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Tutor Hitman Reborn Recensione: una serie anime sul mondo della Mafia

Recentemente aggiunti al catalogo Netflix, abbiamo visto i primi trenta episodi della serie shonen ambientata nel mondo della mafia!

recensione Tutor Hitman Reborn Recensione: una serie anime sul mondo della Mafia
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Lo schema adattabile ai manga "per ragazzini", tipico della Silver Age di Shonen Jump, di quelli che sono andati per la maggiore fino ai primi anni 2000, considera una narrazione basata su un Protagonista imbranato con una identità segreta, che viene avvicinato da una "Spalla" kawaii che rivela il segreto della sua identità e gli conferisce un potere, grazie al quale il Protagonista si fortifica sempre più, diventando meno goffo e imbranato e creandosi un "party" di personaggi secondari che lo assisteranno nelle sue imprese. Gli Attanti di questo canovaccio standard sono maschere teatrali ben definite come appunto la "Spalla" Kawaii (che qui ricopre il ruolo di Mandante o di Aiutante Magico), la Ragazza Angelicata (accostabile alla Principessa), l'Altra Donna, il fedele Aiutante Tsundere, il Sempliciotto Forzuto, la Femme Fatale attraente minaccia, il Sessuomane dotato di grande sapienza/saggezza, il Personaggio Inquietante dai Capelli Neri (spesso ha gli occhiali) inizialmente considerato un nemico ma che diventerà in seguito una risorsa. Chiunque abbia letto un manga o abbia seguito una serie anime negli ultimi trent'anni si sarà certamente imbattuto in prodotti aderenti in certa percentuale a questo schema, che può andare bene per tonnellate di prodotti da Bleach a Pretty Guardian Sailor Moon.

Storicamente la Silver Age di Jump è stata un'età "di mezzo", caratterizzata da un misto di nuove e vecchie idee; la sempre maggiore presa di coscienza delle potenzialità del concetto di shonen/shojo ha portato a migliaia di varianti del medesimo schema, consegnando ai lettori prodotti dotati di notevole potenziale ma spesso destinati ad avvitarsi su sé stessi a causa di un misto di scarso coraggio ed eccessiva consapevolezza. La serie anime Tutor Hitman Reborn, tratta da un omonimo manga di Akira Amano e di cui recentemente sono stati caricati su Netflix i primi trenta episodi, rispetta lo schema quasi alla lettera con tutti i pregi e i difetti che da questo derivano.

"Reborn!"

L'Eroe della nostra storia è Tsunayoshi "Tsuna" Sawada, classico ragazzino imbranatello e vigliacco ma dotato di un grande potenziale latente. Tsuna frequenta le scuole medie Namimori ed è ovviamente innamorato della più carina della scuola, Kyoko Sasagawa. Un po' mammone, trascorre una vita ordinaria nel più completo anonimato fino al giorno in cui un bimbo in completo scuro e con un ciuccio dorato al collo si autonomina suo "tutore". Si tratta di Tutor Hitman Reborn, il cui nome rappresenta la sua intera essenza: è un assassino che lavora per la Famiglia mafiosa dei Vongola e si occupa di addestrarne i capi grazie a una tecnica speciale, "Reborn": sparando da una pistola (che è in realtà il suo camaleonte Leon trasformato) proiettili speciali detti "Coraggio Di Morire", Reborn uccide il proprio bersaglio ma gli consente di rinascere in presenza di un forte rimpianto che ne farà emergere la forza più nascosta.

Nel primo episodio Reborn rivela a Tsuna che Timoteo, Nono Boss della Famiglia Vongola, lo ha scelto come proprio successore (sono lontani parenti). Ha quindi inviato lui dall'Italia per addestrarlo fino a renderlo un buon Capo Mafia. Colpito alla testa dai proiettili Coraggio Di Morire, Tsuna rinasce diverse volte compiendo imprese straordinarie, guadagnandosi la stima di molti amici (tra cui quella del truce Gokudera Hayato, destinato a diventare suo braccio destro) e compiendo i vari passi che lo porteranno, fra una rissa e l'altra, a diventare degno di essere nominato Decimo Boss della Famiglia Vongola.

Nonostante la relativa originalità dello spunto iniziale, parlando di schemi narrativi Tutor Hitman Reborn li rispetta tutti. Chiunque abbia familiarità con shonen leggeri è in grado di immaginare con congruo anticipo le tappe di sviluppo della trama. Trattandosi fondamentalmente di una commedia scolastica avremo l'Episodio di Capodanno, la Vacanza (ci è stata risparmiata la solita Okinawa, per una volta), la Competizione fra i Club, l'Episodio San Valentino. Abbiamo il lento Avvicinamento dell'Eroe alla Ragazza Angelicata, Kyoko, che non a caso Reborn chiama in vari momenti "Madonna", con la lieve interferenza dell'Altra Donna, l'esuberante Haru (le Altre Donne hanno spesso un carattere esuberante e rappresentano una tentazione per l'Eroe di turno per il loro essere una sicurezza, un facile ripiego).

