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Toradora!: Recensione dell'anime tratto dal romanzo di Yuyuko Takemiya

Tratto dalla serie di light novel, Toradora! è un anime straordinario: un piccolo, grande romanzo di formazione adolescenziale.

recensione Toradora!: Recensione dell'anime tratto dal romanzo di Yuyuko Takemiya
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

"Esiste, in questo mondo, qualcosa che nessuno ha mai visto. Si tratta di qualcosa di gentile, ed estremamente dolce. Presumo che se fosse possibile vederlo, tutti finirebbero per desiderarlo. Ed è per tale motivo che il mondo l'ha nascosto, per assicurarsi che non potesse essere ottenuto con facilità. Ma prima o poi, qualcuno lo troverà: l'unica persona destinata ad ottenere quel qualcosa, l'otterrà senza meno. È così che ha stabilito il destino. "

La prima impressione, approcciandosi a Toradora!, è quella di trovarsi dinanzi ad una "love comedy" come tante altre, che riflette un prevedibile spaccato dell'adolescenza giapponese, pronto a culminare nella classica storia d'amore tra i due protagonisti. Ebbene, niente di più sbagliato e superficiale.
Nato dalla penna di Yuyuko Takemiya, Toradora! ha origine innanzitutto come light novel (composta da 10 volumi, di cui al momento solo 3, purtroppo, sono disponibili in Italia), e poi ha conosciuto due eccellenti trasposizioni sia in formato manga (giunto al settimo volume ma ancora incompleto) sia in una serie animata da 25 episodi.
Disponibile su Netflix, l'anime segue pedissequamente le vicende del romanzo, con solo qualche leggera differenza nello svolgimento e nella conclusione: ben lungi da essere un prodotto scritto a tavolino con l'intento di soddisfare i desideri di ragazzine a digiuno di romanticismo, Toradora! è un capolavoro in bilico tra i generi, che travalica la semplicistica dicotomia tra shonen e shojo, facendosi così portavoce di un messaggio universale.
L'opera di Takemiya è un grandioso racconto generazionale, un percorso di formazione che, alla comicità ed alla leggerezza, accompagna la riflessione, la tenerezza, la rabbia, il senso di abbandono e la speranza per il futuro: l'intera gamma di emozioni che, insomma, contraddistingue un percorso di crescita adolescenziale. Coerentemente con le tematiche trattate, anche Toradora! inizia in modo un po' acerbo, quasi infantile, ma poi cresce pian piano, fino a raggiungere una strepitosa maturità artistica, concettuale e sentimentale.

Gli occhi della Tigre

A scapito di uno sguardo torvo, ereditato dal quel mascalzone di suo padre che lo ha abbandonato in tenera età, Ryuji Takasu è un ragazzo d'oro: un cuoco provetto ed abilissimo nelle faccende domestiche, intento a prendersi cura della madre Yasuko, una donna tanto giovane quanto avvenente, sempre allegra e spigliata, che per mantenere l'adorato figlioletto lavora in un night club, tornando a casa costantemente sbronza e assonnata.

Al suo primo giorno del secondo anno di liceo, Ryuji si scontra nei corridoi della scuola con Taiga Aisaka, soprannominata la "tigre palmare", dal corpo assai minuto, deliziosa nell'aspetto ma feroce nel temperamento. "Bella da far paura" - ce la descrive Takemiya nella light novel - "adorabile come una caramella al gusto di cianuro. Aveva la bellezza di un bocciolo di un fiore velenoso". Taiga (il cui nome allude chiaramente al modo giapponese di pronunciare la parola "tiger") è la studentessa più temuta dell'istituto superiore Ohashi, nonché opposto speculare di Ryuji: nonostante i suoi occhi siano grandi ed espressivi come quelli di una bambola, il suo carattere è felino ed aggressivo. Al pari di una tigre, per l'appunto. Dopo un inizio alquanto turbolento, i due decideranno di instaurare una peculiare "collaborazione", spinti da un obiettivo comune: ognuno è infatti segretamente innamorato del migliore amico dell'altro. Da una parte Yusaku Kitamura, classico esempio di studente modello, ligio al dovere ed estremamente intelligente, che possiede tuttavia anche una certa stravaganza umoristica ed una spiccata propensione all'esibizionismo sfrontato. Dall'altra parte Minori Kushieda, il "sole" di Ryuji, socievole, radiosa, vivace e bellissima, instancabile lavoratrice e brillante sportiva. Nel gruppetto giungerà presto a scardinare gli equilibri anche Ami Kawashima, modella decisamente appariscente ed amica d'infanzia di Kitamura, che - a dispetto del suo finto atteggiamento da svampita - nasconde una personalità ruvida, egoista ed altezzosa.
In apparenza legate alle tipiche categorizzazioni dello tsundere e dello yandere, Ami e Taiga sono in realtà due facce della stessa medaglia, molto più simili di quanto credano loro stesse: una somiglianza da cui prenderà vita un'inevitabile rivalità, che porrà Ryuji, Minori e Yusaku al centro del "conflitto". Intorno ai protagonisti orbita poi una serie di comprimari, tutti perfettamente delineati, con un preciso ruolo ed una propria identità: Toradora!, in tal modo, si tramuta - come già accennato - in un piccolo romanzo animato sugli anni "formativi" del liceo, nel ritratto, tenero e (dis)incantato, di una vita in cui occorre imparare a crescere insieme.

