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Tokyo Ghoul Recensione: l'anime tratto dal manga di Sui Ishida, ora su Netflix

Studio Pierrot ha trasposto l'opera di Sui Ishida in un anime da due stagioni, ora su Netflix: l'analisi della prima parte.

recensione Tokyo Ghoul Recensione: l'anime tratto dal manga di Sui Ishida, ora su Netflix
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Tra le opere di intrattenimento provenienti dal panorama giapponese, una delle più apprezzate e prolifiche degli ultimi anni - e appartenente alla "nuova generazione" di manga che proliferano sui magazine del Sol Levante - è Tokyo Ghoul. Si tratta di un manga seinen scritto e disegnato da Sui Ishida, serializzato sulla rivista Weekly Young Jump di Shueisha e raccolto, a opera completata, in 14 tankobon. Dal cartaceo, il manga è stato poi trasposto in due serie anime a cura di Studio Pierrot (Naruto, Naruto Shippuden, Bleach): Tokyo Ghoul, per l'appunto, e Tokyo Ghoul: A, che funge da seconda stagione ai precedenti 12 episodi. Il successo riscosso sia dal manga che dall'anime - tanto in patria quanto all'estero, compresa l'Italia - ha portato poi alla realizzazione di un film live-action, recentemente sbarcato nelle sale cinematografiche nostrane: la storia imbastita da Sui Ishida, però, non è certo terminata con Tokyo Ghoul, poiché - a partire dal 2014 - l'autore ha dato vita a Tokyo Ghoul:re, sequel ufficiale dell'opera. L'arrivo imminente della trasposizione animata di Tokyo Ghoul:re a inizio aprile, oltre al fatto che le due stagioni del suo predecessore sono state aggiunte anche nell'apposito catalogo Netflix, ci dà l'occasione per analizzare la prima stagione della prima serie, quei 12 episodi che compongono la trasposizione della prima parte di Tokyo Ghoul, in un viaggio che ci porterà poi ad analizzare anche gli episodi del sequel, che debutterà in Giappone il 3 aprile 2018.

La Tokyo dei mostri

Com'è facilmente intuibile dal nome, Tokyo Ghoul ci porta in una storia ambientata nell'affollata metropoli giapponese, un luogo che non fa da semplice sfondo alle vicende raccontate dall'autore o dagli animatori di Studio Pierrot ma che - con le sue luci e i suoi scenari - fa quasi da co-protagonista alle drammatiche battaglie vissute dai protagonisti, costretti a lottare in un mondo che li mette contro l'umanità ma anche contro i loro simili. La storia, infatti, racconta che, in una Tokyo moderna e contemporanea, la popolazione è afflitta dalla presenza dei ghoul, demoni famelici e malvagi che possiedono il corpo di esseri umani, ma che sono in grado di trasformarsi e dotarsi di elevate capacità combattive. Come se non bastasse, peraltro, i ghoul adorano mangiare carne umana: anzi, è l'unica pietanza solida che sono in grado di assimilare. Questi demoni, infatti, non riescono a ingurgitare nessun tipo di alimento, anche quello che al palato umano potrebbe apparire come il più gustoso e nutriente: divorare cibo che non sia carne umana provoca sensazioni di ribrezzo ai ghoul, oltre al fatto che non riescono in alcun modo a saziarsi, determinando la morte per fame in caso non si riesca a nutrirsi di carne umana. L'unica altra pietanza a essere inspiegabilmente commestibile, ma che non può rappresentare una sostanza nutriente per ovvi motivi, è il caffè.