Abbiamo la Maturazione del Sempliciotto Forzuto (che è presente in ben due varianti, Takeshi e Ryohei). Mentre l'addestramento di Tsuna prosegue, lui e i suoi amici diventano sempre più affiatati e si ritrovano a dover compiere le prime missioni per conto del Nono Boss della Famiglia Vongola. A questo punto, si potrebbe dire sul più bello, il ciclo di episodi caricato su Netflix si interrompe.

Realizzata nel 2006 dallo studio Artland per la regia di Kenichi Imaizumi, chara design di Masayoshi Tanaka e musiche di Toshihiko Sahashi, la serie conta ben 203 episodi ma si è chiusa prima di raccontare gli eventi della saga conclusiva del manga, all'epoca ancora in corso. Nonostante il successo del manga in Patria (ha venduto complessivamente 30 milioni di copie e nel 2008 è stato il quarto manga più venduto dietro colossi come ONE PIECE, Naruto e 20th Century Boys), qui da noi la serie anime si è interrotta al trentesimo episodio ed è questo il blocco di puntate che noi spettatori italiani possiamo trovare sulla piattaforma streaming.

Di mafia, morte ed altre sciocchezze

Mafia. Una parola che deve apparire esotica e affascinante agli occhi dei giapponesi, vista la frequenza con cui utilizzano la figura del mafioso italiano nelle proprie opere. Dato il rapporto culturale che noi italiani abbiamo con la nostra criminalità organizzata, può sembrarci strano, e forse persino fuori luogo, la leggerezza quasi romantica con cui gli autori nipponici usano rappresentare il Crimine, sia quello autoctono sia quello estero.

Poco conta che nell'adattamento italiano, per una delicatezza forse anche comprensibile, si sia preferito utilizzare il termine "Mala" quando si capisce chiaramente che Reborn usa invece la parola Mafia, appartenendo a una cosca mafiosa in tutto e per tutto. Fatto sta che anche questo rappresentare le associazioni di stampo mafioso (Yakuza, Triade Cinese, Mafia in senso stretto, Camorra e così via) in questa maniera quasi gioiosa rientra appieno all'interno di quella maniera di fare shonen che oggi sta un po' svanendo mentre ci addentriamo in un'era che non ha ancora un nome. D'altronde le attività della Famiglia Vongola e delle sue associate sono sfumate per buona parte della serie, venendo un po' esplorate solo alla fine della prima stagione con il lungo arco narrativo relativo agli evasi.

Un altro elemento che potrebbe turbare noi italiani è la faciloneria con cui Akira Amano sia approccia alla nostra lingua e alla nostra cultura. I mafiosi hanno nomi propri "tipicamente italiani" come Bianchi, Enzio, Shamal e Romario. I nomi di molte tecniche utilizzate dai sicari sono grammaticalmente scorrette nella nostra lingua. Questa leggerezza, così tipica delle produzioni giapponesi per ragazzini, fa sorridere e si inserisce alla perfezione nella leggiadria generale del prodotto, che riesce a raccontare molte cose, morte e malattia comprese, con la medesima grazia umoristica, senza quindi mai osare fino in fondo.

L'argomento centrale della serie resta sempre lo stesso: il viaggio che l'Eroe deve compiere per trasformarsi dal ragazzino sfigato delle medie al "buon mafioso" coraggioso, generoso e disposto al sacrificio per proteggere i propri uomini destinato a guidare la famiglia Vongola. Pur se la serie riesce a centrare diversi personaggi (come il fantastico Lambo, assassino di cinque anni piagnucolone e petulante, o il personaggio affetto da 666 patologie mortali che si annullano a vicenda) e vari episodi (ad esempio il lungo inseguimento del dottor Shamal in Il mala-teschio o l'estenuante serie di gag di Il primo appuntamento) rispetto ad altri prodotti simili e coevi manca del tutto il dramma oppure ove presente viene facilmente neutralizzato dall'agrodolce atmosfera scolastica che permea tutta la stagione.

Al netto di una seconda parte che, scrollandosi di dosso in parte gli stereotipi della commedia scolastica, diventa un po' più interessante, tramutandosi nel battle shonen che era destinata fin dall'inizio ad essere, Tutor Hitman Reborn resta una serie estremamente ordinaria, consigliata a chi vuole trascorrere qualche ora in leggerezza e sconsigliata a chi, invece, è in cerca di qualcosa di più profondo.

Tutor Hitman Reborn Pur ammettendo la freschezza e la piacevole leggerezza del prodotto, e pur consapevoli che il blocco di episodi presente su Netflix è solo quello adattato in italiano a suo tempo da Yamato Video (manca quindi buona parte della serie), non ci sentiamo di dare al prodotto il voto elevato che forse meriterebbe se avessimo potuto godere di tutti e 203 gli episodi prodotti dallo studio Artland. Trasformazioni, lotte e maturazione dei personaggi sono per forza di cose solo abbozzati in un racconto monco e ricco di situazioni e personaggi già visti mille volte. Da vedere se avete voglia di un intrattenimento leggero e senza pretese.

6.5