Tokyo Ghoul Il film: Recensione del live-action tratto dal manga di Sui Ishida

Terminato Tokyo Ghoul: re, VVVVID ci dà la possibilità di approfondire la Tokyo a tinte horror dell'immaginario di Sui Ishida.

recensione Tokyo Ghoul Il film: Recensione del live-action tratto dal manga di Sui Ishida
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È trascorso esattamente un anno dall'uscita giapponese del film live-action di Tokyo Ghoul, mentre soltanto quattro mesi dall'arrivo nelle sale italiane ad opera di Nexo Digital. Solitamente si tende ad accogliere freddamente questo tipo di produzioni, poiché quasi sempre non riescono a riproporre dignitosamente lo spirito dell'opera originale. Fortunatamente, non mancano eccezioni che riescono ad unire sia fan, sia la critica: pensiamo ad esempio al lavoro svolto negli anni da quel genio di Takeshi Miike (come il controverso Ichi the Killer, tratto dall' omonimo manga di Hideo Yamamoto). Ovviamente oggigiorno sappiamo tutti che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, perché molte volte persino le opere più bizzarre possono ribaltare completamente i nostri pregiudizi.
Questo è il caso di Tokyo Ghoul, film tratto dal manga ideato da Sui Ishida, un'opera che ha spopolato in tutto il mondo dopo che lo Studio Pierrot ne ha adattato i primi 12 episodi nel 2014; di conseguenza fumetto e autore hanno ricevuto un supporto incredibile dagli appassionati, fino alla fine della serie canonica, avvenuta poco tempo fa con Tokyo Ghoul:re (diventato a sua volta un anime, di cui a ottobre uscirà la seconda stagione). Il lungometraggio, nonostante il basso budget, riesce lì dove molti avevano fallito: ricreare la serie, più o meno fedelmente, in circa 120 minuti, senza rovinarne il design, o distorcerne il significato. Qualche giorno fa, la piattaforma di streaming VVVVID ha fatto alla fanbase un regalo assai gradito, acquistando i diritti della produzione ed ampliando così ancora di più il proprio catalogo con un'opera piuttosto importante. Prima di parlare della trasposizione filmica, dei suoi difetti dei suoi pregi, rinfreschiamoci la memoria ripercorrendo sommariamente la trama, così da introdurla anche a chi non possiede familiarità con il lavoro di Ishida.

La nascita di un nuovo ghoul

Il film inzia con una monologo narrativo che ci colloca direttamente in una Tokyo contemporanea e alternativa, popolata da umani e ghoul, famelici esseri che si cibano della carne degli uomini per sopravvivere. Simili creature non possono nutrirsi di altro a causa di un particolare enzima che causa in loro una forte repulsione verso tutto ciò che non provenga dal corpo umano, eccezion fatta per il caffè.

Il protagonista è Ken Kaneki, ragazzo timido e lettore assiduo, che un giorno trava il coraggio di chiedere un appuntamento a Rize Kamishiro, una ragazza per cui ha una cotta. Peccato soltanto che, durante la loro prima uscita, la fanciulla riveli la sua vera identità: una ghoul molto pericolosa, conosciuta con l'alias di 'Ingordo', a causa della sua voracità nel cacciare delle vittime innocenti, non per bisogno ma per semplice noia. Dallo scontro che ne consegue, Rize soccombe, mentre Kaneki, gravemente ferito, viene portato in ospedale dove - per salvargli la vita - gli vengono trapiantati gli organi del mostro, trasformando così drasticamente, da quel momento in poi, l'esistenza del giovane.
Kaneki diventa, infatti, un ghoul artificiale: il cibo che prima amava ora gli risulta disgustoso, e le bevande, la carne di animale e la verdura ora lo stomacano. Viene così posto dinanzi ad un dilemma etico e morale: vivere da ghoul, o morire di fame da umano? Fortunatamente viene aiutato dal gruppo dell' Anteiku, caffetteria gestita da ghoul, che lo sostengono durante questo cambiamento, mostrando al protagonista che il mondo di cui aveva tanta paura non è poi così diverso da quello degli uomini. Kaneki si rende conto che, nonostante il tabù alimentare sul cannibalismo, non esistono soltanto ghoul spietati che uccidono per ingordigia e divertimento: alcuni, infatti, si cibano di cadaveri, evitando di assassinare quando non strettamente necessario. Con l'introduzione del CCG (Commissione Investigativa Anti-Ghoul, anche chiamate Colombe), e di altri personaggi, Kaneki diventa portavoce dei due lati della città: da una parte quello umano, mentre, dall'altra, la sua nuova natura mostruosa. Una doppia identità che lo mette davanti a delle scelte da cui non può tirarsi indietro.