Un cuore di seta

"Fin dai tempi antichi il drago è l'unica figura in grado di affiancare la tigre. Io sono un drago: questa mia natura mi costringe fatalmente a starti vicino, Taiga."
Il nome Ryuji - precisamente la prima parte "ryu" - significa "dragone": il rapporto che lo lega alla "tigre palmare" sembra dunque scritto a caratteri cubitali nel destino. Ma la verità si annida altrove.
Quella tra Ryuji e Taiga non è una classica storia d'amicizia che sfocia nell'amore più puro: all'origine della loro alchimia si cela una motivazione che estende le proprie radici nel passato e nella psicologia dei due protagonisti, nei malsani legami famigliari, nel bisogno reciproco di trovare un appoggio per le proprie debolezze.

Il comportamento "paterno" di Ryuji è dipeso dalla necessità di distanziarsi da una figura genitoriale assente, cui però tanto assomiglia nell'aspetto; ugualmente, Taiga è una piccola bambola lasciata da sola a dormire in una grande casa vuota. Le implicazioni, sentimentali e introspettive, del loro legame verranno abilmente sviscerate lungo tutti gli episodi, la cui scrittura si mantiene in un perfetto equilibrio tra intensità e frivolezza, sorrisi e lacrime. Le prime dieci puntate scorrono via con il tipico disimpegno di una commediola romantica, limitandosi a presentare i personaggi della serie, e a gettare le basi per i loro futuri sviluppi comportamentali.
E poi d'un tratto, quando i nodi vengono al pettine, tutto inizia a maturare, a farsi man mano più profondo, intimo, coinvolgente. Anche le leggerezze delle gag passate acquisiscono così nuovo valore all'interno del grande mosaico caratteriale dei protagonisti. Non una tipica vicenda "amorosa", quindi, bensì un rapporto quasi "inappropriato", emotivamente pericoloso sia per Ryuji che per Taiga.

Minori, Yusaku e Ami non sono da meno, e le loro vicende personali finiranno per intrecciarsi con assoluta maestria, rendendoli di certo tra i personaggi meglio caratterizzati della storia recente dell'animazione nipponica. La narrazione mescola pertanto delicatezza, divertimento e, a tratti, persino commozione, dove l'immaturità di alcune reazioni e l'umorismo caricaturale dei battibecchi lascia il posto ad un pizzico di saggezza. Il climax finale, poi, è tutto fuorché prevedibile: nonostante possa risultare un po' affrettata, la conclusione di Toradora! è in grado di spiazzare (piacevolmente) lo spettatore per il coraggio di non cadere nei soliti cliché di genere. A sorreggere Toradora! (e basta prestare attenzione ad un personaggio fintamente monodimensionale come Minori per rendersene conto) è pertanto un romanticismo al contempo ironico e struggente.
Sarebbe preferibile, inoltre, gustare l'anime in lingua originale: non a causa di un doppiaggio tutt'altro che infimo, ma per la presenza di alcune approssimazioni di traduzione che modificano il preciso significato di certi dialoghi, indebolendo così l'importanza di determinati passaggi narrativi (attenti, a tal proposito, al finale dell'episodio 21). Fortuna che, da questo punto di vista, i sottotitoli compensano in buona parte gli errori dell'adattamento, così che possiate godervi pienamente la storia di Taiga e di Ryuji. Della Tigre (Tora) e del Drago (Dora)!

Toradora! Reinterpretando e capovolgendo alcuni stereotipi dell’animazione giapponese (dal protagonista belloccio alla becera sessualizzazione del corpo femminile), Toradora! trascende i confini della puerile commedia romantica. Spassoso, sentimentale, psicologico e malinconico, il capolavoro di Yuyuko Takemiya trova in questa versione animata la raffigurazione perfetta (e, per certi versi, anche superiore) del romanzo di partenza: Ryuji e Taiga divengono l’emblema di un’adolescenza problematica ed in piena evoluzione, della forza salvifica di un rapporto che non fa dell’amore il suo nutrimento, bensì del sostegno reciproco. Amicizia, famiglia e futuro sono i tre nuclei tematici portanti di un’opera meravigliosa, mai stucchevole né scontata nei risvolti emotivi alla base del suo intento comunicativo. Una colonna sonora incantevole, una sceneggiatura magistrale ed uno stile visivo accattivante rappresentano infine gli orpelli artistici che concorrono a rendere Toradora! - con ogni probabilità - la migliore “romance” animata mai realizzata.

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