Tower of God: recensione dell'anime disponibile su Crunchyroll

Dopo 13 episodi giunge al termine la prima stagione dell'adattamento animato di Tower of God, disponibile su Crunchyroll. Ecco cosa ne pensiamo.

recensione Tower of God: recensione dell'anime disponibile su Crunchyroll
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Come abbiamo avuto modo di raccontarvi nella nostra retrospettiva dedicata ai manhwa, il mondo del fumetto sudcoreano si sta facendo conoscere sempre di più anche in Occidente, grazie soprattutto alla serializzazione su portali gratuiti come nel caso dei Webtoons (dal nome dell'omonima piattaforma). E proprio un webtoon ha goduto, per la prima volta in assoluto, di un adattamento animato a opera di uno studio giapponese, in questa stagione primaverile del 2020 che sta volgendo al termine. Ci riferiamo ovviamente a Tower of God.

Basato sul manhwa dell'autore SIU, in corso dal 2010 con oltre 500 capitoli all'attivo suddivisi in tre stagioni, Tower of God era uno degli anime più attesi dell'anno nonché un banco di prova decisivo per il fumetto coreano. Il primo episodio ci aveva convinto positivamente, evidenziando la volontà di Crunchyroll di spingere molto su questo prodotto inserendolo tra i suoi Originals. In attesa di una seconda stagione di Tower of God, che secondo un noto insider non tarderà ad arrivare, ecco la nostra recensione definitiva della serie appena conclusa con 13 episodi.

Una scalata piena di ostacoli

Riepiloghiamo per completezza i dettagli sullo staff di questo adattamento animato e sull'incipit della trama, informazioni che potete già trovare nelle nostre impressioni del primo episodio di Tower of God. La serie è realizzata presso lo studio d'animazione Telecom Animation Film, sussidiario di TMS Entertainment, sotto la regia di Takashi Sano, mangaka e animatore che ha lavorato di recente a Princess Principal, Lupin III: Part V e Vinland Saga.

Fra gli altri nomi di spicco dello staff segnaliamo il compositore australiano Kevin Penkin, autore dell'apprezzatissima e premiata colonna sonora di Made in Abyss e delle ottime musiche di The Rising of the Shield Hero. Tower of God è disponibile in streaming su Crunchyroll, dove fa parte della recentemente inaugurata linea di produzioni esclusive della piattaforma, i cosiddetti Crunchyroll Originals.

Il protagonista della serie è Bam, un ragazzo cresciuto nella solitudine che vede nell'amica Rachel, l'unica che gli è sempre stata vicino, la sua ragione di vita. Un giorno però, Rachel decide di abbandonare Bam e di entrare nella Torre di Dio, una struttura gigantesca sulla cui cima si può esaudire qualsiasi desiderio, per inseguire il suo sogno di osservare per la prima volta le stelle nel cielo.

Dopo averla vista sparire di fronte ai propri occhi, disposto a tutto pur di rincontrarla, Bam inizia senza esitazione il lungo, rigido e difficile percorso di scalata della Torre. Una strada costellata di pericoli e insidie, dove la progressione è scandita dalle difficilissime prove che tutti i partecipanti devono sostenere per poter avanzare, e nel corso della quale il protagonista incontrerà numerosi compagni e alleati. Ma dove finirà anche coinvolto in scontri all'ultimo sangue e negli intrighi delle forze che controllano la Torre.

A scuola dai mangaka shonen

L'incipit di Tower of God, come appare chiaro dalla sinossi e come abbiamo già avuto modo di sottolineare più volte in passato, non si discosta troppo da quello di un tipico shonen manga di combattimento. Appare evidente come il fumettista SIU si sia ispirato ai capisaldi del genere per la genesi dell'opera, e per tutta la durata della stagione gli appassionati noteranno molte analogie con lavori del calibro di Dragon Ball, Hunter x Hunter, One Piece, Naruto e così via. Dovessimo scegliere un titolo fra questi, diremmo senza dubbio che questa prima parte di Tower of God ci ha ricordato moltissimo il primo arco narrativo del manga di Yoshihiro Togashi, quello dell'esame per diventare Hunter, visto che la struttura e le premesse sono davvero simili. L'influenza dei battle shonen nella serie in questione non è tuttavia un aspetto negativo. Nonostante non si possa certo dire che brilli per originalità, il lavoro di SIU si presenta sin da subito molto intrigante e si nota l'impegno dell'autore nella creazione di un mondo complesso e ricco di dettagli.

