Tokyo Ghoul S: recensione del sequel live action dell'opera di Sui Ishida

Andiamo alla scoperta di Tokyo Ghoul S, sequel live action del primo film tratto dal manga campione d'incassi a opera di Sui Ishida.

recensione Tokyo Ghoul S: recensione del sequel live action dell'opera di Sui Ishida
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Non sempre purtroppo, almeno fino a oggi, gli adattamenti live action degli anime sono riusciti a incontrare il favore del pubblico, ora per il basso budget messo a disposizione per la realizzazione delle pellicole (capace di influire pesantemente soprattutto per quanto riguarda gli effetti speciali) ora per altri fattori, tra cui trame troppo spesso sconclusionate o esageratamente confusionarie.

Eppure in alcuni casi, come già indicato nella nostra recensione di Tokyo Ghoul, si è deciso di andare in una direzione diversa rispetto allo standard legato a produzioni di questo tipo (un modus operandi che non ha risparmiato neanche l'adattamento americano di Death Note), cercando di mantenere una certa fedeltà con il manga/anime di Sui Ishida riuscendo al tempo stesso a risultare fruibile anche per le persone totalmente a digiuno dall'opera originale.

Il sequel diretto del primo film, Tokyo Ghoul S, ha deciso saggiamente di continuare a muoversi nella direzione dell'opera precedente, mettendo nuovamente al centro della scena il protagonista Ken Kaneki, questa volta alle prese con un ghoul diverso da tutti gli altri.

Un avversario particolare

Nel mondo dark fantasy di Tokyo Ghoul, ambientato in un presente alternativo, la razza umana è stata presa di mira da alcuni esseri mostruosi - i ghoul omonimi del titolo - desiderosi di nutrirsi dell'unico cibo per loro commestibile: le persone.
Dopo quanto visto nella prima pellicola, l'introverso protagonista Ken Kaneki è riuscito a trovare una propria dimensione nell'Anteiku, un café gestito da ghoul in realtà non così spietati.
L'opera, comunque, fin dai primi minuti ci mette al corrente che il clima di apparente serenità potrebbe venir presto infranto da un individuo molto pericoloso, tale Shuu Tsukiyama alias Gourmet, il cui obiettivo principale sembra essere quello di ricercare nuovi quanto meravigliosi sapori con ogni mezzo a proprio disposizione.

L'incipit dell'opera riesce in brevissimo tempo a mostrarci l'indole profondamente disturbata del personaggio, a cavallo tra gentleman e maniaco omicida.Emblematiche da questo punto di vista le riuscite scene (per quanto brevi) in cui vedremo Tsukiyama gustarsi delle prelibate pietanze - almeno per lui - a base di carne umana. L'ossessione di Gourmet verso la ricerca di nuovi sapori lo porterà a incontrare anche dal vivo Ken Kaneki che, a sua insaputa, diventerà il suo bersaglio primario per via dell'odore unico che emana, dato che il protagonista è anche per metà umano.

Se comunque la prima pellicola, rifacendosi anche a numerosi momenti cult dell'anime, ha provato a puntare su un grande numero di personaggi, questo sequel ha virato invece su un minimalismo più marcato, senza quindi sovrastare lo spettatore con eventi e personaggi diversi concentrandosi invece proprio sul rapporto malato e morboso di Tsukiyama verso Kaneki.

Nonostante infatti Gourmet sia in realtà considerato dai membri dell'Anteiku come un ghoul pericoloso (particolare che viene ribadito al protagonista anche dalla sua alleata Touka), Kaneki in un primo momento sembra soprassedere su questo aspetto, specialmente per via del suo animo poco espansivo che proprio il villain deciderà di sfruttare a proprio vantaggio.

Quest'ultimo, infatti, sfruttando la passione del protagonista per la lettura (in maniera simile a quanto fatto in passato dalla ghoul Rize), riesce con uno stratagemma a fargli abbassare la guardia, cercando al tempo stesso di non fargli capire in nessun modo le sue vere intenzioni.

Il film mette così in contrapposizione i due personaggi dall'inizio alla fine, cercando al tempo stesso di spingere lo spettatore a una riflessione sulla stessa condotta morale dei ghoul, attraverso spunti di riflessioni tutt'altro che banali.

La società borderline dei mostri, in alcuni momenti, non sembrerà poi essere così diversa da quella umana, dato che anche tra i Ghoul ce ne saranno alcuni più buoni di altri, portando lo stesso Kaneki a domandarsi come mai numerosi suoi simili non riescano a provare alcun tipo di empatia verso gli uomini.

Amore e morte

Il film, che parte molto bene grazie a un'introduzione d'effetto (e alla buona idea di mostrare il riassunto degli eventi precedenti facendo scorrere sullo sfondo i frame principali della prima pellicola), rallenta in maniera abbastanza marcata durante la parte centrale, riuscendo comunque a risollevarsi nella seconda metà.
I fan dell'opera magari potranno storcere il naso riguardo la trama generale (soprattutto per via dell'assenza di molti personaggi della seconda e terza stagione) seppur in realtà la scelta di focalizzarsi quasi esclusivamente su Tsukiyama (o meglio la sua prima versione) si sia rivelata in realtà ottimale così da arrivare a una fascia di pubblico molto ampia, magari completamente all'oscuro rispetto a quanto narrato nel manga o nell'anime.

Rispetto alla pellicola precedente, Tokyo Ghoul S decide di puntare un po' meno sull'azione in favore di numerose sequenze di dialogo e momenti introspettivi.
In generale, comunque, l'opera riesce a intrattenere bene lo spettatore per tutta la sua durata, proprio grazie alla caratterizzazione del villain principale, che in più di un'occasione darà davvero l'idea di essere un serial killer psicopatico legato in maniera morbosa a Kaneki.

Il legame tra i due diviene così il cuore pulsante di questo sequel, in cui vedremo il protagonista impegnato non solo a lottare per salvare sé stesso ma anche per venire in soccorso delle persone che gli stanno vicine. La stessa Touka si rivelerà fondamentale nel corso della pellicola, complice anche il lungo ed esaustivo combattimento finale in cui la vedremo combattere al fianco del protagonista.

Nonostante un budget non esoso, il film riesce a difendersi bene anche dal lato tecnico, grazie a una CGI accettabile e ad effetti practical soddisfacenti.
Notevole anche il livello di violenza presente (più marcato rispetto a quanto visto nel primo film), dato che in più di qualche occasione l'opera ci mostrerà un'anima abbastanza splatter, seppur senza esagerare.

Lo stesso character design dei personaggi si rivela parecchio ispirato, grazie alla giusta commistione tra elementi stravaganti e altri maggiormente ancorati alla realtà, con una nota di merito per la maschera indossata da Tsukiyama, in grado di dare al villain un'aura misteriosa ed inquietante.

Tokyo Ghoul (live-action) Tokyo Ghoul S si dimostra in definitiva un buon sequel cinematografico, capace di ricalcare quanto di buono visto in precedenza focalizzandosi su un villain ben caratterizzato.Il confronto tra il protagonista e Gourmet, alla base dell'intera opera, diviene così il solido pilastro narrativo capace di offrire numerosi spunti di riflessione. Nonostante alcuni limiti tecnici oggettivi (tra cui gli effetti speciali), l'opera si dimostra comunque ben confezionata in ogni suo aspetto e perfettamente fruibile anche da chi non conosce la serie manga/anime. Considerata poi la qualità altalenante con cui spesso vengono confezionati adattamenti di questo tipo, in linea generale anche i fan del franchise riusciranno, molto probabilmente, a trovare l'opera soddisfacente.

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