Ken Kaneki, uno studente universitario mite e anonimo, è il protagonista di questa storia: il giovane è estremamente dedito alla lettura e non ha altre passioni all'infuori del divorare libri, un amore trasmessogli sin dalla tenera età dalla madre. Estremamente disadattato rispetto ai suoi coetanei, Ken sogna di potersi dichiarare a Rize, una bellissima ragazza che frequenta il suo stesso bar: un giorno, trovato il coraggio di parlarle, scopre che la ragazza condivide i suoi stessi interessi e riesce ad ottenere un appuntamento da lei. Coronato il suo sogno, Kaneki si reca da Rize per trascorrere una serata piacevole e inebriante in compagnia della sua fiamma, ma ignora che quello sarà l'inizio di un'esistenza terribile: la bella ragazza, infatti, si rivela essere un ghoul che non desiderava nient'altro che divorare il povero Ken. Durante un inseguimento, si verifica un incidente: entrambi vengono sepolti dalle macerie di un cantiere, e Rize viene travolta dai detriti, perdendo la vita. Kaneki riesce miracolosamente a salvarsi, ma per sopravvivere ha bisogno di una trasfusione e, incalzati dal poco tempo a disposizione, i medici dell'ospedale - inconsapevoli della vera natura di Rize - iniettano il sangue di lei nel corpo di lui.

Mezzosangue

È il principio della fine per l'esistenza del povero protagonista, almeno per come lui è sempre stato abituato a vivere, ma è di fatto la genesi della nostra storia, ciò che accade nell'episodio pilota dell'anime realizzato da Pierrot e ispirato al manga di Sui Ishida. L'operazione, dunque, farà diventare Ken Kaneki un mezzo ghoul, un essere in bilico tra il mondo umano e quello demoniaco, poiché nelle sue vene scorre ora il sangue di Rize: un elemento centrale, questo, anche in fase di sceneggiatura, poiché anche la volontà e i pensieri di Rize, d'ora in poi, vivranno in Kaneki, che si ritroverà spesso a dialogare con la defunta ragazza in alcune sequenze introspettive che, soprattutto sul finire della prima stagione dell'anime televisivo, saranno un perno essenziale nell'evoluzione del nostro eroe.

Ed è un fattore, questo, a dir poco fondamentale nell'economia dello sviluppo dell'intreccio: Tokyo Ghoul è una storia di profonda formazione per il suo protagonista, Ken Kaneki, un eroe diviso tra due mondi, tra il profondo senso di compassione derivato dalle emozioni umane e la ferocia famelica dei temibili ghoul. Il suo, tuttavia, è un processo di evoluzione estremamente lento, strascicante, la cui psicologia viene decostruita completamente nei primi episodi per poi essere ricostruita con pazienza e perseveranza in quelli successivi, fino all'esplosivo season finale. Nel momento in cui si accorge di essere diventato un ghoul, l'esistenza di Kaneki diventa un calvario di drammi, sofferenza, una pletora di emozioni che vanno dalla disperazione al ribrezzo per la perdita della propria umanità, in senso fisico e morale, fino al senso di profondo smarrimento dovuto al suo sentirsi solo in un mondo (una città, anzi) terribilmente grande.

Ma sarà quando farà la conoscenza di Toka e di altri comprimari, ghoul esattamente come lui ma che hanno imparato a sopravvivere senza far del male agli esseri umani - e che, anzi, si prodigano per mantenere l'ordine nella Tokyo notturna, affrontando i loro simili più malvagi e famelici - che inizia una nuova vita per il povero Kaneki. Ken si ritrova a lavorare come cameriere all'Anteiku, un locale che funge da copertura per un ritrovo di ghoul che si battono per preservare ideali di bontà e giustizia. Man mano che trascorrono gli episodi dell'anime, in effetti, ci si accorge ancora di più del processo lentissimo che di focalizza sull'evoluzione di Ken, da individuo ingenuo e vittima degli eventi a vero e proprio anti-eroe dalla psicologia estremamente tormentata: ci si ritrova, quindi, a seguire con estremo interesse più le vicende legate ai vari e pittoreschi comprimari, piuttosto che la claudicante formazione del protagonista, a partire dai membri dell'Anteiku fino ai militari della CCG, un corpo speciale predisposto alla caccia dei ghoul e nel quale spiccano le vicende di Kotaro Amon, giovane soldato alle prime armi, insieme al suo partner e mentore Kureo Mado. Un elemento, questo, che risente di qualche flessione nel corso del racconto, e che rende la sceneggiatura di Tokyo Ghoul un calderone di personaggi e di prospettive il cui ritmo, nel corso dei 12 episodi, risulta piuttosto altalenante e non sempre avvincente come ci si aspetta, figlio anche di uno script che - nella sua totalità - appare più frettoloso rispetto alle pagine del manga originale: un difetto che si rispecchia anche nella caratterizzazione del protagonista, mai davvero al .