L'anime adatta i primi 78 capitoli del webtoon, corrispondenti alla prima delle tre stagioni, o archi narrativi, di cui si compone il fumetto fino a questo momento, presentandoci un mondo dai tratti indefiniti (non sappiamo dove ci troviamo, qual è l'ordine sociale, etc.), così come indefinito è l'oggetto del desiderio di tutti i personaggi principali.

La famigerata Torre di Dio ci viene introdotta come una struttura misteriosa, che non vediamo mai nella sua interezza: sappiamo soltanto che per scalarla bisogna superare una serie di prove difficilissime, affinché solo i più meritevoli possano raggiungere l'obiettivo, e che una volta arrivati in cima chiunque può vedere esauditi i propri desideri e trovare le risposte di cui ha bisogno.

Questo stratagemma aumenta il fascino dell'ambientazione, caratterizzata anche dalla suddivisione dei personaggi in differenti categorie a seconda delle loro abilità innate e della loro potenza (Irregolari, Regolari, Ranker e così via).

I combattimenti sono infatti il vero punto focale della serie. Esattamente come avviene in opere fondamentali dello shonen manga come Le Bizzarre Avventure di JoJo o il già citato Hunter x Hunter, anche le battaglie di Tower of God non si basano sulla pura forza bruta, nonostante il palese dislivello esistente fra alcuni personaggi e i rimanenti, bensì sulla strategia e sulla collaborazione fra i partecipanti. Le prove che gli aspiranti scalatori della Torre si ritroveranno ad affrontare, sotto la supervisione di appositi esaminatori sono caratterizzate dalle regole più disparate, spesso cervellotiche, dove la posta in gioco diventa sempre più alta di piano in piano. Purtroppo è in questa occasione che emergono i limiti dell'adattamento animato. Il dover concentrare 78 capitoli del manhwa, contraddistinti da una lunghezza media più elevata rispetto allo standard dei manga settimanali, in soli 13 episodi ha costretto gli sceneggiatori della serie a operare numerosi tagli, alcuni anche abbastanza importanti, e a ridurre il numero di dialoghi presenti.

L'anime lavora spesso per sottrazione, laddove il fumetto è più prolisso e pieno di spiegazioni. Il risultato di questa scelta (quasi) obbligata è una perdita di chiarezza durante alcuni passaggi e soprattutto nello sviluppo di alcuni combattimenti, la cui conclusione può sembrare inutilmente forzata.

Dopo una prima parte scorrevole e interessante, inoltre, la serie nella seconda metà inizia a mettere troppa carne al fuoco, alternando più sottotrame differenti, e nonostante questo non vada a discapito del ritmo il coinvolgimento ne risente in negativo.

L'unione fa la forza

Se c'è un aspetto in cui invece Tower of God eccelle, nel manhwa così come in questo adattamento animato, è il suo cast. La serie ci presenta infatti un insieme di personaggi eterogeneo e accattivante, pur dominato da figure abbastanza stereotipate, che fa subito presa sullo spettatore e rappresenta senza dubbio il vero punto di forza della produzione. In campo maschile abbiamo il carismatico Khun Aguero Agnes (se ve lo state chiedendo si, il suo nome è ispirato a quello dell'omonimo calciatore), il primo alleato di Bam, che sin dalla sua apparizione è rimasto nelle parti alte delle classifiche di gradimento del pubblico. Non mancano poi personaggi molto divertenti come il "coccodrillone" Rak, vera e propria mascotte della serie, Shibisu e il surreale Laure, avvolto sempre nel suo sacco a pelo.

Anche il lato femminile è ben rappresentato e in questo contesto le figure più interessanti sono senza dubbio Anak e Endorsi, principesse di Jahad (figura centrale della Torre) la cui relazione rappresenta uno degli aspetti migliori della serie.

Insomma, il cast di Tower of God è ben tratteggiato e giunti al termine della serie il legame fra i singoli personaggi emerge più potente che mai, proiettando una luce radiosa verso le loro future avventure. In tutto questo, paradossalmente (ma neanche troppo), è proprio lo stesso protagonista quello meno incisivo.