L'efficacia della trasposizione

Il live action segue la prima stagione dell'anime, riproducendo quasi fedelmente tutti gli avvenimenti più importanti della serie televisiva. Il regista Kentaro Hagiwara, al suo esordio cinematografico, riesce a realizzare una discreta prima pellicola, mostrando sin dai minuti iniziali di saper gestire accuratamente la macchina da presa: alcune inquadrature e movimenti di camera posseggono una certa componente autoriale, mettendo in mostra sequenze alquanto virtuose, sebbene meno crude rispetto alla versione cartacea e a quella home video della Pierrot. La sceneggiatura di Ichirô Kusuno, poi, si prende i suoi tempi, e senza fretta riesce ad inscenare gli elementi indispensabili per sviluppare la trama, senza mettere inutilmente troppa "carne" al fuoco.

Notevole inoltre la performance attoriale, al netto di qualche esagerazione interpretativa che poteva essere evitata; parliamo di Masataka Kubota (Ken Kaneki), Fumika Shimizu (Kirishima Toka) e Nobuyuki Suzuki (Amon Kotaro): al netto della loro poca esperienza non sfigurano al fianco di attori ben più navigati come Yu Aoi (nel ruolo di Kamishiro Rize) e Yô Ôizumi (Kureo Mado). Il doppiaggio italiano è ottimo, in cui spicca soprattutto Andrea Oldani che dà la voce a Kaneki (Iida Tenya nel prossimo doppiaggio di My Hero Academia), affiancato da professionisti del calibro di Marco Balzotti e Mario Scarabelli.

Anche i costumi sono stati realizzati con un certo criterio, merito specialmente della rinuncia dei parrucconi in stile anime, che avrebbero dato al film una patina un po' ridicola ed eccessiva. Allo stesso modo, ci è parsa sensata la scelta di far abbandonare Kureo Mado quegli atteggiamenti psicopatici che caratterizzano il personaggio cartaceo: elementi come occhi spalancati e andatura gobba vengono riutilizzati con intelligenza, senza rovinare il lavoro svolto ormai più di quattro anni fa da Ishida.
Ma se da una parte il film riesce nel suo intento, dall'altro lato invece mostra il fianco a qualche mancanza artistica di troppo a causa del basso budget e della poca esperienza della troupe. Le kagune (organo predatorio dei ghoul) sono sì ben realizzate, ma solo finché non si mostrano in movimento: nell'istante in cui si passa all'azione, Tokyo Ghoul tradisce una pessima CGI che risulta veramente poco curata. Le kagune non sembrano estensioni dei corpi dei mostri, ma solamente una brutta caricatura di quelle dell'anime. Anche la regia, benché - come abbiamo già detto - riesca ad imprimere un tocco di autorialità al prodotto, non sempre si dimostra capace di mantenere i medesimi standard qualitativi durante gli scontri, creando delle scene mal costruite e di certo scarsamente rimarchevoli.

Tokyo Ghoul (live-action) Il primo lungometraggio cinematografico di Hagiwara è una buona trasposizione e, a tratti, mostra l’autorialità di cui il film ha bisogno. Ma se da un lato possiamo giudicare positivamente certe soluzioni registiche, volte a compensare delle mancanze produttive evidenti, dall’altra non si possono non criticare alcune scelte tecniche discutibili che impediscono alla pellicola di compiere un considerevole balzo qualitativo. Parliamo insomma di un prodotto che, con qualche accortezza in più, avrebbe potuto rivelarsi di ben altra fattura. Nonostante i suoi difetti, Tokyo Ghoul: il film resta un'opera da vedere, sia per chi segue il manga di Ishida, sia per chi desidera godersi un discreto adattamento in live-action.

6.8