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The Seven Deadly Sins Prisoners of the Sky: Recensione del film su Netflix

Giunge sulla piattaforma di streaming più famosa del mondo il lungometraggio animato tratto dal manga/anime di Nakaba Suzuki.

recensione The Seven Deadly Sins Prisoners of the Sky: Recensione del film su Netflix
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Le cavalleresche gesta dei Sette Peccati Capitali, costantemente in bilico tra l'ironia, il dramma, la leggerezza e l'epicità, continuano ad ispirare il loro cantore Nakaba Suzuki: oltre ad un manga di enorme successo e ad una trasposizione animata giunta alla sua seconda stagione, l'autore giapponese ha ideato anche la storia di un film d'animazione dedicato agli eroi di Britannia. Attualmente disponibile su Netflix, The Seven Deadly Sins: Prisoners of the Sky (il quale ha ispirato anche un'edizione a fumetti ed una light novel) non è nient'altro che un semplicissimo riempitivo con cui smorzare l'attesa per la terza tornata di episodi: una produzione che svolge un compitino di routine, evitando di proporre peculiari soluzioni narrative né un piglio visivo significativamente superiore alla versione televisiva.
Con un po' di pigrizia, l'opera ricicla apertamente il character design dei nuovi personaggi e degli inediti villain, palesando una scarsa ispirazione di fondo che inevitabilmente indebolisce l'appeal generale di Prisoners of the Sky. Un film che rappresenta solo un'eco un po' sbiadita del materiale canonico, e che si sorregge unicamente sull'affascinante mitologia imbastita da Suzuki all'interno dell'epopea cartacea.

La commedia degli equivoci

Mentre il regno di Liones si gode la pace, e si affrettano i preparativi per il compleanno di Re Bartra, Lord Meliodas ed il suo maialino parlante Hawk desiderano catturare uno dei famosissimi "pesci del cielo", creature decisamente prelibate ma assai rare da trovare: obiettivo dei proprietari del Boar Hat è infatti quello di cucinare un succulento piatto in onore del sovrano. Tuffandosi in uno specchio d'acqua luccicante in cui Meliodas sembrava aver adocchiato la sua preda, quest'improbabile duo finisce suo malgrado catapultato nel regno delle nuvole. Nello stesso momento, un abitante del Cielo, il giovane Solada, incredibilmente somigliante al capitano dei Sette Peccati Capitali, si ritrova invece sulla terraferma, dove si imbatte nella combriccola di peccatori: il ragazzo è giunto in quella che lui chiama "la superficie" per cercare il grande Oshiro, ossia colui che - secondo le leggende - avrebbe salvato la sua stirpe dal risveglio del Clan dei Demoni. Quando incrocia lo sguardo con Elizabeth, Solada crede che si tratti della sua Elatte, fanciulla del reame celeste alla quale è molto legato: ugualmente, nel mondo delle nuvole, Meliodas viene scambiato per il fuggiasco, ed apprende nuove informazioni sul luogo in cui è stato trasportato. Viene così a sapere che il temibile gruppo conosciuto col nome dei Sei Cavalieri Neri, il cui potere è secondo solo a quello dei Dieci Comandamenti, sta per risvegliarsi, pronto a seminare di nuovo il caos come aveva tentato di fare millenni or sono.

Allertati dalla minaccia, anche i Sette Peccati Capitali si mettono in marcia per raggiungere il Cielo e sventare i piani demoniaci. L'incipit di Prisoners of the Sky segue per larga parte le regole di una simpatica ma stiracchiata commedia degli equivoci: basandosi sull'assunto dello scambio di persona, la trama cerca di intessere un umorismo tanto scacciapensieri quanto banale nella messa in scena, e finisce per allungare eccessivamente i tempi comici.

In tal modo, l'opera fatica ad entrare nel vivo dell'azione, e quando finalmente i nodi vengono al pettine, l'assenza di reale pathos smorza gli appetiti dello spettatore. Narrativamente, Prisoners of the Sky lascia abbastanza a desiderare: non ci sono comprimari rimarchevoli, né villain particolarmente impattanti, e lo sviluppo, a tratti stucchevole, della morale finale non rende sufficientemente onore ai temperamenti ambigui, tormentati e sfaccettati dei Seven Deadly Sins.

Prigionieri della pigrizia

Cronologicamente, Prisoners of the Sky si inserisce nel flusso della seconda stagione, Il Ritorno dei Dieci Comandamenti, come si evince dalla presenza del colossale Escanor. A tal proposito, il "peccato" più grande dell'opera consiste proprio nella scarsissima valorizzazione del Leone della Superbia: sebbene sia ovvio che il fulcro della vicenda si focalizzi soprattutto su Meliodas, è altrettanto indubbio che il ruolo estremamente marginale di un personaggio quale Escanor (di gran lunga il più intrigante tra tutti gli eroi) ha il sapore di un'occasione sprecata per dare a Prisoners of the Sky quel tocco di epica tonante che gli manca. In egual maniera, gli antagonisti del film posseggono un carisma quasi impercettibile: i sei cavalieri neri peccano non soltanto in termini di character design, ma anche sul piano della caratterizzazione (specialmente il loro leader Bellion).

Ne consegue che gli scontri di cui sono protagonisti si esauriscono senza grossi stimoli sul versante dell'intrattenimento: battaglie poco appariscenti, che solo nelle battute conclusive mettono in mostra i muscoli della spettacolarizzazione.

Nei rari momenti in cui i Peccati Capitali iniziano a fare sul serio, ecco che Prisoners of the Sky ritrova quella "magia" che appartiene anche alle puntate dell'anime: esaltazione e coinvolgimento visivo si uniscono in un amalgama piuttosto adrenalinico, che sfortunatamente dura troppo poco per risollevare pienamente le sorti del lungometraggio. Nel complesso, sebbene appesantito da tutti i suoi difetti, il film si lascia guardare con leggero piacere: un passatempo fuggevole, che fa leva su una mitologia sempre affascinante, ma che si limita a cavalcarne l'onda del successo senza impegnarsi più di tanto per ampliarne le basi narrative con la giusta convinzione. Per quanto concerne l'edizione italiana, il doppiaggio prevede l'utilizzo di voci diverse da quelle ascoltate (ed apprezzate) nella serie TV, con annessa qualche lievissima differenza sul fronte dell'adattamento e delle pronunce. A prescindere dall'affezione che potrebbe legarvi alle interpretazioni televisive, anche i nuovi attori hanno compiuto un lavoro di buon livello, con un'espressività che ben si adatta all'indole dei sette peccatori.

The Seven Deadly Sins: Prisoners of the Sky The Seven Deadly Sins: Prisoners of the Sky si dimostra una sorta di episodio “filler” diluito per circa 100 minuti di visione: non imbastisce una trama del tutto soddisfacente, né una resa artistico/visiva davvero travolgente, eppure accompagna gradevolmente lo spettatore fino alla fine dei titoli di coda. Con una scrittura più a fuoco e con un design degli antagonisti maggiormente ispirato, il lungometraggio avrebbe potuto avvicinarsi alla qualità delle puntate dell'anime. Ed invece si esaurisce tra un sorriso ed uno sbadiglio, oscillando fra un incipit brioso ed una conclusione trottante, ma appisolandosi in una lunga fase intermedia priva di verve. Un film senza troppe infamie, né lodi. Senza troppe virtù, né gravi peccati.

6.2