Bam è un concentrato di tutti gli stereotipi del tipico eroe dello shonen manga: buonista, un po' ingenuo, dal cuore puro, inconsapevolmente speciale e per questo motivo destinato a catalizzare l'attenzione di tutti gli altri personaggi.

Non ci sarebbe nulla di male in tutto questo, ma quella di Bam è una caratterizzazione davvero poco efficace e dal carisma inesistente, destinato a essere messo in ombra da tutti gli altri partecipanti alla scalata della Torre. Ci auguriamo che nel prosieguo questo problema si attenui o sparisca del tutto.

Il manhwa in movimento, ma...

Il primo episodio di Tower of God ci aveva colpito positivamente dal punto di vista tecnico, evidenziando disegni e animazioni di ottima fattura che rendevano a meraviglia l'opera originale su schermo. A posteriori, giunti al termine, confermiamo che l'aspetto visivo è un altro tratto distintivo della produzione, ovviamente in positivo, ma dobbiamo fare un leggero passo indietro. I disegni mantengono un livello di dettaglio molto elevato per tutta la durata della stagione e sono caratterizzati da bordi netti e definiti che permettono ai personaggi e agli altri elementi in movimento di risaltare sugli sfondi, minimali ma molto efficaci. Il tutto, unito alla palette cromatica dominata da colori caldi e vivaci, traspone in maniera impeccabile lo stile del fumetto, anzi lo migliora visto che l'autore SIU all'epoca della serializzazione del primo arco narrativo non aveva ancora raggiunto la completa maturità artistica. Purtroppo una qualità altrettanto sopraffina non è riscontrabile nelle animazioni, che a parte pochi momenti non permettono alla serie di brillare nella sua vera essenza, quella di anime d'azione.

Anzi, uno dei difetti più evidenti della prima stagione dell'adattamento animato di Tower of God è forse l'assenza di un vero combattimento memorabile, che sappia stupire e coinvolgere lo spettatore come accaduto in recenti successi quali My Hero Academia e Demon Slayer, e in molte occasioni mancano l'enfasi e la regia attenta che fanno la distinzione fra il "semplicemente" buono e l'ottimo. Da questo punto di vista, si poteva (e si doveva) fare di più.

Un difetto simile, ma dall'impatto meno evidente, è presente nelle musiche di Kevin Penkin. Pur di buonissima fattura, con molti brani incalzanti che accompagnano le sequenze più adrenaliniche, manca anche qui un tema centrale che sappia dare un'impronta immediatamente riconoscibile alla serie.

A questo ci pensa per fortuna l'accattivante canzone della sigla di apertura TOP del gruppo Stray Kids, che firmano anche l'ending SLUMP: un brano semplice, diretto e incisivo che fonde rock ed elettronica, accompagnato da immagini di grande impatto. Una delle migliori opening della stagione anime primaverile. Sul doppiaggio giapponese, infine, nulla di particolare da segnalare: tutte le voci sono calzanti e caratterizzano nel modo giusto i relativi personaggi.

Tower of God In conclusione, l’anime di Tower of God è promosso ma con qualche riserva. Telecom Animation Film e lo staff hanno realizzato un discreto adattamento del manhwa, che nel corso dei suoi 13 episodi intrattiene e diverte grazie a una storia semplice e lineare, che non disdegna qualche colpo di scena, alle numerose scene di combattimento e soprattutto grazie a un ottimo cast di personaggi secondari, che mette in ombra l’anonimo e poco carismatico protagonista. Purtroppo i numerosi tagli, necessari per poter trasporre il contenuto di 78 capitoli del webtoon in una stagione da un singolo cour, vanno a scapito della chiarezza di molti passaggi e non permettono alla serie di caratterizzare a dovere l’affascinante ambientazione. Al tempo stesso, laddove il comparto tecnico brilla nei disegni e nei colori che ricreano alla perfezione lo stile dell’opera originale su schermo, altrettanto non si può dire per le animazioni durante i combattimenti che risultano solo nella media. In un’eventuale seconda stagione è lecito aspettarsi una scrittura più attenta e un maggiore sforzo produttivo.

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