno dei buoni, escludendo quelli attratti dal male a causa di influssi maligni e non per propria volontà, cederanno a questo genere di mire. Discorso inverso per quelli che sono stati descritti inizialmente come malvagi: ci saranno tanti individui con questa natura che, dopo un continuo contatto con i protagonisti, tenderanno ad allinearsi con le forze del bene. Gli esempi più lampanti possono essere ricercati nelle schiere demoniache, con i Comandamenti Zeldris e Derrierie su tutti.

In The Seven Deadly Sins, prima o poi, ogni protagonista deve confrontarsi con il proprio passato. La progressione fisica e morale si evolve guardando quindi all'indietro e non in avanti, in particolare connettendosi ai ricordi dell'infanzia o a quelli di 3000 anni prima, quando ebbero inizio le schermaglie che hanno innescato gli eventi del presente. Guardando a questo aspetto, Nakaba Suzuki ha puntato molto su questo continuo salto tra passato e presente, che diventa necessario per far progredire i personaggi, i loro poteri e la trama in generale. Senza capire e accettare il passato non c'è possibilità di affrontare gli ostacoli del presente. Senza dimenticare, infine, l'importanza dell'amore, vero e proprio elemento portante nella crescita morale di alcuni eroi.

Una storia semplice che cresce pian piano

La trama di The Seven Deadly Sins si snoda su cinque fasi abbastanza distinte, le prime tre più lunghe e le ultime due più brevi: la lotta al Gran Cavaliere Sacro, l'arrivo dei demoni e la difesa di Liones, la fine della Guerra Santa, la battaglia col Re dei Demoni, il ritorno del Caos. Inizialmente assistiamo a un viaggio per la regione di Britannia con i protagonisti di The Seven Deadly Sins che affrontano i vari pericoli e raccolgono alleati per la battaglia con i cattivi di turno. Durante la prima fase di questo vagabondare per le terre medievali la storia procede in modo spedito e semplice, iniziando a costruire con pochi elementi le trame che verranno ma senza approfondirle troppo e riuscendo ad equilibrarsi piuttosto bene tra un'anima seria e una più scanzonata.

Dopo lo scontro con Hendrickson termina quella che può essere definita l'introduzione di The Seven Deadly Sins e che lancia nella storia i veri cattivi. Il gruppo dei Dieci Comandamenti imperverserà per il regno per il resto dell'opera e sarà coinvolto in diversi combattimenti con i protagonisti. Tuttavia il livello di potenza di questi nuovi avversari è fin troppo alto e ciò obbliga l'autore a intraprendere la strada dei power up: da un momento all'altro, con pochi allenamenti o eventi di altro tipo, i Sins riescono a ottenere una potenza di 5, 10 o anche 20 volte superiori alla precedente.

I numeri dei livelli di potenza schizzano alle stelle e la maggior parte degli scontri viene fortemente influenzata da queste cifre annunciate da Hawk. Nonostante questi problemi, The Seven Deadly Sins riesce a tenere alta l'attenzione del lettore e a intrattenere di gusto.

Nella terza fase iniziano a emergere i primi veri cali qualitativi con ritorni di personaggi creduti morti, pochi colpi di scena davvero d'impatto e combattimenti quasi unidirezionali. Insieme a un appiattimento generale del carisma di tutte le figure coinvolte che non riescono a brillare come prima nel nuovo contesto, è sicuramente la parte meno eccitante del manga che purtroppo continua in una spirale discendente anche nella quarta fase. Il Re dei Demoni, a causa dei suoi continui ritorni, non riesce ad essere un nemico finale capace di catturare l'attenzione, chiudendo l'arco narrativo dei demoni con una nota malinconica per il potenziale non espresso. Discorso a parte va fatto per la quinta e ultima fase. Nonostante la conclusione della storia principale, rimanevano ancora diversi punti in sospeso in The Seven Deadly Sins, affrontati solo in parte dagli ultimi quindici capitoli. La presentazione del Caos, il ritorno di Artù e la vera forma di Cath sono soltanto un pretesto per preparare il sequel The Four Knights of the Apocalypse e hanno il sapore di filler evitabili o quantomeno realizzabili in un modo diverso che li rendesse più uniformi al resto della storia.

Disegni accattivanti da mani esperte

Nakaba Suzuki non è di certo un novellino. La sua carriera è partita più di venti anni fa su Weekly Shonen Jump, con il manga sul golf Rising Impact che ebbe un discreto successo. Proseguì passando di rivista in rivista e affrontando vari generi con Ultra Red, Boku to Kimi no Aida ni, Blizzard Axel, Kongo Bancho e Chiguhagu Lovers. Il mangaka che è arrivato nel 2012 su Weekly Shonen Magazine aveva quindi un vastissimo bagaglio di esperienze e uno stile di disegno già perfezionato.

In The Seven Deadly Sins non ci saranno infatti variazioni di stile impressionanti nonostante la lunghezza del manga, ma più un leggero aggiustamento dei dettagli. Il sensei riesce sempre a preparare azioni nitide e piacevoli da guardare e lo stesso vale per i personaggi, distinguibili l'uno dall'altro e la maggior parte con character design originali: sono poche le figure che richiamano ai precedenti lavori dell'autore, testimoniando la sua capacità col pennino. I tratti riescono con pochi dettagli a indurirsi durante le scene più concitate e tese, mentre iniziano a spiccare per rotondità quando si tratta di mostrare scene divertenti.

The Seven Deadly Sins The Seven Deadly Sins è un manga che riesce a intrattenere e divertire grazie a una trama semplice e personaggi interessanti e simpatici, oltre a una mescolanza tra miti e religioni occidentali con il modo di reinterpretarle tipico degli shonen. Purtroppo non riesce a mantenere lo stesso livello qualitativo fino alla fine: in particolare gli ultimi 50 capitoli sono una brutta stortura rispetto alle cose buone fatte vedere nella prima metà. In ogni caso, Nakaba Suzuki riesce a confezionare un prodotto di buon livello che rimarrà tra i titoli più rappresentativi dello shonen commerciale.

7.4