La svolta disturbante

Tutto cambia, però, negli episodi conclusivi della serie, di cui evidentemente la prima parte funge da necessaria e compromettente premessa per far sì che la trama esploda e culmini in un season finale da cardiopalma. Arriva il momento in cui il protagonista sboccia, letteralmente, sia a livello fisico che mentale: un percorso, come detto, costruito tassello dopo tassello, nel quale Kaneki deve affrontare una serie di prove soprattutto psicologiche, e che culminano in un momento specifico - sul finire della prima stagione - che rappresenta il punto più alto dei primi 12 episodi, una sequenza lunga ed estenuante in cui si alternano accompagnamenti sonori e soluzioni di regia a dir poco magistrali, espressione massima di una violenza sia fisica che introspettiva, specchio riflesso di una serie anime dai temi e dalle immagini fortemente maturi. Tokyo Ghoul è una storia fondata, prevalentemente su una dicotomia distorta tra bene e male, in cui è difficile dedurre chi siano buoni e cattivi o vincitori e vinti: la trama, i personaggi e gli sviluppi dell'intreccio non fanno che accentuare quanto sia difficile prendere una posizione netta e distinta, sia da una parte che dall'altra di certi protagonisti.

L'anime di Studio Pierrot è un prodotto estremamente pregevole anche sul piano artistico, con musiche sempre calzanti a seconda delle situazioni raccontate e uno stile accattivante sia in termini di character design che di animazioni: in tal senso, il lavoro svolto da Studio Pierrot è senza dubbio ineccepibile sul piano artistico, forse un po' meno su versante del disegno in sé, dal momento che - a parer nostro - le matite dello studio di animazione non riescono a rendere appieno il tratto dell'autore originale. Come detto, però, Tokyo Ghoul si fa perdonare sul piano dell'atmosfera, sulle sensazioni di claustrofobia e sul profondo senso dell'orrido derivato da certe sequenze, il tutto condito da alcuni momenti - come quello del season finale, disturbante come solo pochi seinen sono riusciti a fare negli ultimi anni -dall'alto tasso emozionale, sia drammatico che esaltante.

Tokyo Ghoul L'anime di Tokyo Ghoul ha un inizio promettente e un finale clamoroso, ma l'intreccio centrale della serie tratta dal manga di Sui Ishida è un calderone di storie, personaggi e sviluppi dal ritmo fin troppo serrato. Ciò è dovuto a uno script frettoloso, che si concentra su svariati e pittoreschi comprimari piuttosto che sull'introspezione del protagonista, un anti-eroe diviso tra due mondi e il cui profilo psicologico poteva essere ben più tratteggiato di come non sia stato fatto - una delle sequenze del season finale, di certo la più disturbante e meglio realizzata sotto il profilo registico, è prova di quanto avremmo avuto bisogno di più momenti del genere. Per contro, il lavoro svolto dallo studio sotto il profilo artistico è decisamente ottimo, con disegni che non sempre riescono a regalare lo stesso tratto preciso che il maestro Ishida incide nel suo manga ma che vengono impreziositi da animazioni e musiche di livello più che pregevole. In generale, dunque, Tokyo Ghoul può essere considerata una buona trasposizione anime, seppur il lavoro svolto in fase di script e soggetto poteva essere largamente superiore.

7.3