The Seven Deadly Sins Revival of The Commandments Recensione: Demoni e Peccatori

La seconda stagione dell'anime tratto dal manga di Nakaba Suzuki giunge finalmente su Netflix: preparatevi ad obbedire ai Comandamenti.

recensione The Seven Deadly Sins Revival of The Commandments Recensione: Demoni e Peccatori
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Mescolando l'immaginario cavalleresco bretone con lo stile nipponico, The Seven Deadly Sins ha dato vita ad un ibrido accattivante, in cui l'epica e la leggerezza si contaminano a vicenda, lasciando di tanto in tanto il posto ad un pizzico di violenza e di malinconia. Il manga di Nakaba Suzuki è una piccola gallina dalle uova d'oro: benché altalenante nella resa della storia e del tratto grafico, l'opera annovera tra le proprie fila una schiera di appassionati tale da generare un invidiabile successo, che ha portato di recente anche alla realizzazione di un tie-in videoludico, Knights of Britannia, tutt'altro che eccelso. Al netto di qualche approssimazione, la pubblicazione di The Seven Deadly Sins prosegue a vele spiegate, così come la sua trasposizione animata.
Dopo una prima stagione di rodaggio, che ha gettato le basi narrative della produzione, l'anime si appresta ora a tornare su Netflix con un sequel, Revival of the Commandments, in cui tutte le suggestioni ideate dal mangaka iniziano a prendere forme più definite e, almeno sulla carta, anche più mature. Sui cavalieri sacri e sui Sette Peccati Capitali, del resto, si staglia l'ombra, minacciosa e furente, di demoni antichi, che non solo attentano alla pace nel reame degli uomini, ma si fanno portavoce di una verità sconvolgente legata al passato di Lord Meliodas, il drago dell'ira. Tra battaglie sofferte, sconfitte, rimpianti e paure, i nostri (anti)eroi impareranno che per alcuni peccati l'espiazione è forse impossibile. E gli spettatori lo capiranno insieme a loro, attraverso 24 episodi che, a fronte di buoni spunti narrativi, cadono vittima di colpe non sempre perdonabili.

I ricordi dei peccati

La pace, nel regno di Liones, è fin troppo effimera. Come profetizzato da Re Bartra, un terrificante pericolo si intravede all'orizzonte: un manipolo di demoni, conosciuti con il nome di Dieci Comandamenti, è stato risvegliato dopo 3000 anni di letargo forzato. Ed ora queste potentissime creature hanno intenzione di riprendere il loro cammino di conquista esattamente da dove si era interrotto tre millenni prima. Nell'avvertire la presenza di simili esseri infernali, persino Meliodas freme dal timore: uno strano legame unisce infatti il capo dei Sette Peccati Capitali ai nuovi nemici, un segreto che potrebbe mettere a repentaglio non soltanto la vita delle persone che ama e che ha giurato di proteggere, ma anche la sua stessa anima. L'avvento dei Dieci Comandamenti segna il passaggio dell'anime alla maturità concettuale. Questa seconda stagione, difatti, aggiungendo ulteriori elementi nella cornice narrativa di Suzuki, comincia a mettere in chiaro le identità dei vari Peccati, rivelando misteri prima solo accennati e ponendo gli eroi dinanzi alle loro colpe più oscure, le quali si annidano principalmente in un passato che vorrebbero dimenticare. La sceneggiatura non risparmia una sequela di colpi di scena utili a svelare le maschere emotive dei singoli protagonisti, lungo una narrazione abbastanza frammentata che si dipana tramite differenti piani del racconto.

Scopriremo così inedite informazioni sui trascorsi di Ban, sul passato di Diane, sull'ambiguità di Gowther, sul carattere di King, sul ruolo di Merlin e sul potere di Meliodas, il tutto mentre nel palcoscenico si avvicendano moltissime new entry, che sfortunatamente - a causa del minutaggio e del numero di episodi - non sempre riescono a ritagliarsi lo spazio che meriterebbero.

Mentre nel manga, a cui l'anime resta piuttosto fedele pur con qualche ovvia discrepanza, simile frammentazione è più sopportabile, nella versione televisiva l'impressione è che in alcuni casi l'approfondimento sia stato sostituito dalla superficialità. E così la storia di Revival of the Commandmnents prosegue a singhiozzi, alternando frangenti più adrenalinici e spettacolari ad altri più intensi sul piano emotivo, accompagnando comunque il pubblico sino alla fine con un discreto grado di coinvolgimento, merito soprattutto del carisma dei suoi protagonisti. Tra le cui fila, inoltre, fa il suo ingresso l'ultimo membro mancante: il più forte tra gli uomini, Escanor, il Signore del Sole.

Luci e tenebre

La peculiarità che contraddistingue il Leone della Superbia consiste nel fatto che, di notte, si indebolisce a tal punto da mostrarsi come un umano insignificante e gracilino, mentre di giorno la sua forza supera persino quella di Meliodas. Questa ambivalenza di Escanor è esemplificativa anche della doppia anima di Revival of the Commandments. Da una parte, l'opera palesa diverse debolezze per via di un andamento narrativo claudicante, fatto di soluzioni raffazzonate, ellissi temporali poco sviluppate e mancanza di grosso pathos negli istanti più strazianti. Dall'altra, di contro, quando il guizzo di epicità si ridesta, assistiamo a sequenze di notevole impatto sia psicologico (è il caso di un doloroso viaggio nei ricordi del Capitano) sia combattivo (i minuti con protagonista Escanor sono tutti tanto brevi quanto memorabili). Diminuendo il piglio farsesco della prima stagione, questo sequel accentua inoltre il lato ruvido e drammatico degli eventi, sebbene conservi quel pizzico di fanservice con cui alleggerire il gravo della tragedia pronta ad incombere sul regno. Ma se le idee partorite da Suzuki ci appaiono davvero affascinanti, la loro messa in scena non gli rende sempre adeguata giustizia.

Il confine molto labile tra bene e male, il conflitto tra egoismo ed eroismo, il contrasto tra la redenzione ed il peccato sono certo gli aspetti cardine di una storia dai risvolti toccanti, che però si perde in un andirivieni di plot twist in parte confusionari, in un'accelerazione eccessiva del ritmo del racconto (specialmente nella seconda parte della serie) e in trovate di scrittura non del tutto riuscite.

E così Revival of the Commandaments si barcamena tra luci e tenebre: se il "Sole" è alto nel cielo, la sua fulgidezza lascia presagire il ritorno di un'epica reboante, ma quando la superbia si spegne, si placa anche il suo ardore. Per gli estimatori di questo shonen cavalleresco resta dunque solo il desiderio, un po' smorzato, di conoscere il prosieguo della storia: una fame che nutre la nostra "golosità" in virtù di un intreccio che resta apertamente in sospeso.

The Seven Deadly Sins: Revival of the Commandments Il ritorno di The Seven Deadly Sins espande le basi narrative della prima stagione senza però evolverle a dovere. Più pomposo e tragico, ma anche meno coeso rispetto alla scorsa tornata di episodi, Revival of the Commandments è il risultato di una frammentazione della storyline che soffre di un'overdose di colpi di scena, spesso proposti con troppa rapidità e con tempistiche non sempre ben ponderate. Dinanzi a questi peccati, l'epopea di Suzuki conserva ugualmente un fascino spigliato, vivace e, quando si impegna, anche sufficientemente solenne da irretire lo spettatore. Vecchie e nuove conoscenze si susseguono dunque nel corso di 24 puntate dallo sviluppo incostante, eppure intenso quanto basta per stimolare la nostra curiosità nei riguardi di una vicenda che ha ancora tanto da raccontare.

6.8

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